Il meteorologo, il vignaiolo, il suo agronomo e il giornalista

di Pietro Stara

Se è vero che il diavolo si nasconde nei dettagli, è altrettanto probabile che l’illuminazione si manifesti nei “fuori-onda”. Ho avuto il piacere di assistere ad un bel dibattito/conferenza “Meteo e Vigna, fare viticoltura naturale oggi”, a Genova, a contorno del salone che ospitava, per VinNatur, sessantasette produttori di vino filosoficamente accomunati.

La relazione del meteorologo papillonato, Luca Mercalli, ha passato in rassegna una serie di slide estremamente esplicative sulle variazioni climatiche(1) intercorse negli ultimi duecento anni, con puntate a qualche milione di anni fa, e su come il genere umano e produttivo (comprensivo di quello agricolo) abbia incessantemente contribuito all’innalzamento delle temperature medie planetarie. E sottolineo planetarie: perché accade di frequente di pensare che l’impossibilità di godersi un bagno a Noli in pieno agosto a causa di un clima non troppo benevolo corrisponda in maniera consequenziale, per l’opinione pubblica collocata in un determinato terroir marino, ad un abbassamento delle temperature da Singapore a New York, passando per la provincia di Savona ed il proprio ombrellone.

Dal 1900 a oggi l’aumento della temperatura media planetaria è quantificato in 0,74 °C, in gran parte concentrato negli anni successivi al 1980. Il riscaldamento non è stato omogeneo ovunque: più intenso sulla terraferma (+0,27 °C per decennio dal 1979), più moderato sopra gli oceani (+0,13 °C per decennio). Sulle Alpi la superficie coperta da ghiacciai si è ridotta del 55% dalla fine della Piccola Età Glaciale (circa 1850) e oggi rimangono circa 2000 chilometri quadrati di area glacializzata. A scala mondiale il tasso di riduzione glaciale nel periodo 1996-2005 (0,58 m di spessore in acqua equivalente all’anno) è quadruplicato rispetto al 1976-85 (0,14 m/anno). Ci sono evidenze botaniche e archeologiche (come il ritrovamento della mummia Ötzi nel 1991 in Val Senales) che i ghiacciai non siano mai stati ridotti come oggi da almeno 5000 anni.

Fa più caldo, i ghiacciai fondono e le acque degli oceani salgono. Nell’ultimo secolo si è già misurato un incremento globale di 17 centimetri del livello medio dei mari, vale a dire 1,7 millimetri all’anno, ma nel periodo successivo al 1993 – per il quale sono disponibili dati più precisi rilevati dai satelliti (per esempio le misure del programma internazionale TOPEX/Poseidon) – il tasso annuo di crescita è salito a 3 millimetri, più di quanto previsto dalle prime simulazioni riportate nel 1990 nel primo rapporto IPCC (2).

Ma non è solo la maggiore fusione dei ghiacciai a causare questo fenomeno: circa la metà dell’aumento di livello osservato nel periodo 1993-2003 è riconducibile in realtà alla dilatazione termica dell’acqua, divenuta anch’essa più calda con il riscaldamento globale. Il quadro complessivo più aggiornato dei risultati dei modelli climatici è contenuto nel IV rapporto dell’IPCC pubblicato nel 2007. L’aumento medio delle temperature globali è atteso tra 1,8 e 4 °C entro il 2100, a seconda degli scenari tecnologici, sociali ed economici considerati (3).

Per fortuna tenevo saldamente in mano un bicchiere mezzo pieno di marzemino emiliano, prontamente trangugiato, perché mi si stavano paventando alcuni scenari epocali: io che conducevo un cammello su cui sedevano mia moglie e i miei due figli, assieme ad un po’ di vettovaglie, sul passo dei Giovi desertificato in migrazione verso le Alpi Cozie, alla ricerca di un po’ di refrigerio (sui tremila e tre) e un po’ d’acqua.

Abbiamo tempo, e nemmeno troppo, per evitare gli scenari peggiori. Anche l’agricoltura, che di danni ne ha prodotti in quantità notevole, incrementando il fronte inquinante del biossido di carbonio (CO2) seguito dal metano (CH4) e dal protossido di azoto (N2O), potrebbe fare la sua parte. E qui sono intervenuti Angiolino Maule, vignaiolo, fondatore e presidente di VinNatur e Ruggero Mazzilli, dottore agronomo specialista in viticoltura naturale. A moderare, da subito, Samuel Cogliati. Un po’ di luce, dopo un sano intervento sulla rispetto di pratiche agronomiche, viticole ed enologiche atte ad accompagnare gli equilibri naturali, si è diffusa in uno scambio di battute fuori-onda: “E’ certo che la meteorologia previsionale può dare un bel contributo alla riduzione drastica dell’intervento umano”- disse il primo. “Sì, grazie a quegli accorgimenti che sappiano valorizzare le tempistiche corrette degli stessi”- rispose il secondo.

Nella mia associazione mentale plastica, dopo il deserto ligure, si sono materializzate le immagini dell’Aspirina in compresse da sciogliere nell’acqua (con vitamina C delle arance di Sicilia), dell’Ansia su modello macchie di Rorschach, e della dea Pazienza sotto forma allegorica di divinità incatenata alla roccia. Nel 1946 Melanie Klein, una grande psicanalista citata a piè sospinto da mia moglie quando mi consiglia terapie di varia natura e durata, accolse l’ipotesi della centralità della paura di annichilimento nelle primissime esperienze della vita: queste angosce rappresentano il modo in cui viene sperimentato l’istinto di morte che opera all’interno della personalità.

Mi chiederete come mai questo spostamento di attenzione verso cose che apparentemente non c’entrano nulla con la viticoltura. E io tento di rispondervi: una delle ragioni, ma non l’unica e né la più esaustiva, che ci impone di intervenire sul nostro come sugli altrui organismi viventi è dato dal rapporto matematico che intercorre tra la possibilità della soluzione immediata più veloce, anche se più dannosa, alla risoluzione di un problema particolare in via di insorgenza e il tempo necessario ad interrompere la manifestazione di uno stato angoscioso. Ecco allora che un vago malessere o un suo potenziale sviluppo vengono anticipatamente e chimicamente soppressi per consentire alla nostra funzionalità psico-motoria di reagire con stile al terzo negroni ingurgitato con la nuova fiamma.

Questa modalità di intervento rapido, settoriale, privo di capacità previsionali, in questo presente che ci divora nel suo eterno, non ha facoltà di ragionare sugli aspetti collaterali di tale bombardamento. In agricoltura e in viticoltura non diversamente: si è pensato e si pensa che solo una sana e consapevole libidine chimica possa salvare dallo stress e dalla Plasmopara viticola (peronospora). Senza occuparsi, fondamentalmente, di ciò che questi interventi comportano su di sé e sugli altri a breve, e a lungo termine. E qui la dea Pazienza ha fatto la sua apparizione: ella non è né intempestiva né pusillanime ma, come una grande dea Durga, tiene e a bada i demoni dell’inquietudine.
_______________

1. Il tempo è definito dalla situazione atmosferica osservata in un dato luogo e in un dato momento, e può variare sensibilmente da un giorno all’altro. Con clima si intendono le condizioni atmosferiche che di solito si riscontrano su una regione su scale temporali di decenni, secoli o millenni.
2. Intergovernmental Panel on Climate Change; contiene le oltre 3000 pagine del IV Rapporto del 2007.
3. Luca Mercalli, Daniele Cat Berro, Clima ed energia: capire per agire, Editing e impaginazione:Società Meteorologica Subalpina, 2010 Bussoleno (TO)

I grafici sono tratti da Clima ed Energia – Capire per agire. L’intero PDF è scaricabile cliccando qui.

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Pietro Stara

Torinese composito (sardo,marchigiano, langarolo), si trasferisce a Genova per inseguire l’amore. Di formazione storico, sociologo per necessità, etnografo per scelta, blogger per compulsione, bevitore per coscienza. Non ha mai conosciuto Gino Veronelli. Ha scritto, in apnea compositiva, un libro di storia della viticoltura, dell’enologia e del vino in Italia: “Il discorso del vino”.

16 Commenti

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

Con buona pace della Dea Durga e dell'illustre gentiluomo col papillon, sostenere che non è mai stato così caldo da 5.000 anni e simili amenità è una bischerata galattica. Perfino un modesto esperto di storia come me ricorda che ai tempi dei romani era così caldo che si coltivava la vite in tutta l'Inghilterra e in Norvegia, e pochi secoli dopo i vichinghi colonizzarono la Groenlandia che allora era verde e erbosa (Greeland, terra verde) e non un immenso ghiacciaio come oggi. Quanto al luogo di ritrovamento di Oetzi, ci sono foto di primo novecento che mostrano il luogo senza ghiacci, per cui non è la prima volta quel nevaio si è ritirato. E lo stesso vale per moltissimi altri ghiacciai alpini, nelle foto di un secolo fa li si vede spesso molto più ridotti di ora. Troppe cose non tornano nel rapporto dell'IPC, dal non accaduto disgelo dall'Himalaia ai dati falsificati delle università inglesi per avvalorare un riscaldamento che in realtà non c'è stato, è il degno erede di quel Club di Roma che mezzo secolo annunciò che la civiltà sarebbe collassata entro il 1975; poi spostarono la scadenza al 1980, poi al 1985 e via via di cinque anni in cinque anni, ma siamo ancora qui. Così come la desertificazione, che l'uomo del papillon aveva annunciato come inevitabile per l'Italia mentre in effetti siamo da anni....... sommersi dalla pioggia. Così come la Rachel Cason di "primavera silenziosa", che nel 1962 prevedeva l'inevitabile fine di uccelli e insetti mentre non ce ne sono mai stati così tanti. Sono così carini questi profeti di sventura (con o senza papillon), dicono tante simpatiche banalità fatte apposta per piacere e sono molto telegenici, ma se almeno qualche volta ci azzeccassero sarebbero un filo più credibili.

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Paolo

circa 6 anni fa - Link

Se le cose stessero in questi termini, gentile Stefano, andrebbe ancora bene: ci si confronta tra esperti, si fanno le review scientifiche dei dati e dei lavori, e a qualche conclusione si giunge, pur tra le controversie. Temo (e mi scuso se parlo del mio settore) che la cosa sia un filo più complessa, perché non riguarda tanto "cosa succede/succederà al clima", ma l'impatto e le conseguenze degli eventi meteo-climatici sul nostro modo di vivere: territorio, vita sociale, struttura produttiva. Per capirci, non sono le variazioni climatiche a costituire un problema, bensì la capacità di adattamento e di risposta del territorio, delle città. E' un esempio che porto spesso in aula: la stessa quantità di precipitazioni, a seconda di dove cade, a seconda di come è gestito il territorio, può dare luogo a - si allagano le strade, devo stare attento a dove cammino - esondazione di un fosso di scolo che inonda due quartieri - finalmente riempie gli invasi, e mette al sicuro la stagione irrigua per i campi - trasforma in palta intere colline, che scivolano a valle (langhe 1994, du iu remember) Insomma, non esiste _un_ cambiamento climatico e _un_ effetto del clima, esistono diverse conseguenze, non necessariamente tutte negative, non tutte prevedibili. Anche se "non prevedibili" non significa "non prevenibili". Per questo non sono così severo rispetto ai rapporti IPCC, ma lo sono rispetto a certi "divulgatori televisivi" che esondano dal proprio campo di studio per tratteggiare scenari in campi di ricerca di cui nulla sanno. Quello su cui dovrà convenire, piuttosto, è la quasi assoluta assenza di prevenzione, anche nella forma della semplice manutenzione del territorio; il rapporto 10:1 tra costi di ripristino dei danni e costo delle opere di prevenzione è perfin prudenziale, a volte. insomma, non saranno così vere le previsioni delle cassandre, ma la fragilità dell'ambiente in cui viviamo è sempre maggiore, e costituisce LA sfida per il futuro. Anche in assenza di cambiamenti climatici

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

Sono pienamente d'accordo con lei quando dice che questi sono problemi non riducibili a formule facili. So anche bene di non essere un professionista di climatologia, ma la mia professione non si può fare se non si sa qualcosa del rapporto, sia passato che presente, tra clima e colture. Nel museo della comunità di Montalcino e del Brunello, che ho creato una ventina d'anni fa, tra le tante cose ci sono mappe del Comune che riportano la posizione delle varie colture negli ultimi due secoli, ed è affascinante vedere come le vigne hanno salito e sceso più volte la collina seguendo il clima. Gli annali della mia famiglia sono molto più antichi, e per i nostri poderi riportano movimenti analoghi. Colture che cambiano, si spostano e mutano in qualità e quantità, adattandosi ai mutamenti (tra le altre variabili) del clima. Tutto questo personalmente lo vedo come parte di una naturale variabilità, necessaria al funzionamento pulsante di quella grande macchina che è la natura. Purtroppo convengo con lei che la Toscana ha abbandonato negli ultimi decenni quella pratica secolare di manutenzione continua del territorio, in parte per mancanza di soldi e in parte per regole nuove e malfatte. Spesso distorte da ideologie mal digerite. Personalmente credo che lei abbia ragione quando dice che la sfida del domani sia nella prevenzione, ma credo anche che quando la Regione proibisce il taglio della vegetazione lungo i fossi per malinteso ecologismo o prova a ingessare e "musealizzare" il territorio sbaglia; ci vorrebbe una collaborazione pragmatica e intelligente tra agricoltori e enti territoriali, non un muro contro muro come esiste oggi. E potrebbe funzionare.

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Pietro Stara

circa 6 anni fa - Link

Uno. Per chi leggiucchia la lingua inglese l'IPCC è: "The Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) is the leading international body for the assessment of climate change. It was established by the United Nations Environment Programme (UNEP) and the World Meteorological Organization (WMO) in 1988 to provide the world with a clear scientific view on the current state of knowledge in climate change and its potential environmental and socio-economic impacts. In the same year, the UN General Assembly endorsed the action by WMO and UNEP in jointly establishing the IPCC. The IPCC is a scientific body under the auspices of the United Nations (UN). It reviews and assesses the most recent scientific, technical and socio-economic information produced worldwide relevant to the understanding of climate change. It does not conduct any research nor does it monitor climate related data or parameters....." Quindi l'IPCC non sembra essere un'organizzazione sovversiva, né legata a qualche forma di complottismo sotterraneo. Due. Per quanto riguarda le piogge dice così: In Italia, secondo le analisi dell’ ISAC - CNR , nell’ultimo secolo vi è stata una modesta riduzione della quantità di pioggia (circa il 5 per cento in meno) e del numero di giorni piovosi a causa di una maggiore influenza delle zone di alta pressione subtropicali sul Mediterraneo occidentale. Per quanto riguarda l’intensità delle piogge, sembra che sia in atto un aumento locale degli episodi violenti, ma i dati raccolti sono ancora pochi per trarre conclusioni significative. Gli uragani tropicali nell’Atlantico sembrano essere diventati più distruttivi dalla metà degli Anni 1970 - come osserva K ERRY E MANUEL del Massachussets Institute of Technology di Boston, uno dei massimi esperti mondiali sull’argomento - ma non è ancora chiaro quanta parte abbia il cambiamento climatico causato dall’uomo in questa tendenza. Dunque: meno piogge, ma di intensità molto violenta. Tre: quando l'ipotesi è dubitativa, gli scienziati seri parlano di conclusioni ancora non sufficientemente probatorie. Quattro: l'ottica dell'analisi è mondiale, non ombrellone-centrica. Cinque: Italia. Il 51,8% del territorio italiano, in base ad elaborazioni climatiche e pedoclimatiche, è stato considerato potenzialmente a rischio, in particolare la totalità di Sicilia, Sardegna, Puglia, Calabria, Basilicata e Campanile e parte delle regioni Lazio, Abruzzo, Molise, Toscana, Marche e Umbria. All’interno di quest’area, utilizzando i dati a disposizione del progetto, sono stati calcolati 12 indici di impatto che costituiscono la sintesi dell’Atlante. I risultati mostra no che il 21,3% del territori o Italiano (41,1% dell’area studiata) è interessato da fenomeni di degrado delle terre che individuano aree a rischio di desertificazione. Nello specifico, il 4,3% del territorio italiano (1.286.056 ettari) ha già caratteristiche di sterilità funzionale; il 4,7% (1.426.041 ettari) è sensibile a fenomeni di desertificazione; il 12,3% (3.708.525) può essere considerato vulnerabile alla desertificazione. Fonte: http://www1.inea.it/pdf/atlante_desertificazione.pdf Sei: il dibattito italiano, non si sa come, prende spesso pieghe da bar dello sport. Sette. Sarebbe bene, quando si confuta qualche teoria, opporne delle altre con carattere probatorio e documentato. Otto: Mercalli parlava degli ultimi 200 anni. I riferimenti al periodo artico servivano esclusivamente a dimostrare che: "grafico delle anomalie di temperatura (blu) e della concentrazione di CO 2 (rosso) desunte dalle carote di ghiaccio estratte grazie al progetto EPICA in Antartide. Il periodo di 850.000 anni finora analizzato copre l’alternarsi di almeno 8 cicli glaciali-interglaciali: evidente la corrispondenza tra maggiori concentrazioni di biossido di carbonio e temperature elevate, e viceversa; i livelli preindustriali di CO 2 non avevano mai superato le 300 ppmv, mentre nel maggio 2009 si è toccata la soglia di 390 ppmv, con un tasso annuo di incremento di 2 ppmv. La ricerca NEEM in Groenlandia è stata condotta dai profeti di sventura dell’Università di Copenhagen (f. Sune Olander Rasmussen, www.neem.ku.dk).

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

Al bar sport non capito da tempo, le mie sono piuttosto chiacchiere da bar Fiaschetteria. Però, sempre tenendomi al mio basso livello da bar, dell'IPCC avevo sentito parlare e non ho mai detto che è una succursale delle BR. In effetti mi risultava essere un consesso di tecnici ma anche politici e burocrati vari di tipologia onusiana, il che certo non depone a favore del sovversivismo ma neppure della competenza. Il mondo è davvero più ampio del mio ombrellone, però le vigne le devo piantare e durano a volte più di mezzo secolo per cui sono costretto a cercare di capire se dovrò affrontare la siccità o l'alluvione. Se non altro per capire che cavolo di portainnesto dovrò scegliere, che sistema di allevamento e quale esposizione. O se mi servirà l'irruzione oppure l'inerbimento. Sono questioni vitali per gente che da generazioni campa di quei raccolti, se sbaglio non è così facile riconvertire un impianto. In genere è impossibile, e due o tre errori così accoppano un'azienda. Per cui, da ignorante, seguo da sempre quei bei numerini. E se avessi dovuto seguire i vaticini dell'IPCC avrei piantato i cento ettari di vigna che ho reimpiantato negli ultimi trenta anni finalizzandoli a siccità e grande calore; oggi sarei in rovina. Ho seguito invece il mio giudizio da bar sport, e ci ho preso alla grande. Scusa se non oppongo ai tuoi una filza di numeri col copia incolla, come giustamente scrivi che sarebbe doveroso, ma non ho voglia di risfogliarmi Lomborg o anche Prodi. Mi basta il buon risultato delle mie vigne, studiate proprio per questo clima. Prosit!

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graziano

circa 6 anni fa - Link

più che il post "scontato" sono interessanti i commenti/risposte

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

PS io la leggiucchio la lingua inglese, non ci crederai ma anche nella selvaggia Toscana profonda è arrivato l'ampio afflato della civiltà.

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Pietro Stara

circa 6 anni fa - Link

Mi spiace, ma lei non ha seguito i vaticini dell'IPCC, semplicemente perché 30 o 50 anni fa non esistevano. Il fatto che lei li legga come vaticini, la dice lunga sulle modalità di intendere alcuni modelli di ricerca. E, ancora una volta, gira intorno al suo ombrellone. Lei risponde a Paolo: “Gli annali della mia famiglia sono molto più antichi, e per i nostri poderi riportano movimenti analoghi. Colture che cambiano, si spostano e mutano in qualità e quantità, adattandosi ai mutamenti (tra le altre variabili) del clima. Tutto questo personalmente lo vedo come parte di una naturale variabilità, necessaria al funzionamento pulsante di quella grande macchina che è la natura.” Mi spiega che cosa sarebbe la”naturale variabilità” necessaria al funzionamento di quella macchina che è la “natura”? La naturale variabilità non è mai stata così non naturale, come da quando esiste un modello industriale applicato anche all'agricoltura. Paragonare modelli agronomici, enologici e viticoli a periodi come questi in relazione a pratiche maturate anche solo cento anni fa, supponendo che si tratti di una questione ciclica e periodica, è una idea a dir poco fuorviante. Sarebbe più onesto che lei dicesse, come suppongo che pensi, che non crede al fatto che l'intervento umano (industriale, agricolo, architettonico, il consumo dei suoli, la cementificazione....., la produzione di rifiuti....) influisca sul cambiamento del clima, sulle variazioni della composizione dei suoli, sulla biodiversità e via cantando. Lei pensa, come disse nel suo primo intervento, che “ ai tempi dei romani era così caldo che si coltivava la vite in tutta l’Inghilterra e in Norvegia, e pochi secoli dopo i vichinghi colonizzarono la Groenlandia che allora era verde e erbosa (Greeland, terra verde) e non un immenso ghiacciaio come oggi.” Quindi quello che accade oggi, o accadrà domani, potrebbe avvenire, per lei, per le stesse ragioni. E' un modo di pensare che, ripeto, esclude totalmente l'intervento umano dalle cause possibili dei cambiamenti che ci stanno intorno. Fin qui tutto bene...ma io la penso in maniera diametralmente opposta. Prosit!

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

No, io non escludo affatto che l'intervento umano possa avere influenza sul clima. Nè l'ho mai scritto o detto, e non capisco su cosa basi questa affermazione. Ma sul fatto che il nostro pianeta abbia cicli periodici di riscaldamento e raffreddamento e che questo faccia parte di ciò che permette alla nostra biosfera di esistere, per quanto ne so non c'è alcun dubbio. E che vi siano molti diversi cicli causati da fattori esterni all'uomo che si sovrappongono neppure. Per cui esistono le ere glaciali, quelle calde e le intermedie, anche indipendentemente dall'intervento dell'uomo. Poi, oltre a tutto ciò, è indubbio che l'intervento dell'uomo, le sue colture, il suo uso del suolo (pastorizia, agricoltura etc.) possa alterare questi equilibri. E non è una questione di fede, ma semplicemente di osservazione di ciò che accade. Quale poi sia il peso dell'intervento dell'uomo sul quadro globale non lo so, ma credo che al momento non sia tecnicamente possibile determinarlo con certezza; ne è prova il fatto che i modelli finora proposti non hanno generato previsioni esatte. Però è indubbio che l'uomo produca inquinamento e alterazione degli equilibri, ed è indubbio anche che questo intervento vada monitorato e posto sotto controllo. Nessuno desidera disastri che possono essere evitati. Quanto all'IPCC, è vero che trent'anni fa non esisteva ma esistevano già da prima analoghe previsioni fatte sulle medesime basi non certe, ma spacciate per certezze; non contesto il concetto di previsione che, anzi, deve esserci, contesto che si spacci una previsione per certezza o quasi certezza. Questo non è serio né scientifico. E, a proposito, contesto anche la sua disinvoltura nell'affibbiare a chi non condivide le sue certezze la patente di chiacchierone da bar, di facente discorsi da ombrellone e di disonestà intellettuale senza conoscere né me, né il mio passato né la mia formazione. Non dico che lei non possa avere ragione, ma anche le basi su cui fa queste affermazioni mi paiono basate su ricerche non abbastanza approfondite.

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Pietro Stara

circa 6 anni fa - Link

Non sono disinvolto, solitamente. E conosco abbastanza bene alcuni espedienti retorici che vengono utilizzati per ribaltare la posizione iniziale. E’ simile al gioco delle tre carte. Come dicono i bambini: “guarda che hai cominciato tu!”. Lei ha avviato la polemica, nel suo primo commento, dicendo che si tratta di "bischerate", che qui a Genova si chiamano “belinate”, nella loro forma ingentilita. Ha concluso, sempre la sua prima replica, affermando: “sono così carini questi profeti di sventura (con o senza papillon), dicono tante simpatiche banalità fatte apposta per piacere e sono molto telegenici, ma se almeno qualche volta ci azzeccassero sarebbero un filo più credibili.” Poi, di certezze, ne ho sempre di meno, ma penso anche che per fare un’informazione corretta, sia dal punto di vista storiografico che scientifico che filosofico, che sociale…, sia opportuno produrre documentazione atta a dimostrare ciò che si sostiene. Ed è sempre ciò che ho fatto. So anche che esistono altre posizioni, minoritarie nella comunità scientifica internazionale, che sostengono, come afferma lei, altre ragioni in merito ai cambiamenti climatici… Per quanto riguarda, infine, i dati previsionali, se va a leggersi il documento, parlano di diversi scenari che potrebbero realizzarsi all’interno di una forbice probabilistica. Sono quindi dubitativi, garanzia minima di un certo carattere professionale e scientifico. Infine, è vero, ho forzato la mano, estremizzando la sua posizione. Ma, siccome ho avuto il modi di leggere altri suoi interventi di caratura un po’ diversa, mi sarei aspettato la produzione di documenti volti a confutare quanto sostenuto da Mercalli, l’IPCC… Tutto qui

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

Vabbè, faccio anche giochi delle tre carte. Ma scusi, ma non si potrebbe provare a condurre un confronto sereno, senza insinuazioni o insulti? Non ho letto l'intero rapporto IPCC, ne ho letto l'abstract più alcuni pezzi pubblicati su vari giornali ed i vari scenari mi sembrano tutti piuttosto pessimistici. Mi sembra però che dal primo rapporto del 1990 (che lessi) ad oggi non abbiano visto confermate le previsioni, e che di scandali (leggi dati delle università inglesi, ma non solo) ce ne siano stati abbastanza da mettere in dubbio i dati da cui si è partiti per fare quelle previsioni. Se vuole posso copiare o citare qualche tabella di dati, ma mi pareva inadatto al tipo di media che stiamo usando. Premesso questo, sono assolutamente contrario alla devastazione del territorio, all'uso incontrollato della chimica e penso che l'uomo stia facendo dei disastri. Sono anche convinto che sia indispensabile una agricoltura più rispettosa dell'ambiente, e non solo per il bene dei nostri figli ma anche perché così facendo si ottengono prodotti qualitativamente molto superiori. Ma non credo al catastrofismo, e guardando l'ambiente che mi circonda qui e negli altri paesi occidentali mi sembra che negli ultimi decenni molto sia stato fatto e molto stiamo facendo. Certo non è tutto né è perfetto, ma per come la vedo io ci stiamo muovendo nella direzione giusta e non ci fermeremo. Poi c'è un discorso diverso in Cina, India e molti altri luoghi, ma qui siamo davvero troppo oltre il mio ombrellone e non posso esprimere un'opinione su realtà che conosco troppo poco.

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fabiopanicco

circa 6 anni fa - Link

c.a. stefano cinelli colombini qui http://www.skepticalscience.com sono elencate tutte (più altre dieci volte tante) le sue considerazioni, con le rispettive dimostrazioni che non sono corrette. volendo comprensibil, ma errate. spero ne voglia fare buon uso, e magari risolvere ogni eventuale ulteriore dubbio (non saprei proprio immaginare quale) rivolgendolo direttamente alla comunità che vi partecipa: http://www.skepticalscience.com/contact.php

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fabiopanicco

circa 6 anni fa - Link

è scioccante rilevare che, ancora, si perde tempo a commentare sull'esistenza dei cambiamenti climatici antropogenici, mentre, ancora, non si discuta sulle strategie di resilienza (per es.: http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/prepariamoci-9.php) anzi, più che scioccante, è frustrante. per fortuna, i messaggi di Rachel CaRson (with an R), Peccei, il Club di Roma, e di tanti altri sono solo da alcuni tutt'oggi male interpretati, mentre per la maggior parte sono diventati il carburante per andare oltre con la conoscenza, la consapevolezza, e quindi trovare la migliore reazione possibile di conseguenza. cara umanità, le risorse per capire meglio e sempre di più le hai. sta a te decidere se utilizzarle o ignorarle (comprese le conseguenze)

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Francesco Garzon

circa 6 anni fa - Link

...ecco non andando a Genova mi sono perso anche il Marzemino emiliano che tra l'altro si sposa con il celebre cantautore emiliano così rievocato: "... solo una sana e consapevole libidine chimica possa salvare dallo stress e dalla Plasmopara viticola (peronospora)..." Presentato con leggerezza ma post molto cerebrale. A mio modestissimo avviso.

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fabiopanicco

circa 6 anni fa - Link

metto a disposizione l'ultimo contributo, questo http://www.skepticalscience.com/news.php?n=2854, di un luogo, questo http://www.skepticalscience.com, in cui è possibile dissipare ogni dubbio (più altri mille che "neanche tu sapevi di avere") sul tema e ora, si proceda oltre. (spero non considerando l'attuale modo di affrontare la situazione come "la strada giusta", ah ah ah!!!)

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fabiopanicco

circa 6 anni fa - Link

e dopo 40 giorni, seguendo http://www.scalamercalli.rai.it, non ti salta fuori, al min 01h19'00'' l'intervento che mi fa pensare ad intravino? httpv://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2f09a6cb-96de-4f80-ae23-130a8d57e62f.html#p=0

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