Il mercato del vino in Qatar in pochi, semplici passi. Là dove si beve Krug in aeroporto

di Cristiana Lauro

Sono di ritorno da un viaggio di lavoro in Medio Oriente con media sosta in Qatar, dove ho buttato un occhio alla situazione dei nostri vini sui mercati locali, in forte crescita di consumi wine&spirits. Faccio presente al lettore che nella lounge della Qatar Airways si somministra in calici adeguati e a temperatura perfetta direttamente Krug senza passare dal Prosecco Valdo, tanto per chiarire fin da subito con chi abbiamo a che fare e come tarare i contatori.

Tutto il resto si sa: gas, petrolio, grattacieli, grandi ristoranti, più di 2.000.000 di persone concentrate a Doha, dove non si vedono poveri ma ricchi ad abundantiam, fuori dal cui perimetro v’è il nulla. Almeno per i 40 minuti di macchina che separano la capitale dalle dune nel deserto.

In Qatar, in rispetto alla fede islamica, è vietato consumare alcol all’aperto, negli ambienti di lavoro, negli spazi comuni di grandi alberghi e basta. Per il resto, nei numerosi ristoranti stellati, nei bar e nelle decine di locali dove si muovono vita sociale e notturna, il consumo di vini e spiriti è molto elevato.

La vita si svolge negli alberghi di lusso. Spazi molto ampi e decine di ristoranti e cocktail bar dove passando al setaccio le wine list scarsamente rappresentate dai vini italiani, ci si imbatte, tanto per cambiare, nello Champagne. Anche qui brand fortissimo e status symbol come ovunque. E bravi francesi! Non è insolito veder stappare al Four Season di Doha, come aperitivo, una bottiglia di Dom Perignon al corrispettivo di soli 600 euro. Molto forte Lanson, offerto al calice da Hakkasan, Gordon Ramsey, Spice Market dell’Hotel W e altri; si vede che è molto buono e io non me ne sono mai accorta.  E poi tanti vini, preferibilmente bianchi per questioni climatiche (da quelle parti il caldo insopportabile picchia parecchio e per lunghi periodi) con i sudafricani molto gettonati assieme a cileni e neozelandesi. Tanto per cambiare, proprio come in Cina dove però i vini rossi hanno, in generale, un consumo maggiore.

Il Tavernello in versione doppiomagnum/tetrapak costa circa 30 euro ma la spesa media per l’acquisto di una bottiglia di vino in vetro per consumo domestico è di 10/12 euro; decisamente superiore alla nostra. Il dato che segnalo è la presenza di vari tipi di Vermuth italiano (del resto, non sarebbero grandi bar) più apprezzati e noti dei nostri vini, a giudicare dalla diffusione e dall’utilizzo nel bere miscelato, che a Doha è mediamente ben rappresentato.

Per quanto riguarda il vino italiano ho trovato Pèppoli, Forchir, Bastianich, Antinori. Più o meno la partita se la giocano questi nomi, con qualche presenza in più da Gordon Ramsey all’hotel St. Regis dove Langhe e Piemonte sono concetti un po’ confusi e forse meriterebbero una sistemata. Nel contempo anche una bella pulita alle porte dei bagni non guasterebbe, visto il prezzo a coperto da capogiro e il contesto complessivo di un albergo lussuoso e impeccabile dal punto di vista del servizio e dell’igiene.

Le carte dei vini in giro per Doha sono pressoché identiche e organizzate da un unico distributore autorizzato e governativo, QDC (Qatar Distribution Company, mentre l’importatore è Qatar Airways) che ha due store e può vendere alcol solo a residenti con permesso. Per ottenere il permesso è necessario avere un salario minimo di circa 1300 dollari mensili, versare un deposito di 300 dollari oltre alla dichiarazione della religione di appartenenza. Insomma, sensibili alla dottrina, all’ordine, alla disciplina ma decisamente liberali se si considera che, passando per il deserto, siamo a meno di due ore dal confine con l’Arabia Saudita, dove le cose girano in maniera ben diversa, purtroppo.

Credo ci sia ampio spazio per i vini italiani in Qatar. Se sei produttore di vino, vale la pena di provare. Se poi produci vino ma i tuoi parenti raffinano petrolio, puoi prendere due piccioni con una fava e se le cose non dovessero filare per il verso giusto hai una rapida soluzione a portata di mano. C’è tanto gas in Qatar, ma proprio tanto.

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Cristiana Lauro

Cantante e attrice di formazione ma fortemente a disagio nell’ambiente dello spettacolo, che ha abbandonato per dedicarsi al vino, sua più grande passione dopo la musica. Lauro è una delle degustatrici più esperte d’Italia e con fierezza si dichiara allieva di palati eccellenti, Daniele Cernilli su tutti. Il suo sogno è un blog monotematico su Christian Louboutin e Renèe Caovilla, benchè una rubrica foodies dal titolo “Uomini e camion” sarebbe più nelle sue corde. Specialista di marketing e comunicazione per aziende di vino è, in pratica, una venditrice di sogni (dice).

4 Commenti

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Flachi10

circa 6 anni fa - Link

La situazione qui negli Emirati, leggendo l'articolo e non essendo mai stato in Qatar, sembra parecchio differente. Riesco a trovare parecchie cose buone, con prezzi mediamenti decenti (visto che sono prodotti importati) tipo il mio amato Cappellaccio 2005 di Rivera a 80 Dirham (da Spynneys) che sono circa 15 euri...

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mario

circa 6 anni fa - Link

Bene bene ....ma i soliti nomi ....

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IlConsigliere

circa 6 anni fa - Link

Alla fine all'estero comprano sempre la bottiglia con il vestito migliore ed il prezzo più alto.. Prendetelo come un consiglio ;) http://francesconcollodi.com

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Francesco Maiorano

circa 3 anni fa - Link

Io produco ottimi vini in modo artigianale, bianchi e neri. Mi piacerebbe esportarli nel Qatar..., chissà se è possibile..?!

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