Il meglio della settimana e quelle parole di Gianni Zonin. Altro che laurea ad honorem*

Il meglio della settimana e quelle parole di Gianni Zonin. Altro che laurea ad honorem*

di Alessandro Morichetti

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* Venerdì 22 maggio a Palermo è stata consegnata a Gianni Zonin una laurea ad honorem in “Imprenditorialità e qualità del sistema agro-alimentare”. Un passaggio della lectio magistralis ha fatto a dir poco discutere e lo riportiamo integralmente (grassetti miei).

Il settore del vino in Italia conta 400.000 viticoltori. Però le aziende della dimensione della nostra Casa Vinicola si contano sulle dita di una mano.
Il “piccolo” (che era bello negli anni Sessanta, in tutti i settori dell’economia italiana) oggi è diventato un handicap che impedisce al nostro Paese di crescere e competere.
Pensate che in Australia le prime tre aziende vitivinicole controllano l’80 per cento della produzione e del commercio di vini di quell’intero Paese e negli Stati Uniti una winery californiana controlla da sola quasi un quarto del mercato americano.
Per continuare a competere in questo scenario, i produttori italiani non potranno che attenersi a tre regole:
–          produrre vini di ottima qualità (e abbiamo storia, terroir e tradizione e tecnici per farlo in modo eccellente);
–          dotarsi di un’ottima organizzazione di marketing e di vendita (e qui forse abbiamo ancora qualcosa da imparare, ma non ci manca né inventiva né fantasia per farlo al meglio);
–          disporre di una dimensione aziendale, in grado di ottimizzare gli sforzi, e coniugare ottima qualità ed ottimo prezzo (ed è ciò su cui dobbiamo concentrare tutti i nostri sforzi e le nostre attenzioni).
Solo così il vino italiano potrà affrontare con successo la sfida della globalizzazione.
(…)

Ora, talento dell’imprenditore vitivinicolo e banchiere Zonin non si discutono ma certe frasi sono francamente irricevibili. Siamo il paese della piccola e media imprenditoria spesso virtuosa e soprattutto nel vino ci stiamo qualificando per zone d’eccellenza costituite da piccole cantine celebrate in tutto il mondo. Su Barolo e Barbaresco – giusto per citare un paio di doc TOP – più del 50% dei produttori non arriva a 10.000 bottiglie. E se iniziassimo a snocciolare le micro cantine da urlo faremmo notte. “Solo così il vino italiano potrà affrontare con successo la sfida della globalizzazione”? Ma no, Gianni, ognuno ci metta del suo ma non facciamola fuori dal vasetto.

Per fortuna, di questa uscita non mi sono accorto solo io. Questo il commento di Walter Speller (JancisRobinson.com).

Ne è seguito un breve scambio di opinioni tra Walter e una Master of Wine che non conoscevo, Elizabeth Gabay, la quale osserva: “Ovviamente, con meno varietà e grandi brand vendere è più facile”. Allora Speller: “La diversità fa paura, complessità e originalità sono del tutto indesiderate…” con puntini di sospensione che verranno raccolti da miss Gabay MW che, interpellando Robin Kick, altra Master of Wine, conclude.

“… E fare lo spelling di varietà strambe. Io e Robin Kick MW ci siamo divertite in Liguria a pronunciare nomi assurdi di vitigni…”. Insomma, il mondo ci guarda per la diversità e noi che rispondiamo con Gianni Zonin? “Il piccolo è un handicap che impedisce di crescere”.

In Sicilia, una citazione casca sempre troppo a pennello. Giovanni Verga: “Ognuno all’arte sua, il lupo alle pecore.”

[Foto: VVox. Credits: Cronache di Gusto]

 

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

21 Commenti

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gianpaolo

circa 4 anni fa - Link

La diversità e la complessità fanno paura, dice Walter Speller. Vero, cosi come in Italia il piccolo è bello è un mantra che ci siamo cantati per 40 anni. Però è altrettanto vero che nel nostro paese si ha paura che tutto ciò che è grande e ha scala industriale sia cattivo e generatore di mostri. Forse sono due piani che non necessariamente si incrociano o interferiscono l'uno con l'altro. E' vero che se guardi alle dimensioni delle aziende medio/grandi italiane esse sono molto più piccole dei loro concorrenti su scala mondiale, e non solo quelli del nuovo mondo. La piu' grande azienda privata italiana sta su 160 milioni di euro di fatturato, che è equivalente ad una piccola/media azienda di qualunque altro settore produttivo.

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Francesco Annibali

circa 4 anni fa - Link

Non credo che il piccolo sia un handicap, anzi quando fa cose di alto livello diventano più ricercate, ma le piccole cantine si devono consorziare per fare meglio comunicazione & export. Lo scrisse anche 5-8 anni fa un produttore che se non mi sbaglio si chiama Angelo Gaja

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Francesco Annibali

circa 4 anni fa - Link

mi vengono in mente quelli di terroir marche, il gruppo di Babini in Romagna, ce ne sono molti, la strada giusta è quella

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Paolo Recanatini

circa 4 anni fa - Link

Sono completamente d'accordo con voi.L'industrializzazione non farà mai vini di eccellenza.Il nome dei nostri vini è legato ai piccoli e bravissimi produttori che fanno vini unici.Se dovessimo dare retta al sig.Zonin subiremmo la concorrenza dei produttori a basso costo come sta succedendo in tanti settori di produzione in Italia.Caro sig.Zonin capisco che lei debba tirare il carro dalla sua parte ma questo non è quello che serve ai produttori italiani.Con stima....

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Alessandro Morichetti

circa 4 anni fa - Link

Paolo io non sono completamente d'accordo con me stesso :D. Il vino italiano è già in competizione, da decenni, coi vini del mondo, e non possiamo nascondere che i vini italiani più diffusi nel mondo - quelli da volumi grossi - siano pinot grigio, prosecco eccetera. Ma l'uno non esclude l'altro e relegare a semplice "handicap", limitazione, freno le piccole produzioni suona parecchio male, questo sì eccome.

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Francesco Annibali

circa 4 anni fa - Link

Recanatini guardi che non stavo facendo considerazioni qualitative - apprezzo molto i vini da zonin in chianti cl ad esempio - ma commerciali promozionali. Poi guardi che all'estero il nome dei vini italiani lo hanno fatto gaja, san guido, jermann, zonin, schiopetto ecc non di certo i piccoli produttori che fanno 30mila bottiglie

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Nelle Nuvole

circa 4 anni fa - Link

Sinceramente non credo che l'handicap (parola orrenda) alla crescita competitiva italiana sia nelle dimensioni di un'azienda, e non solo vinicola. Caso mai è la mancanza di aggregazione fra le piccole e medie realtà per potere fare "gruppo di sfondamento" nei mercati esteri. Ognun per sé e Dio per tutti.

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Paolo Cianferoni

circa 4 anni fa - Link

Zonin ha una bellissima azienda qui a Radda, Castello D'Albola, che ho saputo che quest'anno inizia il percorso bio (fonte: Mazzilli), e quindi non riesco a capire queste affermazioni. Forse dettate da ragioni sconosciute? Oppure dette o riportate in mal modo? Vedremo, perchè Zonin, o chi per lui, è attento su quanto circola in rete.

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Alessandro Morichetti

circa 4 anni fa - Link

Nessuna citazione errata, ho preso il testo originale. Quindi non riesco a capire queste affermazioni (cit.), ma messe così stonano proprio, anche per quanto dici su Castello d'Albola.

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Paolo Cianferoni

circa 4 anni fa - Link

Dunque, per spiegarmi meglio credo che Zonin sia molto lungimirante, tanto che Albola sta diventando bio, e credo che sia una bella cosa. Non capisco peró come in questo caso sui piccoli produttori abbia fatto uno scivolone: o è incompleta oppure la notizia è stata mal data.

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Paolo Cianferoni

circa 4 anni fa - Link

Francesco Annibali, nella mia zona conosco fior fiore di aziende stra-conosciute e apprezzate all'estero con quantità limitate come lei accenna. Non è la quantità che fa la differenza, ma le capacità sul mercato e naturalmente le qualità. E quando ci sono molti modi di affrontare il mercato, il piccolo va dove il grande non puó andare ( le famose nicchie). A mio parere questi sono vantaggi enormi. Non è un ragionamento da sobrio questo?

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gianpaolo

circa 4 anni fa - Link

Premesso che lo stesso concetto poteva essere espresso in un modo diverso, e forse piu' preciso, la frase dice "Il “piccolo” (che era bello negli anni Sessanta, in tutti i settori dell’economia italiana) oggi è diventato un handicap che impedisce al nostro Paese di crescere e competere.". A me non sembra che abbia voluto dire che le "aziende piccole sono un handicap per l'Italia", cosa che non avrebbe nessun senso logico, ma piuttosto che le piccole dimensioni sono un handicap per competere nei mercati globali. Una banalità, che si dice di tutti i settori italiani che sono piccoli comparati con il resto del mondo. Poi uno puo' avere una piccola cantina, che faccia o meno qualità, che competa o non competa, saranno un po' cavoli suoi. Ma tutta il montare della polemica, con offese e rabbia schiumata mi sembrano il solito pretesto per attaccare chiunque abbia una dimensione industriale, che è in effetti quella che a livello di numeri traina le vendite sull'estero. Salvo poi un giorno si e l'altro pure fare il solito titoletto sull'Italia alla conquista del mondo, l'export che tira, ecc. ecc., quando sappiamo che se levi il prosecco e il pinot grigio da battaglia i numeri assumono ben altra forma. Voler far passare Zonin come uno che vorrebbe eliminare le piccole realtà, di prestigio o mediocri che siano, pare una strumentalizzazione che lascia il tempo che trova.

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Alessandro Morichetti

circa 4 anni fa - Link

Gianp abbi pazienza, qui non si è offeso nessuno né si schiuma alcunché e se altrove va diversamente non ci interessa. Non si vuole far passare nessuno per altro da sé ma rimane il fatto che "in Italia ci sono troppe piccole cantine" è una frase infelice: perché potrebbero esserci infinite piccola cantine consorziate che fanno eventi seri nel mondo e vendono a un botto di soldi le denominazioni più prestigiose accanto al pinot grigio: questo è un discorso ma non è il discorso che ha fatto Gianni Zonin. Tutto qua.

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gianpaolo

circa 4 anni fa - Link

ormai per stasera mi sono assunto l'onere di fare il difensore d'ufficio, non richiesto, di Zonin, pazienza. Assumo che il discorso di Zonin che tu riporti nell'articolo sia stato preso da Cronache di Gusto (se non è cosi scusa, ma forse non cambia nulla), che titola " Troppe piccole cantine in Italia, ecc. ecc.". Se poi invece si legge il testo, che immagino sia letterale e non riportato, lui dice una cosa diversa: "“Il “piccolo” (che era bello negli anni Sessanta, in tutti i settori dell’economia italiana) oggi è diventato un handicap che impedisce al nostro Paese di crescere e competere..." che un ritornello affatto nuovo, detto e ridetto per tutti i settori produttivi, ed infatti non si parla nello specifico del vino neanche qui. Io lo intendo come una condanna per il nanismo delle imprese a livello generale, come sistema, non come una condanna alle cantine, agli artigiani. Si deve pur ammettere che il livello artigianale e quello industriale sono bene separati, nessuno dei due danneggia l'altro e neanche si incrociano piu' di tanto, ma qui Zonin che è industriale del vino (benchè con circa 2000 ettari di vigneto se non sbaglio) parla dell'industria. E' vero che le piccole e prestigiose cantine fanno un ottimo lavoro, anche a livello di immagine, ma i numeri che pesano da un punto di vista economico li fa l'industria. Ed è anche vero che non tutte le piccole realtà sono virtuose, anche nel vino, mentre è palese che in Italia esiste una tendenza a demonizzare chi è grande, a parte quando fa comodo fare il contrario, quando per es. nei convegni e negli articoli si citano i successi dell'esport italiano. La schiumata di rabbia non è qui, ma nell'articolo di cronache di gusto e su qualche commento su FB, ed è una cantina di tornasole di un atteggiamento ideologico e preconcetto che purtroppo vedo spesso essere cavalcato anche da chi ha l'intelligenza e l'educazione di non scadere nell'offesa e nel turpiloquio, ma che si allinea al pensiero di fondo sull'agricoltura e il vino di sicuro richiamo e suggestione, che pero' spesso sono solo una visione parziale e minoritaria.

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Alessandro Morichetti

circa 4 anni fa - Link

Sì la fonte è Cronache di Gusto come da credits a fine testo e concordo su molto di quanto dici, in primis le schiumate di rabbia contro l'industria a prescindere. Detto questo però io continuo a leggere che il piccolo è un handicap e si parla di vino, eccome, visto che lo scenario in cui ci si muove, e in cui si compete, viene descritto nel cappello: "in Australia le prime tre aziende vitivinicole controllano l’80 per cento della produzione e del commercio di vini di quell’intero Paese e negli Stati Uniti una winery californiana controlla da sola quasi un quarto del mercato americano." Ecco, io contesto la visione, contesto che l'unica strada possibile - NEL VINO - sia puntare sul grande per ottimizzare. Il settore vino ha un elemento di mostruosa diversità rispetto a praticamente tutti gli altri beni che si mangiano e bevono ed è il valore aggiunto dato da un tot di fattori come storia, provenienza ecc. Se produci caffè con la famiglia in Guatemala hai poco da stare sereno perché tra Terra Madre e Starbucks non serve fare scommesse, ma se produci vino, magari in Italia, e magari in una denominazione non sfigatissima, di valore aggiunto ne puoi creare eccome e dell'economia di scala puoi limitatamente fregartene. Se sei bravo, ovviamente.

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gianpaolo

circa 4 anni fa - Link

bene, il ragionamento che fai adesso e' quello che secondo me sarebbe stato interessante fare e che si presta a delle considerazioni importanti sul comparto del vino. Quello che invece da molti e' stato fatto e' un altra cosa.

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Rolando

circa 4 anni fa - Link

E' piuttosto ovvio che un imprenditore come Zonin faccia affermazioni del genere. Si è reso conto che i consumatori iniziano a cercare non più il mercato di massa ma i vari mercati di nicchia, scegliendo piccole cantine o vitigni meno conosciuti. E' il modo di fare di qualunque imprenditore, diversificare il prodotto per intercettare segmenti di mercato che fino ad ora non si rivolgevano alle sue etichette. Non mi stupirei di trovare il marchio di Zonin, tra qualche mese, su bottiglie di piccole cantine ben conosciute che hanno deciso di farsi comprare da lui. Mi ricorda la barzelletta di quello che tuonava contro i vini naturali per poi iniziare a produrne lui.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 4 anni fa - Link

Il discorso di Zonin in sé non è errato, ma non esiste una sola strada per andare a Roma. Per competere con i produttori esteri da grandi numeri occorrono produttori italiani da grandi numeri, e qui Zonin ha ragione. Però il vino non è fatto solo di volumi in ettolitri o in casse, ma anche di fatturati e (soprattutto) di utili netti. Una bottiglia di Yellow Tail costa in Italia € 5 al pubblico e una di Brunello (in media) € 35, per avere lo stesso fatturato occorre vendere sette bottiglie di Yellow Tail per ogni bottiglia di Brunello. e per avere lo stesso utile netto probabilmente tra 30 e 40. Su questo occorrerebbe riflettere, anche se nessuno lo fa. Inoltre, in Italia abbiamo molti fortissimi "marchi collettivi" DOCG e DOC che permettono a moltissimi produttori di ogni dimensione di offrire al mercato un vino che reca lo stesso nome, per cui percepito come unitario, creando complessi da € 100, 200 o 300 milioni in grado di competere con ogni grande cantina internazionale. Data la sconfinata quantità di nicchie offerte dal mondo globalizzato, sarebbe folle per un Paese non cercare di riempirle tutte; ci prova persino l'Australia!

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Montosoli

circa 4 anni fa - Link

Il discorso Zonin puo valere per certe aree Italiane.....tipo Salento, parte Sicilia, etc.....ma per altre zone piu pregiate, il piccolo e tradizione e curiosita = ricerca spietata. Se il consumo pro-capite Europeo e specialmente Italiano e in calo.....vogliamo seguire il caso Australia......dove ormai competono solo nella fascia entry level...? Vogliamo paragonare Italia con Cile, Argentina etc. ?? Certo che se teniamo conto del impoverimento della classe media Italiana......forse il discorso di Zonin puo fare senso....

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carolaincats

circa 4 anni fa - Link

felice di essere handicappata o diversamente abile o diversamente contadina dal sior Gianni. daltraparte non sono rockfeller, e non faccio paura a nessuno.

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Alberto Tricolore

circa 4 anni fa - Link

Che classe dirigente pazzesca. Detta cosi' e' davvero una grandissima sciocchezza.Espressione di management di parte e limitato.

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