Ieri sera ho visto Resistenza Naturale in streaming e questo è il best of dei pensieri disordinati al riguardo

di Alessandro Morichetti

Io sono uno di quelli che hanno visto Mondovino almeno 10 volte quindi ho titolo di pensare e scrivere di Jonathan Nossiter e Resistenza Naturale – il suo nuovo film – tutto quello che mi pare. Se qualcuno non è d’accordo sono cavoli esclusivamente suoi. Tutto questo per dire che oggi sono molto partecipativo e democratico: il PD di Matteo Renzi ha stravinto, Grillo sopra il 20% e un Berlusconi cadavere sono motivo di serenità in sala.

Veniamo al dunque.

Ieri sera ho visto in streaming e in anteprima Resistenza Naturale su MyMoviesLive: il film uscirà nelle sale il 29 maggio ma hanno fatto questa cosa carina della proiezione online e io mi sono piazzato in prima fila bevendo vino rigorosamente non-kimiko per tenere gli occhi ben aperti. La cosa bella è che mi sono iscritto a questa procedura gratuita e poi ho iniziato a sbirciare se in sala c’era qualcuno di mia conoscenza. Nada de nada, però c’era Luciana: hai visto mai che tra un pop corn e un cornoletame… Vabbè, basta cazzeggio, inizia il film e io sono pronto. Purtroppo la proiezione va a scatti quindi sospendo in anticipo un giudizio estetico sulla pellicola. Queste cose su PornHub non succedono: si lo so, i filmati lì sono più brevi. Alterno la visione con qualche appunto quindi sta venendo fuori un flusso di coscienza multiplo, un genere ibrido, una specie di OGM che mi piace tanto. Quindi niente virgolette, alterno spezzoni del film a robe che mi sono sognato.

Se non avete visto il film, nessun problema. Se lo avete visto, pure.

Più che il vino di Giovanna (Tiezzi) è il vino di Pacina. Bello l’atteggiamento da custode di Elena Pantaleoni, ha vigne di 90 anni e non sa se lei durerà così tanto. La saggezza bibliofila è rimasta, le parole di Elena sono pesate ma franche, oneste. Tra l’altro, c’è una livechat della diretta in cui noi spettatori interagiamo con la Pantalions: io faccio il disturbatore, ovviamente.

Gian Luca Farinelli – direttore della Fondazione Cineteca di Bologna – accompagna il film col suo punto di vista focalizzato sul cinema. Cinema e vino sono i due campi di azione di Nossiter e il parallelo ha senso. Puoi restaurare una pellicola del passato col digitale forzando per ottenere qualcosa di estremamente vicino all’originale ma tramandare e restaurare la cultura del passato è anche un po’ tradire. Il traduttore è un traditore, insomma i concetti sono quelli.

Dice Stefano Bellotti (Cascina degli Ulivi): il senso autentico della doc sarebbe il legame tra il terroir – parola francese che noi non abbiamo – e un gusto. Giuseppe Fausti non ha l’IGP di Norcia perché i suoi maiali non hanno la coscia giusta: Parma DOP è al 10% con maiali emiliani, che poi magari vengono da lager.

Stupisce qualcuno che il Gavi della vicina di Bellotti presentato alla Commissione di assaggio per le doc come se fosse Cascina degli Ulivi sia stato rifiutato? A prescindere da qualsiasi conseguenza legale, a me no. Così a senso, dico.
La storia dell’agricoltura è una storia sociale che ormai è diventata una Cenerentola in Europa. Capire cosa è successo in un paese come l’Italia in cui un paio di generazioni fa c’era il 60% degli addetti in agricoltura mentre oggi siamo al 3%.

La vera agricoltura – che non è natura (sennò ci sarebbe una selva) – è ricostruire ogni giorno l’equilibrio che abbiamo rotto per produrre. Quando vuole, Stefano Bellotti piazza delle pietre che nemmeno LeBron James fuori dall’arco.

Soldati, libertà sessuale, agricoltura, Pier Paolo Pasolini, la storia del cinema e della società italiana, Rocco e Bianca (cani) in mezzo ai filari. Restauriamo film del passato, non “vecchi film”, precisa Farinetti. Va smontata l’equivalenza per cui, nel cinema, il passato è vecchio.

Il discorso prezzi del vino sarebbe stato interessante ma rimane il germe: il messaggio è che il vino buono lo devi pagare caro? No, dice Valeria Bochi (La Distesa): il suo sfuso viene via con poco più di 2 euro al litro. Elena Pantaleoni: concentrare l’attenzione sul metodo non va bene perché il metodo è riproducibile e anche l’industria può attrezzarsi. Parlerei di rispetto verso tutto. Ogni vite ha la sua forma, dice Bellotti. Elogio della diversità.

Anna Pantaleoni, nipote di Elena e studentessa: ci hanno spiegato all’Università che il vino è una cosa non naturale, somiglia alla Coca Cola. Non sono previsti errori, il vino naturale per loro è un errore e devi sapere esattamente cosa stai ottenendo. “Loro” ti insegnano come avere un approccio industriale, come affrontare il mercato. Non ti insegnano chi ha fatto il vino per primo, come e perché. Ti insegnano rese, terreni, impianti per avere tot produzione.

Bellotti: quando il vigneto diventa un ambiente tossico-nocivo io me ne sbatto le palle del politically correct. Penso io: la connessione tra panino mangiato nell’angolino e depressione è una forzatura di scena, ma di quelle che puoi sconfessare solo appellandoti alla scienza perché il senso comune ti darebbe torto.

Resistenza Naturale è un film sull’agricoltura partendo dal vino: “chimica”, “industria” ed altri termini non vengono precisati univocamente (appiglio prevedibile e sin troppo facile) ma con buona approssimazione si capisce cosa stiano ad intendere. Forse traviato dallo scenario politico, direi che è un film grillino che procede per associazioni di idee, suggestioni, talvolta forzature calibrate. C’è molto per esaltarsi e anche molto per ergersi a paladini della restaurazione conservativa. Il senso dell’atto agricolo però emerge chiaro per chi ha orecchie buone ad intendere.

Natural Resistance è Metropolis di Fritz Lang in salsa mondovinosa: bianco e nero, buoni e cattivi, alto e basso, ricchi e poveri diversamente possidenti.

La forza esplosiva delle scene finali del quadrittico è giustamente finita nelle locandine del film: diserbante, concimi e fungicidi sintetici disegnano un profilo del suolo molto diverso già al colore e Bellotti parla di “erba digerita” dal terreno. Nel convenzionale la vanga penetra più difficilmente, il colore è molto più chiaro, c’è asfissia totale, compattazione che non permette assorbimento dell’acqua. Questa è morte.

Vita e morte, life and death. L’intellettuale, il cineasta, indica una direzione. Se controlli l’agricoltura controlli il cibo, se controlli il cibo controlli la società. Nossiter è un intellettuale scomodo e se ci mettessimo a parlare nel dettaglio di alcuni vini saremmo probabilmente in disaccordo, anche forte, ma non è questo il punto.

Se Mondovino era una fotografia panoramica nello spazio-tempo, in Resistenza Naturale il regista cambia ottica e si dedica alla macrofotografia, all’iperdettaglio che è poi senso generale. Sono passati 10 anni da quel film: mi elettrizzò parecchio.

Ero bimbo, ora sono adolescente. Difficile fare la tara. Se ne parlerà, e questo è bene.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

3 Commenti

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Macproemi

circa 6 anni fa - Link

Non mi spiego come non si riesca a parlare SOLO di vino quando si parla di naturale, biologico o organico o qualsiasi sua la definizione. Perché l'affermazione del bio deve trascinare con se dei riflessi legati alla rivalsa politica? Se sull'etichetta c'è scritto Sauvignon e poi nel bicchiere ha un colore, dei "profumi e un gusto" che non è proprio del Sauvignon perché non viene riportato in etichetta, ma in piccolo e forse nella retro etichetta? E non mi si venga a dire che il vino bio è così perché deve essere così è il resto che è sbagliato perché è un'idiozia! Si può fare un business puntato su una filosofia senza essere ridondanti? Pret a manger l'ha fatto e anche con successo e non è l'unico.

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Alessandro

circa 6 anni fa - Link

bello! visto anche io in streaming ieri sera. Trovo i film di Nossiter sempre molto provocatori e molto intelligenti. Tra l'altro su mymovies c'è pure la possibilità di interagire in chat con gli altri partecipanti e ho notato che la discussione è stata particolarmente vivace e interessante. Una delle cose che ho notato è l'enorme fascino che la biodinamica suscita sui non addetti ai lavori. Personalmente ho già preso posizione sull'argomento :-)

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marco

circa 6 anni fa - Link

Sono stato un paio di mesi fa a conoscere Bellotti, un gran bel personaggio, un pioniere. La mia impressione però è che lui sia soprattutto un "agricoltore" e solo marginalmente un vignaiolo. Nelle due ore passate con lui, solo pochi minuti sono stati dedicati all'uva e alla vinificazione; tutto il resto alla terra. Scelta rispettabile e per molti versi, affascinante, ma i vini ne risentono.

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