di | mar 11 giu 2013 ore 17:18
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Pergole Torte
Amarcord

Grandi vini, il filo dei ricordi, una lacrima per chi non c’è più: Sergio Manetti, Giulio Gambelli e Bruno Bini

“La più ampia ed articolata verticale di Pergole Torte che io abbia mai visto al di fuori della tenuta di Montevertine”, parola di Martino Manetti. Una domenica da ricordare quella a casa di Stefano Zaccarini, a Meldola, paesino a pochi Km da Forlì. Un evento commovente, in cui è stato il filo dei ricordi di Martino ad illuminare grandi bottiglie col pensiero dei tre grandi uomini che hanno reso Montevertine e Pergole Torte il punto di riferimento del sangiovese che amiamo: Sergio Manetti, Giulio Gambelli e Bruno Bini.

Gli appunti su carta non onorano una batteria di vini impreziosita da un coinvolgimento umano che ci ha toccato, rapito e poi lasciato di scatto, figli dell’assenza di chi un mito lo ha costruito davvero, con rettitudine e poche parole.

Seppur insolitamente secondari, alcuni dei vini sono stati davvero mostruosi.

M 1990 da trebbiano e malvasia, M come Montevertine, come Manetti, come Meditazione ed aggiungo io come Madonna, perché questo è veramente un vino della Madonna, un bianco fantastico, uno dei migliori che io abbia mai bevuto ever! Perfettamente integro a 23 anni dalla vendemmia, da uve raccolte ben mature sebbene l’acidità intrinseca del trebbiano, spiega Martino, abbia lasciato una vitalità ancora inappuntabile. Il naso è un tripudio di frutta, bianca e gialla, matura e candita, quasi botrite, pure fresco e balsamico. Questo frutto al tempo stesso maturo e freschissimo ricorda certi riesling tedeschi, in particolare Zilliken per il timbro di gomma e limone candito. La definizione è molto buona, la bocca è larga ed avvolgente, sufficientemente acida, il finale è pulito con rimandi di scorza di cedro e ribes. La sorpresa della giornata. 93 

Avviniamo i bicchieri col primo dei rossi, Montevertine 1999: naso godurioso e caldo, balsamico e terroso, ciliegia matura, resina, pineta, la bocca è fine, forse un filo troppo calorica ma ben pulsata. 91 

Martino ci racconta della particolarità dei suoi terreni, rossi e ferrosi, che danno al vino quella caratteristica nota minerale, ferrosa, ematica; sono terreni con presenza di alberese, un composto di rocce sedimentarie calcaree che conferiscono grande eleganza al sangiovese (un costo in più per l’azienda, perché concorrono alla distruzione sistematica delle attrezzature meccaniche per le lavorazioni del terreno).
Ed una delicata nota ferrosa, floreale di violetta, di caramella alla menta ed uno splendido agrumato è proprio ciò che emerge dal Montevertine Riserva 1981, peccato che tenendolo nel bicchiere dopo un paio di ore tenda un po’ ad appiattirsi, pur mantenendo una bocca molto fine. 88

Martino ci ricorda intanto l’andamento delle vendemmie a Montevertine. Fino agli anni ottanta si raccoglieva in maglioncino e giubbotto, il clima era più fresco e l’uva giungeva a maturazione più tardi; le vendemmie in maglietta maniche corte sarebbero arrivate solo più avanti, con gli anni ’90. Ed è un perfetto esemplare di anni ottanta questo splendido Pergole Torte 1982, prima annata con la famosa etichetta artistica che riproduce disegni di Alberto Manfredi; al tempo solo una parte delle bottiglie aveva l’etichetta speciale e gli enotecari le vendevano ad un prezzo maggiore di quelle “normale”, suscitando le ire di Sergio Manetti. Il naso è delicato e raffinato, floreale di viola, con un tocco di erbe amare, una sottile vena balsamica, buona vitalità in bocca e bel ritmo per un delizioso finale di ciliegia. 94

Pergole 1985: un vino splendido e splendente, naso purissimo e cristallino, squillante, ciliegia croccante, minerale e tabacco, ha una gioventù disarmante. La bocca è bellissima e maestosa, il tannino fitto e raffinato, dall’incedere infiltrante, un vino enorme, lunghissimo. 97 

Cannaio 1985: molto bello il parallelo pari annata col Cannaio, un vino che praticamente non esiste, realizzato in piccoli quantitativi (un paio di barrique) per l’enoteca Pinchiorri, da una vigna adiacente a quella del Pergole. Questo Cannaio ’85 rispetto al Pergole è più ematico e carnoso, balsamico, rosmarino netto, macchia mediterranea, quasi origano, la bocca è certamente bella, ma spinge meno rispetto al fratello maggiore, è meno ritmata, bel finale fruttato, prugna. 92

Pergole 1986: naso ficcante, fine ed intenso, fruttato, prugna, arancia, ferro e ruggine, gran bella spinta in bocca. Molto buono, ma non ha il passo di ’85 e ’88. 93

Pergole 1987: annata minore, però dimostra una bella tenuta, è garbato, ha naso fresco e mentolato, ma la bocca è un po’ diluita, il finale pulito. 87 

Pergole 1988: bellissimo, ottimamente disegnato, naso ampio, complesso, intenso e dinamico, balsamico e ferroso da Pergole di razza, ciliegia e cuoio, humus e sottobosco, in bocca ha sapore, lunghezza e profondità. 96

Martino ci racconta poi la storia di Montevertine, di quando suo padre, che si occupava di altro (aveva un’azienda di lavorazioni meccaniche) decise di acquistare la fattoria, si presentò all’asta e se la aggiudicò (per l’equivalente del prezzo di un’automobile), essendo la sua l’unica offerta. A quei tempi (parliamo del 1967) il Chianti non andava di moda come adesso. Alla fattoria non c’era neanche l’acqua corrente e ci abitava il mezzadro, Bruno Bini, che sarebbe diventato il cantiniere fino a due mesi fa, quando è scomparso improvvisamente. Ma il destino di Montevertine era già segnato dall’inizio, perché Sergio era compaesano e compagno di scuola di Giulio Gambelli, le rispettive famiglie avevano due esercizi a Poggibonsi e i due si conoscevano fin da bambini. Per cui Sergio Manetti cominciò ad impiantare vigne a Montevertine e da lì a pochi anni, con la collaborazione di Gambelli, contribuì a segnare la storia del sangiovese.

Martino negli anni ’80 era uno studente, aveva partecipato a qualche vendemmia, ma più che altro per “giocare” a tirarsi i grappoli di uva con altri vendemmiatori. E’ solo nel 1990 che entra come “effettivo” in azienda. E la 1990 è una grande annata, anche se il Pergole 1990 degustato non è al 100% della forma, è potente, caldo e terroso, ha bocca avvolgente e di carattere ma non la definizione che mi aspetterei. 91 pti.

Pergole ’93: solido, dritto, grafite e ferro, bocca duretta e martellante. 90

Pergole ’95: distinto tratto mentolato, ferroso, mentuccia, fruttato di ciliegia, il tannino è ancora deciso ma ben disegnato, ha sostanza ma anche bevibilità, finale di caramella bianca alla menta. 93

Sodaccio ’95: tratti balsamici e di carne arrostita, ematico e sapido. 90

Con Martino parliamo anche di tappi: ci dice che le bottiglie che stiamo bevendo in questa batteria, anni ’90, sono state le più problematiche per i tappi poiché in quegli anni la richiesta era cresciuta vertiginosamente e le aziende produttrici, pur di soddisfarla, buttavano sul mercato anche prodotti infimi, poi a forza di minacce di risarcimento danni hanno un po’ aggiustato il tiro ed adesso la qualità generale è tornata buona.

Terminiamo gli anni ’90 col Pergole ’96, un vino per me ancora giovane e compresso, di razza, ha carattere e bella polpa, note di ciliegia e tabacco, profilo ben definito senza sbavature, bocca con bella acidità che incede decisa. 93

Il 2000 è l’anno che purtroppo segna la scomparsa di Sergio Manetti e il passaggio di consegne al figlio nella direzione aziendale. Passiamo quindi all’assaggio del Pergole 2001, prima vendemmia con Martino al timone aziendale. Un vino bellissimo, ferro e sangue, balsamico, ma anche mediterraneo di pomodori secchi ed olive nere, poi viola e prugna, la bocca è decisa, spinge ed ha il giusto allungo. 94

Infine un vino grandissimo Pergole 2004, cui è facile predire un radioso futuro. Un vino di categoria superiore, ha il passo ed il carattere dei grandi. Cristallino e perfettamente definito, ha un frutto potente e perfetto, floreale e terroso. Invade la bocca e ci rimane a lungo grazie ad una grande persistenza. 96

La degustazione è finita, ma il pranzo ha ancora in serbo una sorpresa: un dolce a forma di bottiglia di Pergole Torte, eseguita dalla bravissima moglie, pasticcera “artistica”, del compagno di bevute Gabriele “Lalas” Nardi, che ha fatto rimanere tutti noi, Martino in particolare, a bocca aperta, un dolce così bello non lo avevamo mai visto…!

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13 commenti a Grandi vini, il filo dei ricordi, una lacrima per chi non c’è più: Sergio Manetti, Giulio Gambelli e Bruno Bini

  1. Come non concordare su tutto quello che hai scritto?
    Tranne forse al 2001…personalmente gli avevo assegnato un paio di pts. in più…
    Grande giornata!

    • Sì Gabri, grande giornata..! Due punti in più o in meno sono niente…poi io per tradizione in ogni post almeno una valutazione la devo cannare completamente….ti ricordi Cascina Francia ’90, quanto me l’hanno menata…!? ;-)

  2. avatar Edo

    Complimenti per la degustazione !

    Qualcuno ha sentito di recente il pergole 1980?

  3. avatar egio

    Gran bella bevuta, e anche fortunata; raramente una serie di bottiglie tutte a questi straordinari livelli. E in un clima davvero di festa, dove è bastato lasciar parlare questi vini clamorosi. Grazie per avermela fatta rivivere in maniera tanto definita! Certo, sarà ben difficile che salti fuori un altro trio come quello del titolo…

  4. avatar Sir Panzy

    Bravo Andrea!!

  5. avatar Giuseppe Z

    “Pergole 1986: naso ficcante,…” Naso ficcante??!! Questa mi mancava

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