Grandi Langhe | L’intelligenza di capire quello che i francesi sanno fare meglio di noi: tipo vendere

di Mauro Mattei

“L’imitazione è la più sincera delle adulazioni”, diceva qualcuno. Ma se il modello di partenza è vincente, peccare di scarsa originalità può essere inteso come un vantaggio e non come un demerito.

È il caso di Grandi Langhe Docg, ultimo nato fra le anteprime piemontesi, che guarda al format francese “Les Grands Jours de Bourgogne” traendone ispirazione profonda. Les Grands Jours è un evento biennale, che rappresenta e promuove la Borgogna: un territorio complicato da raccontare, sbriciolato in un numero enne di appellazioni comunali, legate da un’evidente omogeneità ampelografica. Questa apparente similitudine varietale invece di stringere le maglie intorno ad un’interpretazione comune ne sancisce – al contrario – le differenze.

Viste le analogie di partenza è stato facile immaginare qualcosa di simile in Langa dove il Nebbiolo – in particolare – unisce e divide, raccontando con intonazioni differenti decine di terroir dall’espressione autonoma. Insomma, la Borgogna non è lontana, se si prende in considerazione l’intricato assetto che lega il territorio alla varietà.

Operazione al limite del plagio, dunque? No. Per una volta l’atteggiamento che viene fuori è quello di un approccio umile e assennato. Già la serenità di citare la fonte è encomiabile: il riferimento alla manifestazione “madre” da parte del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero era esplicito, sia nelle comunicazioni ufficiali, sia nelle parole del presidente Pietro Ratti che, incontrato più volte prima e dopo la manifestazione, confermava l’idea di connessione ideale con il concept originario. Seguire un percorso già tracciato non significa però camminare sul velluto: gli organizzatori di Grandi Langhe hanno rischiato grosso, infatti. Pur trattandosi di un numero zero, le aspettative erano alte ed era più facile deluderle che trovare un uditorio pronto ad applaudire a prescindere. Ma rimboccandosi le maniche, e con le alleanze giuste riguardo a logistica e comunicazione, la manifestazione ha portato a casa un risultato sorprendente, quasi inaspettato, raccogliendo i favori di un pubblico sufficientemente numeroso e preparato, e di gran parte degli espositori presenti.  Ci esaltiamo per i piani ben riusciti, questo è vero, ma siamo anche pignoli. Non ci resta dunque che spaccare il capello, al nostro solito.

Ufficio Pubbliche Relazioni: 8
Geniale l’idea di riferirsi a Sopexa, ente di promozione del comparto agroalimentare francese (quello che l’italianissimo e discutibilissimo ICE non è e non sarà mai), capace di mettere a disposizione un portfolio di compratori internazionali notevole. I produttori che hanno visionato la lista dei contatti si sono detti soddisfatti del livello degli invitati.

Location/1 (fascino): 7+
Amene alcune delle location a disposizione: calzante – esteticamente – la scelta di Palazzo Martinengo a Monforte d’Alba; bella l’idea di attrezzare per una degustazione “diffusa” il pittoresco centro di Neive; incantevole – come sempre – il Castello di Barolo. Dogliani e Canale? Pareri discordanti a riguardo: il dibattito è aperto.

Location/2 (vivibilità): 5
Palazzo Martinengo è splendido: alcune sale ampie e luminose, altre più strette e calde. Questi ultimi spazi sono risultati penalizzanti per la degustazione nei momenti di punta, quando l’afflusso è stato maggiore. Neive è uno dei borghi più belli di Langa, ottima l’idea di muoversi ed esplorare il centro città (favoriti dal sole e dalla temperatura primaverile), mentre le sale a disposizione per gli assaggi erano tutt’altro che ariose ed i banchi degli espositori troppo vicini. Il rischio? Perdita della privacy ed un certo imbarazzo nel dribblare i produttori che non erano presenti nella nostra wishlist.

Logistica/1 (tempi a disposizione e spostamenti): 6,5
Per Grandi Langhe, sul modello de Les Grands Jours, è stata scelta l’opzione di disseminare le degustazioni in luoghi differenti: come dicevamo, un’ottima scelta per promuovere il territorio nelle sue diversità. Encomiabile e puntuale anche il servizio navetta a disposizione dei degustatori, che hanno potuto muoversi fra le varie frazioni senza troppi sforzi. Un appunto sulla durata della manifestazione: forse tre giorni è troppo poco. Non è meglio allungare l’evento a 4-6 giorni, sul modello francese?

Logistica/2 (parcheggi e indicazioni): 5
L’unica cosa che ci ha salvato è stata l’affluenza regolare e la nostra conoscenza della zona. Pochi i parcheggi segnalati, insufficienti le indicazioni per raggiungere le degustazioni. In Borgogna un cartello ogni 200 metri evita spiacevoli inconvenienti. Una confessione? Non siamo riusciti ad arrivare per tempo al wine tasting di Dogliani.

Programmazione: 5
Il programma, così strutturato, tende a premiare le zone più blasonate a discapito delle altre con minore attrattiva mediatica. Bisogna lavorare di fioretto sugli incastri per portare in questi luoghi un numero di persone adeguato alla qualità dei vini presentati.

Qualità del pubblico: 9
Ottimo il livello dei partecipanti, questa era l’osservazione che rimbalzava di banco in banco. Fra gli espositori non si parlava d’altro e non abbiamo sentito una sola lamentela a riguardo. Può bastare questo o per le prossime edizioni bisogna lavorare anche sulla quantità?

Italiani: 4
Non pervenuti. Un grosso punto interrogativo è l’assenza quasi totale di pubblico nostrano alla manifestazione. Esiguo il numero dei compratori presenti, a parte qualche operatore locale, e pochissimi i rappresentanti del commercio langhetto. Ma dico io, come si fa a saltare una manifestazione pensata, anche nella scelta dei giorni, per gli addetti del settore? Per fortuna, in proporzione, era altissimo il numero degli stranieri presenti (dalla Russia, agli States, ai paesi asiatici) evidentemente più interessati e attenti di noi.

Nebbiolo Prima: ?
L’altra rassegna riservata ai giornalisti è alle porte, ma da più parti si pensa possa essere il canto del cigno. I guidaioli (Slow Food, Gambero Rosso, L’Espresso) assaggeranno i vini in batteria come ogni anno e su quello baseranno le loro valutazioni. Probabilmente Monica Larner, oggi braccio italiano di Robert Parker, si atterrà alle direttive aziendali rimandando ad altre occasioni la panoramica di Langa. Noi langhetti più o meno acquisiti un modo per farci un’idea l’abbiamo più facilmente. Siamo proprio sicuri che, con Grandi Langhe che scalpita e può crescere, abbia ancora senso spendere somme ingenti per un appuntamento del genere? Perché non fondere i due eventi in un’unica grande occasione di promozione del territorio? Non siamo certo noi a sparare su Nebbiolo Prima, una rassegna organizzata nei minimi dettagli, ma se il core business è la stampa internazionale, un modello di anteprima “diffusa” non può essere ancora più calzante? Associare la presenza dei giornalisti a quella di operatori selezionati può essere solo vantaggioso, vista la necessità continua di rafforzare e rimpolpare il mercato. Nell’attesa di capire quale sarà la strada percorsa dall’establishment enoico di Langa, rimaniamo alla finestra a guardare.

Mauro Mattei

Sommelier multitasking (quasi ciociaro, piemontese d'adozione, siculo acquisito), si muove in rete con lo stesso tasso alcolico della vita reale.

2 Commenti

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Francesco Bonfio

circa 7 anni fa - Link

Quando si chiamava Alba Wine Exibition c'erano i giornalisti e i buyer sia italiani che stranieri. La differenza stava solo nelle sedi di degustazione ma per il resto il programma era comune alle due categorie. Io penso che la decisione di fare Nebbiolo Prima (che ha sostituito, nel nome, AWE) riservato esclusivamente ai giornalisti sia stata una scelta lungamente discussa e soppesata e la rispetto, anche se mi risulta inspiegabile. Mi fa piacere che Mattei abbia la stessa opinione al punto di invocare un ritorno all'antico.

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Giovanni Solaroli

circa 7 anni fa - Link

A me sembra un resoconto dettagliato e puntuale di come si svolsero i fatti. Gli imputati non hanno nulla da reclamare, i loro diritti sono stati salvaguardati. Avvocati e P.M. cercatevi un altro caso! Lo dico perché ero in aula.

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