Genova per me. VinNatur sotto la lanterna [inserire qui “splende”, “non splende”, “tra luci ed ombre”]

Genova per me. VinNatur sotto la lanterna [inserire qui “splende”, “non splende”, “tra luci ed ombre”]

di Giovanni Corazzol

Si arriva a Genova in piena allerta meteo, e a Genova, l’allerta meteo, è una robina da prendere seriamente. In una scala cromatica che prevede giallo (pfui), arancione (paurina) e rosso (uh oh), l’arancione battezzato per domenica 7 febbraio non lascia tranquilli e di certo non facilita i lavori per l’allestimento di Vinnatur Genova 2016.La versione levantina di Villa Favorita riunisce una settantina di vignaioli, ben distribuiti nella Sala delle Grida del Palazzo della Borsa Valori; uno spazio di bellezza aggettivabile (fate voi, io sono a dieta), prospiciente Piazza De Ferrari.

L’approccio alla degustazione di vini naturali deve essere laico, forse più che in altri casi. Il carico di contenuti non direttamente collegati alla degustazione (etica, politica, ecologia, metteteci tutto quello che credete) è ingombrante e il rischio di filtrare il giudizio sulla base di quei contenuti ahimè, molto alto. La faccenda quindi è stabilire quale sia il giusto approccio per misurare vini a cui, in altro contesto, non concederesti prove d’appello. Se un vino cosiddetto convenzionale (sono pigro inventatevi voialtri un aggettivo adeguato) fosse ossidato o avesse la volatile molto alta, non ci sarebbe appello: via, lavandino. In questo caso invece si richiede uno sforzo supplementare e l’utilizzo di un lessico alternativo. Si sente parlare di “tensione”, di “energia”, vengono insomma utilizzati vocaboli alternativi per evidenziare caratteri altrimenti difficili da decifrare. Il punto quindi è: o giudichiamo i vini tutti con lo stesso metro di giudizio oppure stabiliamo che per i vini naturali bisogna applicarne uno nuovo. Se sì, quale? E conviene? Il rischio riserva indiana è alto. Se invece giochiamo tutti lo stesso campionato bisognerà accettare di essere misurati con gli strumenti disponibili e semmai contribuire a fornirne di nuovi.

Nell’edizione di Vinnatur di quest’anno personalmente ho assaggiato cose molto buone, alcune solo buone, altre probabilmente condizionate dall’annata e poi qualcosa di inaccettabile. E per forza di cose sull’inaccettabile cade l’occhio, perché si fa avanti la percezione che taluni produttori si siano fermati, abbiano individuato un mercato fatto di estimatori acritici e non vogliano proseguire, evolvere, ma stare nel buco. Questo è un rischio ed è il vero terreno di sfida su cui proprio un’ associazione come Vinnatur, così attenta alla ricerca applicata alla produzione del vino naturale, è chiamata a cimentarsi.

Insomma, ecco le schede di alcuni dei vini assaggiati che, con gli strumenti disponibili, posso dire essere vini notevoli, non vini naturali notevoli.

 

CASCINA ROERA, LE AIE, DOC PIEMONTE, CHARDONNAY 100%

A Costigliole d’Asti (At), vigneti di venti-venticinque anni, terreno argilloso con venature sabbiose; presenta due versioni: la prima è vinificazione solo acciaio, annata 2014 (€ 8,00 – 10,00), la seconda, annata 2012, è una selezione affinata per circa un anno in botticelle di legno ( € 12,00 – 14,00)

Chardonnay macerato light; pompelmo rosa, frutta tropicale fresca, un bell’erbaceo da sfalcio, leggermente resinoso e soprattutto la banana , anzi la purea di banana. Meno accentuati i toni fruttati su Le Aie 2014, molto più carichi sulla selezione 2012; entrambi sapidi il giusto, minerali il giusto (sì ho proprio scritto sapido e minerale) e di bella freschezza, quella che porta ad un allungo davvero soddisfacente. Il 2014 ha fatto 3-4 giorni di macerazione per compensare la magrezza dell’annata che un po’ si sente, ma che non pregiudica una bevuta godibilissima. Il 2012, più grassoccio, non stanca affatto, anzi piace per equilibrio. Bonus: il Cardin 2009, Barbera con saldo (15%) di Nebbiolo. Tra i rossi presentati spicca nettamente. Buonissimo.

MUXAGAT, MUX BRANCO, DOC DOURO, RABIGATO 80%, 20% ARINTO, GOUVEIO, SIRIA

A Meda, nel Douro Superiore, terreno prevalentemente di scisto. Fermentazione e affinamento in acciaio per la maggior parte, il restante affinato in tre tonneaux e poi uniti assieme. Annata 2013 (€ 20,00-22,00)

Limone verdello, lime, pera, gelsomino e sambuco; silicio e rosmarino, timo e origano, mondo vegetale odoroso e mondo minerale: un muretto a secco a cingere un orto a picco sul mare. Vino di grande ampiezza e complessità, netto e puro, di selvaggia bevibilità.

LA MORELLA, ANTICO CONVENTO, BARBERA DOC COLLI TORTONESI, 100% BARBERA

A Carezzano Superiore (Al), su terreno calcareo-argilloso, vigneto giovane (10 anni) affinato in barrique di secondo o terzo passaggio. Annata 2012 (€ 10,00).

A differenza dell’altra Barbera (Morella) più bizzosa e decisamente acida, il passaggio in rovere qui smussa e permette di godere in pieno una barbera non molto tannica, decisa, ma accogliente in bocca dove al frutto si accompagna una bella speziatura pungente. Bonus: il Timorasso “I tre venti” 2014 che tiene l’annata con buon equilibrio tra naso e bocca con sentori balsamici, di rosmarino e pietrisco caldo.

RADOAR, ETZA, MULLER THURGAU, IGT VIGNETI DELLE DOLOMITI, 100% MULLER THURGAU

A Velturno (Bz), terreno scistoso a 900 m slm, vigneti da quindici anni a cinquant’anni, vinificazione per la maggior parte in rovere (60%), poi acciaio, una parte macera sulle bucce. Annata 2013 (€ 15,00)

Già il MT base è un prodigio di piacevolezza, con una pesca evidente per nulla caricaturale, poi l’Etza lascia di ghiaccio tanto è cristallino, in equilibrio perfetto, teso come una fune su un crepaccio (mi vengono così). Una fune di lunghezza impressionante; la freschezza qui davvero aiuta a portare avanti una bella materia agrumosa, rosa, di salvia e erbe montane lievi, senza invadenza, fini, leggere. Davvero una splendida bevuta cui seguono anche i due rossi: lo Zweigelt 2014 da omonima uva di origine austriaca, e il Loach (50% Zweigelt e 50% Pinot Nero). Più speziato il primo, più elegante il secondo. Entrambi piacevolissimi e per nulla affaticanti.

DANIELE PORTINARI, GARGANEGA, IGT VENETO, 100% GARGANEGA

Ad Alonte (Vi), terreni calcarei-argillosi, breve macerazione sulle bucce, vinificazione in acciaio. Annata 2014 (€ 10,00)

Prendete la garganega di Angiolino Maule o di Sauro Maule o di Davide Spillare e poi quella di Daniele e capirete quanto un terreno possa influire a parità, o quasi, di modalità di vinificazione. Le caratteristiche minerali provenienti dai terreni vulcanici degli altri gargaproduttori vinnaturistici qui non ci sono e così quel che resta è una garganega meno caratterizzata dalle note sulfuree, più ammiccante, più orientata su frutta agrumata e fiori bianchi, tanto più apprezzabile per la capacità di portare a casa la ghirba (è il caso di dirlo per l’annata) con un vino con acidità non sospette.

CORTE SANT’ALDA, CA’ FIUI, VALPOLICELLA DOC, CORVINA GROSSA, CORVINA VERONESE, RONDINELLA E MOLINARA (PRINCIPALI)

A Mezzane di Sotto (Vr), terreni calcarei di medio impasto, fermentazione in tini tronco conici e affinamento da sei a 10 mesi. Annata 2014 (€ 12,00).

Tanto il Ripasso 2013 che l’Amarone 2011 sono ottimi vini che hanno reso quest’azienda un riferimento assoluto per la denominazione, ma il Valpolicella Ca’ Fiui è un vino che fa felici in ogni occasione e anche nell’annata horribilis regala compostezza, succosità, materia senza stancare.

[nb: i prezzi sono indicativi e si intendono a scaffale di enoteca, la foto scattata camminando con amici per la città]

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Giovanni Corazzol

Membro del Partito del progresso moderato nei limiti della legge sostiene da tempo che il radicalismo è dannoso e che il sano progresso si può raggiungere solo nell'obbedienza.

11 Commenti

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amedeo

circa 3 anni fa - Link

Giovanni, hai per caso assaggiato anche i vini del vulcanico Pierpaolo Badalucco (Dos Tierras e Temprano). Che ne pensi?

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Giovanni Corazzol

circa 3 anni fa - Link

sì, il Temprano l'ho preferito. per restare in sicilia mi è piaciuto moltissimo anche l'Etna Rosso di Bruno Ferrara Sardo

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robimaio

circa 3 anni fa - Link

Ciao Giovanni, hai assaggiato Podere orto, Zampaglione, Santa10 e Domaine Vinci?? che ne pensi?

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Giovanni Corazzol

circa 3 anni fa - Link

Podere Orto non l'ho assaggiato mi spiace. gli altri due sì. Santa10 mi sembra valga la pena seguirlo senza dare giudizi affrettati ora, né in un senso, né nell'altro. Con Domaine Vinci ho avuto a che fare evidentemente con una bottiglia sbagliata, perché il mio assaggio è stato deludente, mentre altri me ne hanno parlato bene.

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Cristiana Lauro

circa 3 anni fa - Link

Etza di Radoar era veramente molto buono. Io aggiungo anche il sangiovese della tenuta biodinamica Mara, in collina vicino a Rimini. Costicchia ma ha carattere e personalità da vendere. Per il resto poca roba. Un bel po' di vino full of flaws, dove c'è da chiedersi perché continuino a produrli visto che poi non se li beve nessuno. In Francia, dove le cose stanno cambiando, non sono più accettati vini con volatili così alte, ad esempio. Un'azienda sull'Etna si è presentata con un campione di botte nella bottiglia di plastica dell'acqua minerale. Sembrava spillato da un'acetaia, una cosa imbevibile. O impari a fare il vino o cambi ramo perché certe puzze nel bicchiere, certe bevute faticose non si vendono manco a calci e una cantina piena di annate vecchie di vini difettati manda inevitabilmente in vacca quello che credevi un business. Qualcuno lì in mezzo i vini li sa fare, bene che vadano avanti loro.

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Giovanni Corazzol

circa 3 anni fa - Link

Grazie Cristiana, mi permetti di specificare una cosa importante: come ho scritto ho notato alcuni vini impresentabili, ma non vorrei passasse che a Vinnatur (associazione o fiera), di impresentabili ce ne stiano più che da altre parti, anzi. L'anno scorso a Villa Favorita ad esempio, molti di noi riconobbero vini in netta progressione. Quest'anno a Genova abbiamo trovato una regressione, ma non tanto sui produttori noti, che come dici, "i vini li sanno fare" (molti assaggi non li ho riportati ma Texier, Terpin, il Cancelliere, Casa Caterina, Carussin, Rocco di Carpeneto, Collecapretta tra molti altri, si sono confermati magnifici produttori), quanto su alcuni assaggi che hanno lasciato parecchio perplessi. Il concetto che questi rappresentino lo standard è sbagliato tanto quanto tacere che alcune cose assaggiate siano parse sotto il limite e dannose per l'immagine di un movimento (quello dei vini naturali, non di Vinnatur in particolare) che resta inesorabilmente, per chi scrive, un riferimento chiaro.

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Marco

circa 3 anni fa - Link

Non è magari che un'annata come il 2014 si faccia sentire tanto, soprattutto con vini come questi "poco aggiustati"?

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Giovanni Corazzol

circa 3 anni fa - Link

Non c'è dubbio che l'annata influisca, ma non dimentichiamo che l'Italia è lunga e la terribile 2014 in alcune zone (Sicilia per esempio) da alcuni viene definita addirittura annata perfetta. A parte questo insisto: il tema non è la qualità generale dei vini, ma che alcuni, forse troppi, (non necessariamente 2014 e non necessariamente assaggiati a Genova) non raggiungono un livello minimo accettabile.

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Marco

circa 3 anni fa - Link

Su questo ahimè poco da dire!

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Davide

circa 3 anni fa - Link

Dei vini del sud si parla solo nei commenti..... anche a voler essere imparziali si è sempre influenzati da tantissimi fattori legati alle proprie esperienze

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Giovanni Corazzol

circa 3 anni fa - Link

dei 70 produttori presenti, a voler essere generosi ne conto 8 del sud (Campania, Sicilia, Abruzzo?).

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