Fiano a Montefrèdane, l’esperienza di Antoine Gaita in una verticale di Vigna della Congregazione

di Andrea Gori

Tra i Fiano d’Avellino uno dei capisaldi della scena attuale è il Vigna della Congregazione di Antoine Gaita. Questo vino ha una storia tutto sommato recente: è nel 1996 che Antoine decide di andare controtendenza, provando a coltivare il Fiano su terreni argillosi e umidi, all’epoca una mezza eresia. Ma spesso chi fa di testa propria ottiene risultati grandi, e capaci di lasciare una traccia. Anche perché – ci fa notare Antoine durante la verticale a TaorminaGourmet – se non si sceglie bene il terreno a dicembre dopo la vinificazione non si percepisce molta differenza (ad esempio) tra il più magro secco e minerale Greco e il più rotondo e fruttato Fiano.

Bisogna prestare attenzione alle curve di maturazione, che in Irpinia sono molto particolari. Serve vendemmiare presto per avere acidità, ma quello che si ottiene spesso non è vino, è una miscela di alcol zucchero e acidità con poca sostanza. Quindi la soluzione, per Antoine, è stata quella di vivere 365 giorni l’anno immerso nel proprio vigneto e seguirlo passo dopo passo fino alla bottiglia e oltre.

Il vitigno Fiano ha una dotazione di molecole aromatiche impressionante rispetto ad altri vitigni bianchi, non ha picco particolare in una certa gamma di aromi ma è decisamente completo. Il Vigna della Congregazione è un piccolo grande prodotto artigianale (a partire dagli inizi con la cantina condizionata con un “Pinguino”) e ogni anno esce in poche migliaia di bottiglie (raramente oltre le 5mila) ed è inoltre caratterizzato da una lunga permanenza  sulle fecce con svinatura a giugno. Ecco i nostri assaggi.

1998 Vino da Tavola Vigna della Congregazione. Tanta pioggia a settembre e ottobre, aspettato fino all’ultimo: gli acini erano quasi con la muffa in fiore ma non ancora sviluppata. Sapeva molto di muffa all’inizio poi si è calmato. Integro e sapido, con frutta e miele, impressionante per freschezza e gioventù anche se non ha la complessità di oggi. 83

2004 Villa Diamante Vigna della Congregazione. Flint e zolfo, minerale e riesling, alchechengi e basilico; bocca acida e fresca con tensione notevole, finale di mandarino tardivo. Bel corpo ma non molta armonia. 85

2006 Villa Diamante Vigna della Congregazione. Appuntito e gessoso, con frutta molto distinta tra tropicale, albicocca e miele di tarassaco; bocca stupenda e cangiante, ancora in divenire ma di un nitore impressionante, fusione di mare e collina, calore mediterraneo e freschezza irpina. Due grandinate durante la maturazione: poche bottiglie ma grande reazione del vigneto. 94

2009 Villa Diamante Vigna della Congregazione. Solare, con nota floreale di campo, resina e agrumi canditi, quasi uno chardonnay della cotes de blancs; bocca arcigna ancora in assestamento ma con una forza impressionante. che non esce dai binari pur con una nota calorica più evidente. 90

2010 Villa Diamante Vigna della Congregazione. Seimila bottiglie: equilibrio e fierezza, limone d’Amalfi, pesca tabacchiera e ananas, eucalipto; bocca molto frenata ma con tanta freschezza e mineralità, ampio e pieno di rimandi a canditi e pepe. Pochissimo alcol, incalzante e dissetante. 87

2011 Villa Diamante Vigna della Congregazione. Solo 2700 bottiglie: grande equilibrio di profumi, talco menta camomilla e arancio giallo, mango, zafferano e ginestra; bocca croccante e sapida, dal futuro radioso e che lo porterà ad essere completo e importante. 92+

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

3 Commenti

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Roberta.Raja

circa 5 anni fa - Link

Il Fiano di Antoine è sempre un viaggio "mistico e sensuale"! :)

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