Fenomeni storici di cui un giorno qualcuno renderà conto. Tipo: i 3 Bicchieri Piemonte del 1999

Fenomeni storici di cui un giorno qualcuno renderà conto. Tipo: i 3 Bicchieri Piemonte del 1999

di Alessandro Morichetti

Correva l’anno 1999, io tribolavo all’Università e non è che in Langa il tradizionalismo se la passasse meglio. Il tandem Slow Food-Gambero Rosso curava (e avrebbe curato per molti anni in avanti) la guida di riferimento del vino italiano e questa era una fonte molto influente su pubblico e mercato. Trovarmi fortuitamente sotto mano la lista dei 3 bicchieri Piemonte di quell’anno è stato davvero un salto nel passato, istruttivo direi. Scorriamola insieme, e aprite bene gli occhietti.

Asti De Miranda Metodo Classico ’97 GIUSEPPE CONTRATTO
Barbaresco Bricco Asili Bricco Asili ’96 BRICCO ROCCHE BRICCO ASILI
Barbaresco Costa Russi ’96 GAJA
Barbaresco Fausoni Vigna del Salto ’96 SOTTIMANO
Barbaresco Rabajà ’96 BRUNO ROCCA
Barbaresco Serraboella ’96 F.LLI CIGLIUTI
Barbaresco SorÌ San Lorenzo ’96 GAJA
Barbaresco Vigneto Brich Ronchi ’96 ALBINO ROCCA
Barbaresco Vigneto Gallina Vürsù ’96 LA SPINETTA
Barbera d’Alba Asili Barrique ’97 CASCINA LUISIN
Barbera d’Alba Bric Loira ’97 CASCINA CHICCO
Barbera d’Alba Giada ’97 ANDREA OBERTO
Barbera d’Alba Marun ’97 MATTEO CORREGGIA
Barbera d’Alba Superiore ’97 GALLINO
Barbera d’Alba Superiore ’97 HILBERG PASQUERO
Barbera d’Alba Vigna Gattere ’97 MAURO MOLINO
Barbera d’Alba Vigna Pozzo ’97 GIOVANNI CORINO
Barbera d’Alba Vigneto della Chiesa ’97 F.LLI SEGHESIO
Barbera d’Alba Vigneto Gallina ’97 LA SPINETTA
Barbera d’Alba Vigneto Pozzo dell’Annunziata Ris. ’96 ROBERTO VOERZIO
Barbera d’Alba Vittoria ’97 GIANFRANCO ALESSANDRIA
Barbera d’Asti Bricco Battista ’97 GIULIO ACCORNERO E FIGLI
Barbera d’Asti Costamiòle ’97 PRUNOTTO
Barbera d’Asti Superiore Generala ’97 BERSANO
Barbera d’Asti Superiore Montruc ’97 FRANCO M. MARTINETTI
Barbera del Monferrato Rivalta ’97 VILLA SPARINA
Barolo Bric dël Fiasc ’95 PAOLO SCAVINO
Barolo Bricco Fiasco ’95 AZELIA
Barolo Bricco Luciani ’95 SILVIO GRASSO
Barolo Cerequio ’95 MICHELE CHIARLO
Barolo Monvigliero ’95 F.LLI ALESSANDRIA
Barolo Pajana ’95 DOMENICO CLERICO
Barolo Sperss ’95 GAJA
Dolcetto d’Alba Barturot ’98 CA’ VIOLA
Dolcetto delle Langhe Monregalesi Il Colombo ’98 IL COLOMBO – BARONE RICCATI
Dolcetto di Dogliani SirÌ d’Jermu ’98 F.LLI PECCHENINO
Dolcetto di Dogliani Vigna del Pilone ’98 SAN ROMANO
Giuseppe Contratto M. Cl. Brut Ris. ’95 GIUSEPPE CONTRATTO
Langhe Arborina ’97 ELIO ALTARE
Langhe Darmagi ’96 GAJA
Langhe Larigi ’97 ELIO ALTARE
Langhe Rosso Brumaio ’97 SAN FEREOLO
Langhe Rosso Luigi Einaudi ’97 PODERI LUIGI EINAUDI
Langhe Rosso Monprà ’97 CONTERNO FANTINO
Langhe Paitin ’97 PAITIN
Langhe Rosso Seifile ’96 FIORENZO NADA
Loazzolo Piasa Rischei ’96 FORTETO DELLA LUJA
Monferrato Rosso Pin ’97 LA SPINETTA
Monferrato Rosso Sonvico ’97 CASCINA LA BARBATELLA
Roero Ròche d’Ampsèj ’96 MATTEO CORREGGIA

In corsivo ho messo Barolo e Barbaresco, e spero ve ne siate accorti. Perché per capire da questa lista che siano i rossi più strepitosi d’Italia -oggi, quasi nel 2014- ci vuole essersi fumati qualche bella canna. Quella che segue è una dichiarazione che ho raccolto nei corridoi, autore ignoto per evitare ritorsioni fisiche e psichiche.

La guida del 2000 fu un momento straordinario. Si premiarono appunto:

7 Barolo (annata 1995)
7 Barbaresco (annata 1996)
1 Roero (annata 1996)
17 Barbera d’Alba e d’Asti (annata 1997)
10 Rossi Langhe e Monferrato (annata 1997)
5 Dolcetto varie DOC (annata 1998).

Cioè in sintesi:
15 vini da Nebbiolo
32 vini da Barbera, Dolcetto e altre uve.

O meglio:
Barbera d’Alba 1997 : 12 premi
Langhe Rosso 1997 : 8 premi
Barolo 1996 : 7 premi

La sola Barbera d’Asti e d’Alba schianta Barolo e Barbaresco 17 a 14. Alto Piemonte, Timorasso e dintorni ancora sconosciuti.

Tanti gli interrogativi irrisolti nel mistero di oggi, intricato, complesso, antropologicamente labirintico, epistemologicamente controverso. Abbiamo chiesto al nostro super-processosore HAL 9000 di sintetizzare un commento sui 3 bicchieri che furono, col senno di poi.

L’elaborazione è stata lunga e si è basata su 3 aspetti fondamentali, per la maggior parte non riconosciuti nemmeno da morti:
1) il profilo ‘ossidativo’ dei tradizionalisti non era male in assoluto e a parte qualche eccezione i vini non erano eternamente inavvicinabili;
2) non era vero che i vini dei modernisti, fatti con protocollo borgognone e figli di degustazioni carbonare di vini essenzialmente borgognoni, somigliassero minimamente ai Borgogna (qui nacque il ‘legno fresco/professionale/dolce/da riassorbire/nobile’);
3) fu chiaro a un certo punto che erano proprio questi vini modernisti a non venire pronti mai: anche se erano nati proprio per essere approcciati quasi subito. Invece da giovani erano imbevibili.

Questo il responso sibillino del super-processore: “Non ci avevano capito una mazza. E non lo ammetteranno mai.”

avatar

Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

22 Commenti

avatar

Jovica Todorovic (teo)

circa 5 anni fa - Link

Segnatela la data di oggi...ti sei fatto altri due amici :-) "Amicus Plato, sed magis amica veritas" (cit.) ;-) [ale]

Rispondi
avatar

stefano bonilli

circa 5 anni fa - Link

Tu lo sai che le degustazioni e le schede dei vini del Piemonte le facevano solo quelli di Slow Food capitanati da Petrini e Piumatti? C'era una divisione per zone di influenza e noi gamberi avevamo la Toscana e tutto il centro-sud.

Rispondi
avatar

Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

Yeah, i know my chickens ;-). Infatti l'osservazione è di carattere generale, di puro ordine interpretativo e storiografico. Così per guardarsi indietro e vedere "Come eravamo". E ti assicuro che di persone stupitissime del rapporto barbera-nebbiolo ne ho trovate parecchie, insospettabili e nemmeno così giovinastre. Ne è passata di acqua sotto i ponti.

Rispondi
avatar

gp

circa 5 anni fa - Link

Però va detto che quel'anno deve essere stato particolarmente "matto" per quella guida e quella regione. L'anno successivo, cioè con l'edizione 2001 della guida, i Barbera premiati si dimezzarono a 8, ma soprattutto i Barbaresco raddoppiarono a 15 e i Barolo triplicarono a 21. Dato il radicamento territoriale di Slowfood, è probabile che i produttori delle Langhe abbiano fatto capire a suon di nocchini a Petrini e soci che era il caso di rimettersi in carreggiata...

Rispondi
avatar

Il chiaro

circa 5 anni fa - Link

Beh, io la guida in questione non l'ho sottomano, ma se si andasse a curiosare la Toscana non credo si farebbe tanto meglio. Settimana scorsa sono stato ad un banco d'assaggio dove tra gli altri era presente Clerico. Che dire? Una gamma di barolo per me inconcepibile, legno e tannino amaro e asciugante da rendere difficoltosa la deglutizione, non si parla di bottiglia difficile da finire, ma di bicchiere che resta pieno. Questi i danni provocati da una visione completamente folle del Barolo. Mi domando cosa potrebbero fare i Mascarello, i Rinaldi, i Conterno, ma anche, senza scomodare i mammasantissima della zona, che vini tirerebbero fuori dai vigneti di Clerico gente come Schiavenza, Fenocchio, Cavallotto....... Un vero spreco.

Rispondi
avatar

Smemorato di Collegno

circa 5 anni fa - Link

Bonilli ma le finali dei Trebicchieri se le facevano da soli a Bra? O Cernilli non contava proprio nulla?

Rispondi
avatar

Francesco Annibali

circa 5 anni fa - Link

certo, il rapporto barbera/nebbiolo fa riflettere, però considera che il 97 fu grande per la barbera, e soprattutto che voerzio - che in quegli anni era visto come una sorta di dal forno di langa - se ne uscì con una versione prodigiosa. considera anche che i barolo riserva (per chi li fece) erano i 1994, non esattamente i 1989. considera anche che l'alto piemonte non faceva tantissima roba di alto livello in quegli anni, e viveva soprattutto di un grande passato. ma che brivido rileggere il bric ronchi del povero angelo rocca, quanto è (e sicuramente ancora) buono

Rispondi
avatar

alvaro pavan

circa 5 anni fa - Link

Come non ci hanno capito niente, o quasi, a suo tempo, la stessa logica, a mio parere, si sta perpetuando al presente. E' insito un effetto di sopravalutazione, tanto sulla barbera(!) allora, come sul barolo attualmente. Cordialmente, Alvaro Pavan

Rispondi
avatar

Francesco Annibali

circa 5 anni fa - Link

la cosa più importante: quando fra 15 anni guarderemo ai tanti vini ridotti e volatilosi che spesso premiamo adesso, arrossiremo. è che si va avanti per errori e approssimazioni, non siamo la Francia, ci sono tante zone del cui valore ancora abbiamo capito poco (adesso è pacifico che jesi e matelica siano al top dell'italia in bianco, ma se dicevi sta cosa 15 anni fa tantissima gente del settore si metteva a ridere)

Rispondi
avatar

Angelo D.

circa 5 anni fa - Link

Al volo: 15 anni fa i primi bianchi ad essere premiati con una certa continuità mi parevano proprio i vini di Matelica e Jesi. Ma forse ricordo male... :-)

Rispondi
avatar

gp

circa 5 anni fa - Link

No, allora per la guida GR al di fuori di Friuli VG e Alto Adige di bianchi da premiare ce n'erano pochi assai. Nelle tre edizioni 2001-2003, per esempio, venivano premiati 2-3 Verdicchi di Jesi e nessuno di Matelica. Non parliamo poi della Campania: solo rossi premiati in quel triennio (15 in tutto), fatta eccezione per uno sparuto Fiano!

Rispondi
avatar

Angelo D.

circa 5 anni fa - Link

Io ricordo gran belle uscite e due tre bicchieri tra cui Mirum 94 sin dalla metà dei '90. Magari sbaglio però mi sa che da quelle parti (peggio che in Campania) si sia pagata a caro prezzo la rincorsa ai mercati esteri a basso prezzo (anfora docet). Poi quindici anni fa, o quindici vendemmie fa in Campania (per i bianchi soprattutto) oltre Mastro c'eran belle realtà ma tutte appena sbocciate... Diciamo che ne raccogliamo i frutti oggi...

Rispondi
avatar

Francesco Annibali

circa 5 anni fa - Link

@angelo ricordi bene, ma erano un premio per il mirum (tra l'altro il 94 uno dei più grandi di sempre, appena inferiore al 2010), non per matelica. non so se mi spiego. molto interessante la considerazione su estero/anfora

Rispondi
avatar

gp

circa 5 anni fa - Link

Per quanto riguarda i bianchi campani è vero solo fino a un certo punto. Ricordo un folgorante Fiano di Avellino 2000 di Marsella bevuto esattamente 11 anni fa, oggi non credo che sfuggirebbe al radar della guida. Invece il fatto è che in quegli anni a rubare la scena regionale c'erano rossi tipo il trio Patrimo-Serpico-Vigna Camarato (premiati fissi nelle edizioni 2002-2004)...

Rispondi
avatar

Pietro

circa 5 anni fa - Link

Trovo questo post talmente criptico per un non addetto ai lavori come me che applaudo alla genialità.

Rispondi
avatar

Adriano Aiello

circa 5 anni fa - Link

Ale, quale'erano i bianchi più premiati?

Rispondi
avatar

Nic Marsél

circa 5 anni fa - Link

A parte il fatto che di questo post ci ho capito poco, negli anni novanta compravo già vino e mi piaceva molto (guarda caso) la barbera. La '97 (come la '90) fu un'annata eccellente, magari dipende solo da quello.

Rispondi
avatar

gp

circa 5 anni fa - Link

Aveva commentato giustamente allora Lanati su "Repubblica": "credo che la scelta della guida sia, prima di tutto, una scelta politica ed economica: si è voluto aprire un mercato importante, la Barbera ha una potenzialità di produzione di 60 milioni di bottiglie l' anno quando il Barolo e il Brunello arrivano a cinque o sei."

Rispondi
avatar

Rossano Ferrazzano

circa 5 anni fa - Link

Indicazione notevole, ho la sensazione che oggi possa apparire meno politically correct di quanto facesse allora. All'epoca il fenomeno Barbera pareva una cavalcata trionfale destinata ad affermare finalmente le reali potenzialità di un vitigno ingiustamente umiliato dalla modestia della cultura contadina, che non aveva mai avuto la lucidità di provare a farne un grande vino, come con il Nebbiolo. Barolo e Barbaresco, in quella narrazione, vini anacronistici, gravami ottocenteschi, così scarsi di colore e così duri di tannino. Non furono mica tanti quelli che storsero il naso, davanti a questa lista. Anzi, non erano pochi quelli che erano giunti a pensare e a dire esplicitamente, riflettendo il messaggio implicito nella lista dei Tre Bicchieri, che la Barbera fosse ormai il miglior vitigno piemontese, quindi forse anche italiano. Chissà se anche oggi si fanno simili valutazioni, magari con altre tipologie, altri vitigni e altre zone.

Rispondi
avatar

Il consumatore

circa 5 anni fa - Link

Trovo questo post molto interessante e splendida istantanea di una fase modaiola del mondo del vino. Giusto quest anno leggendo la lista dei bicchierati avevo notato che nessuna Barbera d'Alba era stata insignita del premio. Non ricordavo tale abbondanza nel 99. Si certo il 97 era stata una bella annata per la Barbera, ma anche recenti annate lo sono state ma non hanno portato a tale abbondanza di premi. Erano gli anni che la barbera si era trasformata in un prodotto addomesticato, non era la Barbera di Giacomo Conterno, ma la Barbera che perdeva aciditá per diventare morbida e barricata, tanto che qualche produttore lo riportava in etichetta e i ristoratori sulle carte vini, come fosse un pregio. Ricordo durante visita in cantina nel 99 un produttore che non cito dire " oramai Bartolo Mascarello non è piú di moda" dopo avergli rivelato la cantina che avevamo appena visitato. Evviva!

Rispondi
avatar

Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

Consumatore, stai tranquillo: citare il produttore che ha detto "oramai Bartolo Mascarello non è piú di moda” non è reato né infanga alcuno. Semplicemente offre un tassello alla storia di oggi.

Rispondi
avatar

fede

circa 5 anni fa - Link

oilala http://www.vinoalvino.org/blog/2013/11/cera-una-volta-in-italia-le-guide-che-ti-portavano-fuori-strada-e-prendevano-cantonate.html

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.