Fai anche tu come Doddore Meloni e inventati una d.o.c. di sana pianta. Poi attendi paziente l’arresto

di Pietro Stara

1. Spagnolitudine. Nel 1593 tutta la penisola italica era sotto dominazione spagnola. A nord, nelle risaie vercellesi, allontanandosi il ricordo dell’epidemia, la cui data in calce era stata apposta il 24 settembre 1575, il governatore Ferdinando Velasco, conestabile di Castiglia, aveva concesso che si diminuissero le distanze tra le coltivazioni di riso e gli insediamenti urbani: per Milano e Novara quattro miglia, per le altre città tre miglia. Stessa posizione anche per il suo successore don Pedro Enriques de Azevedo conte di Fuentes. Allora la città di Novara incaricò il suo oratore ufficiale, il Langhi, di protestare formalmente con il governo di Milano in ogni sede a ciò idonea: “«Perché, – spiega uno scrittore dei nostri tempi, il Cognasso, le coltivazioni di riso nel novarese sono a occidente della città fuori Porta Vercelli e Porta Mortara, sino a Borgo Vercelli, se si proibisce da Novara per quattro miglia e da Borgo per tre, praticamente non vi è più posto per la coltivazione. Si faceva inoltre osservare che la città non ritraeva alcun danno dall’aere, e che non avendo altri introiti provvedeva a pagare tutti i pesi (cioè: tutti i carichi fiscali) con i proventi del risme».

Il Langhi dunque riferì al governatore le ragioni dei novaresi; il governatore le ascoltò, e lasciò che le leggi rimanessero com’erano. Del resto, era una precisa tecnica di governo al tempo della dominazione spagnola in Italia, questa di costringere i sudditi a convivere con leggi inapplicabili e di fatto inapplicate, restando sempre un poco fuori della legge: per poterli poi cogliere in fallo ogni volta che si voleva riscuotere da loro un contributo straordinario, o intimidirli, o trovare una giustificazione per nuove e più gravi irregolarità. Così è nata l’Italia moderna, nel Seicento: ma può essere forse motivo di conforto, per noi, sapere che il malcostume ci è venuto da fuori, e che è più recente di quanto comunemente si creda.” Sebastiano Vassalli, La chimera, Einaudi, Torino 1992 (capitolo quarto)

2. Quattrocento anni dopo, all’incirca. Sul vino. Il 12 luglio 1963 viene alla luce il famoso Dpr 930, la normativa sui vini a denominazione di origine, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 188 del 15 luglio del 1963. Un anno dopo, il 24 aprile 1964, viene istituito il “Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle  indicazioni geografiche dei vini”, noto anche come “Comitato nazionale vini”. Il Dpr 930 venne riscritto nel 1992 secondo la legge 164. Normativa che, dopo diciotto anni, principalmente per l’entrata in vigore della nuova Organizzazione comune di mercato del settore vitivinicolo (Ocm vino), è stata emendata secondo il decreto legislativo 61/2010, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana il 26 aprile 2010.

3. I dati. Nel 1970 L’Italia produce 68.870.000 hl di vino, di cui 3.267.113 a doc e docg. La superficie territoriale di produzione di uve da vino è pari a 1.138.000 ettari di cui 75.794 a doc. Nel 1980 gli ettolitri prodotti salgono a 86.545.000, di cui 8.846.454 a doc e docg per 1.307.637 di ettari, di cui 243.485 a doc. Dieci anni dopo, nel 1990, la produzione di vino cala drasticamente a  54.927.000 di hl, di cui  8.816.680 a doc (dato costante e proporzionalmente in aumento rispetto al vino prodotto). Anche gli ettari vitati scendono a 935.905 di cui 265.157a doc. Dopo la botta “al metanolo” l’Italia vira verso una produzione di maggiore qualità, stando ai dati.

Anno 2000: Produzione costante pari 54.088.000 hl. Sale sensibilmente la quota di produzione a doc e docg sino a 11.801.000 di hl. Circa tre milioni di ettolitri in più a doc. Sale la produzione di vino a doc, rimane costante la produzione complessiva, ma calano ancora gli ettari vitati dedicati al vino: 675.580. Si riducono anche quelli dedicati alla produzione di doc. 233.522. Comparando i dati si giunge facilmente ad una conclusione: meno ettari vitati complessivi, pari alla diminuzione di un terzo totale, riduzione anche degli ettari vitati a doc, ma aumento più che proporzionale della produzione di vino a doc e docg. Tre milioni in più. Dico tre.

L’altro ieri: 2010. 46.737.000 ettolitri di vino prodotto. 13.063.000 a doc e docg. Leggera flessione del terreno vitato: 632.140 Riduzione complessiva ettari a doc e docg: 184.298  (Fonte Assoenologi)

4. Nel frattempo. Al 31 gennaio 2013 l’Italia contava 73 docg di cui una interregionale, 330 doc di cui 9 interregionali, 118 Igt di cui 4 interregionali. 403 Dop che corrispondono alle 73 docg e alle 330 doc. 118 Igp uguali alle 118 Igt

Qualcuna politica? Per favore non rispondete. Non subito almeno.

5. “Fatti una doc per conto tuo!” o della spagnolitudine ai tempi moderni. Nel 2008 Meris Doddore Meloni insieme ad altri 5 probi pionieri del “Partidu Indipendentista Sardu” conquista l’isola di Mal di Ventre, al largo di Oristano, e fonda la “repubblica di Malu Entu”, nazione costretta a capitolare dopo cinque mesi a causa degli invasori italici capitanati dagli uomini della Guardia forestale e della Capitaneria di Porto in netta superiorità numerica e di armamento. Meloni ha sempre rivendicato la proprietà per usucapione. E per non smentirsi ha fatto stampare banconote con la sua faccia, i “Soddus Sardos”.

Ma ogni Presidente che si rispetti, presente o passato che sia, produce anche del vino e Meloni, non da meno e non di più di illustri colleghi italici, ha creato il Maluentu, il “vino nero indipendentista”. Sulla bottiglia anche la doc: Bovale di Terralba. Si era dimenticato la certificazione della Camera di Commercio. O forse non la voleva proprio. D’altra parte come dargli torto: la camera di Commercio è occupata militarmente dallo Stato Italiano. Gli hanno affibbiato un anno e mezzo per frode fiscale. Ma non è finita qui!

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Pietro Stara

Torinese composito (sardo,marchigiano, langarolo), si trasferisce a Genova per inseguire l’amore. Di formazione storico, sociologo per necessità, etnografo per scelta, blogger per compulsione, bevitore per coscienza. Non ha mai conosciuto Gino Veronelli. Ha scritto, in apnea compositiva, un libro di storia della viticoltura, dell’enologia e del vino in Italia: “Il discorso del vino”.

4 Commenti

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Luca F

circa 5 anni fa - Link

Articolo molto interessante, grazie. La riduzione della superficie del terreno vitato mi sorprende, ad esempio sui colli euganei, lungo l'autostrada del Brennero e anche nelle prealpi trevigiane sono a vite terreni che vent'anni fa non lo erano. Dove è avvenuta la riduzione? Grazie.

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Pietro Stara

circa 5 anni fa - Link

Grazie a te Luca. In realtà la superficie vitata si è ridotta dovunque, con piccole eccezioni. Tieni conto che sto parlando di uva da vino e non da tavola. Il caso più eclatante, in controtendenza, è quello del Trentino. Proverò ad informarmi sulle zone che mi hai segnalato.

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Pietro Stara

circa 5 anni fa - Link

Ecco un articolo dettagliato sulla produzione di vino in Veneto (dati 2012): aumenti vorticosi della produzione del Prosecco e del Soave. Qualche questione aperta sul caso "Amarone". Nel complesso anche il Veneto appare una regione in controtendenza. http://www.inumeridelvino.it/2014/07/veneto-produzione-di-vino-docdocg-aggiornamento-federdoc-2012.html#more-14535

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VSR

circa 5 anni fa - Link

". Nel 1593 tutta la penisola italica era sotto dominazione spagnola." Deduco che la Serenissima non faceva parte della penisola italica, giustamente direi. Bravo!Finalmente qualcuno che conosce la storia e la geografia.

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