Esplorando Vosne Romanée 2009 con Pascal Lachaux

di Andrea Gori

In una rilassante parentesi borgognona di Vinitaly ci siamo ritagliati lo spazio per ascoltare Pascal Lachaux e la sua storia a Vosne Romanée, forse il comune più famoso della Borgogna, quello al cui interno si trovano i (meno di) due ettari magici di Romanée Conti. I vini di Pascal, una sfilata impressionante di Grand Cru e ottimi Premier Cru, si possono (ancora) definire“Il n’y a pas de vins communs”, come amava ripetere l’abate Courtépée prima della Rivoluzione Francese.

Lachaux è da 27 vendemmie in questo Domaine. Vinifica in maniera classica e tradizionale, non pratica la biodinamica ma un’agricoltura comunque ragionata e minimamente interventista, usa il cavallo al posto del trattore quando serve. Presenta la vendemmia 2009, apparentemente facile perché – come sanno molti – si tratta di annata grandissima, ma nella vecchia accezione del termine: molto solare, calda, con l’alcolicità difficile da gestire. Il comune ha l’orgoglio di produrre i pinot noir più eleganti, fini e completi con un tannino profondo, muscoloso e mai aggressivo, in un equilibrio paradigmatico. Settiamo l’asticella in alto, insomma, e partiamo con gli assaggi.

Vosne-Romanée 2009 
Pulito e distinto, leggero e animalesco, simpatico e brioso. La bocca è fresca, pimpante di fragola e lampone, il tannino si sente e si fa apprezzare. Decisamente saporito, da abbinamenti con carni alla griglia. 84

Vosne-Romanée 1er Cru Chaumes 2009 
Confinante con La Tache: più argilla e quindi più corpo, fermentazione malolattica svolta, maggiore contatto con le bucce, più sostanza, più materia: ciliegia e pepe, ribes rosso e trama abbondante, menta e liquirizia. La bocca non è ancora pronta ma ha spessore notevole e soprattutto forza. 88

Vosne-Romanée 1er Cru Les Suchots 2009 
Premier Cru situato in mezzo agli Echesaux da un parte, e a Romanèe Saint-Vivant dall’altra. Si presenta davvero bene, balsamico e candito con nota foxy stuzzicante, aroma di scatola di sigaro, grande struttura, sapidità e frutto netto. Affinato in barrique 100% nuove, in quanto necessita di maggiore ossigeno per la tanta frutta e il corpo. Un cru da domare secondo Pascal: sembra che sia quello con cui si diverte di più in cantina. Noi ci limitano ad essere felici a berne. 92

Echezaux Grand Cru 2009 
Dal cuore del Grand Cru, 60 anni di età per le viti, un mondo di incenso e ribes multicolori, humus e cedro, sandalo e salvia, bocca di spessore ed eleganza, tannino fitto e penetrante. Riempie e rincuora, meraviglioso. 94

Romanée St. Vivant Grand Cru 2009 
Siamo a soli 50 metri da Romanée Conti e la coltivazione prevede il solo cavallo per via dell’argilla scura che compone il suolo sul quale poggiano vigne di 90 anni. Il vino è scuro e ombroso, ma ha un fascino dark incredibile: peperone, ginger, mora e cannella, in bocca mostra acidità e corpo fusi benissimo rivelandosi profondo e minerale, affascinante e cangiante, rimane eoni in bocca pennellando tra spezie e frutta. Lascia una sensazione di pace rarefatta. 96

 

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

5 Commenti

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Montosoli

circa 7 anni fa - Link

Grazie...... Su che fascia di prezzo vendono questi prodotti...?

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Andrea Gori

circa 7 anni fa - Link

prego, è sempre un piacere come prezzi in effetti siamo molto in alto a partire dai 20-30 euro per il semplice village per salire fino a 3-400 euro per i Grand Cru. Direi prezzi allineati alla qualità ma in pieno boom da Cina...

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Rossano Ferrazzano

circa 7 anni fa - Link

Ecco, quando il Pinot Noir tira fuori il peperone a me va in cortocricuito tutto il sistema integrato fra ruota degli aromi e mappa mondiale delle denominazioni... Fino ad oggi l'ho sentito in maniera perentoria ed inequivoca solo sul Coeur de Roy di Dugat Py, ma sarebbe interessante tracciare le emersioni in campo borgognone di questo particolare riconoscimento.

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Andrea Gori

circa 7 anni fa - Link

ho riletto le note tre volte e ho riannusato più volte il bicchiere Rossano, pareva strano anche a me ma dev'essere una combinazione di mineralità e frutto molto maturo combinato a spezie ...non saprei, era proprio simile al peperone di qualche grande cabernet

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Emanuele

circa 7 anni fa - Link

Rossano, forse tu ne hai assaggiata più di una bottiglia e potrai smentire. Io un peperone indiscreto - anzi, tendenza arrosto - lo trovai in una bottiglia del Pommard 2003 di Pacalet. In generale il vino mi sembro troppo cotto per essere vero. Boccia imbizzarrita?

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