E che gli vuoi dire al progetto “Riduzione di rame e zolfo nei vigneti” di VinNatur?

E che gli vuoi dire al progetto “Riduzione di rame e zolfo nei vigneti” di VinNatur?

di Alessandro Morichetti

Se in Italia parlare di viticoltura naturale non ha (più) dell’antiscientifico si deve anche e soprattutto ai Maule di Gambellara. Il buon Angiolino, illuminato e illuminante per gli associati VinNatur, testone e despota per la questura, ci sta mettendo del suo per sdoganare conduzioni del vigneto antiche e contemporanee insieme, pre-agrindustriali. Ha la buona sorte di circondarsi di persone valide.

E’ di ieri il post firmato Alessandro Maule (uno dei figli di Angiolino) dal titolo: Progetto “Riduzione di rame e zolfo nei vigneti”. Alternerò le frasi del post ad alcuni commenti.

Progetto “Riduzione di rame e zolfo nei vigneti” di Alessandro Maule

Ricomincia quest’anno, con rinnovato vigore e caparbietà il progetto per la gestione delle malattie della vite, che coinvolge i nostri viticoltori associati.

I commenti saranno anche frivoli, tipo: “Oh, l’associazionismo tra quei fondamentalmente individualisti dei produttori di vino: che bella cosa”.

Da molti anni consideriamo il suolo e la gestione generale del vigneto i punti di partenza su cui fondare le basi per arrivare al nostro obbiettivo; arrivare a produrre vini nella maniera più rispettosa possibile del suolo e dell’ecosistema vigneto. La lotta alle malattie della vite in agricoltura bio si basa fondamentalmente sul principio della copertura; per usare termini facili, vengono spruzzati prodotti sulle piante in modo tale che questi creino una barriera impenetrabile ai funghi, responsabili dei maggiori danni all’uva. Queste “barriere” si creano usando il rame e lo zolfo, disciolti in acqua e spruzzati su foglie e grappoli a cadenze regolari durante il periodo vegetativo che va da maggio a luglio.

Si parla di salute del vigneto e non di salute dell’uomo, positivo direi. L’alcol fa male, i tannini in polvere e gli enzimi probabilmente no.

Tutto questo non senza effetti collaterali, quali ad esempio accumulo di metalli pesanti nel terreno (rame), diminuzione di varietà e numero di insetti e acari predatori e quindi utili al vigneto, diminuzione considerevole di lieviti e batteri nella buccia dell’uva e molti altri problemi.

Un approccio più coerente invece prevede di lavorare innanzitutto sulle cause della comparsa dei funghi, quindi analizzando e studiando pratiche agronomiche a sfavore di questi ultimi (sfogliature corrette attorno al grappolo, potature verdi, gestione dell’erba…) e che permettano alla pianta di diventare anno dopo anno più resistente. Grazie alla consulenza del Centro sperimentale per la Viticoltura Sostenibile di Panzano in Chianti, oggi abbiamo gli strumenti per  perseguire a livello sperimentale questo obbiettivo.

Leggo Centro sperimentale di Panzano in Chianti, penso a Ruggero Mazzilli e al metodo scientifico, mi viene in mente che anche ai Cannubi di Barolo sta girando il nome di Mazzilli per un bel progetto in itinere e in qualche modo la cosa mi piace. Se poi penso che fuori dal campo c’è Franco Giacosa sto tranquillo il doppio.

Il progetto di “riduzione di rame e zolfo” parte con l’obbiettivo di eliminare questi due prodotti totalmente, sostituendoli con prodotti fogliari che stimolino la pianta ad auto difendersi, fintanto che la pressione dei funghi non sia eccessivamente problematica; l’andamento stagionale favorevole ci sta permettendo di perseguire questa strada con eccellenti risultati finora. Ben 24 aziende su tutto il territorio nazionale hanno messo a disposizione una porzione considerevole dei loro vigneti affinché si potessero testare questi prodotti, associati ad una gestione ottimale del vigneto e ad un monitoraggio attento.

Grazie all’esperienza di questi primi 24 vignaioli potremo avere in mano dati concreti, che diffonderemo a tutti gli altri associati, che avranno così la possibilità di confrontarsi e conoscere, per crescere e migliorare ancora nella gestione delle loro vigne. Oggi il mercato dei prodotti fitosanitari furbamente presta sempre maggior attenzione a questo tipo di approccio; possiamo considerare questo aspetto un bene, ma il vignaiolo si sta trovando sempre più in balia di “prodotti miracolosi”  che sembrerebbero risolvere ogni tipo di problema.

Per questo è fondamentale avere una forza di gruppo ed un supporto scientifico sperimentale, esterno a logiche di mercato.

Mercato che squaleggia, forza del gruppo e supporto scientifico sperimentale a beneficio di tutti. Onestamente sembra impossibile non essere felici che le cose stiano andando in questa direzione.

[Foto: VQ, Lorenzo Rui]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

10 Commenti

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Franco

circa 4 anni fa - Link

Ottimo, davvero ottimo, non se ne può più di gente che inneggia al Bio mentre spruzza tonnettale di rame e zolfo portando il suolo a livelli di concentrazione fuori dal mondo e dannosi per la salute (ricordo che sono sostanze tollerate dall'organismo umano solo in quantitativi minimi). Torniamo quindi ad una gestione competente ed attenta della vigna, attraverso l'analisi dell'umidità del suolo, alla gestione del defogliamento, alla concimazione naturale ed alla pulizia delle erbe dal suolo a fasi alterne tra filare e filare. Roba che, in realtà, fanno tutte le aziende che conducono in convenzionale ormai da 10 anni. Che sia un ritorno alle origini? ^_^

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doxor

circa 4 anni fa - Link

Interessante progetto, soprattutto per avere degli 'avanguardisti' che possano convincere (o meno) gli altri produttori. Certo rame a tonnellate non fa bene, anche se forse meglio di sostanze di sintesi che curano solo i sintomi delle malattie. assaggeremo, in ogni caso, come vero verdetto

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maurizio gily

circa 4 anni fa - Link

Buono. Ci sono diverse esperienze in corso in Italia e i risultati ci sono. Eliminare lo zolfo per adesso è più dura, ma è anche meno problematico del rame.

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Marco

circa 4 anni fa - Link

Pensate se tutti passassero al bio con rame e zolfo...si rischierebbe di inclinare l'asse terrestre per il peso del rame, come dimostra il prof. Katso * dell'Università di Upplalla... *ideatore del metodo di misura detto appunto "a Katso"

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Luca Proietti

circa 4 anni fa - Link

Il Regolamento europeo sul biologico impone il limiti di 6kg per ettaro annuo. I dati di utilizzo del Rame aggiornato al 2009 evidenzia come la media di rame utilizzato dalle aziende certificate bio è pari a 2,2 kg di rame ad ettaro. Ricordo che un ettero sono 10.000 metri quadrati. Nessuno spostamento dell'asse terreste pertanto e neanche "tonellate" di rame utilizzato. Come conferma Gily ci sono tante aziende certificate bio o meno che da anni sperimentano nuovi prodotti. Quel che afferma il figlio di Maule è più da PR quale è. Non penso il padre avrebbe fatto questi proclami, poiché di proclami si parla visto che non sono i primi a farlo e non hanno spiegato che cosa stanno facendo di nuovo - VERAMENTE NUOVO. Il controllo e gestione delle "erbe" ecc. ecc. è ROBBBBA VECCCHIA.

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Alessandro Maule

circa 4 anni fa - Link

con un giorno di ritardo, grazie Morichè!! Luca, aggiornato al 2009?? l'anno scorso si è andati ben oltre il limite dei 6 kg, fidati! Comunque non mi pare di aver scritto ne che siamo i primi ne che siamo i più bravi e belli. purtroppo non sono un PR ma zappo la vigna ...

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Luca Proietti

circa 4 anni fa - Link

Caro Alessandro, non ho scritto che fai il PR ma ho scritto che quel che hai detto tu è da PR e lo confermo. Perché poi scrivi "purtroppo" avresti dovuto scrivere per fortuna :-) Ho parlato di "media" e quindi se l'anno scorso hanno usato di più faranno media con gli anni precedenti o successivi. Vedi questo hanno dove tanti bravi vignaioli ancora non hanno usato un grammo di rame. Lo ripeto Vinnatur, meglio Angiolino Maule, tuo padre ha fatto un gran bel lavoro con tanta serietà. Però se parli per lui assicurati di esserne all'altezza, perché quel che hai detto non è per niente novità.

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Andrea Bernardi

circa 4 anni fa - Link

solo per amor di grammatica, anno va senz'acca.

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Costanza Fregoni

circa 4 anni fa - Link

L'immagine tratta da VQ mi chiama volente o nolente in causa. E' un po' curioso che abbiate scelto una foto di Attilio Scienza (articolo sulla biodiversità risalente a settembre 2013), che nel suo giudizio sul bio di solito proprio morbido non è... E premesso che per me non è un problema che si utilizzino foto pubblicate in VQ (grazie per il link, cliccate gente, cliccate!), ma che forse il mio editore potrebbe pensarla diversamente, vorrei solo dire che conoscendo personalmente Ruggero Mazzilli da 14 anni e sapendo come lavora non posso che apprezzarne l'operato, bio o non bio. Ce ne fossero di agronomi così preparati in giro. E lo dico da agronomo prestato alla comunicazione.

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Marco

circa 4 anni fa - Link

Caro Maule, ti consiglio di adottare l'interfilare asfaltato, per evitare di andare a zappare la vigna. Questa pratica agronomica, la bitumazione interfila, consente di controllare perfettamente le malerbe (no more gliphosate!!), di accedere al vigneto in ogni momento quindi ottimizzando i trattamenti con Cu e S, evitare il compattamento del suolo ecc. Pensateci all'interno di Vinnatur...avresti più tempo per diffondere i principi della tua nobile associazione

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