E anche questo pensiero ce lo siamo tolto: le bollicine di Intravino per le feste

E anche questo pensiero ce lo siamo tolto: le bollicine di Intravino per le feste

di Redazione

Una redazione degna di questa nome non si sottrae ai suoi doveri natalizi. Eccovi, allora, puntuali come una manovra fiscale, i nostri consigli per le bevute sotto l’albero. Disclaimer: a giudicare dalle note, più di un editor ha già un tasso alcolico di tutto rispetto e siamo solo al 14 dicembre. La Direzione, quindi, declina ogni noumenica responsabilità.

Alice in Wonderland
Io subisco fortemente il fascino dell’idea di Metodo Ancestrale. Innanzi tutto perché mi fa pensare a qualcosa di esoterico e in secondo luogo perché mi ispira immagini a metà tra la navetta di Jeeg Robot e il video di “Tonight tonight”. Immagino un lungo viaggio spaziale con l’uva che parte a bordo dello shuttle, sigillata nella sua capsula-bottiglia, e che lentamente si trasforma in altro da sé pur conservandosi integra nell’essenza una volta atterrata nel bicchiere. A Castagneto Carducci, fra mare e colline, c’è un’azienda che, seguendo questo metodo, produce così un vermentino. L’azienda si chiama Serni Fulvio Luigi e il vino in questione si chiama Miri. Fresco e citrino, riempie le narici di profumi di forno, solare e facile da bere, anche a casse da sei.

Massimo M. Andreucci
A Natale ognuno ha il dolce che si merita. Non é questione di bimbi buoni e cattivi, l’assegnazione avviene piuttosto secondo il criterio territoriale nella sua accezione più rigida ed intransigente. Qui a Terni, per dirne una, mangi lu Pampepatu (e dici pure che è bono – cit.), a Spoleto invece l’Attorta, a Foligno c’è la Rocciata e a Perugia, contenti loro, una specie di serpente a base di mandorle che chiamano Torciglione. Il tutto in un area del raggio di appena quaranta chilometri.
Il moscato – che invece trovi in tutta la penisola – nella versione frizzante ha quella componente aromatica e quel residuo zuccherino importante da fare il paio un po’ con tutti i dolci, anche con quel pandoro nazional popolare che dice costi nove ma poi te lo vendono a un euro e, anno dopo anno, sa sempre meno di burro e più di merendina. Se poi è il Moscato Anarchia Costituzionale di Walter Massa ha in più una freschezza che è una vera manna: va bene col dolce e senza il dolce, coi formaggi e pure col pastorello del presepe.

Sara Boriosi
Entre Ciel et Terre della signora Bedel, è buono buonissimo, materico ed elegante quel che basta per abbinare piatti ‘gnoranti oltre alla bevuta in libertà. Nostra Signora del Pinot Meunier sa usare quest’uva che mi rappresenta molto, come ebbi a dire tempo fa: sfigata come tutte le sorelle minori, costrette a indossare i vestiti rinnovati dalle più grandi, ma se ben lavorata esprime al meglio la sua potenza. Inoltre è biodinamico, e come ogni storia d’amore una bottiglia potrebbe essere per la vita e la successiva una semplice bevutina per non perdere l’abitudine. Costa il giusto, sui 60 euro e via con la festa. Inoltre la nuova etichetta è bella e può apprezzarla anche chi sceglie in base alla estetica della boccia (non ridete: succede davvero). Insomma è un buon bere anche per chi è povero di tasca ma ricco di buona volontà come la sottoscritta.

Jacopo Cossater
È da diverso tempo che ho un debole per chi riesce a emergere da zone considerate come meno nobili, meno vocate rispetto al cuore produttivo della denominazione di riferimento. È questo il caso di Alain Reaut, piccolo recoltant la cui cantina si trova a Courteron, nella Côte des Bar, oltre 150 chilometri a sud rispetto ai più famosi grand cru della Champagne. Qui, terra soprattutto di pinot nero, riesce a produrre da un’agricoltura di stampo biodinamico spumanti di straordinaria precisione, tanto dritti quanto appaganti, tutt’altro che asciutti nonostante i dosaggi, bassissimi. Il suo Brut Tradition è croccante, lineare, splendidamente equilibrato tra note agrumate, una lieve speziatura e una bellissima traccia minerale. Al Vinoir l’ho preso a meno di 50 euro ed è stata una folgorazione.

Emanuele Giannone
Da svariati anni do in appalto il concerto di Capodanno e gli altri chronia pollà dicembrini ai Colli Piacentini. Quest’anno canta – un Corale – l’Alfiere di Massimiliano Croci (Ortrugo). A fargli seguito dopo la mezzanotte, un Trentemøller dell’Aube: il Brut Nature Fosse-Grely del Domaine Ruppert-Leroy. Così, da Castell’Arquato a Essoyes, risuonano prima crosta di pane, pesche, sale dolce, zafferano e agrumi canditi, musica piena d’ottoni per le orecchie di pesci e mortadelle e testine e paste ripiene. Poi arriva la deep house radente ed elegante, acida in essenza e ad alta tensione (i glitch sassosi e limonosi!), continua e profonda in progressione (oh ma che bei bassi e bordoni!!), con un finale inaspettatamente a luci rosse (carne, fragola e ribes!!!).
Per le cronache: sarà un caso, ma Anders Trentemøller esordì con un EP intitolato Work in Progress/Champagne. Chronia Pollà!

Gianpaolo Giacobbo
Il Moscato viene spesso bistrattato a volte a ragione ma anche in questo mondo della bollicina dolce ci sono delle sfumature affascinanti. Nei Colli Euganei, in terre argillose e vulcaniche, si produce il Moscato fiori d’arancio e Borin ne è un interprete autentico. I profumi sono quello classici frangranti della frutta candita e lievemente floreali. In bocca la dolcezza è ben gestita da una bella dose di freschezza e sapidità. Vino godibilissimo anche da solo a fine pasto ma ci sta bene col panetun! Buon Natale.

Cristiana Lauro
Per me Delamotte blanc de blancs sans annèe. Non mi dilungo nelle note di degustazione che, come sapete, mi fanno venire il singhiozzo. Si tratta di uno champagne di facile beva (un mio amico ha impiegato più di venti minuti a finire una boccia da solo e abbiamo scoperto il giorno dopo che stava covando la rosolia), perfetto, senza dosaggi stucchevoli, ma equilibrato. Perché pure ‘sta mania del dosage zero è un’altra bella minchiata. I più grandi champagne del mondo hanno liqueur e, come sempre, è l’equilibrio che vince. Delamotte ha grazia da vendere e un prezzo di circa 70 euro in scaffale che trovo centratissimo. Azzardo dicendo che in effetti è un piccolo Salon. Il popolo non ha Salon? Che bevano Delamotte. (cit. Marie Antoinette).

Mauro Mattei
Per bere autoctono, una volta tanto, mi azzardo a pescare in una delle zone più trasversali fra quelle dedite a sfornare vini spumanti di qualità sull’italico suolo. Un Franciacorta dunque, ma di un micro produttore di Coccaglio: Corte Fusia. Meno di 30 mila bottiglie sfornate dai 5 ettari di proprietà ed esordio recentissimo (2010, addirittura), per due ragazzi giovani e con le idee chiare. Un approccio agronomico ragionato, una mano in cantina capace di gestire l’esuberanza del terroir ed il risultato finale è di rara golosità e nitore. All’apice della piacevolezza, a mio avviso, è il Rosè da 100% pinot nero; un vino dal naso stimolante, carnoso in bocca ma agile sul finale, teso dall’acidità sostenuta. Sotto le 30 euro in enoteca, prodotto in poco più di 2000 esemplari.

Alessandro Morichetti
Ho appena comprato online 4 bottiglie astucciate di R de Ruinart perché mi piace un casino quel mix dolce-agrumato-fruttato. Champagne che ho scoperto in realtà solo recentemente e che mi soddisfa davvero tanto. Tonico, gustoso e per certi versi sorprendente. Sui 40/45 euro.

Fiorenzo Sartore
Una bolla radical e una governativa. La prima è Infernot, cortese rifermentato in bottiglia (col fondo, tappo metallico, ovvio) di Cascina Boccaccio a Ovada. È interessante anche perché il cortese ha una lunga storia nobile di produzione di spumanti, data la sua vena acida. La release in questione ha polpa e splendido caratteraccio lievitoso, una bella prova ad un prezzo umano, sui 12 euri. Sarebbe interessante vedere l’evoluzione nei tempi lunghi sur lie ma io non riesco a tenere, a casa, la bottiglia intonsa per più di mezz’ora, poi la apro. Sacrificatevi voi se ci riuscite. La seconda è lo Champagne Royale Réserve Non Dosé (‘mazza che nome) di Philipponnat. Io non sarei caldissimo sui non dosati ma nel caso la flemma nobile da Champagne molto asciutto, molto serio, molto royale insomma, mi ha sedotto ineluttabilmente quindi è uno dei miei amati. Sta sui 50 euri, appunto è un po’ più royale.

Pietro Stara
Il Prosecco Col Fondo di Zanotto è essenziale nella sua eleganza. L’armonia del vino può essere letta in chiave esemplaristica, ossia come processo di manifestazione dell’ordine archetipico nella gerarchia dell’Essere universale. La teoria aritmetica delle proporzioni numeriche, in cui si bilanciano lieviti, note agrumate, acacia e miele viene concepita come copia dell’ordine noumenico insito nella mente di Zanotto.

Antonio Tomacelli
In quanto autarchico a chilometro zero io la bolla me la stappo pugliese, anzi Dauna, dove per Daunia si intende quella vasta area inesplorata a nord della Puglia. Qui, dove il bombino regna sovrano, il metodo classico è di casa da qualche decennio, quindi la mano è affidabile e sicura. Il Riserva Nobile delle Cantine d’Araprì allieterà le mie feste e, se poco poco mi gira, gli faccio fare pure il botto, tiè.

10 Commenti

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vinogodi

circa 3 anni fa - Link

...belle le proposte originali. Il mio contributo quindi sarà nullo perché le feste natalizie con parenti , famigliari et similia, impongono esclusivamente banal- wines ... PS: per i saluti con gli "amici di bevute" si farà una bicchierata divertentissima "vintage" con bottiglie corrispondenti all'anno di nascita dei presenti , ma purtroppo molta "quota rosa" si è ritirata in buon ordine all'esplicitazione del tema per il terrore di confessare l'inconfessabile ... (come se le milf non avessero il loro fascino...)

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Sergio

circa 3 anni fa - Link

... forse sono solo di annate poco longeve...

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suslov

circa 3 anni fa - Link

da produttore introvabile in zona improbabile da vitigno inclassificabile con metodo inarrivabile ..... mi scuso in anticipo con il moderator macheccazzo viva la cristiana lauro che a natale sbevazza champagne normale ...

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vinogodi

circa 3 anni fa - Link

... champagne "normale?" ...caro suslov, le tue parole sono la testimonianza vivente che tutto è relativo...

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suslov

circa 3 anni fa - Link

no no no, qui niente facili relativismi. cito la sempre divina cristiana lauro: uno champagne sans annee, pure dosato e di facile beva .... c'est pour les pauvre petits gens qui ne peuvent pas trinquer salon a la garganelle ....

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amedeo

circa 3 anni fa - Link

Vado con ordine: cenone del 24: per aprire le danze, una graziosa bollicina laziale, Kius di Marco Carpineti, bellone in formato brut; pranzo di Natale: dal Lazio alle Marche il passo è breve, un rosè di Mario Lucchetti (lacrima di Morro d'Albra spumantizzata) Capodanno: restiamo in patria e ci spostiamo in quel di Canelli, con un riserva Coppo metodo classico. Buone bevute a tutti.

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vinogodi

circa 3 anni fa - Link

... salvo la parentesi suddetta ("vintage" ), durante le festività difficile prescindere da ettolitri di Lambrusco e Moscato d'Asti (... buoni, però!). PS: poi , però, si ricomincia , già dai primi dell'anno ... beneaugurante ...

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Daniele

circa 3 anni fa - Link

Io berrò Champagne Brut Reserve Michel Furdyna, Pinot nero 100%. Mai provato prima. E' una sòla (fregatura)?

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Daniele London

circa 3 anni fa - Link

Scusate ma Mr Alessandro Moricchetti ma cosa avrà questo champagne Ruinart di dolce??? .

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Alessandro Morichetti

circa 3 anni fa - Link

Una parte del naso, evidentemente

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