di | gio 11 lug 2013 ore 12:58
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Volti noti

Donnafugata in tripla verticale: cosa preferire tra Chardonnay, Nero d’Avola e Pantelleria

C’è una sorta di timore ad assaggiare certi vini. Hai costantemente l’impressione che gran parte dell’enomondo non li consideri, e magari neanche li beve. Alla fine solo parlarne fa di te un paria. Oltre a non berli, tra un’alzata di sopracciglio e l’altra, non si lascia mai a questi vini la possibilità di esprimersi nel tempo, e di essere valutati sulla distanza. Per cui è giunta piuttosto gradita questa tripla verticale delle tre etichette più fashion di Donnafugata, ovvero il Chiarandà del Merlo (oggi solo Chiarandà, altrimenti noto come il vino della scenografica vendemmia notturna), il Mille e una notte, forse il Nero d’Avola più nominato dell’isola e infine il Ben Ryé, il passito che ogni italiano sa riconoscere alla cieca senza essere un fenomeno. Ecco i miei appunti di assaggio.

Donnafugata Chiarandá del Merlo 1999. Ghiaia e zagara, arancia candita, zenzero e miele di acacia, idrocarburi, ginestra e albicocca passita, timo; bocca ricca e sontuosa, sassosa e beverina, buonissima e fresca. 92

Donnafugata Chiarandà del Merlo 2001. Arancia e mela golden, spezia fine e fiori gialli, note calde e avvolgenti, nocciola e miele. 87

Donnafugata Chiarandà 2006. Usato anche vino affinato in cemento, non solo legno e acciaio: pesca gialla e arancia, intenso e dal fruttato molto caldo e tropicaleggiante; bocca più nordica e sapida, minerale e pepato, gran finale. 89

Donnafugata Chiarandà 2009. Sambuco e resina di pino, lychees, arancia albicocca e ginestra, fiori di campo e mandorle, bocca asprigna: ha grande bisogno di stare in bottiglia, ma ha un notevole estratto ed è promettente. 87+

Donnafugata Mille e una notte 2000. Ampio e solenne: alloro e cardamomo, rabarbaro, cappero, sottobosco e incenso; bocca un poco esaurita ma sapida e profonda, con tanti risvolti nonostante l’annata siccitosa. 88

Donnafugata Mille e una notte 2003. Mentolo balsamico, peperone e frutta di bosco, mirra e sale; bocca incompiuta, con un tannino appena verde ma dalla struttura ancora bella. 84

Donnafugata Mille e una notte 2007. Oliva e mirtillo, alloro e mirto, prugna e pepe; bocca in divenire, con un carattere bello e sanguigno che non si dimentica. 86

Per il Ben Ryé è necessaria una piccola introduzione: la vendemmia si effettua in genere dopo il 20 agosto; le uve più belle sono destinate all’appassimento, le rimanenti all’ammostatura. Dopo 15-20 giorni si perde per appassimento quasi il  75% del peso dei grappoli, mentre nel frattempo si fa vino dall’altra uva cui si aggiunge uva passa. La fermentazione successiva arriva a sviluppare fino a 25 gradi alcolici potenziali; a questo punto i lieviti si fermano stremati e il vino viene imbottigliato.

Donnafugata Ben Ryé 2004 Passito di Pantelleria. Carrube, miele di eucalipto, iodio e zagara, fico e dattero, pepe bianco; bocca che non tradisce la dolcezza e lascia emergere il mare e il frutto. 92

Donnafugata Ben Ryé 2006 Passito di Pantelleria. Mallo di noce, pesca sciroppata, albicocca passita; bocca vitale, corposa e profonda, ma con grande carico di dolcezza: sentore di uva passa e mela cotta con cannella e zenzero. 88

Donnafugata Ben Ryé 2010 Passito di Pantelleria. Zagara e arancia candita, iodio e timo, albicocca, pesca gialla; finale con alternanza tra note anche appena amare che lo rendono irresistibile. 94

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9 commenti a Donnafugata in tripla verticale: cosa preferire tra Chardonnay, Nero d’Avola e Pantelleria

  1. avatar Pier Paolo

    A leggere tutti quei descrittori olfattivi mi viene da pensare una cosa: è normale che lo stesso vino anche se in annate diverse conservi al massimo un descrittore olfattivo in comune e a volte manco uno?

    E ripensando al post di qualche tempo fa sullo scarso interesse verso le note degustative mi viene da dire che effettivamente una serie di descrittori olfattivi seguita da un numero a 2 cifre é troppo sterile e poco significativo, sarebbe a mio avviso più interessante inserire anche informazioni sull’andamento climatico di quella zona e com é stata la vendemmia per quel particolare vino, insomma raccontare una storia su quella bottiglia o bicchiere.

    • diciamo che non è insolito trovare profumi così diversi per tre motivi: primo perchè se effettivamente di due annate diverse e da singolo cru il vino cambia spesso anche parecchio come espressione pur rimanendo legato al terroir, secondo perchè l’anno o più di differenza di bottiglia possono allontanare i profili olfattivi di due vini in maniera significativa e terza puramente giornalistica nel senso che nella descrizione in sequenza di vini simili si cerca sempre di evidenziare i profumi diversi di un vino rispetto agli altri perchè sarebbe noioso elencare profumi presenti giù nel vino precedente.
      In genere la storia dietro una bottiglia e un vino e l’annata che l’ha prodotta viene fatta, o meglio, i dati sono sempre recuperabili e in genere forniti ai degustatori prima dell’assaggio. Qui sono stati omessi per favorire il confronto dei risultati qualitativi ma se interessa si può integrare. A Donnafugata hanno una serie di analisi delle vendemmie molto dettagliate disponibili.

      • avatar Pier Paolo

        Va bene che le informazioni aggiuntive sono sempre recuperabili da altre parti, ma uno che vuole leggersi un articolo al volo vuole trarre più informazioni possibile dall’articolo stesso, non vuole mettersi a fare ricerche per avere un articolo completo.

        Per quanto riguarda il sottolineare le differenze tra i diversi vini senza indicare una linea comune mi sembra un’altro problema per chi quei vini non li ha mai bevuti, visto che così facendo si evidenziano solo le differenze ma non si ha la più pallida idea della linea generale di quel vino o del territorio o dell’uva. Anche qua perché non mettere prima delle note dei singoli vini qualche riga generale sul territorio, la varietà d’uva etc?

        Poi visto che le differenze sono date dall’affinamento e dall’annata perché non mettere in evidenza come l’annata o l’affinamento ha interagito rispetto alla “base” di quel vino. Spiegare che ad esempio quella nota minerale tipica di quel territorio in quell’annata é più presente rispetto alle altre perché messa in evidenza dal clima caldo mentre l’altra é più esile per la pioggia pre vendemmia (elenco di cose sparate a caso giusto come esempio di cosa mi piacerebbe leggere).
        Informazioni di questo tipo se scritte con senso e ovviamente non sparate a caso sarebbero una miniera d’oro di informazioni per chi vuole capirci di più.

        Riassumendo, secondo me se volete che certi argomenti siano più interessanti dovreste sforzarvi a comunicare di più e a far capire meglio quel vino, dovreste mettervi di più nei panni di un lettore che vi legge e non limitarvi a riscrivere i propri appunti dando per scontato che il lettore capirà tutto leggendo una serie di descrittori.

        • li cerco Pier Paolo, e li pubblico! ma ogni tanto cerchiamo di sintetizzare e non fare post troppo lunghi, con le descrizioni delle annate (te lo concedo, in effetti con i dati climatici si capiscono meglio anche i profumi) sarebbe venuto un post enorme!

  2. avatar vincenz

    Io, da semplice consumatore, penso che queste verticali siano una delle tante forme di pubblicità di vini.

    • cosa intendi “una delle tante forme di pubblicità di vini”?
      sono vini che costano più della media delle rispettive tipologie quindi assaggiarli in verticale permette di verificare se valgono il prezzo da “premium” che in genere hanno, prezzo solitamente giustificato dal fatto che sono vini fatti per invecchiare e che migliorano con il tempo.
      Non vedo dove starebbe la “pubblicità”

  3. Io penso che nei giorni scorsi la signora Josè Rallo era a Siena a vedere il Palio avendola incrociata nel corso principale della città con una certa fretta in direzione di Piazza del Campo.
    Anzi, più facile in direzione di qualche palazzo con le scarpe a punta, dato che dall’alto il Palio si vede notoriamente meglio.
    Il Passito di Pantelleria di norma ce l’ha parecchio bono.

  4. avatar patrizia

    Non amo particolarmente i vini di questa azienda, ma trovo molto interessante poter apprendere l’evoluzione dei suoi vini attraverso post come questo. Indubbiamente l’ideale sarebbe sempre riuscire ad “oggettivizzare” quanto più possibile l’analisi per avere un parametro di valutazione affidabile rispetto a quella idea di tipicità che comunque questi vini devono avere al di là dell’essere tecnicamente ben fatti. La verticale comunque è sempre un momento fondamentale per conoscere e capire, non solo i vini, ma anche la propria personale capacità di degustazione. I descrittori assumono profondità e precisione secondo me solo con la maturità del vino.

  5. Andrea, a me a principio va bene così. Un post prolisso, ancor di più a riguardo di note di degustazione, sarebbe l’antitesi di ciò che una lettura web richiede.
    Se ho bisogno e tempo (lo so, a volte non c’è) di approfondire, lo faccio poi per conto mio sul sito delle aziende, sulle guide (che a parte bicchieri, grappoli e chiocciole, per lo meno certe informazioni di solito le forniscono), e facendo una ricerca su altre fonti, quali pubblicazioni, blog, gruppi social, e compagnia bella.
    Capisco che il vostro approccio possa eventualmente sembrare alquanto superficiale o selettivo, ma non mi sembra di aver letto da nessuna parte che Intravino si prefigge la missione di essere un site didattico.

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