Domaine de l’Arlot, l’anfiteatro in cui si recita la magia del vino

di Alice in Wonderland

Tragoidia era il canto con il quale si accompagnava il sacrificio di un capro, animale voluttuoso e sfrenato, dionisiaco, appunto, grande consumatore di tralci di vite, durante le celebrazioni in onore di Dioniso: conosciuto anche con gli epiteti, tra i vari, di OINOS (vino) e AMPELOS (tralcio di vite); ma, soprattutto in Attica, come KISSOS (edera), pianta che nel comportamento e nella forma ricorda quelli della vite.

Baccanti, andate,
con la ricchezza e il fasto
dell’oro che scorre nell’acque
che scendono dallo Tmolo,
al suono profondo dei timpani,
levate il canto di Dioniso,
evoé, date voce alla gioia .
in onore del dio della gioia
coi gridi e gli appelli di Frigia,
quando il loto sonoro
freme sacro di note sacre
compagne giocose al passo
delle Menadi disfrenate
che corrono il monte.
(Euripide – Le Baccanti)

Una vigna che ha la forma di un teatro porta già nella sua essenza qualcosa di magico, anima immagini che si affacciano alla mente sbiadite e lattiginose, come viste attraverso un vetro appannato. Una vigna di tal sorta lascia libera la fantasia di comporre quei cenni  e dar forma alle evocazioni. Un teatro può ospitare senza tema di smentita fantasie legate a rappresentazioni di tragedie, a echi di canti, a tramonti arancioni  d’acquarello.

Il viandante che risalisse la Route nationale partendo da Beaune potrebbe non far caso ai cartelli indicatori e confondersi sui confini comunali, o addirittura non accorgersi del cambio di fuso e di clima da beaunois a nuiton. Se, tuttavia, avendo da poco passato Comblanchien e le sue cave, volgesse lo sguardo a sinistra e scorgesse l’insegna del Clos de la Maréchale di J.-F. Mugnier, il nostro pellegrino distratto saprebbe d’aver raggiunto il premier cru più meridionale della Côte de Nuits. Giunto al piede di questo colle, se riuscisse a resistere alla sirena della Marescialla, o se le avesse già soggiaciuto in passato e non tenesse vulìa di ripetere, potrebbe proseguire fino alla prossima gioia, molto vicina ancorché meno evidente. È, questa, la gioia della vicina antonomastica, quella di sogni, melodrammi e commedie d’ogni epoca, meno maliziosa e più restia ad occhieggiare; quella riservata, intravista e mai vistosa, ignorata finché un giorno, d’un tratto e per puro caso, ti imbatti in lei lungo il ballatoio mentre cammina in fretta e con gli occhi rivolti altrove, salvo per quell’istante fatale in cui incrocia i tuoi e la scopri e sorprendentemente la trovi:

bella…

Quindi prosegui, o viandante, ancora pochi minuti. Non lasciarti vincere dalla stanchezza. Siamo in discesa, qualche passo ancora e la severità del muro sulla sinistra si aprirà in un cancello sobrio. È il Domaine de l’Arlot. Varcalo. Chiedi udienza. La prima volta che ci si trova davanti al cancello del Clos de L’Arlot è una prima volta che resta ben impressa negli occhi. E’ una vigna, quel teatro, così diversa, così strana e così innocentemente, silenziosamente bella. E’ lì, circondata dal suo muretto che non sembra affatto costringerla, ma solo incorniciarla come fosse un volto bello.

Non credete alle favole: prendete appuntamento con buon anticipo, fatevi inviare il listino e stanziate un giusto budget, ciò che in Borgogna è a priori rompicapo e cruccio, a meno che non siate dirigente FIFA o affiliato al gruppo Bilderberg.

Credete alle favole? La strada e le automobili corrono pochi metri oltre il cancello, ma all’interno il tempo si è curvato in un’atmosfera sospesa. Siete in una corte, non smisurata ma ariosa, soprattutto silenziosa: tanto che suona muto, almeno tra queste quattro mura, anche il campanello. Però, se suonate, presto udite nel silenzio uno scalpiccio in discesa per le scale: Adeline. Giovialità composta e gozzaniana che compare, sorride, si informa sul viaggio, si complimenta, si accomiata e vi passa a Geraldine.

Géraldine Godot, che il sito bourgogneaujourdhui.com descrive come avant-centre de charme, è dal gennaio di quest’anno la nuova centravanti del Domaine de l’Arlot. Prelevata da una provinciale di lusso, è subentrata a Jacques Devauges, trasferitosi alla Juventus. Nella nuova squadra ha trovato, tra gli altri, due premiers crus in monopolio – il Clos de l’Arlot e il Clos des Forêts Saint-Georges – oltre a: un gioiello dal vivaio di Romanée-Saint-Vivant; La Gerbotte, un mediano bianco di sicuro effetto; una parcella a Les Suchots; e il Clos du Chapeau, beniamino dei tifosi e dal nome benaugurante. Il Domaine è per metà giardino – magnifico, originariamente piantato nel Settecento dai Vienot – e per metà vigna. Deve il nome al rivo che nasce tra le colline sopra Premeaux e s’ingrotta poco dopo la sorgente. 

Quando lo sguardo scavalca il cancello del Clos de l’Arlot, i pensieri che sopraggiungono colpiscono contemporaneamente gli occhi e la pancia e le immagini si sovrappongono superando la logica spazio-temporale e i confini crono-storici. Le piante di vite prendono forma e appaiono come attenti spettatori al contempo dell’esperienza del vivere di stagione in stagione e di quella del sentire le trasformazioni in sé. Il grande spettacolo lo fa la natura, aristotelicamente catartica, orazianamente delectans et docens. La vigna e le stagioni, la vigna e il suo maturare, il suo trasformarsi di giorno in giorno, la vigna e la natura che interagiscono scambiandosi continuamente i ruoli di spettatore e di attore, partecipando attivamente entrambe all’evolversi della vita.

Fu nel ‘700 che Jean-Charles Vienot acquistò la casa e la corte secentesche, costruite con la pietra delle vicine cave di Premeaux, e le incastonò in un piccolo elisio di viti, alberi e fiori. Il risultato, lo nota anche il sito, è che notate a hint of faded glory quando giungete sul posto e rimirate il grigio slavato del muro di cinta. Se, tuttavia, varcate il cancello, la gloria vi si para innanzi in altra e ben più vivida foggia: già negli esterni, ancor più negli interni e massimamente nella promenade – auspice Adeline, che decide se concedervela – attraverso boschetti e giardini che aggettano sulle vigne in monopolio.

Da Vienot la proprietà passò alla Maison Jules Belin, una squadra gloriosa d’altri tempi, scempiata nel 1933 da una Superga che ne iniziò il lento e inesorabile declino, culminato nel 1987 con la cessione a un colosso delle assicurazioni; cessione gestita, tuttavia, da un mediatore d’eccezione, che seppe tener testa a Mammona e entrarci in società.

Pensate allo spasso del funzionario dell’AXA il quale, anziché tediarsi con alea di rischio, mortilità e moral hazard, si ritrova a redigere i suoi progress report tra botti e bottiglie ingrommate, al fresco delle cantine di Premeaux-Prissey, alticcio e discinetico, ridendosi addosso mentre sbaglia la mira, manca l’inchiostro e intinge la penna nel calice. Che cosa scriverà? Forse dei sette ettari in gestione biodinamica e piantati a pinot nero e chardonnay, più una spruzzata di pinot grigio? O del giardino, del frutteto, dell’abete gigante e del labirinto di bossi – i più belli mai visti o vissuti dopo quelli montaliani? O scriverà della pigiatura senza diraspatura e del prodigio, per lui metropolitano, di un pigeage fatto coi  piedi, senza le macchine? O dell’avant-centre de charme?

E noi? Che cosa scriveremo?

Alla vigilia dell’apertura di un Clos de l’Arlot i pensieri e le immagini sono ben presenti, ancora nella pancia e negli occhi. Ma non c’è l’ansia dell’aspettativa. Quella è superata. Come dire, questa storia, l’esser riusciti nell’impresa non scontata, non facile, di mettere in moto gli ingranaggi a volte arrugginiti di un’emotività, aver realizzato la piccola catarsi data dal piacere dell’appagante riscontro di ciò che si immagina e ciò che si vede, basta di per sé. L’assaggio, comunque vada, potrebbe solo aggiungere, certamente non togliere. Ciò che si è vissuto dentro, il boulversement dato dalla possibilità di dipingere nella  mente e dal vivo un personalissimo quadro  in cui epoche, stagioni, tempo cronologico e tempo atmosferico, colori, eco di canti e belati di capre, tamburi e timpani, grappoli e la RN74 e un cancelletto di ferro riescano a convivere in una certa disordinata armonia, è valore che non può esser sottratto, né retroattivamente svalutato. Neppure da un eventuale assaggio deludente. Ma non ci sarà alcuna delusione. Quei sorsi andranno uno ad uno a trovare il loro posto in questo collage di armonico disordine. Senza violini suonati dal vento: il vino avvolge e coinvolge, misura lo spazio con sguardo acuto di lince, si accomoda, senza smettere di graffiare, come a tener svegli, a ricordare che il piacere nulla ha di stucchevole. Impressiona davvero la durata, una persistenza che scema dopo minuti come l’eco di un canto. E come un canto, a volte, resta a lungo nell’orecchio, così questa persistenza resta a lungo in vari altrove (non necessariamente inteso come retro – qualcosa). Struttura e delicatezza: mani grandi ma dalle dita agili, che precise e leggere si rincorrono sulla tastiera di un pianoforte.

E allora? Noi, che cosa scriveremo?

Nuits-St.-Georges Premier Cru Monopole Clos de l’Arlot blanc 2013
L’attacco è fumé e roccioso, familiare a chi conosce il vino: la  plenitudine e la vigoria di Beaune si rimirano solo in sfumato leonardesco: appaiono appena, come una lene yellow haze di frutta matura che si lascia apprezzare in prospettiva aerea, dalla distanza. Più vicina, verde e immediata la sferza acida: un’acidità da altra Borgogna – maldestro tentativo, questo, di descrivere un vino a sé, come lo sono tutti quelli buoni di tutti i cristalli colorati in questo caleidoscopio della geologia storica.

Nuits-St.-Georges blanc La Gerbotte 2013 (4% pinot beurot, o pinot grigio)
Che in passato sia stato vino rotondo e gioviale, stanno a testimoniarlo molti autorevoli articoli, nonché le dichiarazioni dello stesso Devauges – quello passato alla Juve – che da questa vigna appena maggiorenne diceva di aspettarsi meno rotondità e più mineralità nel giro di qualche anno.  Già il 2012, alla visita precedente, denotava un ampio distacco dal profilo più attestato. Il 2013 è stato la vera sorpresa: diritto e fresco, citrino e gessoso, soprattutto eloquente nell’aperta florealità (camomilla, issopo, zagara e ginestra), arricchito dai profumi di pera, pesca bianca e cedro. La presenza calorosa e un po’ stearica del passato è evoluta in profondità e progressione: attacco in erba, tensione e freschezza, sviluppo in frutta bianca e gialla, sipario chiaro e sapido.

Côte de Nuits Villages Clos du Chapeau 2013
Secondo le lectiones magistrales, Comblanchien sta alla Burgundia felix come i Fratelli Vanzina a Manoel de Oliveira: settima arte ma in versione povera, decima musa ma sciancata. Qui, oltretutto, siamo impudentemente in faccia a una combe: fa più freddo, il suolo è più profondo, decametri di ghiaia e meteodrammi in agguato. Che cosa ne può venire? Toh, a sorpresa spunta Ang Lee coi suoi fondamenti esistenziali, amore e gusto. Semplice e adorabile, marasca fresca e kirsch, petit four alle mandorle, una punta di spezie tra pepe nero e chiodo di garofano, un saluto veloce alla famiglia Amarelli di Rossano Calabro e poi giù col frutto rosso fresco, acidulo, persistente; e con tannini presenti, decisi e non invadenti.

Nuits-St.-Georges Le Petit Arlot 2013
Giovane certo (da impianti degli anni 1998-2000), piccolo per modo di dire: fragola, cassis, garofano, tabacco, conifere e liquirizia. Frutto, corpo e acidità bilanciati al palato, tannini delicati e fondenti, sorso ricco, pieno e profondo.

Nuits-St.-Georges Premier Cru Monopole Clos de l’Arlot 2013
Per vincere facile: Jasper Morris descrive in termini generali i vini del domaine come leggeri e fragranti, apparentemente fatti per essere bevuti in gioventù, almeno a giudicare dal colore relativamente evoluto già in fase iniziale. Giudizio, aggiunge, affrettato: invecchiano sorprendentemente bene, guadagnando in persistenza e bouquet, struttura e complessità. Il 2013 governa un’annata climaticamente erratica – fredda e piovosa in principio con germogliamento e fioritura tardivi e diffuso aborto floreale, quindi calda e molto luminosa, culminata nella vendemmia più tarda dal 1984 – senza mostrarsi affatto errabondo. Anzi: è centrato, equilibrato e preciso. Le prime impressioni vertono su frutti rossi croccanti, lampone e ciliegia, note fumé e di legni nobili molto discrete – la vinificazione a grappolo intero è gestita ad arte – chiodo di garofano, cardamomo, issopo e armelline. In bocca è immediata la sensazione di misura ed eleganza: struttura leggera e solida, passo agile, progressione quasi leggiadra, concentrazione e profondità rese in tensione e lunghezza, impressione minerale assai chiara – sarà pure che il vino ci piace molto e che la nostra guida insisteva sui calcari marnosi, ma a noi tale sembra – e tannini di grande finezza. L’allievo che sorprese e smentì il maestro Jean-Pierre de Smet.

Vosne-Romanée Premier Cru Les Suchots 2013
Trova l’intruso: l’impresa è tanto abbordabile, quanto invero appagante perché il vino è dichiaratamente altro rispetto a Nuits-St.-Georges e chiaramente intenso, ricco, raffinato, energico,  etereo, siccome suole in questa parte di Vosne-Romanée. Di V.-R. in generale si dice che il n’y a point de vins communs. Di qui in particolare si sa, anzitutto, la collocazione tra vigne che di communs, in effetti, non hanno nulla: Richebourg e Romanée St.-Vivant da un lato, Echézeaux dall’altro. E si sanno, a seguire, intensità e ampiezza talora travolgenti, la presenza più istante e nervosa in attacco, l’energia, la ricchezza e la pienezza di ritorno, la corposità e l’intensità coniugate a finezza e purezza degli aromi in persistenza.

Nuits-St.-Georges Premier Cru Clos des Forêts Saint-Georges 2008
Interessa conoscere un esempio di buona vinificazione a grappolo intero, senza diraspatura, fatta comme il faut e quando l’annata lo consente? Eccolo. Marasca e rovo sottili, non ostentati, lampone succoso e sullo sfondo cuoio, liquirizia, pimento e pepe rosa. In bocca è elegante nel naturale connubio di ricchezza e compostezza, rotondità e droiture; l’eleganza è di immediata percezione nel finale lunghissimo, scandito da tannini croccanti e ancora robusti, effusione di frutti di bosco e ciliegia in essenze.

Nuits-St.-Georges Premier Cru Clos des Forêts Saint-Georges 2005
Come cresce, il piccolo Fauno Barberini? Come deve: con corona d’edera e pelle di pantera, disteso su una roccia. Lo trovate a Königsplatz 3, presso la gliptoteca di Monaco di Baviera, già nella collezione del cardinale Francesco Barberini, restaurato dal Bernini e poi voluto e ottenuto a ogni costo dal principe Ludovico. Oppure lo trovate imbottigliato qui: ugualmente disteso, ugualmente incoronato d’edera e vestito d’una fiera, morbida di pelle e dal graffio indelebile. Tra le righe, una ciliegia, un fondo di caffè e un ciuffo d’erbe amare.

Nuits-St.-Georges Premier Cru Clos des Forêts Saint-Georges 1998
Rieccolo. Il colore è evoluto leggermente ma è ancora rubino brillante, di una trasparenza cristallina. La bottiglia è aperta da un giorno, il vino è sgrondato dell’alone misterioso di qualche mese fa: bacchette d’incenso, chiodo di garofano, kirsch, creosoto, genziana e una sovrana parte agrumata, dolce e leggera e amara, neroli e scorze candite. Sorso di grande effetto: energia e tattilità prima di tutto. Il tutto è confetti alla verbena e alla cannella, cardo, slivovica e una profondità confortevole e coinvolgente, piena del rosso ancora vivo del frutto, giù in fondo.

Collaborazione ai testi: Emanuele Giannone

avatar

Alice in Wonderland

Nascere a Jesi è nascere a un bivio: fioretto o verdicchio? Sport è salute, per questo, con sacrifici e fatica, coltiva da anni le discipline dello stappo carpiato e del sollevamento magnum. Indecisa fra Borgogna e Champagne, dovesse portare una sola bottiglia sull’isola deserta azzarderebbe un blend. Nel tempo libero colleziona multe, legge sudamericani e fa volontariato in una comunità di recupero per astemi-vegani. Infrange quotidianamente l’articolo del codice penale sulla modica quantità: di carbonara.

2 Commenti

avatar

gabry

circa 4 anni fa - Link

Due info: prezzi (in cantina) e distribuzione in Italia? Grazie!!

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 4 anni fa - Link

A partire da 20-25. I prezzi dei p.c. variano a seconda dell'annata, del Clos des Forets St.-Georges sono disponibili svariate annate. Il Romanée-St.-Vivant va parecchio più su... Nessun distributore. Prezzi alla fonte.

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.