Dice Angelo Gaja che “i vini naturali sono qui per restare”. E adesso so’ ca**i vostri

di Alessandro Morichetti

Non c’ero ma è come se ci fossi perché ho intuito femminile, senso del contemporaneo e paraculaggine quanto basta. Angelo Gaja è arrivato a Perugia per un keynote speech (urkoboia, ma si mangia??) e sentirlo parlare come Sandro Sangiorgi ma con 4 anni di ritardo mi indrizza tutti li peli fino a quelli meno esposti:

“Quella del vino naturale non è una moda, la direzione è quella e non si tornerà più indietro”.

Lo dico a beneficio di tutti gli scettici all’ascolto. Gaja è uno che conosce tecnica e progresso da quando voi ancora non eravate nati. E conosce il mercato mondiale di quasi tutto, dai bulloni alle motoseghe. Quindi immagino che questa analisi, non predittiva bensì certificativa (e questa è una novità), dovrebbe risvegliare tutti i neuroni all’ascolto. Qui si sta parlando del minor interventismo possibile tanto in campagna quanto in cantina, di vini curati ma non masturbati. Per dirlo con una metafora di scuola sifreddiana, il confine tra carezza e pugnetta è sottile ma c’è e non va più superato. Qui nessuno vuole tornare a cento anni fa. Si afferma solo che curare al meglio l’uva prima, durante e dopo porta in sé la stragran parte del lavoro di chi fa vino. Nessuna moda passeggera, dunque: questo movimento influisce profondamente nella cultura del vino, in positivo, e ben venga Angelone nostro a riconoscerlo. Fino a qui le note positive.

Il brutto viene ora. Sfogliavo di recente la agiografia biografia di Riccardo Cotarella. Non ne ricordo nome né autore quindi gli interessati cercassero pure su Google. Alla terza sbirciata random (ero a cena da amici) mi appare il flying winemaker Cotarella A CAVALLO. Si si, proprio A CAVALLO, IN MEZZO ALLE VIGNE!!! Ma vi rendete conto????? Eccolo qua il rischio del discorso! Vuoi vedere che tempo 5 mesi il Cotarella ti tira fuori il vino bioqualcosa, magari senza solfiti, per rifarsi la verginità?

Perché coi tempi che corrono, col cazzo che ripeteresti in televisione parole del genere: “Considerarmi un mago del vino mi sembra un momento molto riduttivo del mio rapporto con questo prodotto. È molto di più”. Ma lo scambio MAGISTRALE è questo qui, e viene da Report del 24 settembre 2004:

AUTORE: Per cui mi sta dicendo che il vino non si fa spremendo l’uva e mettendo il mosto a fermentare. Non basta insomma.
RICCARDO COTARELLA: No, assolutamente no. Ma non si può parlare in questo caso di alterazione. Si parla di scienza. E parlare di vino vero, come del vino in cui non si interviene, è pura utopia”.

Sai qual è il bello? Il bello è che io il senso di quanto sopra lo capisco. E lo condivido come lo condividerebbe il 50% degli enologi laureati che espongono a Cerea o Villa Favorita. Non i manichei per cui scienza e chimica applicate al vino sono parolacce. Quelli zero solfiti zero tutto e poi il vino se fa cagare che ci frega, almeno è naturale. Qui il problema non è linguistico ma ben oltre. Anche i Bressan, i Camillo Donati, le Foradori e i Graver intervengono sul vino, ma lo fanno con un’idea, una sensibilità, un rispetto, un progetto e dei principi che sono lontani, lontanissimi, inconciliabili con quelli del dottor Cotarella. Altrimenti stiam qui a raccontarci la favola dell’enologo volante che diventa buono, si redime dei peccati arabici e magari viene illuminato sulla via di Koberwitz.

Questa storia, con un po’ di fantasia, mi ricorda quella raccontata tempo fa dal bravissimo Fabio Rizzari: enologo di fama, un tempo spernacchiante i vini dell’Etna, diventa, d’un tratto, magicamente accesissimo sostenitore degli stessi. Facile cambiarsi d’abito, no? Pagherei per sapere quel nome, guarda un po’! Perché io, dei vini di questa gente, vorrei fare a meno. Sono precisi, profumati e in centesimi vanno alla grande. Però hanno il gusto della cazzata, e a me non piace dare soldi a chi ne vende, pur ottimamente confezionate. E spero di esser stato abbastanza fastidioso con la scelta lessicale ;-).

Ahhhh, o tempora, o mores! Vi rendete conto? Finché ad una pratica presumibilmente buona ci arriva Angelo Gaja io sto abbastanza tranquillo, perché parecchia gente farà 10 ragionamenti in più prima di dire al Giove Tonante in persona che ha torto e che i “vini naturali” non esistono: ma qui il problema grosso è che “l’industria “, col suo cappello che profuma di commercio, soldi, furbizia e avidità, è dietro l’angolo.

È ufficiale comunque: io non ci sto capendo più niente. Gaja che parla di naturale, Cotarella si rifà una verginità col cavallo (insomma, detta così…) e poi arriva al vino sensa solfiti… Adesso non so più cosa aspettarmi la prossima settimana e, di questo passo, non so mica se ci arrivo al Vinitaly.

avatar

Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

25 Commenti

avatar

Vignadelmar

circa 8 anni fa - Link

Restando in tema di certificazioni, intervengo solo per dire che quella bellissima foto è stata scattata nella mia Osteria, che inizialmente è stata pubblicata su Doctor Wine a corredo di questo mio pezzo su Gaja: http://www.doctorwine.it/det_articolo.php?id_articolo=202 e che l'autore è il fido Nico Morgese. Sono comunque molto contento che l'abbiate utilizzata. . Sul tema proposto da Morichetti penso di intervenire più tardi. . Ciao . Ciao

Rispondi
avatar

Fabrizio

circa 8 anni fa - Link

Scusa mo non si potrebbe fare un articolo meno arzigogolato e metaforico e focalizzato sui problemi fondamentali dell'argomento? Così si fa fatica a seguire il filo del discorso... Sarò io che sto invecchiando e ho il QI che sta drammaticamente e irrimediabilmente scadendo...

Rispondi
avatar

Carmelo Limpio

circa 8 anni fa - Link

Valida autoanalisi.

Rispondi
avatar

IRENE STEIN

circa 8 anni fa - Link

...quoto! anyway, non trovo nulla di strano nelle dichiarazioni di Angelo Gaja, è una vita intera che produce e lavora in campagna nello stesso identico modo.. prima ancora che il termine "vino naturale" fosse stato inventato...

Rispondi
avatar

Mauro Sauro

circa 8 anni fa - Link

Cotarella, con una t.

Rispondi
avatar

Montosoli

circa 8 anni fa - Link

Concordo con Fabrizio.......piu semplice e diretta e la scrittura.....e meglio e per tutti..

Rispondi
avatar

Nelle Nuvole

circa 8 anni fa - Link

Quando leggo un post così non so da che parte cominciare, davvero. La prima tentazione sarebbe quella di irritarsi per uno stile così, fra il rap e l'hip hop. Ma ormai ci ho fatto l'abitudine, Alessandro Morichetti non sarà attraente come Eminem o rozzamente sexy come Jay-Z, ma a modo suo comunica. Messa da parte la prima tentazione, la seconda sarebbe di dire "Embé?", Adesso che Angelo Gaja ha dato l'imprimatur ad un movimento che da mo' che esiste, possiamo metterci tranquilli. Secondo me ha avuto l'intelligenza di capire che cosa vuole sentirsi dire una certa audience da qualcuno come lui, qualcuno non a caso denominato "Le roi". Questo non credo che cambi una virgola dal suo modo di fare il vino e di proporlo al mondo, in entrambi i casi al top. Il suo riconoscere il caso "naturale" produrrà uno tsunami blogghistico? Forse, ma non penso che stravolgerà il credo della maggior parte dei produttori, "naturali" o "artificiali". Chi sa quel che fa e ne é convinto, continuerà a farlo, Gaja o non Gaja. Terza tentazione, quasi quasi mi verrebbe voglia di sedermi sulle ginocchia del Sor Cotarella e di dirgli "Non ti preoccupare, sono ragazzi!". Pur non essendo una sua seguace, e non avendo nulla a che fare con i suoi vini e le sue scelte produttive, mi sembra che averlo citato in questo modo sia più una goliardata che un'effettiva e motivata accusa di opportunismo. Quarta ed ultima tentazione, una preghiera che rimarrà inascoltata, se proprio non potete fare a meno di usare il termine "naturale", lasciate almeno perdere quello "industriale" relativo a certi vini e a certe cantine. E aggiungo, non c'è niente di male a fare il vino per venderlo, indossando un cappello che "puzza" di commercio e di soldi. Ci sono produttori di piccole proporzioni che vendono il loro vino a prezzi altissimi ed ingiustificati e produttori con molti ettari di vigne di proprietà che continuano a mantenere prezzi abbordabili mettendo sul mercato vini onestissimi come qualità ed origine dichiarata. Nonostante tutto quanto sopra, questo post mi è piaciuto, si ritorna in pista dopo una pausa leggermente sonnolenta.

Rispondi
avatar

Luka B.

circa 8 anni fa - Link

".... Ci sono produttori di piccole proporzioni che vendono il loro vino a prezzi altissimi ed ingiustificati e produttori con molti ettari di vigne di proprietà che continuano a mantenere prezzi abbordabili mettendo sul mercato vini onestissimi come qualità ed origine dichiarata. " Grande NN!! non lo dice nessuno ma è così. D'accordo al 110%

Rispondi
avatar

Stefano Cinelli Colombini

circa 8 anni fa - Link

Angelo Gaja lo conosco da quando avevo i pantaloni corti, lo rispetto e lo stimo ma la sua weltanschauung è tutto il contrario di quello che voi intendete come "vino naturale". A Moriché, se vai avanti così prenderai Marchionne per oracolo dell'operaismo per quell'unica sua frase su centomila dove sbaciucchia la Camusso!

Rispondi
avatar

Armando Castagno

circa 8 anni fa - Link

Incontestabile. Ma Gaja non dice "abbiamo vinto noi", semmai il contrario. Per il futuro.

Rispondi
avatar

Simone e Zeta

circa 8 anni fa - Link

Di norma la storia la scrivono i vincitori, anche se in questo caso ho paura che vincerà chi la storia saprà narrarla meglio o a voce più alta.

Rispondi
avatar

A. Tricolore

circa 8 anni fa - Link

Detto da A.Gaja, che in Langa e' stato un rivoluzionario a suo modo, un innovatore anche e soprattutto nel modo di comunicare oltre che nel modo di interpretare Barolo e Barbaresco avra' comunque dei lati positivi. O no?Almeno lo spero. E poi qualcuno la smettera' di ironizzare e banalizzare sul il vino chiamato "naturale" che non esisterebbe, in quanto bal bla bla ,senza intervento dell'uomo avremmo solo aceto. Allanima della scoperta.La questione e' un'altra e ben piu' complessa come giustamente evidenziato piu' volte anche su queste pagine. Che poi Gaja (e pure Cotarella) siano persone intelligenti e capaci e facciano vini buoni o ottimi, non penso si possa mettere in dubbio,ma detto da loro fa sempre un certo effetto,magari proprio in quelle persone che non avrebbero mai voluto o immaginato simili pubbliche affermazioni.

Rispondi
avatar

winedays

circa 8 anni fa - Link

Ecco il perchè di quei tir carichi di anfore georgiane che salivano a Barbaresco ;-) (è una battuta)

Rispondi
avatar

alessandro c.

circa 8 anni fa - Link

Per il Signor C. Colombini Le mie orecchie hanno sentito chiaramente "i vini naturali sono il futuro, altro che moda passeggera". Quindi, secondo me, non si tratta di una sua "weltanschauung" (ah! per fortuna wordreference!) sui vini naturali tanto diversa da quella di cui si sta parlando qui...

Rispondi
avatar

Stefano Cinelli Colombini

circa 8 anni fa - Link

Guardi che Gaja ha scritto quello che pensa del vino moltissime volte, lo si può leggere ovunque; la sua è sempre stata una visione mirata alla qualità assoluta, obiettivo pienamente rispettabile ma di per sé non compatibile con il concetto stesso di "vino naturale". Detto questo, visto che persino un genio come il due volte premio Nobel Bertrand Russell sosteneva che la coerenza è la virtù degli imbecilli, mi ritiro in buon ordine.

Rispondi
avatar

marco

circa 8 anni fa - Link

Gaja a differenza di altri grandi nomi del vino (non solo italiano), ha un etica un rispetto per il vino che pochi hanno.

Rispondi
avatar

Angelo D.

circa 8 anni fa - Link

Masturbazione, Pugnette, Sif(f)redi, caxxi un po' qua un po' là. Secondo me va alzata un po'... l'asticella! :-)

Rispondi
avatar

jovica todorovic (teo)

circa 8 anni fa - Link

Morichetti è come Merilyn Menson è mostruoso, è goffo, scrve pure male però ha quel suo non so che che tiene su il ritmo.... :-) L'augurio di rifarsi la verginità con il cavallo è da infame.... io non mi sorprendo perché: - Carlo Ferrini, si si quello li, fa ricerche da diverso tempo congiuntamente a importanti univrsità e in collaborazione con diverse aziende medio grandi sui lieviti indigeni e le fermentazioni spontane e il loro utilizzo - Bellavista, si si quella Bellavista, sta sperimentando da qualche tempo la conduzione di una certa superficie a regime completamente biodinamico - L'azienda alle porte di Roma di proprietà di AAA Antinori con supervisione di Alessia è certificata biologica e condotta integralmente a livello biodinamico Credo che gaia faccia compostaggio da diverso tempo e che, non credo che queste dichiarazioni certifichino, aggiungano tolgano o contribuiscano a dare maggior rilievo al "naturale" TM. Troviamo un'altra parola che funzioni meglio e sopratutto che sia più chiara?

Rispondi
avatar

Eleutherius

circa 8 anni fa - Link

Buongiorno Jovica, aborro le autocitazioni e non ti rimando al post (lunghetto) pubblicato poco tempo fa qui su IV. Però, in sintesi, tento di risponderti: no. La parola è al momento quella di maggior senso, sebbene incompiuto. Quando tu la usi, sai di cosa parli: produttori, protocolli, sfumature, denominatore comune e posizioni individuali. Trovarne un'altra... in che modo? Altri tredici anni di dibattiti? Mettiamola così, accontentandoci di un circolo vizioso: l'unica possibilità di trovare una definizione più chiara risiederebbe in un regolamento, ma si sa che su un regolamento non si avrà mai la convergenza di tutti i produttori di vini naturali (forse neanche di una maggioranza), quindi restano un termine vago (naturale o altro) e la porta aperta a chi ne sta approfittando. La vaghezza del termine, se vuoi, rispecchia proprio l'indisponibilità dei suoi fautori a (o l'impossibilità di) assumere una posizione netta, singola. Come dici tu: chiara. Nomina sunt consequentia rerum.

Rispondi
avatar

Eleutherius

circa 8 anni fa - Link

PS - A pensarci bene, Morichyn Manson è un'immagine terrificante. Ma se qualcuno versato in fotosciòpp volesse costruirla, vanterebbe di diritto la creazione della più gloriosa e grottesca maschera di questo Carnevale.

Rispondi
avatar

Nobile

circa 8 anni fa - Link

Per dare un'idea. Piccola enoteca di Roma, coppia di mezz'età: "Salve, volevamo un vino bianco da sfumare sull'arrosto di vitella" ... "preferibilmente senza solfiti."

Rispondi
avatar

Luca Iorio

circa 8 anni fa - Link

Ho letto tutti i post e secondo me sotto sotto pensate tutti la stessa cosa, la chiave è nelle parole di Alessandro, che abilmente l'ha 'buttata lì': "...perché parecchia gente farà 10 ragionamenti in più prima di dire al Giove Tonante in persona che ha torto e che i “vini naturali” non esistono". Gaja ha cavalcato anche lui con quest'affermazione la 'moda' dei vini naturali, come stanno facendo in tanti, e come dite di temere che faranno tanti altri, ma dispiace dirlo apertamente proprio perché è Angelo Gaja, quindi dispiace accostarlo a 'tutti gli altri', anche quando si comporta esattamente come loro. Detto ciò, resta pur sempre Angelo Gaja, e sono il primo a riconoscerlo...

Rispondi
avatar

Hermann

circa 8 anni fa - Link

Questo post è esilarante. Molto umoristico, ma rende chiaramente i messaggi che intende trasmettere. Complimenti. Onestamente non comprendo le critiche di alcuni lettori, forse sono vecchie ruggini, o forse solo un'innata vis polemica.

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.