Del Tuderi 2006 di Alessandro Dettori potremmo discutere fino al Capodanno 2014

Del Tuderi 2006 di Alessandro Dettori potremmo discutere fino al Capodanno 2014

di Alessandro Morichetti

L’altra sera al ristorante ho ordinato un vino di cui avevo un ricordo splendido, il Tuderi 2006 di Tenute Dettori. Col senno di poi, scelta pessima: acidità volatile alle stelle, zero piacevolezza, vino non bevibile e avanti un altro. Questa la causa scatenante della riflessione che segue.

Alessandro Dettori è una testa di sardo tenace e determinata, un vignaiolo molto serio. Su Intravino ne abbiamo parlato a più riprese e con tutte le ragioni di questo mondo: perché la sua idea di etichettatura trasparente (Ingredienti: uva, zolfo) ha le palle, perché non è un talebano-naturista ma un artigiano che guarda a Gravner e Valentini, e non ultimo perché ci capitò di assaggiare il suo Tuderi 2006 in stato di grazia. Chi non capisce quanto queste premesse siano necessarie a contestualizzare una sana “incazzatura da vino partito per la tangente” può interrompere qui la lettura.

Ho sentito il produttore per confrontarmi sull’accaduto ed è stato utile ad entrambi. Dettori è un passionale dalle idee potenti, sa quello che fa anche quando gioca al limite:

Io produco vino, non una semplice bevanda alcolica a base di uva. La differenza tra vino industriale, standardizzato, e vino artigianale è sostanziale. Metto in bottiglia qualcosa che mi possa emozionare e a volte corro dei rischi. Chiunque tratti una materia viva corre dei rischi, piuttosto mi preoccuperei del contrario.

Anzitutto, Dettori non ha discusso che quel vino potesse avere dei problemi. I 6 mesi di sosta in bottiglia del Tuderi 2006 furono proprio finalizzati a valutare l’evoluzione del liquido. Molto positiva all’inizio, meno nel prosieguo. Capisco esattamente e condivido il ragionamento secondo cui industria e artigianato giochino sport diversi, sebbene non sia facile tracciare una linea condivisa. Per l’industria, legittima e apprezzabile da certi punti di vista, l’uva è solo uno degli ingredienti del vino. Esigenze economiche di varia natura non permettono intoppi e richiedono razionalizzazione del lavoro e standardizzazione dei processi. Sull’altro versante, l'”Io sono un artigiano” di Francesco Paolo Valentini è un anti-manifesto dal pugno di ferro in guanto di velluto, pacato e sovversivo.

Niente di più simile a Corrado Dottori (La Distesa) quando afferma che si parli sempre troppo poco “Di agricoltura. Di vigneti. Di cultura. Di territorio. Siamo sempre lì, il vino come merce (naturale) e non come atto agricolo”. Ampliando la prospettiva, parlare dei “difetti” del “vino naturale” fa il paio con parlare dei “difetti” del “vino convenzionale”. Nell’idea di Dettori, il vino è uva, solfiti e sudore. E basta. Quanto più ci si allontana di qui, tanto più ci si allontana dalla sua idea di vino.

In altre parole, quel Tuderi 2006 che a posteriori ha creato problemi non deve rimettere in discussione la bontà di un impianto culturale che genera spesso vini monumentali. A tal proposito, anche molti degustatori non amano certi vini di Valentini perché li trovano rustici, imprecisi, al limite del difetto. Sono questioni delicate ma sostanziali nella comprensione della materia perché tratteggiano mondi diversi, filosofie produttive e di vita agli antipodi.

Fin qui fatto e commenti, ora una soluzione interessante, direi quasi un proposito culturale per dialogare coi professionisti del settore. Dettori non sfugge la critica e riconosce che il sommelier competente vada tutelato: deve essere sereno quando serve un vino e, nel caso di vino problematico, deve anzi sentirsi motivato a far scoprire quello stesso produttore al cliente mediante una diversa etichetta (onde evitare una sorta di “accanimento” sul Tuderi 2006 di turno). Tutto a spese del produttore, che ci mette credibilità e faccia accolandosi l’onere. In tal modo, il triangolo si chiuderebbe: cliente soddisfatto, sommelier garantito, produttore apprezzato e gudicato per quel che vale.

Mi rendo conto che questo discorso necessiti di fluidità della struttura distributiva e patti chiari ex ante ma l’idea mi sembra importante. Ovviamente, questa “sostituzione” è tutta da organizzare e concordare ma un serio servizio post vendita prefigura scenari interessanti per il comparto vino. Ben capisco che in molti casi sarebbe assolutamente inattuabile.

Alessandro Dettori non ha la fobia del mercato e credo sia il primo a sapere che un vino artigianale fatto bene, ineccepibile, è di esempio per tutti. Certo è che gli “scivoloni” di produttori come lui, nelle discussioni tra appassionati, fanno più rumore dell’assordante silenzio (e qui mi affibbio un bel 10+ per l’originalità dell’ossimoro) dei tanti vini anonimi, tecnici e spesso economici(ssimi) di cui è pieno il mondo.

Siamo alle conclusioni. Qualsiasi ragionamento che aiuti a definire meglio i termini della questione è ben accetto. Il topic è geneticamente destinato a scaldare gli animi, quindi un consiglio: scrivete il commento, rileggetelo e chiedetevi se potrebbe darci il pretesto per recapitarvi una testa di capretto sul cuscino. Se la risposta è negativa, buona fortuna :-).

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

32 Commenti

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francesco

circa 6 anni fa - Link

ma secondo te può variare da bottiglia a bottiglia o il discorso vale per tutto il Dettori 2006? E nel caso: potrebbe essere uno stadio evolutivo "no", per poi riacquistare piacevolezza nel tempo? Anche a me quel vino ha lasciato un bellissimo ricorso, bevuto l'estate del 2011 nel loro ristorante in Sardegna, e ne ho riportata una cassa che mi attende in cantina.... mi sa che a questo punto stasera devo controllare la situazione!!!

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pietro

circa 6 anni fa - Link

E se un povero privato come me ha comprato 3 bottiglie per tipo di Tuderi 2006, Tenores 2006 e Dettori rosso, rischia con tutte? Ora mi spiego la prima di Tuderi imbevibile a Settembre... Sai che me frega del sommelier tutelato... Francesco mo sa che anche io devo controllare la situazione! Anche io come te comprai sulla scia dell'assaggio al Vinitaly, nonchè delle varie celebrazioni su Intravino e sull'entrata nella Tripla A di Velier...

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

Pietro, io ho parlato della bottiglia che mi è capitata. Alessandro mi ha detto che lui stesso aveva recentemente assaggiato bottiglie della stessa annata in piena forma. Ci sono quindi buone ragioni per essere fiduciosi di trovare piena soddisfazione negli assaggi, così non fosse segnalalo direttamente al produttore o a chi ti ha venduto la bottiglia. Credo che pieno rispetto di produttore e bevitore siano sullo stesso piano, spero di non sbagliare insomma.

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Angelo D.

circa 6 anni fa - Link

Oh ca**o, prima cosa da fare entro Aprile è aprirle tutte e sei allora? E se mi vanno storte che succede, Alessandro?

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Davide Gallia

circa 6 anni fa - Link

i vini "vivi" come quelli di Alessandro Dettori possono dare grandi emozioni. avevo 2 casse di Tenores 2009 tenute entrambe nella mia cantina . la prima cassa l'avevamo aperta gia' 2 ore prima della degustazione, versato nel bicchiere era chiusissimo e "quasi" sgradevole al naso. dopo 1 ora nel bicchiere si è aperto ed è diventato super. la seconda cassa (stessa annata, stesso lotto , stessa cantina di stock) era leggermente rifermentata in bottiglia. profumi pero' subito gradevoli ma un po' di acidità volatile al palato, comunque sempre nei limiti della gradevolezza. 2 evoluzioni dello stesso vino totalmente diverse

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Alessandro Dettori

circa 6 anni fa - Link

Ciao Davide Gallia, il Tenores 2009 non può "chimicamente" rifermentare. E' possibile che si trattasse di semplice Co2 "originaria"? L'ho riscontrato sia nel Tenores 2009 che nel Dettori Bianco 2009.

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Davide Gallia

circa 6 anni fa - Link

in effetti potrebbe essere. i vini rifermentati in genere sono da buttare mentre il tenores era buono! ti assicuro pero' che la co2 nel bicchere era davvero tanta.

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pietro

circa 6 anni fa - Link

Benissimo grazie le ho prese da canali ufficiali via Velier insomma. Per correttezza segnalo che tutte le bottiglie di Renosu e Dettori bianco erano perfette e strepitose.

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Antonio

circa 6 anni fa - Link

Una bottiglia probabilmente mal conservata nel ristorante, o durante il trasporto, non fa testo ! Personalmente ho ancora diverse bottiglie di Alessandro in cantina ed ogni volta il godimento è massimo ! :) Una volta comprai una partita di Primitivo dolce naturale a luglio, quando mi arrivò, aveva rifermentato in bottiglia ed ho dovuto buttarlo tutto, poi la ditta che è seria mi ha ricambiato in autunno con altre bottiglie integre ! Al ristorante ci deve pensare il ristoratore !

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tt

circa 6 anni fa - Link

Possiedo le ultime 4 casse (credo al mondo) di Skistos 2004 di Gianfranco Manca di Nurri. RIcordo quando nel 2008 Gianfranco, aprendo un paio di bottiglie, faceva il segno della croce. Al tempo non interpretavo ancora correttamente quell'atto, ma è chiaro che sacralità e scaramanzia si celavano la dietro. Oggi sò bene che di quelle 24 bottiglie ne salverò 8-10 massimo, ma sono felice uguale così. Perchè ho conosciuto l'onestà del produttore, la sua filosofia produttiva, e ne ho condiviso l'idea. Quale riflessione riguardo il Renosu? Un altro amico vignaiolo mi ha detto che il vino non basta farlo "genuino", bisogna farlo buono. Lo stesso amico, allertato riguardo la rifermentazione in bottiglia di un suo vino passito, immediatamente, mi ha consegnato in omaggio una piccola cassetta delle stesse bottiglie, a sostituzione delle difettose. Alessandro Dettori, sei pronto a fare altrettanto?

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Massimiliano Montes

circa 6 anni fa - Link

Alessandro Morichetti ti sbagli. Uno dei miei errori principali in passato nella valutazione di vini naturali è stato quello di fidarmi di bottiglie rovinate dal trasporto o dall'enotecaio o dal ristoratore. Mi è successo con alcune bottiglie di Barraco e di Guccione. Mi è successo con un Vosne-Romanée di Philippe Pacalet deceduto per malconservazione che un'enoteca cercava di imbonirmi (è così perché è un vino naturale). Invece ho scoperto, bevendo Pacalet in Borgogna, che non era affatto in quel modo: l'enotecaio pur di vendere una bottiglia a volte ti frega. I motivi principali di una volatile che evolve in bottiglia sono l'esposizione ad alta temperatura o alla luce diretta. L'unico modo per evitare questi problemi è cristallizzare il vino con una buona dose di solforosa, che evita qualsiasi crescita batterica nella bottiglia. Questo è quello che fanno i produttori industriali, ma non credo che sia quello che vuoi tu...

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Mirco Mariotti

circa 6 anni fa - Link

Un fisico intossicato, alias un "vino industriale", non risente di ulteriori inquinamenti, che per il "vino industriale" potrebbero essere le numerose movimentazioni, i gradienti termici in conservazione, l'esposizione alla luce; però poi muore presto... Un fisico integro, alias un "vino naturale" (che personalmente preferisco definire appunto "integrale"), non appena è sottoposto ad un trauma esterno ne risente tantissimo... Ergo, Francesco nel primo commento ha scritto che questo vino lo ha bevuto in loco e gli è piaciuto assai... Per cui mi verrebbe da dire che statisticamente una bottiglia di "vino integrale" può ragionevolmente evolvere positivamente solo nel luogo in cui viene prodotta e conservata... Mi verrebbe quindi da concludere che l'artigianalità "estrema" non va proprio d'accordo con le logiche del commercio di oggi, ma qui il dibattito si complicherebbe un bel po'... A me personalmente come cliente farebbe davvero girare le scatole il fatto che su una scatola da 6 bottiglie tutte fossero organoletticamente diverse fra loro, ma è un parere personale, altre persone mi hanno detto che per loro non sarebbe un problema... ognuno a casa sua è re... Saluti Mirco

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Alessandro Dettori

circa 6 anni fa - Link

UNA VOLTA al RISTORANTE una BOTTIGLIA L’articolo rispecchia la telefonata “appassionata ma convulsa” tra me ed Alessandro Morichetti domenica scorsa. Al telefono mi aveva espresso la volontà di scrivere qualcosa che potesse fungere da stimolo per trovare un metodo atto a “garantire” l’operato dei tanti Oste e sommelier. Però l’articolo (il voler sintetizzare concetti complessi non ha aiutato Alessandro) sembra un attacco alle Tenute Dettori ed a me che ne sono custode. Quasi uno scoop in stile “la Grande Delusione” della rivista Bere/Il Mio Vino, poiché termini come “scelta pessima” e “scivoloni” suonano da “de profundis”. È doveroso che si faccia un po’ di chiarezza per Tenute Dettori ma soprattutto per Alessandro Morrichetti che con il suo scrivere (involontario) ha dato adito a fraintendimenti da parte di chi vede sempre il bicchiere mezzo vuoto. 1)“l’altra sera al ristorante ho ordinato un vino”. 2)“Scelta pessima” 3) “Certo è che gli “scivoloni” di produttori come lui” Oggetto della discussione è UNA BOTTIGLIA DI VINO. Io non ho mai detto che tutto il Tuderi 2006 è andato a male. Anzi ho confermato che due sere prime avevo avuto una bella esperienza col Tuderi 2006 ed avevo notizia di degustazioni fatte col Tuderi 2006 andate benissimo. Quindi per onestà l’espressione “scelta pessima” andrebbe letta come “scelta sfortunata”. Stessa cosa al punto tre, “scivolone”, per una bottiglia? Per 100 bottiglie? Sino ad oggi ho venduto tra tutte le annate e tutte le tipologie circa 550.000 bottiglie di cui ho riscontrato problemi con circa 500 bottiglie. Per problemi intendo: tappo, acidità volatile eccessiva, rifermentazioni (rifermentazioni avvenute solo per i seguenti vini: Tenores e Dettori 2000, Dettori 2004). Quindi lo 0,09% delle mie bottiglie hanno avuto problemi . Questo sarebbe uno scivolone? Sai allora quanti scivoloni dei grandi Cru Italiani e Francesi (le maiuscole in forma di rispetto) per il solo problema di “tappo” che è in media dello 0.5% quindi 5,5 volte più rischiosi dei miei vini? La media mondiale del solo sentore di tappo è del 2,5%, per cui i miei vini sono 27,7 volte più sicuri della media mondiale. Avendo chiarito grazie alla matematica che Tenute Dettori sono una garanzia, vediamo di affrontare l’aspetto che più mi interessa: quello spirituale. Cosa mi passa per la mente intanto che decido razionalmente di imbottigliare o meno un vino? La necessità viscerale di tenere vivo il Terroir di Badde Nigolosu e di Sennori in simbiosi con la necessità razionale che il mio Onore di Uomo rimanga integro. Ecco perché 19 vini non hanno varcato le porte della mia Cantina: Dettori Bianco 2008, Ottomarzo 2004-2006-2008-2009, Chimbanta 2008-2009, Tuderi 2008-2009, Tenores 2004-2007-2008, Dettori 2006-2006-2008, Moscadeddu 2003-2004-2008-2009. Due eccezioni: Tuderi 2006 e Moscadeddu 2007. Due vini in cui l’acidità volatile è sempre stata in bilico. Ho deciso di imbottigliare il vino e tenerlo in cantina qualche mese per prendere la giusta decisione. Due vini per me magici che hanno fatto sognare me ed altri. Vini che ho sempre venduto con il “Warning”, venduti sempre e solo a chi li aveva assaggiati e compresi. Il Tuderi 2006 lo porto sempre quando tengo personalmente le degustazioni ufficiali: AIS, ONAV, Appassionati. Aiuta a capire Badde Nigolosu, Sennori, il Vino. Da gennaio Tenute Dettori fa parte del catalogo Velier e sono state vendute 200 bt circa di Tuderi 2006 in tutta Italia. E’ stato un anno molto impegnativo tra vigna cantina e famiglia e quindi ho trascurato la comunicazione tra me e la rete di vendita Velier. Avrei dovuto battere e ribattere con ogni singolo agente sul “Warning” del Tuderi: “attento che è un vino che può essere in formissima e può essere disastroso”. In questo faccio il mea culpa, ma ad Alessandro Morichetti, ho detto al telefono che il due di gennaio avrei chiamato tutti i clienti del Tuderi 2006 (ribadisco 200 bt, parliamo di nulla) per verificare la situazione e ribadire la GARANZIA DETTORI su tutti i vini: Garanzia di qualità / Quality Guarantee Tutti i vini acquistati saranno sostituiti a spese del venditore se presenteranno difetti che compromettano la bevibilità del prodotto (ad esempio tappo, rifermentazione, ecc.), invitiamo ed esortiamo pertanto a sostituire immediatamente ai propri clienti le bottiglie non perfette, anche con etichette di qualità e prezzo superiori. Ripagheremo noi tutti i costi. Questo è scritto sul mio listino, questo viene detto ai clienti. Dico sempre di non aver paura a stappare le mie bottiglie, può capitare che qualche bottiglia (ribadisco lo 0,09% di possibilità) non sia corretta, pazienza, vai avanti, stappane un’altra, anche di qualità superiore: un Tenores, un Dettori, stappa perché garantisco e pago io, non si può dare un giudizio negativo su una singola bottiglia. Fare ciò caro Alessandro Morichetti è un’infamia. A chi ha Dettori in cantina dico di stare sereno perché ogni bottiglia che esce dalla mia Badde Nigolosu è stragarantita, lo è sempre stato sia per i professionisti che per i privati. Ho sostituito anche bottiglie acquistare da privati in enoteca (leggete se volete post sul Forum del Gambero Rosso) che sapevano di tappo. “Genti” che frequentano Intravino ben sanno che è vero quanto affermo. Quando una bottiglia va a male è comunque sempre colpa mia anche quando la colpa è da imputare al trasporto alla conservazione ed all’incapacità di chi la stappa. E’ colpa mia non aver vigilato sul corriere, aver venduto a chi non ha una cantina adeguata e chi non è ancora capace a “trattar di vino”. Una precisazione. Al telefono ho detto ad Alessandro Morichetti che quando non trovo i vini dei miei amici in carta vini, compro i vini di Gravner e Valentini perché mi piacciono molto. Questo non vuol dire che io guardi a, cioè abbia come modello: Valentini e Gravner.

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

Alessandro, ti ringrazio per l'intervento. Solo due puntualizzazioni. Non hai mai detto che tutto il Tuderi 2006 è andato a male e infatti nessuno lo ha mai scritto. Anzi, ho detto di averlo bevuto in stato di grazia e il post di Fiorenzo in cui si diceva valesse il prezzo del biglietto sta lì a confermarlo. Secondariamente, visto che dai un peso alle parole, potevi risparmiarti la parola "infamia". Sei stato il primo a riconoscere che quella bottiglia potesse avere, all'origine, deviazioni indipendenti da trasporto e conservazione. Per correttezza verso chi legge ti ricordo la mail da cui tutto è nato: "Ciao Ale, ti volevo dire che l'altra sera ho ordinato un Tuderi 2006 ma era un disastro e non sono riuscito a berlo e m'è dispiaciuto da morire. Volatile stellare, fuori ogni scala per me. Volevo prenderne spunto per una riflessione su caratteri e difetti dei vini nature. Quel vino è uscito proprio così o son stato sfigato? Dammi ogni info che ritieni utile e anche tue considerazioni, così ci rifletto". Giusto per chiarire quale fosse il mio intento originario, diverso da quello che hai detto. Credo di aver operato correttamente e nel pieno rispetto di una azienda (per cui nutro grande stima, chiaramente espressa nel post: si può anche parlare criticamente di aziende per cui non si ha stima, tra l'altro). E' stato proprio parlando al telefono che è nata l'idea di focalizzare anche la questione meritoria della "Garanzia di qualità". Ti fa molto onore ed è coerente con quello che testimoni; parlare di infamia un po' meno. Ti saluto in amicizia, testa di sardo :-P.

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Alessandro Dettori

circa 6 anni fa - Link

Caro Ale ho scritto quel che mi sentivo e sapevo di scriverlo ad un amico, quindi sono stato ancora più duro. Un caro abbraccio. Ale

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Pietro

circa 6 anni fa - Link

Chapeau Alessandro Dettori, allora mi sono già giocato la percentuale di bottiglie sfortunate ;) Quindi con le prossime vado a colpo sicuro anche al cenone di capodanno? A parte gli scherzi ora si capisce molto bene la scelta. È comprensibile che a fronte di un ordine misto, a qualche agente possa sfuggire il 'warning' su una singola tipologia / annata.

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Alessandro Dettori

circa 6 anni fa - Link

Ti ringrazio Pietro, ma questo e' un MIO ERRORE e non un ERRORE DELL'AGENTE. Io devo sempre garantire tutto il processo e subito dopo le feste mi attiverò per aiutare la rete vendita a dare sempre tutte le informazioni di garanzia al cliente.

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Nelle Nuvole

circa 6 anni fa - Link

Non indosso cappello, ma se lo facessi me lo leverei in direzione di Alessandro Dettori. Quello che ha scritto è molto bello ed articolato, coraggioso e giustamente orgoglioso. Ogni parola vuol dire quello che l'autore intende e non ha possibilità di essere fraintesa. Complimenti ancora e auguri alle Tenute Dettori!

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A. Tricolore

circa 6 anni fa - Link

Alessandro Dettori sei un grande, e' rarissimo (almeno per me ) incontrare produttori si siffatta sincerita' ed onesta',inoltre i vini che fai mi sono sempre piaciuti moltissimo.Buone feste.

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Andrea Toselli

circa 6 anni fa - Link

Ho resistito ad intervenire prima, perchè su questo produttore ammetto di venire considerato un po' talebano, ma sono ormai dieci anni che affermo, in ottima compagnia, accresciutasi pian piano nel tempo, che è impossibile, per chi ama il mondo del Vino, non stimare Alessandro e non amare i suoi vini e la sua filosofia produttiva e comunicativa. Anche a prezzo di qualche possibile delusione.

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massimo

circa 6 anni fa - Link

I vini di Paolo e Alessandro Dettori sono straordinari ma dividono ed io spero vivamente che un giorno la filosofia produttiva dei Dettori diventi il vangelo per chi produce vino ; lo so. sara' difficilissimo perche' il dio mercato appiattisce tutto .... meno male che si salva l'oasi di Badde Nigolosu

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bacillus

circa 6 anni fa - Link

...io però sarei preoccupato non poco. Perché un conto è il sentore di tappo, dovuto evidentemente ad un difetto nella scelta e lavorazione del sughero, un altro è l'acescenza, dovuta ad anomalie strutturali del prodotto in se: elevata carica batterica, evidente presenza di ossigeno acquisito in imbottigliamento o attraverso il tappo stesso. Procederei subito ad un monitoraggio a campione con analisi microbiologiche, contenuto di ossigeno, pH... penso che avrei qualche problema di insonnia. :-)

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lidolucca

circa 6 anni fa - Link

Ciao Alessandro, indubbiamente tolgo il cappello pure io, sai da quanti anni tratto i tuoi vini, sai che la mia curiosità mi ha portato in cantina da te, abbiamo assaggiato, abbiamo vissuto i tuoi vini, ho capito la tua terra, ho capito il tuo entusiasmo, spesso sento novelle, spesso sento timori, io stappo da anni e le percentuali sono quelle di tanti, non sono vini x tutti ma li ho spiegati a tutti, a volte aggiungo un centesimino a volte un piccolo imbuto di rame, mi aiuta ad avere ed elargire immense emozioni. ciao Buon anno Lido.

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manilo

circa 6 anni fa - Link

non tutti ci mettono la faccia,basterebbe un 30% di queste persone,in ogni campo ed in Italia si vivrebbe meglio. Nei miei primi passi ed assaggi,comprai dei Renosu annata 2006,,l'enotecaro di cui mi fido ciecamente, mi disse mi raccomando conservale bene,parlava di un declassamento di un suo prodotto superiore non ricordo quale,una ne portai ad una cena di novizi e non fù un successone,ma non per me ,per loro, poi dopo un paio di mesi ne aprii un altra bella bevuta parlando di un base, me ne è rimasta una e sinceramente apprezzo molto i vini evoluti,raccontano tanta roba, non so quando l'aprirò, le manderò un e-mail di come è andata. Lei non sa, ma l'enotecaro prima mi ha narrato della sua serietà, sia nel prodotto che nel commerciale, i miei complimenti. Manilo

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Antonio

circa 6 anni fa - Link

Trovo fuori luogo, inutili e poco corretti questi post che vanno a mettere in cattiva luce un produttore di questo livello, per una bottiglia partita per la tangente ! Se Alessandro Dettori non fosse intervenuto direttamente in questo post per spiegarci le sue ragioni e filosofia di vigna/cantina, che impressione ne avrebbero avuto i lettori che non lo conoscono ? Quindi ribadisco la mia piena stima e solidarietà a Dettori, un po meno all'autore del post ! ( Senza risentimento alcuno...oggi è il primo dell'anno ) . Auguri :)

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gianpiero

circa 6 anni fa - Link

alcune riflessioni: 1)l'avventore sceglie una bottiglia "integrale/naturale", se conosce la materia sa che c'è un minimo di rischio nel scegliere una bottiglia del genere. conosce il produttore e ha stima di lui. la bottiglia è insufficiente e firma un articolo dove si denigra il prodotto. deduzione: è tanto bello bere le bottiglie integrali ma se ne trovo una storta non ho la pazienza di accettarlo. l'intento di chi scrive era diverso, ma il modo in cui è stato posto l'argomento fa ragionare in questo modo, come testimoniano gli altri commenti. 2)il produttore corre ai ripari citando le statistiche prima, la sua filosofia poi. condivisibile o meno ci mette impegno, pazienza e dedizione. sta di fatto che la bottiglia, mi affido ai commenti dell'avventore, faceva schifo. 3)i commenti sono belli, traboccanti di passione per il vino, meno di conoscenza di questo prodotto...l'acidità volatile è prodotta da batteri e lieviti, non salta fuori a caso. allora mi chiedo se davanti ad una bottiglia difettosa, prima di sguainare filosofia e natura, sia opportuno spiegare le ragioni di questo difetto. perchè chiarezza e verità fanno del bevitore un consumatore avveduto.

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Antonio

circa 6 anni fa - Link

Grande Gianpiero, Ti quoto al 100% Buon 2013 :)

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bacillus

circa 6 anni fa - Link

Secondo me gianpiero coglie nel segno, Qui c'è bisogno di spiegare per bene il perché succedono certe cose.

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Antonio

circa 6 anni fa - Link

@ Bacillus Se non lo sa un " bacillus " come te.... :)

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Robe

circa 4 anni fa - Link

Tuderi 2006 é come guidare una DeLorian, se non sei m.j.fox non sai neanche dove mettere le chiavi

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Andrea

circa 2 anni fa - Link

Aperta due giorni fa l'annata in questione. Contenuto della bottiglia che trovava la sua pista d'atterraggio ideale sull'insalata. Non una banale, certo. Tenuta in cantina, orizzontale, al buio. Solo per fare statistica. E ne ho altre tre ... Magari non scriverò per ognuna, ma in un sol colpo tirerò le somme. Che non vorranno essere sommarie, sia chiaro. Prosit.

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