Degustazione a due: Coche-Dury, Ponsot, Legras, DRC, Domaine des Lambrays e Confuron-Cotetidot

Degustazione a due: Coche-Dury, Ponsot, Legras, DRC, Domaine des Lambrays e Confuron-Cotetidot

di Emanuele Giannone

È pur vero che siamo tutti esseri-umami – sapidissimi, sapienti tanticchia di meno – e che in enocrazia, per legge o quieto vivere, una nota di degustazione non si nega a nessuno. Però le variazioni sul tema dell’autocelebrazione, suonate a superlativi, iperboli e forestierismi, così come gli organolemmi da canonici della degustazione – insomma: le seghe e i bizantinismi – deprimono la voglia di leggere e di scrivere. E usano sempre lo stesso armamentario: esibizionismi ed emoticon, onanismi e onomatopee invarianti al variare del vino che spacciano. Insomma, l’enocrazia diretta pare aver prodotto un effetto paradosso: l’ordinamento in cui tutti avrebbero facoltà di dire e scrivere di vino sembra aver già detto, scritto e sbrodolato tutto. Per giunta, sembra che l’indipendenza di giudizio sia invisa alla gente che piace e a quella che conta. Se spes ultima dea, allora va riposta nei pochi che parlano con – comitativo, strumentale – lui, non di lui: solo certi produttori e bevitori. Non gli enàrchi, pezzi grossi o aspiranti tali, produttori e scrivani che fanno e commentano vini come autoscatti o come dice il saggio; semmai gli enòdi, récoltants e raconteurs che immaginano e imbottigliano vini di personalità e carattere, senza con ciò derogare al dovere di verità, che per loro non è una ed esatta ma plurima e giusta: originale, evocativa, metaforica, sensata/sensuale.

Quello che segue è un esempio: il racconto che un’enòda ha scritto di una volta che un altro enòdo portò i vini – e che vini! – li servì e li raccontò a suo modo. Un terzo ci mise le vettovaglie. Tout simplement. C’era una volta l’enòda e c’ero anch’io. I suoi racconti mi ispirarono sogni mitologici. I vini mi suggerirono scene in parte diverse da quelle viste da lei e le aggiungo qui in corsivo.

1. Cuvée St. Vincent Grand Cru Brut BdB 1996 R. & L. Legras
Un imaginarium sensuale e luminoso. Trabocca letteralmente di sensualità e luce. Zenzero, limone, molluschi, sale dolce, crosta di pane, canditi e miele in parata. Ciclico: dopo l’attacco in diretta dalla love parade si quieta, parla per sfumature, dopodiché torna ai 175 bpm e via così in successioni mai uguali, con agrumi, zagara, panpepato e fantasie dalla torrefazione che torniscono gli ultimi passaggi. Da grandissimo vino bianco tiene testa a tutta la batteria anche quando si scalda: più sale la temperatura, più acuto si fa il suono. Al gusto attacca di lama e ostrica, susine e pesche. Sottende alla freschezza fendente del limone quella dolce del cedro, a un’indefessa traccia salina morbidezze di zenzero e frutta gialla canditi. Dinamica coinvolgente e slanciata, presenza e intensità di vino materico, sontuoso, ma con tale èlan da risultare affusolato, sferzante, freschissimo. Il finale? Molti possibili e sorprendenti, questo è un vino pieno di false cadenze… (Emanuele Giannone)

2. Bourgogne Le Chapitre 2011 Domaine Bizot
Il naso rimanda alle suggestioni di Anne Gros. Terragno, sanguigno, insieme fine. Ohibò. Terragno, sanguigno, fine. Sembrerebbero tre colori che fanno a pugni accozzati nella cucitura di una bandiera. Eppure mai nessuno contesterebbe a una bandiera l’accostamento azzardato dei colori. Qui si fa lo stesso. E dal terragno, dopo un paio d’ore, sbocciano balconate di gerani. Imparare a morsicarsi la lingua mentre si conta fino a dieci dovrebbe diventare esercizio integrante di ogni corso di meditazione. (Alice in Wonderland)

Un vino di naso. Spezie e gentilezze, fiori e finezze, bacche rosse diffuse, atmosferiche. Più in fondo felce e cerfoglio. Bocca scritta da Huysmans: la finezza si apre in un ventaglio di filigrane, quasi estenuata, ma la progressione chiarisce che non c’è vacatio ma evocazione. Bocca, quindi, che apre d’eco e riverbero più che di tocco, delicata e aerea, nuda, con un filo di humus e tabacco che si fa strada al passare del tempo insieme a ferro e a un frutto via via più succoso e aspro. Tannini carezzevoli e persistenza lunga e leggera. (Emanuele Giannone)

3. Chambolle Musigny 1er Cru Les Charmes 2011 Domaine Ponsot
Menta e basilico, etereo, orzata. Una creatura. Ma pesante, la creatura! Un piccolo Buddha, o un Ciccio Bello. Poi, dopo qualche giro di lancetta, meno scherzi. Alloro, erbe aromatiche secche, finocchio selvatico su tutte. E insieme un piccolo zoo. Animaletti che fanno capolino tra gli infidi arbusti della giungla di rosmarino. (Alice in Wonderland)

Maledetta aspettativa: non mi aspettavo tanto profumo e il frutto maturo così evidente. Un signore eccentrico in vestiti coloratissimi: latte e menta, prugna, una ciliegia a dir poco opulenta, ribes, mandorle e un fondo tra carnoso e ombroso con bacon, muschio, fungo, un che di polveroso. Grande intensità. Grande al palato per tocco, energia e progressione: una spettacolare ascensione in cordata di freschezza e calore, la diffusione aromatica compendia il frutto del naso a cenni più amari, di capperi e spezie. Maledetta aspettativa: me lo aspettavo più apertamente acido, invece e tutta tensione da svolgersi, ride di noi accomiatandosi con granatine, allori e pepe rosa. (Emanuele Giannone)

4. Clos des Lambrays Grand Cru 2011 Domaine des Lambrays
E’ una bocca golosa e snella insieme. Perché tra la Coppa Rica e il compagno ghiacciolo al limone, senza marca e con la carta che s’appiccica, c’è un mondo di sfumature. E’ fruttato, commento innegabile. Ma fruttato d’un frutto talmente tanto piccolo da sembrare invisibile, una sorta di pillola multivitaminica, un Multicentrum liquefattosi e fattosi vino. Se proprio ci si vuole lasciare andare a suggestioni – seta, seta con piccoli ricami oro. (Alice in Wonderland)

All’inizio soprattutto spezie rosse e spessore: la notevole stratificazione aromatica richiede un poco d’attesa per svolgersi. Lo sviluppo è leggiadro, immediato su frutta rossa – melagrana, ciliegia, e fragola – e poi viola, erica, muschio, tutto in unità e leggerezza. Soffuso ed elegante. Sorso avvolgente e aggraziato, delicato nel tocco con tannini minuti e morbidi, succoso. Progressione continua e piana. Tensione svolta – non è il vino-da-urlo, piuttosto di cenni e sussurri. Sapidità e freschezza infuse. Persistenza lunga e sottile con frutta rossa, spezie dolci e legno di rosa. (Emanuele Giannone)

5. Charmes-Chambertin Grand Cru 2011 – Domaine Confuron-Cotetidot
Selvatico, tannino oscurantista, ti mordicchia sensuale e si nasconde, ti rimorde e per qualche secondo senti solo lui. Quando ti sei ripreso, ti propone il piatto della casa, qualcosa di ittico, a compensare il resto del discorso un po’ slavato. Poi ti rovescia addosso un cestino di insaccato. E ride mentre contorci naso e bocca, solo incuriosito, affatto disgustato. Salomonico ride, dopo la presentazione del tagliere della casa. Non ti lascia la bocca grassa, ti pianta una collezione di radici e si congeda così. E’ strano, il ragazzo. Ma nella sua stranezza, ti ritrovi a pensarlo. Dopo altri sette, otto assaggi e un conflitto interiore, se sia meglio dimenticarlo oppure cercarlo ancora, e alla fine lo cerchi. E ti accoglie in pantofole: sta preparando una minestra, ma usa il dado. Si accorge che te ne sei accorto. E fugge con una sgommata sull’asfalto che ti lascerà pneumatico e gomma nel naso e nel cuore almeno per qualche lustro. Questo vino si svela lento come un negativo in camera oscura, dai contorni all’inizio sfocati, pieni di bianco, pieni di nero, poi viene fuori una forma. Tutto ciò è davvero emozionante, è come assistere a una nascita, ma non è obbligatorio che a fine sviluppo il risultato sia necessariamente una bella fotografia. Il vedo – non vedo, colgo – non colgo può soddisfare di più. (Alice in Wonderland)

Una connotazione animale, selvatica e una nota gommosa ne appesantiscono il profilo in esordio. Poi mallo, terra, salamoia, prugna e ciliegia disidratate, rosmarino e peperone. Ricco, un po’ polveroso e confuso nella sensazione globale. L’impressione al palato compendia frutta scura ben espressa (visciola, mora) e una terrosità non propriamente fine, aumentata dalla grana piuttosto grossa dei tannini e dalla loro incidenza al gusto: a loro è aggrappata la progressione, quasi fossero sovradimensionati rispetto alla struttura. Acidità squillante e, al limite, distale, quasi in difetto di coesione. Sensazione calorica in crescendo, finale caldo e asciugante. (Emanuele Giannone)

6. Grands Échézeaux Grand Cru 2011 – Domaine de la Romanée-Conti
Scuro come la pece. Naso di noce, sasso e rabarbaro. Parla con voce baritonale. E per schiarirsela finisce con un fiume di Amaro medicinale Giuliani. E’ un vino spalmabile, che se qualcuno ci volesse/potesse investire, la Nutella fallirebbe in un battibaleno, marmellata di verdure e carne cruda. Sa di avocado e di cactus, di gomeròn, che è una cosa terribile ma anche unica. (Alice in Wonderland)

Profondo e potente. Denso all’apparenza e al naso. Carnoso, sanguigno, amaro-terroso di radici e cortecce, lento a svolgersi nelle trame balsamiche e salmastre (alghe) inizialmente sottili e via via più intense, come quelle di legno di rosa e incenso. L’espansione volumetrica prosegue con arancia amara, ciliegia, fico d’india, tuberosa, chiodo di garofano e terra. Cangiante, potente, evocativo e ciclico: un oscillatore armonico di grande ampiezza. Bocca di intensità e volume, ancora serratissima. Si schiude appena con la pietra (ardesia e cemento), si richiude col rabarbaro. Cenni a frutta e spezie scure, creosoto, ginepro. Concentrazione e fittezza di trama, stoffa grossa, energia sottesa e freschezza infusa. Incalzante. Tanta sostanza e altrettanta forza a slanciarla. Il sipario con tannini prominenti, massivi, gravi e non grevi. (Emanuele Giannone)

7. La Tâche Grand Cru 2011 – Domaine de la Romanée-Conti
Apri la busta della spesa, neanche ti chiamassi Bianconiglio, e vieni fisicamente portato via da cozze imbibite in materiale da costruzione edile, riprendi fiato respirando aria di fiume che pompa l’assaggio come fosse ossigeno sotto la cenere. Durezza liquefatta, senza grumi. Bocca da carnevale di Rio, si rincorrono famiglie di bacche con cesti di frutta e Sali diversi che si saltano addosso l’un l’altro. Incenso che diventa un ponte tibetano su cui transitano, marciando, pescherecci, chiese bizantine annebbiate dal coro di aspersori, binari della ferrovia ancora elettrici dopo il passaggio del convoglio, preferibilmente d’inverno, quando tra un binario e il suo seguito c’è quello scatto meccanico che solo l’estate può distrarre. Scatti, riprese, ripetizioni, nuovi fraseggi, se Schubert avesse composto con Berio sarebbe uscito fuori un qualcosa così. (Alice in Wonderland)

Quaranta minuti di schermaglie e sempre dalla dovuta distanza. Getti radi e con parabole altissime, fuochi di mortaio. Coi primi cadono piante grasse, orchidee, mitili e selvaggina. Non fanno male. Poi cola, china e habanero chocolate. Non si distende, anzi: si affina. Austero e mimetico, risolve il frutto nel cenno acido-amaro a bacche scure. Amaro è anche il fiore, amare le radici e le spezie, il mallo di noce. La bocca, viceversa, è già una progressione trascinante per tensione e intensità, freschezza dirotta e materia ingente in equilibrio dinamico. Tanto fermo pareva all’olfatto, quanto vertiginosa è l’accelerazione al palato. Immersi nel suo velocissimo sistema di riferimento, lo seguiamo di pari passo e ci regala un’ora-luce di fumerie, pescherie, incensi, fruttai con ciliegie e ribes ad appassire, ardesia e salgemma, tutto per cenni che alludono a concentrazione, fermezza e sostanza nel loro svolgimento e si susseguono a velocità favolosa. Un’ora-luce, un’ora di luce e due almeno di sbigottimento. (Emanuele Giannone)

8. Bourgogne Aligoté 2011 Domaine Coche-Dury
Peperone arrostito. Se non è un cabernet franc vinificato in bianco ci manca poco. Fossero immaturi così, gli immaturi! Peperoncino, pepe. Un’enorme testa di Giunone. Da cui esce materia, materia consistente, in un certo qual modo grezza, ma chiaramente valida. Dopo un po’ indossa vezzosamente un pellicciotto consunto, vecchio, di gran classe. Burro di arachidi sciolto nel limone. Potenza ed eleganza. Noci e cedro insieme, come fosse un cocktail. Se l’acidità potesse misurarsi in acuti, qui siamo al cospetto di Maria Callas. (Alice in Wonderland)

Alieno? Illegal alien? Peperone verde arrostito, erba medica, pepe bianco, lime, salsedine e un’arachide (ma una sola, intimidita). In bocca pungenza di sale, erbe, limone, acidità vibrante ed indefessa. Un che di tequila bum-bum. Credevate che la chiave fossero massa, materia e concentrazione? Qui la prima è ridotta all’osso (infatti è nervo e tendine), la seconda è in sublimato e alla terza si è sostituita una corrente d’intensità atta a tetanizzarvi i recettori. Con una tale sferza, a sorpresa può domare i due giganti che l’hanno preceduto. (Emanuele Giannone)

PS – Dopo la prima, ottima anche la seconda. Grazie di nuovo a Claudio Ceravolo e a Daniele delle Fratte

PPS – “… Tutto quel che vuole, sissignore, ma sono le parole che cantano, che salgono e che scendono. Mi prosterno dinanzi a loro. Le amo, mi ci aggrappo, le inseguo, le mordo, le frantumo. Amo tanto le parole. Quelle inaspettate. Quelle che si aspettano golosamente, si spiano finché a un tratto cadono…”

(Pablo Neruda, tratto da Confesso che ho vissuto).

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

9 Commenti

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Filippo Apostoli

circa 3 anni fa - Link

Chambolle Musigny 1er Cru Les Charmes 2011 Domaine Ponsot ma era un Borgogna o un Languedoc.

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Emanuele

circa 3 anni fa - Link

Aehm...??

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andrea jermol groppi

circa 3 anni fa - Link

Forte invidia. E il px gran reserva 83 di toro albala' ? Non credo abbia sfigurato dopo questi campioni di Francia...anche se per il costo sembrerebbe appartenere ad un' altra categoria. Se la tache e' Schubert & Berio questo è il Gran Mogul trascrizione organo di Bach. P.s: Aligote' bevuto dopo i rossi gd cru? Grazie Emanuele!

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Emanuele

circa 3 anni fa - Link

Ciao Andrea. Confesso: bocca distratta dagli ultimi tre per gustare serenamente il PX. Note non all'altezza, almeno per me. Ebbene sì: l'Aligoté è arrivato alla fine e con gran sorpresa ha giocato di fino con i due che lo precedevano. Non si è fatto azzittire, semplicemente parlava un'altra lingua. Grazie a te.

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Emanuele

circa 3 anni fa - Link

NOTA ed ERRATA CORRIGE. Prima che si spari al bersaglio sbagliato: le note più belle, quelle in stampatello, sono di Alice in Wonderland; le fumisterie in corsivo sono mie.

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amedeo

circa 3 anni fa - Link

Non me ne volere Emanuele, ma era abbastanza palese.

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Emanuele

circa 3 anni fa - Link

Amedeo, certo che non te ne voglio.

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Francesco Garzon

circa 3 anni fa - Link

Con una degustazione del genere si zittiscono tutti (molti).

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Emanuele

circa 3 anni fa - Link

Lo scopo non era quello. L'effetto forse: la degustazione in questione, infatti, zittì me per primo.

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