Crazy diamonds. Fonterenza, o della ricerca dell’imperfezione (bonus: la bottiglia che non c’è)

di Emanuele Giannone

Crazy Diamonds #1. Erano giorni pre-elettorali. In procinto di risalire verso Sant’Angelo in Colle mi accorsi in ritardo di aver omesso, al termine delle ore liete, lietissime trascorse a Fonterenza, una conclusione in stile pseudo-bersaniano dei pensieri scambiati durante lo sbarazzo. Avrei voluto dire che non siamo mica qui a raddrizzare il naso alle donne di Klimt. O a prescriver diete a quelle di Botero. Il vino della ragione genera mostri, quello dei sogni pure. Quello che piace a me non è mai senza macchia, né senza paura. Nei vini di Fonterenza le macchie le vede soprattutto Francesca Padovani che, con il coraggio di chi intraprende e non si autocompiace per ciò stesso, di chi non indulge all’exegi monumentum, li guarda sotto la lente della perfettibilità, essendo compartecipe delle loro presunte imperfezioni. E trascurando il fatto che perficere, da cui il supino perfectum, significa soltanto compiere, portare a termine.

La ricerca della perfezione crea paura. Forse ne incute perché implica spesso il sacrificio di un quid essenziale di bellezza sensuale e di passione, il metaforico naso delle donne di Klimt, o il derrière di quelle di Botero. Ora, premesso che il mio è solo un giudizio come tanti, a me questi vini piacciono perché recano, con tutti i loro nasi e i loro culi, le minime e preziose deviazioni che finiscono per attrarmi più della resa anatomica delle Tre Grazie del Canova. Compiuti: perfecti.

BIANCOSPINO 2010.
Due settimane di macerazione senza nulla togliere allo slancio, alla linearità e alla vitalità del vino. Agrumi, spezie dolci, fiori bianchi e gialli, un segno di terra che in bocca si stratifica in sale e pomice con i riscontri di mandarino, limone, percoca e coriandolo. Grande freschezza. Qualità tattile da rosso leggiadro. Si sviluppa in larghezza e volume verso il finale, quando il calore avvolge e l’estratto calca dolcemente il palato. Energia, pulizia.

BIANCOSPINO 2011
1. Bottiglia aperta la mattina. Più piano e terroso del 2010, più “giallo” (senape, seme di girasole), maturo e amaricante al naso (chinotto, zagara, genziana). Bocca di maggior calore, tensione più bassa, riconoscibile il segno sapido e roccioso, meno cristallino, infuso in un amalgama più dolce e tiepido. La persistenza tattile ne scandisce la chiusura, pacata, con gelatina d’arancia, yerba mate, rabarbaro.
2. Bottiglia aperta da 2 giorni. È lo stesso in una trama a maglie più larghe, ancora mobile sebbene più blando e lento nello sviluppo: il sale è il cursore, il tannino la regola.

PETTIROSSO 2011.
1. Bottiglia aperta da 2 giorni. Macerazione carbonica. Gelatine di frutta (fragola, amarena), ciclamino, narciso. Facilità di beva pericolosa per i morigerati, ciliegia fresca, arancia rossa e gesso, come assemblati da un naso profumiere. Viene, delizia e passa. Il dio delle piccole cose non lascia impronte sulla sabbia, né increspature nell’acqua, né la sua immagine nello specchio.1
2. Bottiglia nuova. Riduzione spiegata da Francesca con l’eterno dubbio – to shield or not to shield? – qui sciolto con la soluzione pro-solfiti. La sensazione si dilegua ma qualcosa raffrena la progressione gustativa. È il gemello in abito più formale, danza più contratto, con minor disinvoltura.

ROSSO DI MONTALCINO 2009.
Bottiglia aperta da un giorno. Frutta fresca, succosa e croccante, peonia, cardo ed erbe di campo. Impatto al gusto di grande tensione, immediata presenza tattile – tannini buoni, maturi – e dosata sensazione calorica in persistenza, quando ciliegia e melagrana s’avventurano nel bosco, annusano l’intorno e se ne profumano. Terra, foglie fresche, felce, corteccia, edera.

ROSSO DI MONTALCINO 2010
1. Bottiglia aperta la mattina. Venti mesi di botte. Ciliegia e gelso maturi, fragranti e mai melensi. Bocca di slancio ed energia fin dall’ingresso, espressione corale, il segno delle donne e di Sant’Angelo in Colle nell’impressione tattile, fine e risoluta al contempo.
2. Bottiglia aperta da 2 giorni. Maggior stratificazione dei profumi, più frutto e più scuro; maggior profondità al sorso.

BRUNELLO DI MONTALCINO 2008
1. Bottiglia nuova. Serrato, nel duplice riferimento alla fermezza e alla trama olfattiva. Si distende piano, nell’esposizione all’aria guadagna articolazione e definizione. Amarena, rovo, pietra scura, terriccio. Bocca esemplare, progressiva, senza esitazioni: tensione, slancio, freschezza immediata con cenni balsamici, frutta e terra per il controcanto. Caldo in giustezza. Tannini di foggia grossa, non grossolana, a sottolineare le impressioni di energia e presenza. Lunga persistenza fruttata, a margine il graffio amaro di una radice, un altro soffio di terra.
1. Bottiglia aperta da 2 giorni. Maggiore ampiezza e coloritura del ventaglio di aromi, più definita la parte fruttata, più chiari i riferimenti a terra e sottobosco. Più ampio anche il dispiegamento dei sapori. Stessa presenza, stessa dosata potenza.

BRUNELLO DI MONTALCINO 2007
1. Bottiglia aperta la mattina. Dalla cantina di Escher ecco uscire il vino di Calder. Una scultura cinetica. Di tutti è il più esteso e imponente, ma la sua forma è tanto abbondante quanto mobile. Su tutto la frutta matura (ciliegia, prugna), poi carne, muschio, ginepro, cuoio e ferro. Ma la parte più acida e succosa è appena sotto e si prepara al sorso: ancora la frutta, stavolta di una freschezza liquescente. Sviluppo in ampiezza, torna la dolcezza fondente della prugna e della ciliegia, si distendono il corpo e le sensazioni di terra, i tannini diffusi, fino alla chiusura su tabacco e liquirizia.
2. Bottiglia aperta da 2 giorni. Dubbi sul tappo (tenuta, non TCA). La nota di ossidazione risalta al naso e lo squilibra, la frutta è stramatura. Conserva un fragile equilibrio: intorno alla sensazione di calore la bocca salva il sapore ma è più scarna. Sensazioni finali di composte, liquirizia, erbe e catrame.

BRUNELLO DI MONTALCINO 2006.
I due giorni di apertura e la bottiglia scolma non hanno inciso su integrità e intensità dei profumi. Ricco corredo fruttato (marasca, mora, prugna, fragola matura) con profumi letteralmente adesi e organici al corpo, vivificati dall’acidità. In breve, grande unità espressiva. La tensione sospinge una struttura ragguardevole, le sensazioni caloriche e sapide sono aggregate in un insieme di grande equilibrio. L’assaggio che più ancora degli altri contrassegna quest’albo signanda lapillo meridies.

BRUNELLO DI MONTALCINO 2005.
Più fresco e umbratile, scuro e boschivo. Il frutto è più essenziale, spicca per acidità e lascia spazio a tè nero, alloro, ginepro e terra. Al gusto è diritto, di coinvolgente sapidità, si svolge accennando a frutti di bosco, noce moscata, rabarbaro e fumo. Pare riposto, persino brusco, ma la lunga persistenza – i sapori, i tannini – svela la sua reale propensione: accogliente, un abbraccio inatteso.

Crazy Diamonds #2.
Que sera sera. Una seduta spiritica a San Polino: Doris Day incontra Eugenio Montale.
A un certo punto, insieme a Luigi Fabbro ci siamo messi a parlare con il 2005-che-non-esiste. Lui l’ha compreso in un senso, io in un altro; così il 2005-che-non-esiste, coerentemente con la nostra duplice lettura, ha preso a rivolgerci la parola proponendosi al plurale. Non chiederci la parola – ci ha detto – che squadri da ogni lato l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco lo dichiari e risplenda come un croco perduto in mezzo a un polveroso prato. Luigi ti chiedo un favore: di questo 2005 che non esiste, vino muto mimetico impassibile lustrale, conserva una bottiglia da stappare tra dieci anni e più. Perché, lo abbiamo sentito entrambi, ha proferito un’altra frase soltanto (e io mi sono trovato d’accordo con lui): codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

1 Arundhati Roy

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

30 Commenti

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Christophe

circa 8 anni fa - Link

Ho avuto la fortuna di recarmi da in questo angolo di paradiso il venerdì prima di "Benvenuto Brunello". Il luogo, l'accoglienza, la gentilezza, il gatto Matilde.....una meraviglia! I vini sono stati spiegati alla perfezione da Emanuele. Consiglio a tutti di fermarsi a scoprire questa bellissima azienda.

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Nelle Nuvole

circa 8 anni fa - Link

A questo bel post dalla prosa tridimensionale, vorrei solo aggiungere che le vigne di proprietà di Francesca e quelle di Gigi - ci ho messo un po' a capire chi fosse sto "Luigi" - e Katia, sono quasi una di fronte all'altra. Una delle zone più vocate a Montalcino, come ben dimostrato dai vini di Fonterenza e San Polino, che infatti "vocano".

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Stefano Cinelli Colombini

circa 8 anni fa - Link

Vedete che futuro c'é a Montalcino? E considerate che queste ragazze sono solo due dei tanti giovani in gamba che abbiamo! Siamo uno dei più grandi vini del mondo, ma il meglio deve ancora arrivare.

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Emanuele

circa 8 anni fa - Link

La mia è una grande, duplice soddisfazione: per chi ha commentato, per cosa ha scritto. Sarebbe anzi triplice e quadruplice, ma non potendomi esprimere per conto d'altri mi limito a ipotizzare che le destinatarie trarrebbero dal commento altrettanta soddisfazione.

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silvana

circa 8 anni fa - Link

Aneddoto. Nell'anno in cui Lidia Levi Montalcini ricevette il Nobel, mi capitò di essere il suo referente, in casa editrice, per la pubblicazione dell'imminente libro "L'elogio dell'Imperfezione".- Il Nobel era l'occasione di un pre-annuncio per comunicare - anche- l'acquisizione dell'Autrice. Il testo che feci spedire via telex (i fax e poi le mail erano ancora futuro remoto) era pressapoco il seguente: La casa editrice .......... è lieta e orgogliosa di congratularsi con la Professoressa L.L.M. e annuncia l'imminente pubblicazione del suo libro " Elogio dell'Imperfezione". Il fax era destinato a LaRepubblica (di cui l'editrice era comproprietaria). Il testo che uscì, divertendo assai l'Autrice, rispettava in tutto quello inviato, ma "Imperfezione" era diventato "Perfezione". Successe un piccolo putiferio e nella lunga telefonata con il responsabile della pubblicità ebbi la rassicurazione per un'uscita corretta il giorno seguente. Uscì quindi l'annuncio, per la seconda volta, e il titolo del libro era stato modificato così "ELOGIO dell'INTERSEZIONE". Come dire che l'imperfezione non ha cittadinanza. Grazie. ps. L'annuncio poi uscì correttamente, solo in una terza pubblicazione. La Professoressa Levi Montalcini pubblicò, mesi dopo il libro altrove, ma solo perché aveva scoperto che l'editrice in cui lavoravo stava uscendo con un libro di una ex-amante di un gerarca. In realtà si era divertita moltissimo e aveva avuto avuto un'altra conferma del suo pensiero!

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Emanuele

circa 8 anni fa - Link

Ecco: questa è una perla.

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silvana

circa 8 anni fa - Link

Rita Levi Montalcini, ovviamente.

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alessandro c.

circa 8 anni fa - Link

Era un'imperfezione...

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Johnny Granseola

circa 8 anni fa - Link

La "ricerca dell'imperfezione" è finissima. Non regge nemmeno come gioco di parole o paradosso. L'imperfezione non si cerca, si ha come statuto di partenza. Lo scrivente è bravo, ma la sua lingua è qua e là fuori controllo. Basta un'espressione leziosa di troppo e si passa dalla buona prosa alle pretese letterarie. Calma e gesso, l'articolo è molto buono.

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Emanuele

circa 8 anni fa - Link

La ricerca dell'imperfezione è un titolo mirabile. Infatti non è mio. Non sarei stato mai capace di trovarne uno migliore. Per il resto, res ita est: non rebus vitium, sed verbis inest. Significationem proxime curavi. Curaturum tamen promitto in proximis etiam verborum ornatum esse, ut vitium sermonis evellam et censuram atque animadversionem praecaveam.

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Johnny G.

circa 8 anni fa - Link

Che sia scritto da un critico enologico o da un maestro di karate, rimane un'espressione infelice. E poi, ahi ahi, stesso vizio, rifugio in passaggi oscuri, che chiedono al lettore un'affannosa ricerca sul dizionario latino/italiano. Non occorrono raffinate analisi per capire che il tono è dall'alto, 'io sono colto e originale'. Ok, abbiamo capito che sei colto e originale. Se però esageri diventi borioso. Soprattutto non ti fai capire.

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Andrea Pagliantini

circa 8 anni fa - Link

Io del post ci ho capito poco, però conosco il vino di cui si parla e per quel che vale il mio parere, posso dire che lo apprezzo vivamente.

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Emanuele

circa 8 anni fa - Link

Il parere è sicuramente più importante del post.

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Luciano Ciolfi

circa 8 anni fa - Link

....e le ragazze son brave!!!!!

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Armando Castagno

circa 8 anni fa - Link

Manco poco...

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Emanuele

circa 8 anni fa - Link

Dopodomani, re bene gesta, mi dirà cosa pensa di Calder?

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Francesca

circa 8 anni fa - Link

Caro Emanuele devo ringraziarti per il fantastico articolo! Sei un uomo di grande sensibilità. Grazie a tutti voi che ci seguite, bevete i nostri vini e ci sostenete! E' grande energia quella che riceviamo per continuare il nostro lavoro con curiosità e passione!! Francesca

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ligabue

circa 8 anni fa - Link

sono vini surmaturi... non ve ne accorgete? la smettiamo di sopravvalutare le aziende? è un vecchio difetto della stampa: ne parlo per primo io e chissenefrega se i vini non sono buoni.

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Andrea Gori

circa 8 anni fa - Link

un attimo, anche a me non piacciono particolarmente tranne alcuni episodi ma da qui a dire che mancano i motivi per parlarne ce ne corre!

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mestesso

circa 8 anni fa - Link

quoto....li ho assaggiati in un paio di occasioni e ho avuto la stessa impressione ...."imperfetti" ...si ma parecchio...

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Emanuele

circa 8 anni fa - Link

provato il Brunello 2006?

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mestesso

circa 8 anni fa - Link

Non discuto le capacità , il territorio, la natura ,le mani etc....ma continuo a ritenere, dopo aver assaggiato alcune volte e diverse annate, i vini Fonterenza sopravvalutati e con "imperferzioni " importanti....

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A. Tricolore

circa 8 anni fa - Link

@Ligabue Sara' che non ami particolarmente questi vini o magari ti hanno sabotato i bicchieri.Dire che siano imperfetti bene, dipende dalle annate, ma son sicuro sia un'impostazione aziendale,trovi nel calice quello che l'uva e la terra posson dare anno per anno piu' o meno. Dire che non sia un buon prodotto e che siano sopravvalutati,non mi sembra corretto, almeno per quello che ho bevuto fino a ieri. Quelle bottiglie che ho assaggiato o tracannato,specie il Rosso di M. erano eccellenti. Il Brunello ottimo e molto elegante,non certo solo frutto ,estratti ed alcool. Non parlo di quest'annata del post ma di assaggi riferiti alle precedenti. @Johnny L'articolo e' scritto nello stile tipico dell'autore, fantastico per alcuni e pazienza per gli altri.

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A. Tricolore

circa 8 anni fa - Link

Pazienza pure per me che di latino proprio non ci capisco ......

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Emanuele

circa 8 anni fa - Link

Ha ragione, mi scuso e La prego di perdonarmi il vezzo.

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A. Tricolore

circa 8 anni fa - Link

Si figuri,ogni tanto qualche vezzo va pure bene,(ma la prossima metta la traduzione). Comunque,al di la di questo, contenuti dell'articolo interessanti, e vini sui quali vale la pena di discutere e scambiare qualche opinione,almeno per quelli che non preferiscono i vini perfetti,che svolgano il compitino dettato dall'enologo.Mia opinione naturalmente.

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Emanuele

circa 8 anni fa - Link

Quest'opinione vale come le altre, quindi come le altre è meritevole di considerazione e provo a spiegarLe perché la trovo ingenerosa. Sul metaforico citofono (non esiste) di Fonterenza non é scritto, per dirne due molto buoni a caso, Palmucci o Campinoti. Vi trova nomi (mani, idee, tecnica, propensioni, climats) diversi. Ben vengano, quando sono equilibrate e rispettose, le valutazioni comparative. Allora, però, facciamole di due generi: tra produttori diversi e tra annate diverse dei medesimi produttori. Quanto al primo criterio, potremmo tranquillamente riscrivere il romanzo del Brunello, ovverosia usare Intravino per produrre un post collettivo sull'ermeneutica del sangiovese grosso in stile Luther Blissett/Wu Ming. Probabilmente finirebbe a pasticciaccio, pieno di spunti e inflessioni geniali, intricato e senza soluzione. Quanto al secondo, mi farebbe piacere sapere quali siano in particolare i vini e le annate surmaturi, perché è vero, ve ne sono stati, e per giunta i vizi non si sono limitati a quello; ma che la generale/generica sovramaturazione sia la regola per Fonterenza, lo posso contestare sulla scorta di una frequente esperienza di degustazione. Io trovo che le ultime due annate in commercio (in parte anche la terzultima) dei tre classici, nonché le novità, segnino un discrimine abbastanza netto tra due fasi: una prima, verso la quale la mia simpatia andava sempre tutta, non così la mia prefrenza; e una seconda, nella quale qualcosa è successo, ed è buono, ed è un chiaro progresso.

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Andrea Ugolotti

circa 8 anni fa - Link

Buongiorno Ligabue, potresti dirmi come accorgermi di un vino surmaturo visto non ho mai accorto di questi sentori nei vini di Fonterenza? grazie Andrea

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Eleutherius Grootjans

circa 8 anni fa - Link

Questa non è stampa. Ne abbiamo già parlato e non eravamo i primi. Per il resto ha detto tutto e bene Andrea Gori.

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howard

circa 8 anni fa - Link

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