Corrispondenza di amorosi sensi enoici: i vini del Carso, per esempio

Corrispondenza di amorosi sensi enoici: i vini del Carso, per esempio

di Alice in Wonderland

Quando un amico si innamora, diventa obbligatorio ascoltare tutte le sue perifrasi e gli aneddoti e le pennellate sulla silhouette dell’oggetto d’amore. Quando il racconto è sostenuto dall’entusiasmo e il parterre d’ascolto è disponibile e aperto, la presentazione non è più una semplice presentazione, intesa come enumerazione d’articoli da codice, la presentazione diventa avvincente come seguire un film.
Emanuele si è innamorato del Carso qualche anno fà. Un amore coltivato che è diventato più maturo nel tempo. Dall’euforia data dai sensi appagati all’appagamento di un intelletto alla ricerca del perché.
Quando ci si innamora e si presenta l’oggetto dell’amore, è desiderio vivo il piantare il germe della curiosità in chi ascolta.

Guardare non basta per conoscere. Altrimenti ci fermeremmo ai manuali.

Le zone vocate: le doline (più per il terrano, a ruota la malvasia istriana), le zone assolate e ventose più in alto (per la vitovska) o sul costone (malvasia). Invece la macrozona è direttamente proporzionale alla conoscenza superficiale di una persona a cui si è sorriso dimenticandosene il nome poco dopo averle stretto la mano. Chi lavora il suolo carsico lo sa che la macrozona è un concetto da Bignami.

Un insicuro innamorato timoroso d’abbandono si limita appassionatamente a raccontare, dando per certo che chi l’ascolta venga punto dalla stessa vespa della passione, o che, come minimo, prenda tutto per buono. La breccia impazzita che rompe le righe della realtà fatta del buon pastore ed il suo gregge, si palesa quando all’oggetto del desiderio, senza gelosie, viene offerta la parola e, soprattutto, la possibilità di presentarsi come meglio esso si sente, prescindendo da quanto sia stato premesso.

Perciò.

1. Terrano 2012 – Skerlj
Squillo di trombe su tappeto di velluto. O meglio, o anche, su sottofondo mononota eseguito da orchestra d’archi, tutti gli archi del mondo. Bucce di frutti, sale in grani, argilla. Bacche di ribes nero e biancospino. Zero tannino, acidità accogliente di macedonia.

2. Vitovska 2012 – Skerlj
Da vitigno originariamente d’assemblaggi a “io, se ho voglia, posso ballare da sola”. Femminista grazie a un uomo, Edi Kante. Fermo restando che sul termine elegante si potrebbe disquisire ore, visto che purtroppo ormai più di molti altri si presta a interpretazioni “traduci con Google” e “Wikipedia”, ci si può chiedere senza tema di risultar polemici: è un vino elegante, questo? Poiché ricorda la Audrey e la Grace nel suo parlare sottovoce e soprattutto nel suo essere così minuto e snello ma dalle belle curve da offrire spunto ad artisti delle ombre cinesi, un po’ oltre, sì, lo è. Ha verve, laddove grazia e ironia ben dosate possano essere riconosciute come segno d’eleganza, fuor di Google. Non annoia, c’è e c’è per tutta la sera, seppure mai attiri l’attenzione con un ancheggiare fuori luogo.

3. Malvazija 2013 – Marco Fon (La sua “regina”)
Che non si può concedere troppo, etichetta e fiabe su questo concordano. Mela grattugiata, bucce, zafferano in pistilli. La regina è magnanima per definizione (penso istintivamente più alla Scandinavia che a Shakespeare) e non potrebbe non offrire a piene mani calore e polpe, spolverati di zucchero a velo e molliche di pane appena sfornato. Riempie la bocca di frutteti dati in concessione, giardini fioriti e laghi salati. Le migliori mandorle amare, croccanti e profumate, a guarnire il cesto offerto. La regina è grassa e ricca e anche tanto generosa.

4. Vitovska 2012 – Škerk
Candito liquido. Quei vini che ti rovesciano addosso le sensazioni dell’infanzia. Quando felicità era il gettone, il tendone bicolore biancoblu, la musichetta-musichetta, il giro sul cavalluccio dondolante. Zuccheri filati e coroncine di margherite da intrecciare ai capelli, fiori bianchi e Novosal, infuso di camomilla, innocenza e quiete. Di un adulto che cerca di salvare dal soffocamento grigio fumo la parte bambina che ancora gli resta.
Un bravo ragazzo. Il trenino di Topolino e Minnie.

5. Malvazija 2009 – Čotar (Le Space Mountains)
Marinatura. Pesci sotto sale, acqua di olive, salamoia. Carnoso ed espressivo, le rughe portate con nonchalance, perché coprirle, cosmesi varie non sono contemplate. Profondo e vorticoso, escheriano nel riportare continuamente al punto di partenza, che ben si confonde e si nasconde con e nel presunto, quindi fallace, punto di arrivo. Ti riprende per il bavero di continuo. Sa si Martini Cocktail e più mangi l’oliva è più si triplica. Energico, mani grandi, bocca di pietre e sali. D’arance e di olive e di origano e di pesto di foglie di pomodoro. Panta Rei eppure si ferma. E ricomincia a scatti. La genialità nella (della?) follia. Divertente e divertito. Un giubbotto di pelle pieno di storia, che manca di una sola esperienza: l’incontro con la lavandaia.

6. Vitovska 2009 – Rencel
Dopo la Malvazja della NASA qualunque vino sembrerebbe poco. Questo no. Certo è meno assatanato ma mai noioso come un angioletto. Caldo, avvolgente, a tratti inebriante e rotondo come un 33 giri. Succo di pesca, macedonia, spessore e grassezza insieme ad una piacevolezza poco maroniana e molto genuina e autentica, senza Velletri. Mediterraneo, fianchi, generose cosce e carnosità.

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Alice in Wonderland

Nascere a Jesi è nascere a un bivio: fioretto o verdicchio? Sport è salute, per questo, con sacrifici e fatica, coltiva da anni le discipline dello stappo carpiato e del sollevamento magnum. Indecisa fra Borgogna e Champagne, dovesse portare una sola bottiglia sull’isola deserta azzarderebbe un blend. Nel tempo libero colleziona multe, legge sudamericani e fa volontariato in una comunità di recupero per astemi-vegani. Infrange quotidianamente l’articolo del codice penale sulla modica quantità: di carbonara.

5 Commenti

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"Arruffapopolo"

circa 5 anni fa - Link

Come ben sai prendo nota, sarà difficile provarli tutti.

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Alberto R.

circa 5 anni fa - Link

Bel pezzo e belle note, complimenti! E giusta la sequenza di assaggio, col rosso in apertura e poi la batteria di bianchi. P.S.: Un piccolo appunto, se scrivi Malvazija dovresti per coerenza scrivere Teran...Vitovska invece è sempre quella...;-)

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Alice

circa 5 anni fa - Link

Giusto! Grazie!

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Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Ringrazio Alice per le note. Ringrazio anche il padrone di casa a Chieti, compartecipe in alcune tra le mie più memorabili serate di degustazione: Davide di Nardo e la sua Terra Maja.

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Alessio

circa 5 anni fa - Link

Bella degustazione a cavallo del confine, mi ha incuriosito la malvasia 2013 di Fon che non ho ancora provato. Vedrò di rimediare in settimana.

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