Con Valentini mi sono emozionata 31 volte. Partendo da molto lontano: Montepulciano 1880, 1890, 1896

di Cristiana Lauro

La verticale di Valentini di ieri a Roma passerà agli annali come storica per antonomasia: 31 annate a partire dal 1880. Francesco Paolo Valentini ha voluto condividere alcune bottiglie uniche della cantina che fu di Gaetano Valentini, suo trisavolo, un uomo dedito tanto alla campagna quanto a studio, poesia e riflessione. Vecchi bottiglioni dell’epoca da 15 litri sigillati a olio e ceralacca che papà Edoardo, intorno agli anni ’50, decise di aprire e imbottigliare. Non ce n’è più, anche perché durante il secondo conflitto mondiale il fronte di Ortona era dietro l’angolo e qualche bottiglione se lo son giustamente scolato quei bravi ragazzi.

Un appuntamento di archeo-enologia sul Montepulciano d’Abruzzo, molto ben raccontata da Paolo Lauciani insieme a Francesco Paolo e suo figlio, il giovane Gabriele, futuro dell’azienda per spontanea e recente decisione. Ma parliamo di vecchi, che han tanto di bello da raccontare.

1880
Ha una fermentazione carbonica, un soffio vitale è un vino vivo e con pochissima solforosa, quella che al tempo veniva bruciata nella botte attraverso dischi di zolfo che il vino assorbiva solo in percentuale minima. Stabilità e longevità nel vino non stan lì certo per buoni uffici della solforosa! Armonia è la parola chiave e, come in musica, qui parliamo di un accordo, pur semplice che sia, fosse solo di DO maggiore, fra acidità, frutto (texture, estratto secco) e alcolicità. Vino dal colore luminoso, ambrato, oro che somiglia a un vin santo. All’olfatto è ossidativo più che terziarizzato ma ricorda profumi di straordinaria bellezza. Zafferano, erbe aromatiche e pasticceria. Un naso che non cede a sensazioni sgradevoli. Addirittura un cenno agrumato di chinotto.

Non accostabile a un marsala che vive di sapidità, perché questo vino ha una vibrante freschezza ed è il suo aspetto più sorprendente. Nell’800 le lunghe macerazioni non andavano granché di moda e dopo 133 anni mi pare che i risultati siano piuttosto appaganti oltre che di tutto rispetto.

1890
Un po’ più fitto il colore giallo-arancio dorato. Vivace ma si risolve con una nota salata che evidenzia un po’ di amarognolo sul finale. Sembrerebbe un’annata un po’ più squilibrata rispetto alla precedente, ma mantiene una nota di freschezza incredibile. Chiaramente su queste annate non parliamo di tannini.

1896
Somiglia al precedente e al naso ha sensazioni di legni evoluti. Liquirizia, erbe essiccate e camomilla. Miele di castagno con un richiamo dolce di pasticceria fragrante e una nota di caffè piuttosto evidente. Il sorso ha una sintesi energica di freschezza e sapidità, senza chiusure amare però quindi richiama il primo vino, il 1880, e con una piacevolezza che mai mi sarei aspettata. Mi sono emozionata 31 volte oggi, un’ esperienza grande, irripetibile. E ho preferito parlare solo dei grandi vecchi perché questi vini, come tutti i vecchi, sono assai eloquenti e meritano una degna sepoltura. Da oggi loro non ci sono più. Meno male che oggi c’ero.

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Cristiana Lauro

Cantante e attrice di formazione ma fortemente a disagio nell’ambiente dello spettacolo, che ha abbandonato per dedicarsi al vino, sua più grande passione dopo la musica. Lauro è una delle degustatrici più esperte d’Italia e con fierezza si dichiara allieva di palati eccellenti, Daniele Cernilli su tutti. Il suo sogno è un blog monotematico su Christian Louboutin e Renèe Caovilla, benchè una rubrica foodies dal titolo “Uomini e camion” sarebbe più nelle sue corde. Specialista di marketing e comunicazione per aziende di vino è, in pratica, una venditrice di sogni (dice).

16 Commenti

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francesco vettori

circa 3 anni fa - Link

"storica per antonomasia".. Grande è questo che vogliono sentirsi dire. Io più o meno nello stesso tempo ero su un treno di ritorno a Roma e leggevo: "Nei nostri libri di lettura c'era la favola del vecchio che, sul letto di morte, dà ad intendere ai figli che nella vigna è nascosto un tesoro. Loro non avevano che da scavare. Scavarono, ma del tesoro nessuna traccia. Quando però giunge l'inverno, la vigna rende come nessun'altra nell'intera regione. I figli allora si rendono conto che il padre aveva lasciato loro una ESPERIENZA..." Leggere "Esperienza e Povertà" di Benjamin, sono sei paginette scritte intorno al 1920, anche a me ha emozionato e sopratutto fatto capire come sia la povertà, e quindi l'opposta ricerca, di esperienze non ordinarie un elemento ancor' oggi decisivo.

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Alessandro Morichetti

circa 3 anni fa - Link

Francesco, permettimi: leggo tracce di risentimento che non ha niente a che vedere con la verticale in sé e lo trovo poco pertinente. Grazie della citazione ma questa verticale storica lo è stata davvero. Nei limiti, cerchiamo di non parlare di altro sotto mentite spoglie. Di post sul tema cui alludi ("vogliono sentirsi dire") ne abbiamo scritti molti e cerchiamo di non trasporre le discussioni altrove, fuori luogo. Sono certo che capirai, grazie.

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francesco vettori

circa 3 anni fa - Link

ok, chiedo scusa. E' che non sopporto le banalità.

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Francesco Petroli

circa 3 anni fa - Link

Come ha detto Paolo Lauciani siamo stati tutti coinvolti emotivamente ed abbiamo celebrato, tramite un percorso storico irripetibile, l'apoteosi di uno stile, di una famiglia e di un territorio. Francesco Valentini ha chiesto al pubblico di parlare di questo evento e dal mio piccolo non posso fare altro che divulgare le parole di Cristiana Lauro, le sue e le mie 31 emozioni.

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luciano pignataro

circa 3 anni fa - Link

Ecco uno dei casi in cui bisogna dire: peccato non esserci Perfetto come al solito il report di Cristiana, e bravi gli amici di Ais Roma ad averla organizzata

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Antonio Tomacelli

circa 3 anni fa - Link

La francese DRC è da secoli il meglio ma nessuno, neanche in Italia, si azzarderebbe a pronunciare la parola "banale" in presenza di una degu che abbraccia TRE SECOLI. Di veramente banale c'è solo l'ostentata ricerca di novità.

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Cristiana Lauro

circa 3 anni fa - Link

"..non sopporto le banalità" è affermazione banale. Mai sentito di uno che prediliga le cose banali. Solo non capisco cosa ci sia di banale in una verticale di questo genere. @Luciano Pignataro grazie! :-) concordo che la degustazione sia stata organizzata alla perfezione. Servizio impeccabile con 31 bicchieri a persona da servire. 4 ore di attenzione del pubblico in sala non sono un risultato facile e Paolo Lauciani è stato bravissimo. Per me nulla di banale fin qui.

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Federico

circa 3 anni fa - Link

Per uno come me quei 31 bicchieri sarebbero stati sprecati. Non posseggo 'strumenti' adeguati.....ma che invidia! ;-)

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toecutter

circa 3 anni fa - Link

Non c'era nulla di banale ieri sera...vini che colpiscono al cuore, un bravissimo Lauciani e un sorprendente Francesco Paolo Valentini....per me neofita una lezione di enologia irripetibile....tu chiamale se vuoi..emozioni....

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Luca Miraglia

circa 3 anni fa - Link

Solo per completezza informativa: la serata (assolutamente memorabile ed irripetibile, ritengo!) era a pagamento o su invito?

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Cristiana Lauro

circa 3 anni fa - Link

Gli eventi memorabili ed irripetibili, quando non ascrivibili a prodigi, a miracoli, sono soggetti a corresponsione in vil danaro, ahinoi! :-)

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Riccardo Cattani

circa 3 anni fa - Link

Beh, caro Signor Francesco, son sicuro che andando oltre nella lettura si sarà imbattuto nel positivo concetto di nuova barbarie, sbaglio? Benjamin, infatti, asserisce che il barbaro è indotto, dalla povertà di esperienza, a ricominciare daccapo; ad iniziare dal nuovo, a farcela con il poco. Non mi risulta che la famiglia Valentini, di nobili ed illustri origini, abbia bisogno - per significare il proprio passato - d'incantare le platee con operazioni di marketing. Sinceramente trovo anch'io fuori luogo il suo periodare e meditabondo errare. L'artigianalità e la passione di Francesco Paolo profuse nel saper "fare il vino" non hanno bisogno di citazioni filosofico-marxiste per essere capite o sminuite. Spero non vorrà esser "mentovato" tra i borghesucci mascherati carnevalescamente di cui parlava lo stesso filosofo berlinese. "Grande", di uso frequente nel linguaggio familiare, colloquiale e giovanile, denota anche opera meravigliosa, pregevole. E tale è stato il gesto di voler condividere con altri un simile tesoro di esperienze, un simile patrimonio che pochi invero possono vantare. La famiglia Valentini non ha bisogno di sentirsi dire nulla che non sa già.

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francesco vettori

circa 3 anni fa - Link

Forse non ha capito Signor Cattani, o mi sono espresso sicuramente male io. Non mi riferivo certo alla famiglia Valentini con quel "Grande è questo che vogliono sentirsi dire" ma alla neonata FIS, cioè AIS BIBENDA Roma. O come vorrà chiamarsi, con tanto di presunto logo e "carte legali". Sempre a proposito di barbarie.

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Riccardo Cattani

circa 3 anni fa - Link

Forse, Signor Vettori, non sono stato io l'unico a fraintendere, e, non ultimo, lo stesso Francesco Paolo. Tuttavia mi offre il destro per rammentare, a proposito di AIS Roma, che in spirito di autentico evergetismo la Famiglia Valentini ha offerto (letteralmente parlando) i tesori della Sua cantina nella circostanza di cui sopra. Evergete - secondo i dettami della retorica repubblicana, in epoca romana - era colui che donava con spirito responsabile alla collettività, quasi essa fosse una diretta emanazione della familia e della stessa gens. Parimenti Francesco Paolo, generoso e schivo custode della tradizione avita, con spirito responsabile (e nel rispetto della memoria del passato) ci ha donato questa preziosa chiave di lettura del futuro. Perché non è solo il buon vino ad evolvere.

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francesco vettori

circa 3 anni fa - Link

Lungi da me polemizzare, quindi chiudo qui. Alessandro Morichetti, come vede dalla risposta istantanea al mio primo commento, ha colto immediatamente gli autentici riferimenti, nemmeno troppo celati (e del resto può vedere quanti altri articoli Intravino sta dedicando all'argomento AIS-FIS) da una parte appunto alla neonata FIS, dall'altra all'autrice dell'articolo. Non certo alla famiglia Valentini. L'unico rammarico, altrettanto autentico, che mi rimane da questa vicenda AIS FIS e verticale Valentini sta nella circostanza che questa si sia svolta, certo indipendentemente dalla volontà della famiglia Valentini, nella settimana in cui il Direttore della ex AIS Bibenda Roma decideva sulla testa di tutti i soci il passaggio a FIS. Se la famiglia Valentini, come Lei dice, ha letteralmente offerto con spirito degno di Evergete i suoi tesori all'ex AIS Roma, oggi neonata FIS, mi rammarico ancora di più, poiché ben comprenderà quanto bene li hanno messi a futto. Serene Feste a Lei e alla Famiglia Valentini, cui va la mia sincera stima. Come lei immagina, la verticale era in programma da tempo e per questo ho suggerito di scollegare completamente un evento dal resto. Non fosse che abbiamo poi documentato sia l'uno che l'altro. [ale]

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Riccardo Cattani

circa 3 anni fa - Link

Non solo dico (e scrivo), ma categoricamente affermo e ribadisco. Una natura schiva e riflessiva, aliena da certe diatribe "umanamente" calcolatrici, improntate alla logica utilitaristica del mercimonio di sé e del sovrano do ut des, come quella di Francesco Paolo, s'interessa solo al rapporto ancestrale tra uomo e natura. Difatti esso sancisce ogni rifiuto della logica utilitaristica. Credo che Francesco Paolo, con cui ho avuto l'onore (ed il piacere) di stare in amichevole colloquio, l'unica specie di traslato - parte del linguaggio emotivo - che approverebbe per l'allegoria "mettere a frutto" sia quella riferibile al tempo dedicato ai suoi filari. Soprattutto a quelli che di recente han sostenuto il peso della fitta sassaiola dell'ingiuria. Mi riferisco alla nevicata novembrina; a quella e basta. Lasciamo, pertanto, che ogni futile polemica si sciolga come neve al sole.

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