Come si degusta in Fiera: al Mercato dei Vini ad esempio

Come si degusta in Fiera: al Mercato dei Vini ad esempio

di Giovanni Corazzol

Questa la facciamo così, veloce, pochi ninnoli, solo sostanza. Giusto un paio di premesse (sei):

Premessa #1: le fiere del vino saranno tante, rumorose, affollate, incapaci di permettere ai fini dicitori di distinguere le sottigliezze del sentore, ma certo restano un’occasione unica per assaggiare molto, magari sconosciuto, e per dialogare direttamente col produttore. Non proprio poco.

Premessa #2: io non so esattamente cosa significhi “fare sistema” – che infatti primeggia tra le frasi a più alto indice di supercazzolismo dei miei powerpoint – però qualcosa da rivedere forse c’è se a distanza di schioppo si sovrappongono tre manifestazioni del calibro di Mercato dei Vini, La Terratrema e Vini Corsari.

Premessa #3: nulla di più insopportabile della retorica buonista e vagamente stucchevole sul clima disteso e sereno, sul piacere del ritrovarsi, sulle solidarietà e sulle buone cause. Solo dover riconoscere che in effetti al Mercato dei Vini a Piacenza ‘ste cose si percepiscono supera tanta insopportabilità. Ma sia chiaro: infliggo l’ultraviolenza al primo Fivino che attacca la solfa sulla bellissima atmosfera. Avvisati.

Premessa #4: poche balle, il Mercato dei Vini è la fiera più eccitante del circondario. Un sacco di cose buone, ma proprio buone, spazi perfetti e la possibilità di trovare vini da cinque euri, parecchio vicini all’idea di vino pasteggiabile. E sia chiaro: infliggo l’ultraviolenza al primo talibàn che volesse lamentarsi che non tutte le aziende FIVI  sono bio-qualcosa. Avvisati-bis.

Premessa #5: la scelta degli assaggi dipende da fattori ponderabili quali esperienza, conoscenza diretta, consigli, colore dell’etichetta, l’applicabilità del Feng Shui. Fattori che uniti generano un metodo infallibile di selezione del meglio disponibile. Scientifico quasi quanto la formula sulla relazione esistente tra la composizione chimico-fisica del vino e il suo comportamento sensoriale.

Premessa #6: dopo Fornovo le avanguardie più estreme dell’Intravinismo degustativo si sono ritrovate nella splendida cornice del padiglione in calcestruzzo di PiacenzaExpo. Io, Fiorenzo Sartore e Pietro Stara. S’è degustato per lo più assieme, con pareri non sempre omogenei, ma guardandoci con sguardo d’intesa quando qualcosa ci piaceva assai. Per dire:

Cavalleri, Au Contraire, 2008
Era il 2001 l’anno della precedente uscita di questo Metodo Classico dell’Azienda di Erbusco. Un vino semplicemente pazzesco. 50 ettolitri di chardonnay e pinot nero (60% e 40%) che diventano 6000 bottiglie. 72 mesi sui lieviti, degorgiato con solo rabbocco (senza liqueur e zucchero). Godimento enorme per uno di quei Franciacorta che ti fa pensare possibile un confronto con lo Champagne (hey, scommetto che questa non l’avevate ancora sentita). Prezzo importante ma non spaventoso (sui 50 euri ca.). [link]

Antolini, Ripasso, 2011
Il Valpolicella vince facile nel rapporto qualità/prezzo (in fiera venduto a 5,00 euro), ed in generale tutta la batteria piace molto per una freschezza spiccata che non nasconde il frutto, ben presente sia al naso che in bocca; ma è il Ripasso 2011 che sbaraglia: un vino giocato su un’ottava più alta ma senza stonature. Bel ciliegione, gran freschezza, la sensazione precisa di essere il vino da pasto che volete avere sulla vostra tavola domenicale. [link]

Candialle, La Misse, 2012
Intendiamoci: tutti i vini dell’azienda di Panzano in Chianti sono gran bei vini. La scelta su La Misse cade perché è un Chianti Classico folgorante, teso, pieno, energico, di quelli che fanno schioccare la lingua e con un rapporto prezzo/felicità perfetto. Il fuoriclasse però è senza dubbio il Pli 2011 (95% sangiovese, 5% petit verdot), vino frutto sì, barricato sì (36 mesi), molto caldo sì, ma in questa edizione colpisce proprio per la misura con cui il rovere asseconda la materia, lasciando nitidamente riconoscibili le note salmastre, tabaccose e terragne ben integrate con un frutto esplosivo. [link]

Il Calamaio, L’Antenato, 2013
L’Antenato è un assemblaggio di sette vitigni autoctoni lucchesi/toscani (bonamico 60/70%, poi barsaglina, colorino, ciliegiolo, aleatico, moscato e sangiovese) insomma una di quelle operazioni Panda con cui si cerca di rilanciare antichi vitigni altrimenti destinati all’estinzione. A differenza di altri casi, per cui forse si potrebbe anche accettare l’ineluttabile, questo è un vino che giustifica lo sforzo della preservazione. Vino pepato, di buon corpo, per nulla stancante nonostante il carattere speziato, tannino ben presente senza rudezze, fruttini di bosco neri, mirtilli, ribes. Un bell’insieme di contrasti ben amalgamati. Buonissimo anche il Poiana 2013 da sangiovese in purezza. [link]

Bèle Casel, Còlfondo, 2013
Migliora nettamente, in progressione come il ciclista i cui panni Luca Ferraro prova ad indossare nel tempo libero. Che la sassata presa in faccia nell’ultima vendemmia abbia fatto bene? [link]

Cascina Melognis, Sinespina, 2014
Pelaverga buonissimo, le due barbere con saldo rispettivamente di pinot nero (Novamen) e chatus (Ardy) buonissime, ma io (GC), che calco per indole sentieri opalescenti, ho trovato tremendamente divertenti colore (buccia di cipolla), sentori e aromaticità del Sinespina (neretta oltre il 50% poi beretta, barbera, freisa, chatus e pelaverga); più che un rosato un ramato gastronomico con strabismo provenzale. Per dettagli citofonare Stara. [link]

Tenuta Dornach, Xx Pinot Nero, 2012
Assaggiato a Fornovo, riassaggiato a Piacenza, stappato a casa. Per chi scrive (GC), con le annate giuste di Elisabetta Dalzocchio, semplicemente il miglior pinot nero trentino/altoatesino in circolazione. Poi ci sarebbe anche quel pinot bianco. [link]

 

da qui conduce Mastro Stara:

Az. Agr. Favaro Benito, Erbaluce 13 mesi, varie annate
Quando ci avvicinammo al banchetto di Camillo Favaro, con l’accento sulla seconda ‘a’, lui non c’era. “E’ in giro” – ci dissero i vicini – “ma torna tra poco”. Come nei negozi, ma senza cartello fuori. Ci stavamo amabilmente servendo alcuni dei suoi rossi, come dei buoni clienti che fanno i conti senza l’oste, quando Camillo sbucò sorridente, salutò e disse: “i bianchi sono sotto il tavolo”. 13 mesi. Erbaluce. Quattro annate: 2014, 2013, 2012, 2010. Diverse, e ci mancherebbe. Con un filo conduttore: ghiacciai di brillante freschezza. Acidità superiore, stupendamente bilanciata, che scivola avvolgente e succulenta sul palato: si prolunga lungamente quando spuntano, per rimanerci, sassi, pietrame e ciottoli. Idrocarburi. Fini, mai magri, dal portamento elegante, a tratti austeri, con evidenti accenti e pronunce d’Oltralpe. E qualche strabismo tedesco. 2010: ne è rimasto un goccio. Appena insufficiente per una persona. Quella persona ero io. Sartore e Corazzol erano distratti per cui ne approfitto. “Mi dispiace” – gliela buttai lì, mentre mi stavo strofinando gustosamente le mani. Un assoluto purosangue: erbe alpine, botton e fior d’oro, nocciole, mandorle, qualche frutto lontano, accenni agrumati, quando fuori soffia un vento freddo da nord mentre un sole appena intiepidito lo avvolge nella sua luce primaverile. 2012. Se il colore giallo racconta il 2010, quello bianco, potrebbe dirsi e darsi, ci parla del 2012. Bianchi i fiori e bianchi i frutti. Di gran polpa e prodigiosa lena. 2013. In potenza. Emblematico per certi versi. Racchiude il senso delle due annate assaggiate. In divenire. Fosse un verbo sarebbe un magnificente futuro anteriore. 2014. Il più enigmatico. Ancora e forse incompiuto. Più ghiaccio che pietra. Più verticalità che ampiezza. [link]

Glassierhof, Geboch, 2012
Nei nostri tanto rari quanto intensi incontri fieristici abbiamo definito alcuni criteri di scelta dei banchetti dove andare a degustare. Di alcuni ve ne ho accennato a proposito di Fornovo: vignaioli conosciuti, stimati; se troppo conosciuti e troppo stimati vale anche l’atteggiamento opposto. Oppure banchetti liberi e financo vignaioli mai sentiti. A queste due categorie se ne sono aggiunte altre due: bella presenza femminile oltre cortina. “Buono, pulito e giusto” e pure “bella”, che non guasta. E quindi il nome che termina in hof. Di quest’ultima scelta l’unico responsabile è il sottoscritto. Dell’altra vi lascio indovinare. Ho postulato che tutti i produttori terminanti in ‘hof’ abbiano nella loro gamma almeno un vino molto buono se non di più. “Thanks for nothing!”- mi risposero all’unisono Carazzoler-hof e Sartore-hof – “E’ come dire Parodi a Genova”. Stavo per introdurre un ragionamento sui ‘Prolegomeni ad ogni futura metafisica che potrà presentarsi come scienza’, quando mi dissuasi da solo per condurre l’amata combriccola al banchetto di Glassierhof. Un bella folgorazione: il sauvignon Geboch. Menta, sambuco, ribes, anice, salvia, rumba, beguine, samba, cha cha cha. E poi foglie verdi di pomodori, peperoni, in uno sfondo luminoso, sfavillante, di lucente freschezza solleticata da una sapiente salinità.

Thurnhof, Goldmuskateller, 2014
Di -hof in -hof giungemmo così da Thurnhof. Dovrei parlarvi di tutti i loro vini, o almeno di una buona parte di essi. Ma vi stimolo solo con il moscato giallo (Goldmuskateller). Alcuna parte della critica enoica iper-gargarizzante ipotizza che il moscato giallo faccia vincere facile. Rose a profusione, un tocco di mela, un cucchiaino di miele, due gocce di limone, buccia d’arancia, fiori di sambuco, chiodi di garofano ‘et voilà’. Ma qui tutti gli ingredienti si tengono per mano e si amalgamano e si confondono in un superbo equilibrio di piacevolezza, mai stancante, mai superfluo, mai ridondante. Pietre e sali a piacere. Servire fresco. [link]

[Foto: Studio Cru]

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Giovanni Corazzol

Membro del Partito del progresso moderato nei limiti della legge sostiene da tempo che il radicalismo è dannoso e che il sano progresso si può raggiungere solo nell'obbedienza.

11 Commenti

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mariazzo

circa 3 anni fa - Link

ecco... chi ha assaggiato cotes du ventoux 2001? Senza sapere ne leggere ne scrivere l'ho comprato per goliardia. I profumi non erano per nulla male, ma la bocca boh... poco persistente (ma a fine giornata la bocca era già andata da un pezzo). Per 5,50€ la spesa si poteva anche fare... ma vorrei avere pareri più autorevoli :) Dornach XX è veramente eccezzzziunale. Assaggiato il 2012 e bevuto il 2011. Uno dei migliori pinot neri in circolazione.

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Giovanni Corazzol

circa 3 anni fa - Link

Assaggiato. Domaine Tenon è azienda che conosco da tempo (non mi autolinko perché a farlo si diventa ciechi). Il Cuvèe Fiston (grenache 80% e syrah 20%) m'è sempre parso il loro vino più riuscito. Nelle ultime edizioni si è un po' smagrito, ma resta il vino per me più divertente.

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elle

circa 3 anni fa - Link

sinespina 2014 è un vino strepitoso. c'ho lì da aprire anche l'olim atrum liefitato 30 mesi che volevo aspettare ma mi sa che non ce la faccio...

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Johan1974

circa 3 anni fa - Link

Posto che non esprimo un parere autorevole, l'assaggio di cotes du ventoux 2001 mi ha lasciato quanto- perplesso. Un po' come tutti i vini che Domaine Tenon aveva in degu. Le cantine che più mi hanno impressionato (non conoscendole prima) sono state: Adriano (CN) - Istine (SI)- Graziano Prà (VR).

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Samuele

circa 3 anni fa - Link

Grazie!

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Marco De Tomasi

circa 3 anni fa - Link

Bello ! anche perché alcune cose citate le ho comprate (o le comprerò). Spoiler: di Glassierhof sto aspettanto il Weissburgunder 2014 che dall'assaggio in vasca prometteva davvero bene !

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Sergio

circa 3 anni fa - Link

e dell'altro francese non parliamo? si chiamano Simonnot e avevano in degustazione Cognac e Pineau de Charantes; una finezza impressionante per intrugli... ehm, pardon! per bevande del genere. Per il suo tortino al cioccolato Morichetti può farci forse un pensierino, anche se i due campagnard allo stand dicevano che van bene "à l'aperitif". il tutto, ovviamente, in una bellissima atmosfera

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Il chiaro

circa 3 anni fa - Link

Nessuno ha assaggiato l'alto ateaino abrahm? Podere scompiglio? Walter massa?

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Marco De Tomasi

circa 3 anni fa - Link

Io ho assaggiato Abrahm: grandi cose ! Schiava convincente e soprattutto il Pinot Bianco Riserva (quello solo in magnum). Molto buono anche il Pinot Nero ...

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Eugenio Vittone

circa 3 anni fa - Link

La due giorni di Piacenza è stata un'ottima esperienza. Tra i tantissimi assaggi, fatti senza un programma prestabilito, probabilmente quello che mi ha colpito di più è stato il Riesling (Garda doc) dell'az. agr. Zatti Giovanni di Calvagese della Riviera (BS). Stupenda evoluzione nelle tre annate degustate, 2014, 2013 e 2012. Il prezzo di 6 euro a bottiglia lo catapulta ai primissimi posti nel rapporto qualità/prezzo.

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luca formenti

circa 3 anni fa - Link

Credo che il ripasso di antolini fosse un 2013, almeno io ho acquistato quello. C'erano gli amarone 2011. Saluti

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