Come entrare in un’enoteca senza sembrare del tutto sprovveduti, e senza fare guai. In 6 facili mosse

di Fiorenzo Sartore

Avrete notato, nei numerosi display che ci ornano l’esistenza, che è arrivato dicembre. Per molti di voi si avvicina quel periodo dell’anno nel quale metterete piede in un’enoteca, per comprare un regalo o per concedervi un’etichetta seria. Qualcuno magari lo farà per la prima volta, deciso ad uscire dal tunnel dei vini disdicevoli di provenienza oscura. In ogni caso, vi servirà non commettere errori di sintassi enoica (ed umana). Questi tipi di scivoloni sono raccolti durante la mia esperienza di bottegaio e li metto qui non con lo scopo di irridere alcuno (io amo tutti i miei clientes), ma per evitare a voi errori uguali o simili. Mica sempre si incontrano enotecari simpa e pazienti, a volte ci stanno pure quelli che alzano il ciglio e pensano “ma senti questo che bestia” poi lo vanno a scrivere su qualche social network. Voi non volete finire nel bestiario, giusto? Ecco, allora cominciate a prendere nota.

1. Chiedere “Vorrei dello Champagne francese” non vi farà fare una bellissima figura. Lo Champagne è solo francese, quella è una regione della Francia. Specularmente, non esiste Champagne italiano, noi facciamo Metodo Classico (in una sequela infinita di denominazioni tipo Trento, Franciacorta, eccetera). Semmai azzardate champenoise ma non fatevi sentire dai francesi che, come nella canzone su Bartali, si incazzano.

2. “L’anno scorso lei mi ha venduto…” ecco, questo non ditelo. Sia perché inevitabilmente verrete classificati come clienti che vengono in enoteca una volta l’anno (avaracci), sia perché noi abbiamo le sinapsi andate, e chisseloricorda cosa avete comprato l’anno scorso.

3. Il vino che faceva mio zio. (O il nonno, o qualche altro parente). Non esiste, nel senso che quel vino non esiste più, appartiene ai vostri ricordi e non allo scaffale di qualsiasi commerciante, per cui evitate di invocarlo, evocarlo, richiederlo. In compenso meditate sul fatto che ogni vino è fatto dallo zio o dal nonno o dal cognato di qualcun altro, quindi lasciate perdere le rimembranze e affrontate con serenità il presente.

4. Aspetti che chiedo. Questo è uno strano tipo di cliente, che ricorre in misura preoccupante: ascolta lo spiegone che fa l’esercente, e alla fine estrae il cellulare e chiama “un amico che se ne capisce” per avere conferma: sto facendo l’acquisto giusto? A parte la scena surreale, che getta nell’angoscia qualsiasi commerciante, se fate così mostrate di non fidarvi non solo di chi vi sta davanti, ma nemmeno di voi stessi. C’è una sottocategoria, tra questi, che io considero con maggiore benevolenza: quelli che telefonano precisando “Aspetti che chiedo a mia moglie”. Questi stanno già inguaiati per conto loro, e non bisogna proprio infierire. Comunque sia, evitate questo comportamento.

5. Mi raccomando, mi faccia spendere poco. Questo tipo di attacco non è necessariamente ristretto all’acquirente vinoso, ma in enoteca si sente spesso. E’ sbagliato sotto molti aspetti: innanzitutto, voi (che siete i clienti e quindi avete sempre ragione) già lo sapete quanto volete spendere. Tanto vale dire subito l’ammontare del budget, piuttosto che giocarsi quella carta destabilizzante. “Vorrei fare un regalo, ma non voglio spendere più di venti euro” (per esempio). Ecco, così è molto meglio. In seconda istanza, coi tempi che corrono ogni esercente s’è già attrezzato per non causarvi un buco nel vostro bilancio familiare. Semmai, riflettendo sul budget di spesa, tenete presente che un regalo enoico sotto i cinque euro difficilmente resterà scolpito nella memoria del beneficiario. Nel caso, puntate su altro (chessò, un portachiavi).

6. Non mi piace il Brunello. (O il barbera, o il moscato, o qualsiasi altro nome di vino). Questo è un tipo di affermazione che si presta all’autogol immediato; se l’enotecaro è perfido vi chiederà “qual è l’ultimo Brunello che ha assaggiato?” (quindi andate preparati nel caso, la scena muta a ‘sta domanda vi inchioderà alla vostra irresponsabile dichiarazione). Se è perfidissimo, invece, dirà: “lei ha assaggiato tutti i Brunello prodotti, immagino”. Sia la prima che la seconda obiezione del venditore stanno a significare che il suo Brunello è in grado di farvi cambiare idea. Dribblate la sfida giocando di sponda: “interessanti i suoi consigli, l’ascolterei per ore, che altro ha da proporre?” (E’ fatta, l’enotecaro c’è cascato).

A meno che non siate un wine guru ed effettivamente abbiate assaggiato ogni Brunello esistente, ma allora ‘sto post non era per voi, e lo avete letto tanto per passare il tempo. Grazie, comunque. 

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

2 Commenti

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Alessandro

circa 6 anni fa - Link

Io eviterei anche: "Questo vino l'ho appena visto all esselunga, e costa 4 € in meno".

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AG

circa 6 anni fa - Link

Clientes è latino o un latinismo?

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