Cisterna da 150 hl sequestrata e l’avv. Ponti che dice: “Non chiamiamola frode, è innovazione”

di Alessandro Morichetti

Tutto inizia con un blitz dei Carabinieri dei Nas – su disposizione della Procura di Udine – presso 17 aziende tra Collio e Colli Orientali del Friuli, di cui alcune molto blasonate. L’ipotesi di reato è frode nell’esercizio del commercio e vendita di sostanze alimentari non genuine: a monte di tutto ci sarebbe un esaltatore di aromi, non previsto dalle doc, utilizzato su indicazione del consulente (bioclimatico?) Ramon Persello, di Attimis. A quanto è dato capire, la pista di ricerca sarebbe un “intruglio magico” usato per profumare in maniera anomala e ammaliante alcuni Sauvignon.

Le indagini proseguono ma intanto a parlare sono sia l’avvocato Luca Ponti, che difende Persello ed alcune aziende, sia quello che Il Piccolo – perseverando con un lessico para-mafioso – chiama “pentito”, cioè un produttore che dopo aver utilizzato il metodo-Persello se ne è chiamato fuori, rinnegando il consulente e la sua “pozione magica” con annessi e connessi.

Succedeva almeno un anno e mezzo fa e l’inchiesta della Procura di Udine deflagrata giovedì, con le perquisizioni – e la notifica delle relative informazioni di garanzia – in 17 tra le più note e blasonate aziende agricole sparse tra le zone del Collio e dei Colli orientali del Friuli, l’Umbria e l’Abruzzo, altro non è che il suo primo approdo. La base da cui partire per accertare, campionamenti alla mano, l’impianto accusatorio ed eventualmente proseguire nel solco tracciato.

Luca Ponti è l’avvocato di Ramon Persello e la linea difensiva adottata può lasciare perplessi. Ha infatti dichiarato, a margine della presentazione di un suo libro:

È una questione complessa, al limite del diritto. Un’inchiesta in cui si parla di frode ma in fondo parte tutto da un tentativo di innovazione. Il problema è che certe regolamentazioni rischiano di bloccare, nella loro dogmatica staticità, le nuove pratiche che possono portare benefici, in questo caso a un prodotto importante del nostro territorio. (…) Nelle norme che regolamentano la composizione di un vino c’è una convenzione da seguire, che serve a fissare dei limiti, ma è un percorso che dovrebbe essere possibile modificare, nel rispetto della salute dei consumatori. Altrimenti si rischia di premiare le aziende che vanno a rimorchio e non chi investe sull’innovazione.

Così poi si conclude l’articolo sul Messaggero Veneto: “Ponti, oltre a difendere Persello, è il legale anche di una delle aziende coinvolte nell’inchiesta (Tiare) della Procura della Repubblica di Udine, e non esclude di assumere la difesa di altre. «Si tratta di tutelare il territorio e quindi anche le aziende che ne fanno parte».”

Chiosa Il Piccolo: “Intanto, la bufera giudiziaria rischia di portare all’estromissione dalla guida “Vini d’Italia” del Gambero Rosso di “Tiare”, il pluripremiato Sauvignon di Roberto Snidarcig (Dolegna del Collio). La voce è stata confermata dallo stesso Gianni Ottogalli, ossia il responsabile in regione della prestigiosa pubblicazione.”

Intanto, è notizia di ieri il sequestro di una cisterna da 150 ettolitri di mosto di sauvignon in fermentazione appartenente a una delle 17 aziende coinvolte. Così scrive Il Piccolo: “I militari hanno trovato nel capannone di un’azienda dismessa del Cividalese un’enorme cisterna contenente appunto vino nuovo in fermentazione tipo Sauvignon e altro materiale“.

Segnaliamo, inoltre, una interessante intervista di Carlo Macchi (Winesurf) a Giovanni Bigot, agronomo che più di tutti ha studiato il sauvignon e che collabora con alcune delle aziende interessate e con lo stesso Persello: secondo lui, “qualcuno mosso da invidia ha spinto a fare questi controlli, forse perché quelle cantine hanno dei sauvignon particolari e interessanti.” L’invito, comuque, è a leggerne tutto il pensiero.

Tutto considerato e pensando alle parole dell’avv. Ponti, mi chiedo: ma se proprio si vuole innovare, perché farlo di nascosto rischiando così tanto? Perché, piuttosto, non fare una proposta bella chiara, magari durante una riunione del Consorzio di riferimento?

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

8 Commenti

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Alessandra

circa 4 anni fa - Link

Il percorso per fare sperimentazione, utilizzando nuove pratiche non ancora ammesse ma già valutate dalla CE sotto il profilo della sicurezza alimentare, esiste e consiste nell'aprire una pratica presso il MIPAF che autorizza l'uso in deroga della pratica sperimentale su un numero limitato di ettolitri perfettamente tracciabili. Credo anche che questi ettolitri abbiano poi delle restrizioni al momento della commercializzazione (ad esempio nelle DOC o nelle etichettature) ma non ne sono sicura. Il percorso per investire in innovazione stando nelle regole esiste. Se uno non lo segue perchè sceglie la via più facile, perchè non vuole condividere, perchè magari si sente al di sopra e più furbo degli altri che perdono tempo con convenzioni e scartoffie, commette una frode. Se un produttore si fida di chi gli dice che "facciamo un sperimentazione, vedrai che risultati" e che gli porta in cantina roba di cui non conosce la provenienza e non approfondisce commette una grandissima leggerezza. E anche una frode.

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cernilli

circa 4 anni fa - Link

Concordo totalmente.

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Paolo Cianferoni

circa 4 anni fa - Link

Non mi permetto di entrare nel merito. Ma secondo me la metodologia da seguire per i produttori italiani sarebbe quella di rivolgersi almeno al direttore del Consorzio DOC per i migliori consigli per risolvere qualsiasi caso spinoso prima di qualsiasi azione, dato che si presuppone che le DOC siano organismi che tutelano gli interessi comuni della squadra. In Francia i panni sporchi li lavano da soli, non se li fanno certo lavare da fuori.

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Rossano Ferrazzano

circa 4 anni fa - Link

Si sa qualcosa di più preciso riguardo a questo "esaltatore di aromi"?

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Alessandra

circa 4 anni fa - Link

I Consorzi non sono al di sopra delle parti (sono formati dai produttori e pertanto è abbastanza sospetto che siano loro a dover vigilare, è il caso del controllato che controlla). La legislazione che autorizza o non autorizza cosa si può utilizzare in vinificazione è una legislazione europea, nessun altro può derogare. In Francia devono fare la stessa procedura, non si scappa.

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cernilli

circa 4 anni fa - Link

Proprio per il possibile conflitto d'interesse, alcuni anni fa tutta la parte relativa ai controlli è passata a Valoritalia e non è più di pertinenza dei consorzi.

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Gianni Morgan Usai

circa 4 anni fa - Link

Rimorchio ed Innovazione.. due temi presentissimi nel programma del ministro Martina..? ( .. il rimorchio deve per forza essere Fiat o può essere Volvo o Mercedes..? )

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stefano zannier

circa 4 anni fa - Link

Questo esaltatore esiste dagli anni ottanta...... é una vergogna qualcuno diceva che era il risultato naturale del Clone R3 di Rauscedo, tutte bugie erano esaltatori prodotti a (non dico il paese ma tutti lo sanno )...... una vergogna ... Stefano Zannier

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