di | mar 11 giu 2013 ore 12:29
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Vino in lattina
Scatolette

Chiedersi se il vino in lattina è bene o male, e conoscere già la risposta

Il vino nelle lattine, alla maniera della birra o della Coca Cola, non è esattamente una novità. Con il wine-in-a-can commercializzato da Winestar, però, è la prima volta che un vino a denominazione francese (AOC) finisce nel contenitore metallico. L’idea è sempre quella: rendere il consumo del vino pop, cioè popolare presso quella categoria di clienti potenziali che preferiscono, appunto, la praticità delle lattine bevendo birra o Coke.

Lasciamo ai posteri l’ardua sentenza: se il vino debba essere turbo pop inseguendo ambiti che in effetti gli sono estranei, o debba semmai coltivare la sua componente tradizionale ed identitaria. Come riferisce Connexionfrance.com, il mercato del vino in lattina ha già un bel numero di fan, visto che in Germania di venderebbero 60 milioni di lattine l’anno. Winestar per ora inscatola (imbottiglia pare improprio) un AOC Languedoc, Corbières (Château de l’Ille). Modestamente, noi italiani già negli anni ottanta avevamo Giacobazzi sul mercato americano.

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19 commenti a Chiedersi se il vino in lattina è bene o male, e conoscere già la risposta

  1. Mi colpisce quando dici: “se il vino debba essere turbo pop inseguendo ambiti che in effetti gli sono estranei, o debba semmai coltivare la sua componente tradizionale ed identitaria.”
    A ben vedere, l’uso delle bottiglie nei 9000 anni di storia del vino e’ piuttosto recente (non foss’altro per questioni tecnologiche), 2-300 anni, e in Italia fondamentalmente il 95% del vino non era imbottigliato fino a non molto tempo fa, diciamo 100 anni, o forse meno?
    Il vino e’ “pop”, nel senso di “popolare”? Direi di si.
    E’ giusto metterlo in lattina? Mah, probabilmente si tratta di vino che io non berrei in ogni caso, ma lattina o tetrapack, concettuamente che differenza fa?

    • Cento anni per poco che siano costituiscono il nostro sfondo culturale, quindi definiscono il mondo “as-is”. Ogni variazione parrà rilevante, e se genera una reazione del tipo “probabilmente si tratta di vino che io non berrei” comincia a fare già una bella differenza :)

      • avatar Stefano Cinelli Colombini

        Beata gioventù, altro che cent’anni! Cavoli, fino a ieri esisteva una vera e propria cultura della scelta del contadino fornitore della damigiana! Scartare un contenitore solo “perché non è la canonica bottiglia” è più enosnob che bere solo vino borgognone biodinamico svinato durante la terza luna.

        • avatar Giuseppe Z

          Condivido e aggiungo che se è un vino in lattina a spaventarci o a crearci qualche “disagio” credo che siamo sulla cattiva strada.

      • la reazione negativa la genera in me, in te e probabilmente in quasi tutti i lettori di Intravino. Ma il punto e’ capire se la genera anche nel resto dell’universo, che probabilmente ha meno pretese in campo enoico. Se dovesse avere successo dimostrerebbe inequivocabilmente che la ragione e’ dallo loro parte.
        Bevete in Tetrapack, cento milioni di consumatori di Tavernello non possono avere torto (parafrasando).

    • Gianp, curiosità: cosa sappiamo sulla conservazione del vino in lattina?

      • secondo me e’ un problema mal posto -- e comunque ci sono studi sulla conservazione su tutto, compreso forse la conservazione del vino in latex -- perche’ quello non e’ vino da conservare. E anche qui bisognerebbe sfatare il mito che il vino vada per forza conservato per anni, quando probabilmente il 95% del vino e’ sufficente conservarlo per mesi.
        Il problema di fondo nella trattazione di questi argomenti e’ che per noi non e’ vino, ma il 95% del vino e’ questo qui. Noi ci rivolgiamo ad una nicchia larga, ma se vai a guardare le vendite, il prezzo medio al litro del vino italiano, che sta intorno ai € 2, non ha aspettative di consumo che abbiamo noi.

        • avatar vincenz

          Mi piacerebbe sapere se,una volta versato in calice,un degustatore
          raffinato ne riconosca il contenitore.Qualcosa di simile a quello che ha fatto A.Morichetti al vinitaly con il tavernello.
          Stefano Cinelli Colombini mi sorprende sempre,piacevolmente.

          • avatar Adriano Aiello

            Sì ma non strumentalizziamo la sacrosanta provocazione di Alessandro trasformandola in un’apologea del pensiero debole applicato al vino. Non so cosa ho appena scritto, ma voglio dire che la monnezza nel bicchiere si riconosce eccome (e non serve manco essere grandi esperti con nasi e palati sopraffini!), come pure la standardizzazione assoluta. Altrimenti stiamo tutti qui a pettinare i capelli di Morichetti

  2. avatar vincenz

    @Adriano Aiello,forse non mi sono spiegato,o forse non ti sei sforzato di capirmi.

  3. avatar Stefano Cinelli Colombini

    Se metti Tavernello in bottiglia non è che diventa Latour, e viceversa. Ma un gran vino è fatto della sostanza dei sogni, per cui un Latour in barattolo non puoi proprio mettercelo. Sarebbe un omicidio. Ma il buon bicchiere che mi rende piacevole il pranzo e nulla più, perché no?

    • avatar vincenz

      Grazie per la risposta.A volte, chi non ha una raffinata cultura del vino come me,può fare delle domande sempliciotte, ma ,mi rivolgo ad Adriano ,che stimo,non c’era nessuna intenziome di sminuire A.Morichetti .
      Saluti
      PS.Io penso che i blog di vino devono aprirsi al contributo anche di consumatori semplici , che vanno incoraggiati .Amo Intavino e ne vedo le grandi potenzialità.
      Io a tavola bevo il Nero di Troia.

      • avatar Adriano Aiello

        Vincenz se avessi sminuito Morichetti ti avrei appoggiato all’istante!:))))
        Cmq il mio era un monito generale, ho capito cosa intendevi (e non mi sono manco sforzato :P ) Un buon degustatore riconosce che vino gli viene servito? Non sempre. Ma un buon degustatore il più delle volte riconosce se beve un buon vino. Ma la domanda giusta è: il produttore fa il suo compito per rispettare il territorio dove fa vino in modo che chi lo beva capisca cosa ha in bocca?

        • avatar Stefano Cinelli Colombini

          Il produttore fa il proprio compito se è l’interprete del suo territorio, ma a 360 gradi; ovvero della sua uva, ma anche della sua cultura. E a questo punto sarebbe opportuno porsi qualche domanda, tipo se la storia di ogni vino sia necessariamente legata alla bottiglia. Ovviamente non lo è, così come la Toscana non è quelle file di cipressi che vedo sorgere ovunque. Che fanno tanto Chiantishire, ma sono messi dove storia e tradizione non li avrebbero mai neppure permessi. Se nell’uso di un vino (tipo la Barbera a MIlano) c’era la caraffa del vinaio o la damigiana, è più rispetto della sua identità la bottiglia bordolese pesante e il tappo da 65 o il barattolo? Su quale libro sacro è scritto che ogni buon vino deve stare sempre e soltanto in bottiglia?

  4. avatar enrico

    Ricordo una lattina con vino a basso contenuto di alcol.

  5. avatar Pietro

    Il vino in lattina avrebbe il grande pregio di poter essere portato nello zainetto senza paura di rompere il contenitore.
    Puoi anche metterlo in stiva aereo senza imballarlo, ma purtroppo non puoi farci il varo di una nave. Quello no.
    Ah, neppure sciabolarlo mi sa.

  6. Pingback: Chiedersi se il vino in lattina è bene o male, e conoscere già la risposta | Benvenuti da FISAR - Delegazione di Milano

  7. avatar Giovanni Solaroli

    Se conquisterá nuovi consumatori solo per il fatto di essere in lattina, allora vorrá semplicemente dire che è più importante il contenuto del contenitore ed il messaggio promozionale avrá sortito i suoi effetti. Del resto se si è disposti a pagare le Pringle come patatine 100% quando invece c’è molto mais dentro, allora si può benissimo essere contenti di pagare una bella lattina con del vino dentro. Io però non lo acquisterò perchè sono figlio del tempo che è appena passato dalla dama alla boccia ed un altro cambio non lo reggerei, essendo oramai sessantino fatto.

  8. avatar Stefano

    Mi sa che è già arrivato anche in Italia http://www.winestar.it
    ma chi lo compra?

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