Cave Privée Veuve Clicquot, tempo di parlare di millesimi seri

di Andrea Gori

Veuve Clicquot Cave Privée è la risposta alla serie Dom Pérignon Oenothèque. La maison dell’etichetta arancione immette in commercio vari millesimi di questa cuvée prestigiosa dopo una permanenza in cantina molto prolungata, per dar modo ai lieviti ancora in bottiglia di evolvere insieme al vino, e ottenere risultati gustativi inediti e, si spera, sorprendenti e profondi.

(Il tutto mentre alcune bottiglie vengono inabissate nel Baltico per sperimentare nuovi metodi di affinamento)

Non sono le prime annate che escono sul mercato, lo scorso anno erano uscite 1989, 1975 e 1978 rosé, 1980 e 1978 bianco. Ma sono le prime che vengono annunciate e presentate in pompa magna, con una cena riservata al ristorante romano Glass di Cristina Bowermann che, per l’occasione, ha realizzato piatti centrati e stimolanti.

Presente Cyril Brun, l’enologo capo in persona, sempre molto disponibile nel raccontare i vini nati da un’idea di Jacques Peters (chef de cave da Clicquot fino al 2009) e messi a punto insieme al suo successore Dominique Demarville. Questi hanno potuto attingere al grandissimo archivio di bottiglie millesimate, disponibili in numeri interessanti e capaci di soddisfare decine di migliaia di appassionati e non gli happy few (tuttavia bisogna sborsare attorno ai 300 euro per una di queste bottiglie).

I millesimi in questione erano l’ultracelebrato 1990 in versione Rosé, presentato su una tartare di filetto di manzo con arancia capperi tobiko salsa al wasabi e micro verdure. Il 1989 con il roast-beef in crosta di caffè arancia e micro verdure. Il 1982 con i favolosi raviolini di parmigiano 60 mesi e asparagi, e infine lo spettacolare 1979 Rosé in abbinamento con la pluma di maiale, salsa al pop corn e okra.

Gli assaggi dimostrano che non sempre le gerarchie tra i millesimi vengono rispettate: quando si entra nel campo del lungo affinamento sui lieviti le certezze non sono mai assolute. Certo si tratta di vini che comunque vengono assaggiati quasi di continuo, e periodicamente rilasciati sul mercato con prezzi importanti ma perfettamente calibrati sul loro tipo di clientela. Quindi è difficile imbattersi in esemplari non performanti, ed è bene segnalare che qualcuno dei vini presentati si pone seriamente come riferimento per la categoria in quanto benchmark di raffinatezza e complessità.

Veuve Clicquot Cave Privée 1990. Rosé con sboccatura maggio 2011, zuccheri 6 gr/lt. Ottenuto da annata classica anzi “ideale”, che si manifesta con tanta freschezza e materia, in cui soprattutto scalpita il pinot nero e il suo frutto con un lato giovanile sorprendente: si riconoscono caramella inglese e Rossana, karkadè, anice e resine, odori di sacrestia. La bocca è fresca e incalzante, arancio rosso e mallo di noce, finale che si acquieta lentamente ma conserva la tensione con finale di rancio del Cognac e liquirizia. 88

Veuve Clicquot Cave Privée 1989. Blanc con sboccatura maggio 2010, zuccheri 6 gr/lt. Annata solare molto calda, acidità ben accentuata anche se inferiore al 1990, ma i fenoli tengono su la struttura e la longevità: più corpo e passione. Inizia tra vaniglia e fiori di campo, agrume candito, carnoso e dinamico, robinia ginestra, zafferano, resina, bocca incredibile con il tannino del pinot nero (quasi 60%) a reggere la baracca regalando un sorso perfetto scolpito nella pietra. Standing ovation. 94

Veuve Clicquot Cave Privée 1982. Blanc con sboccatura maggio 2010, zuccheri 6gr/lt. Da un’annata non classica come la 1990 ma di indiscutibile finezza e mineralità, come del resto i grandi Bordeaux stessa vendemmia. Il carattere è arrostito e maturo: profumi peculiari di Yomo al malto d’orzo, canditi, miele d’acacia, papaya essiccata, mela e sambuco. Bocca esile ma gessosa, vinoso e masticabile a tratti e con una tridimensionalità spiccata esaltata dal parmigiano 60 mesi all’interno dei ravioli di Cristina. 92 (con ravioli) 90 (senza ravioli).

Veuve Clicquot Cave Privée 1979. Rosé con sboccatura maggio 2010. Un modello di elaborazione della tipologia molto più vinoso rispetto ai giorni nostri, con tanto pinot nero molto borgognone: a tratti ricorda in effetti uno Chambolle Musigny così generoso da coprire la componente bianca, un rosé vecchia scuola che verrà probabilmente riproposto in futuro. Con questa cuvée oggi siamo quasi al suo massimo espressivo, con note inconsuete di pomodoro, pizza con origano, funghi, sottobosco, pesca gialla, venature appena ossidate che fanno da preludio ad un vino pazzesco in bocca per sostanza sapidità e piacevolezza, simile ad un grande Borgogna di dieci anni almeno più giovane. 96

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

4 Commenti

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Arianna Vianelli

circa 6 anni fa - Link

Ciao Andrea, puoi spiegarmi meglio gli odori di sacristia? Arianna

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Andrea Gori

circa 6 anni fa - Link

Esatto Arianna, un mix indefinibile tra incenso, lacca, smalto, pellame nobile, legno antico. Si trova secondo me anche in qualche vecchio BOrgogna

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Arianna Vianelli

circa 6 anni fa - Link

Grazie Andrea!

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Ilcorpodicristo

circa 6 anni fa - Link

Sacrestia o sagrestia, credo sia un mix di sentori di incenso,"legno",libro antico........bravo Andrea ci si vede al GSTW al Baglioni.....:)

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