Calafata, la terra e una coinvolgente biodinamica collettiva

di Andrea Gori

Ti trovi di fronte a questi vini e sei decisamente combattuto. Etichetta realizzata da un designer famoso, ma che pare uscita da un tavolo di un ingegnere meccanico. Vini naturali, decisi e saporiti con alle spalle un territorio che ha guidato i passi di questi ragazzi senza cantina né terreni: lavorano con il comodato, dando al contempo una possibilità di recupero a persone svantaggiate. Vini che parrebbero modaioli e fatti apposta per compiacere il gusto radical-chic che oggi va per la maggiore (sia scritto che bevuto). In realtà dovremmo semplicemente giudicare i vini in base a quello che troviamo nel bicchiere.

È difficile non pensare alla bellezza del nome: i mastri calafati fino a pochi anni fa usavano corda e pece per rendere impermeabili al mare, e sicure nelle tempeste, le imbarcazioni fatte a colpi d’ascia. E la cooperativa nasce come “luogo di progettazione”, un’officina di lavoro che cerca di tenere insieme l’amore e la cura per i luoghi con il difficile percorso di inclusione lavorativa e crescita relazionale per persone in condizioni di marginalità e svantaggio, coinvolgendole in un’idea quasi rivoluzionaria di impresa agricola. I giovani alla guida della cooperativa provengono da settori molto diversi e praticamente soltanto qui, grazie ai numi tutelari della biodinamica toscana e italiana (Saverio Petrilli di Valgiano, Giuseppe Ferrua di Fabbrica di San Martino, Gabriele da Prato di Podere Concori), potevano realizzare vini di questo livello dopo solo tre vendemmie.

Poi mettiamoci le vigne, alcune prefillosseriche, praticamente improduttive fino a poco tempo fa, con i filari sdraiati e abbandonati. Altre comunque con un’età discreta (la maggior parte risale al periodo 1997-2002). E infine il terroir lucchese, che piano piano grazie alla biodinamica (per chi ci crede) e all’amore e attenzione dell’uomo per la natura (per chi non ci crede) consente di ottenere un piccolo grande miracolo di qualità.

Levato di Gronda Igt Toscana 2014 Bianco. Vermentino, malvasia, trebbiano, moscato: floreale di campo estivo e solare, ginestra e mela matura, dolce e gessoso; bocca placida e tranquilla, sapida e curiosa, con agrumi in evidenza nel finale, forse manca un po’ di scossa acida ma la sensazione di serenità che esce dal bicchiere è impagabile. 86 (Presentata anche una versione non filtrata, più corposa decisa e “naturale” ma secondo me meno librata e soave).

Levato di Majolina Rosso Igt 2012 Colline Lucchesi. Da vigne prefillosseriche, vitigni imprecisati ma di certo sangiovese, buonamico, canaiolo, aleatico: inizio erbaceo e fruttato di bosco, gambo di sedano e mirtillo che poi lasciano il campo a sensazioni ematiche e terrose bizzarre e coinvolgenti che infine planano in un delicato frutto rosso accesso e coccolante; bocca che mostra subito un bel tannino e freschezza vivace, corpo lieve e delicato cui segue una persistenza discreta e sapida: vino intrigante e dall’incedere ricco e austero con un’eleganza contadina che parte di lontano. 88

Levato di Rèdola 2012. Sangiovese, cabernet, merlot e un tocco di syrah, vigneti dal 2004 al 1997: caramello e frutta di bosco, senape e cardamomo, refoli balsamici; bocca appuntita e con tannino vispo, finale croccante e polputo ma mai pesante. 84

“Ricomincio da Calafata” è un documentario di dieci minuti sull’esperienza della cooperativa. Scritto e diretto dal giovane videomaker Fabio Fusillo e girato da Matteo Bertuccelli. Prendetevi il tempo per vederlo, perché merita.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

5 Commenti

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F. Saverio

circa 2 anni fa - Link

Conosciuti al Live Wine di Milano e rappresentano, a mio parere, uno dei pochi casi (l'altro è molto più "noto" ed, altresì, discusso) in cui non si può prescindere dalla storia, in quanto racconto, più che storico temporale e numerico, nella degustazione e conseguente valutazione dei Vini. Un progetto troppo intenso e ricco di aneddoti di vita per non meritare "qualche punto in più" dovuto anche solo alle corde della propria sensibilità che questi ragazzi sono in grado di toccare. Buonismo o meno... i Vini prodotti da Calafata non sono niente male per la loro nicchia di riferimento. ;)

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Andrea Gori

circa 2 anni fa - Link

io invece direi che non sono niente male affatto! è proprio quello che mi ha fatto decidere di scriverne. Anche chi non sa nulla della storia dietro riesce ad apprezzarli, eccome

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Agricola Calafata

circa 2 anni fa - Link

Vi ringrazio moltissimo per quello che avete scritto. Commercialmente, infatti, proponiamo i nostri prodotti per quello che sono perché siamo convinti che l'unico modo di stare sul mercato sia proporre eccellenza (in relazione ai mezzi di cui disponiamo). solo a fine discorso e dopo gli assaggi spieghiamo (e nemmeno sempre) dell'attività sociale della cooperativa. I nostri consumatori devono pagare il prezzo della bottiglia perché all'interno c'è un vino che piace. Con le 'donazioni' si andrebbe poco avanti. di questo siamo convinti. grazie ancora

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matteo

circa 1 anno fa - Link

interessante, ho sentito parlare di voi da don walter magnoni, vorrei incontrarvi, conoscervi ciao

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Waqar Ahmed

circa 11 mesi fa - Link

Merci qualsiasi topo do Lavoro.vorrei lavorare per voi . Io sono Pakistano ho il permezo do Lavoro. Chiamatemi. tante Gracie mio cell 3249868020

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