Brunello di Montalcino 2010? Keep calm and don’t believe the hype

di Emanuele Giannone

Un’anteprima memorabile, quella del Brunello di Montalcino 2010, e con un inevitabile vizio di forma: non è stata un’anteprima. L’hanno preceduta gli illustri esercizi di feed-forward, chiaroveggenza e market making; così che, quando ha avuto luogo, per molti vini si erano già virtualmente aperte le contrattazioni sul mercato dei derivati: con qualche toxic asset ben confuso tra i futures più appetibili.

Alla 2010 corrispondevano da tempo attese commisurate a cinque stelle finalmente plausibili. Astri a parte, le sue premesse erano state riscontrate, celebrate e monetizzate in congruo anticipo e con un battage crescente. Alla prova collettiva dei nasi e dei palati questo è risultato in un diffuso overshooting dei punteggi, con le principali testate internazionali alacremente impegnate in una spirale ascendente. Io, per mia lacuna, non sono versato con i punteggi e non saprei giudicare la stravaganza o la congruità di centoni e quasi-centoni piovuti a manna.

Guardando però tra i punteggiatori seriali d’oltremare, nonostante la qualità mediamente elevata non riesco a togliermi di bocca l’aroma artificiale dell’escalation, il colorante delle visioni uniformate, l’eccipiente q.b. delle versioni sgraziate, diluite o sovralimentate. Bene ha fatto, quindi, Daniele Cernilli a precisare che non esiste “il” Brunello 2010, perché ne esistono piuttosto 150-160 versioni, e a ricordare il paradigma allocronico della vendemmia a Montalcino. Bene ha fatto anche Luciano Di Lello a puntualizzare che la 2010, come si conviene in gioventù a una grandissima annata, è trattenuta. Sic et simpliciter.

Bene, infine, sarebbe che i punteggiatori tornassero in futuro sui propri giudizi anticipati, anziché statuirli e decretare il valore – la qualità, il prezzo che la tradurrà – semel pro semper secondo arte aruspicina. Ma saranno in pochi a farlo, ultramarini e nostrani. Tra tutti gli approcci, mi ha convinto quello di Walter Speller: don’t believe the hype, non cedere alla tentazione dello spin e fissare il massimo “politico” di 17.5/20 per i giudizi in anteprima, avvalendosi dei segni d’addizione per i vini con le migliori prospettive d’affinamento. Questo, da parte di un critico capace di dichiarare ma anche di superare le preferenze personali:

… I admit that I have a preference for elegance, transparence and originality, but at the same time enjoy the more full bodied styles of Brunello. However, what I do not believe is that every Brunello producer makes wines on a cru-level, which I suspect you were expecting. This is understandable but a myth, which is hard to chase as the denomination itself resists anything that could supply wine lovers and professionals alike with more precise information on the actual area, in elevation, exposure, soil composition and macro and micro climate and which would explain stylistic differences more clearly…

In generale, il novero dei 2010 che hanno convinto o finanche entusiasmato è molto consistente. L’assaggio in anteprima ha confermato, com’era da attendersi in questa fase, la prevalente e naturale introversione dei vini; introversione che declina la loro essenza – presenza, rapporto tra potenza e eleganza, trama e presa dei tannini, qualità del corredo aromatico e dell’acidità – in mimesi, modalità alternativa alla cosmesi, ché c’è stata a sua volta e ha riguardato i pochi estroversi e giunonici, badiali e gioviali, gli extraterritoriali.

Ma le palesi dissonanze tra i vini giusti e quelli giustapposti non sono state molte. Per sommo gusto, poi, e a beneficio anche dei fifoni come me che non degustano alla cieca, l’atteggiamento introverso ha promosso un coinvolgimento intuitivo ed empatico, poco immediato. Piuttosto, se parliamo di immediatezza del piacere e del riscontro, questa è venuta da una risicata pattuglia di Riserve 2009 già patentemente buone. Ecco: Riserva e già-buona sono termini antipodici, ma se aggiriamo l’ossimoro e lasciamo la parola al gaudente che alligna in noi, la concessione paga. Pur essendo stata la 2009 meno equilibrata e generalmente più stressata, la sua riproduzione in mono trascura molte valide eccezioni. Tra queste, per citare pochi esempi, le Riserve di Stella di Campalto, Gianni Brunelli e Le Chiuse.

A incrementare il fascino e il piacere dell’Ilcineide sono intervenuti gli inediti e i lavori in corso. Seguendo l’ordine cronologico delle visite, se avessi quattro soldi di felicità da allocare le mie call options sarebbero queste: si comincia da Biondi Santi e la Riserva 2008: crittografie di terra, radici, speziari ed erbari, idee di frutto in quasi tutto lo spettro dei colori, res ancora assai poco extensa, sostanza molto compressa sotto la legatura fortissima – buonissima, non allegante – dei tannini. Era la statua nella sonnolenza del meriggio di giovedì 19 (meglio non seppi scrivere, fuori del prodigio). Passando a SanLorenzo, spicca del ben-estroverso 2012 la precisione: per la resa didascalica del frutto e per la qualità dell’estrazione, risultanti in freschezza saliente e definizione degli aromi, struttura robusta, fattura dei tannini, presenza ingente. Un’erma, invece, il 2013: arroccato su una sua sovrana durezza, conchiuso in riserbo e rigore. Molto affascinante.

Simili premesse e simile alternanza da Baricci: un fascio di fiori ed erbe amare per il 2012 sullo sfondo nitido di frutta scura, alloro e terra, fresco e succulento, di grande presenza e profondità al palato; teso e contratto il 2013 con la sua acidità svettante, la carica tannica più rilevata, più nervo e scheletro, meno ornamento e muscolo. Altro felicissimo passaggio a Le Potazzine: molteplici partiture per partite molteplici, suddivise tra vigne singole e assemblaggi. Ma a casa Gorelli-Giannetti risalta la magnifica Riserva 2011: energica, potente ed embonpoint senza pesantezze, esemplare per coesione, equilibrio e centratura, dinamica e profonda. Nucleo pulsare. Per chiudere si arriva a Fonterenza: il Rosso 2012 che Francesca Padovani presenta coscienziosamente come monstrous, ma si presenta propriamente wondrous, tagliente per acidità, trascinante in progressione; insieme al Brunello della stessa annata, evoluzione materica e volumetrica del Rosso: vino aoristo ora, perfetto vedremo, intanto è già un fuoriserie e come gli altri scompagina le successioni logiche su scala sensoriale.

PS – Il mio rookie of the year: Podere San Giacomo, Pieri Graziella, Girl from the North Country (Val di Cava): Well, if you’re travelin’ in the north country fair / Where the winds hit heavy on the borderline / Remember me to one who lives there / She IS a true love of mine. Beninteso, parlo del suo Brunello.

 

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

17 Commenti

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Montosoli

circa 5 anni fa - Link

Ogni grande propaganda ha la sua faccia positiva e negativa.. Quella positiva sull'annata 2010 Brunello la conoscono gia tutti....dalla Cina al Argentina Quella negativa....be provate a chiedere ai produttori di Barolo 2011 come vanno le vendite ...dopo la grande annata 2010 ?

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Alberto

circa 5 anni fa - Link

Possibile che "Le Potazzine riserva 2011" sia un refuso?

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Armando Castagno

circa 5 anni fa - Link

Nessun refuso, ne sono certo: trattasi anche a mio avviso di vino straordinario, paradossale. Speriamo vada in bottiglia presto, se non c'è già andato.

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Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Trepida attesa. Alla data del 21 febbraio la botte ex-13, nuestra amada y palocortada, era ancora piena. In bottiglia, invece, è già andata la Riserva 2010 di Baricci. Mafiosamente ti avverto: dona accura, vinu granni, jàutu e raru jè, nu lu lassari, ca iddu pò vulari cchiù peju di li fùrmini, e nonzi pò truvari a tutti banni.

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Andrea Gori

circa 5 anni fa - Link

Emanuele ha effettuato molti assaggi da botte o da bottiglie ancora in affinamento, le date "strane" come i Brunello 2012 e 2011 sono appunto assaggi reali ma di prodotti ancora in affinamento.

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Emanuele

circa 5 anni fa - Link

La Riserva 2011 non è refuso, è referto.

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Vignadelmar

circa 5 anni fa - Link

Emanuele, ricordati che ti aspetto per bere un certo 2010 che non hai avuto la fortuna di provare...... . Ciao

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Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Ciao! E chi se ne potrebbe dimenticare? A presto!

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Giulio Cantatore

circa 5 anni fa - Link

Luciano ricordati che qui in Puglia qualcuno tifa ancora per te, ergo tieni da parte anche per noi qualche buona bottiglia di Brunello, per le annate lascio a te la scelta, non appena passo a trovarti le assaggiamo insieme (se ti va)

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Così tanti giudizi positivi sono una gran cosa per il Brunello, sono il risultato di un'annata strepitosa ma anche di tantissimo lavoro per sfruttarla al meglio. Sono le annate come il 1975, il 1990 e il 2010 che portano avanti una Denominazione, il "business as usual" sia pure di altissimo livello non interessa nessuno e finisce per annoiare; ogni tanto c'è bisogno di fuochi d'artificio, e il 2010 ce li sta dando. Oltretutto questa annata top arriva quando la crisi inizia ad affievolirsi, l'Euro è basso e i nostri principali acquirenti sono in crescita economica; con un quadro di questo tipo è probabile che il 2010 venga bevuto, e generi nuova richiesta in seguito. Come è avvenuto con le precedenti grandi annate di Brunello del passato. Per chiudere, complimenti e grazie di cuore ai 100/100! Ragazzi, avete fatto un gran regalo a tutto Montalcino!

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andrea

circa 5 anni fa - Link

Ormai non mi fido più delle vostre segnalazioni. Vini acescenti, il più delle volte velati da netti sentori stallatici, spacciati per campioni di eleganza, sotto l'influenza di qualche integralista cultore dell'esoterismo Steineriano, o perfino grazie ad una semplice simpatia nei confronti del produttore. Aspetterò con pazienza i sempre più rari appunti di degustazioni “alla cieca”, a patto che soddisfino i seguenti requisiti: pubblicazione del curriculum vinea dei partecipanti; presenza di un commissario super partes che certifichi la veridicità dei fatti; assicurazione che nessuno sia stato condizionato da grugniti di piacere o di disappunto, più o meno velati, del solito Parker de' noantri presente in ogni commissione degustatrice che si rispetti; assicurazione finale dell'assenza di agenti inquinanti legati allo smodato utilizzo di aulenze personali (incidono normalmente nella prima parte della degustazione) od olezzi culinari (la solita megaspaghettata a fine degustazione che puntualmente rimette in discussione il verdetto poc'anzi unanimemente proclamato)

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Emanuele

circa 5 anni fa - Link

@Andrea: Ha ragione. Sono inaffidabile. Ho una naturale propensione verso stallatici e acescenze, infatti tra i 2010 che preferisco trova tutti i concorrenti ai Grammy Awards nella categoria Brettanomyces: ad esempio Salicutti/Piaggione, Potazzine, Lambardi, San Giacomo... per non parlare di Vigna del Fiore, il prodotto di punta della cellula situazionista-steineriana di Montalcino, vero campione dell'ortodossia vinoverista.. Per curiosità: ha letto i post di quei tre integral-naturisti che rispondono ai nomi di Lauro, Gori e Romanelli? Scandalosi. Sicuramente tre agenti al soldo dell'internaziobale garagista.

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Federico

circa 5 anni fa - Link

Applauso con sussulto sghignazzante

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andrea

circa 5 anni fa - Link

Ma scherza? Non me ne perdo uno. Dopo decolli, lanci, lenzuolate è accecate ho ancora la testa che mi gira. Ma in particolare penso convenga con me che La Dea Bendata, con qualche giro di parole, ha richiamato tutti all'ordine ridimensionando con ineludibili motivazioni quei scandalosi 95 punti assegnati ad un vino, evidentemente cacofonico, da “the score machine” Gori, in un momento di comprensibile appannamento, tenuto conto che era arrivato alla lettera T. Cosa vuole che le dica? Un articolo su una cieca mi ha aperto gli occhi! Vorrà dire che d'ora in avanti, prima di entrare in una cantina, mi farò rigorosamente bendare. Tenuto conto che sarebbe oltremodo difficile ed oneroso procurarsi sufficienti rotoli di alluminio alimentare per rendere anonima una botte da 20 hl.

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Emanuele

circa 5 anni fa - Link

L'ho scritto altrove ma ripeto volentieri: prima ancora di andare alle dispute, de gustibus non est sputandum. Ho l'impressione che il suo sia un giudizio espettorante su Andrea Gori, mascherato da giudizio di gusto. Cioè: "sputo" il vino che ti piace, come sputerei a te che non mi piaci. Diversi vini piaciuti a lui non sono piaciuti altrettanto a me. E ovviamente è valso anche il viceversa. Ma se ne è parlato con la bottiglia di fronte, nominandola. Potrebbe, se vuole, sviare il mio sospetto nominando il vino incriminato. Così ne parliamo. E magari Gori, leggendo le sue giustissime critiche, arriva persino a rivedere il suo giudizio su "T". Insomma, il giudizio di gusto evolve attraverso il procedimento discorsivo. Dialetticamente, non assiologicamente, non crede anche lei? De gustibus, non de Goribus disputetur.

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andrea

circa 5 anni fa - Link

Ferma tutto, qua c'è un grosso malinteso! Evidentemente non sono stato abile nell'uso delle metafore (ci sta, scrivo di getto, tuttavia rileggendo i miei commenti mi sembrano piuttosto chiari). Riformulo: il vino in questione nel post della cieca è stato definito “tendente all’ossidativo e appena alto di volatile, con un tannino asciugato”, mentre il Gori gli ha attribuito 95 punti. La mia intenzione pertanto era quella di evidenziare, in maniera sarcastica, il post che ha esplicitamente screditato l'operato del Gori, e non solo, con il seguente ragionamento: una degustazione alla cieca serve solo ed esclusivamente a stabilire una scala di valori (fine a se stessa, aggiungo io). Dover ricorrere all'anonimato della bottiglia per capire se ha dei limiti nella produzione è semplicemente inutile per un qualsiasi degustatore che abbia la modestia di definirsi tale. Personalmente il vino in questione non l'ho mai assaggiato, cercherò di procurarmelo non certo per il punteggio assegnato, criterio questo che mi lascia indifferente, ma per come è stato descritto (anche da te) su altri articoli. Tutto qua. p.s. alle volte ci diamo del tu, altre volte del lei, ma siccome nel post sul Friulano ti sei reso debitore nei miei confronti di un calice, credo che a questo punto possiamo tranquillamente usare l'allocutivo confidenziale, ovviamente salvo tuo parere contrario ;-)

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Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Ma certo! Allocutivo confidenziale. E calice di Friulano!

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