Aspettare il vino o avere un’aspettativa? 6 vini per scoprire la differenza

di Alice in Wonderland

Trama: la seconda lezione del Non-Corso incentrata sul tema degustazione. Regia: Emanuele Giannone. Ambientazione: un’enoteca romana. Cast: i simposianti. Il film riprende dove era stato interrotto la scorsa volta.: “Il ruolo del vino nel corso della Storia, le sue funzioni sacrali – rituali, mediche, curative“. E poi lo sviluppo di una sensibilità verso il vino come altro da tutto questo. Per raggiungere i primi “oltre”: wine, as poetry in a bottle.

Emanuele racconta con entusiasmo, gesticola un po’, tocca punti sensibili, offre spunti profondi, arricchisce la narrazione di citazioni dense di significato e, se in questo mondo di incertezze è possibile, in qualche caso illuminanti. Lo spunto più bello della serata, quello taumaturgico e in grado di dissipare tanti dubbi e interrogativi riguarda due idee/immagini/concetti: l’ aspettare il vino e, di contro, il crearsi un’aspettativa di fronte ad un vino.

Aspettare il vino, porsi nella posizione di recettività ed ascolto è atteggiamento quasi salvifico, permette un fluire puro di emozioni e conoscenza scevro di pregiudizi e, soprattutto, tiene al riparo dalle delusioni. Avere un’aspettativa ed aggrapparvisi ciecamente, al contrario, è fare affidamento su una sovrastruttura, è seguire uno schema mentale precodificato e non riflettuto, è, rischiare pericolosamente la delusione. Il vero rischio, tuttavia, è quello di concentrarsi sulla delusione dell’aspettativa e non sul domandare a se stessi se l’alternativa a quanto atteso, offerta dalla stessa personalità del vino, sia in fondo più soddisfacente di quanto immaginato e percepito come perso.

E poi i simposianti spariscono nella notte lasciandosi alle spalle scie di contentezza. Rassicurati dal pensiero che il discorso intorno al tavolo continua e con il cuore pieno dei frammenti personali dello scambio di idee appena sostenuto con il vino.

CRESCENDO 2011 – SELVADOLCE
Pigato Identificato immediatamente da tutti i presenti come vino di mare. Un mare verde, mattutino, trasparente, dove è possibile osservare un certo “sottobosco acquatico”. Perché sa di sale, sa di felce, sa di pietre, sa di quei fiori più unici che rari che crescono nella sabbia: il giglio marino, il finocchio marino. E cosparge malva a mani piene e generose. Caldo, luminoso, snello e dritto, riempie con gustosa discrezione la bocca, soddisfa e invita al riassaggio.

RIESLING WEHLENER SONNENUHR Spätlese 2012– KERPEN
Miele, campagna a mezzogiorno, quando la rugiada non c’è più ma nulla è ancora secco o arido. Poi un centrotavola di gelsomino, tiglio e ortensia. Buccia di mandarino e foglia di limone, si rincorrono ricordi dolci e sferzate di freschezza a riportare alla realtà, che è comunque appagante. Riempie ogni spazio della bocca non con passione, ma con caldo, educato, affetto. Pennella di sale e di piccoli fiori. Persiste a lungo e a lungo ripropone il suo gioco delle alternanze.

RIESLING WEHLENER SONNENUHR ALTE REBEN Spätlese 2012– KERPEN
Approccio sorprendente per la convivenza di delicatezza e vividità. Poi si spinge un po’ oltre e l’avvolgenza diventa in un certo modo lasciva. Sembra disponibile a soddisfare qualunque richiesta. Mela renetta e pietra, note erbacee e ritorni di miele millefiori e un tocco di albicocca, palpabile in bocca, presente, forse sì, ancheggia, occhieggia, ma è solo fintamente giulivo, ha una serietà sorridente, uno spessore leggero, ne ha, di cose da dire.

BARBARESCO 2001 – BRUNO ROCCA
Un tralcio, o un bastone da lap – dance, su cui si avvitano in un’orgia di colori, profumi e sapori, fiori blu, e poi ibisco, peonia, susina, tè rosso, lacca per cornici, smalto, foglie secche, un tocco di tabacco. Bocca melodrammatica, che vuol fuggire ma resta, che vuol tirare dritta ma avvolge nella sua vestaglia damascata, che si ferma, ma come se non volesse farlo, ha fretta di fare la sua ricognizione: dal salone d’arte cinquecentesca pieno di legni e cornici smaltate di corsa dal fioraio passando in erboristeria e, infine, al camposanto, tra fiori secchi di ogni sorta.

BAROLO BRICCO BOSCHIS 2009 – CAVALLOTTO
Io amo i vini che non si concedono subito e che prima di farsi conoscere si trattengono nel loro spazio, si fanno un’idea dell’ambiente circostante e di quelli con cui avranno a che fare. Insomma, un po’ di riduzione prima di fare l’ingresso in scena. E’ divertente il gioco dell’umanizzare i vini, ma è pura presunzione pensare di essere l’unico ricevente nel dialogo uomo/vino. Questa volta ho avuto la sensazione che fosse lui ad aspettare di ascoltare cosa io avessi da dirgli. Credo di non essergli stata affatto simpatica. Guardava di sottecchi, tirando fuori poco e poco per volta, ma lasciando intendere di aver ben altro da dire. Mi si è mostrato tutto composto, con ogni cosa al suo posto, il suo bel corredo pulito di fiori scuri, di bacche e humus, ha lasciato intuire di avere ogni potenzialità per mostrarsi vivo, mobile e cangiante ma con me non ha voluto. Credo però, dalla fresca scia che ha continuato a riproporsi per un po’, che si sia divertito alquanto a mostrare la sua potenza, a sottolineare la sua eleganza, la sua pulizia e la sua scia terrosa, il tutto come giocando a nascondino.

BAROLO CA’MIA 2009 – BROVIA
C’erano dei toni marini in questo vino. Dei tocchi inaspettati, di acqua di cappero e di acciuga a fare capolino fra il cuoio, il sigaro, la terra, freschezza d’arancio, rose selvatiche, iris e violetta, integrazione compatta e sinfonica di tutti i sentori, con alti davvero alti e bassi davvero bassi. Echeggia a lungo accarezzando in un pizzicato dolce le corde del palato. Rassicurante, serio, pulito, senza controversie intrinseche, mostra apertamente e con sicurezza mai spavalda quello che è e quello che ha.

avatar

Alice in Wonderland

Nascere a Jesi è nascere a un bivio: fioretto o verdicchio? Sport è salute, per questo, con sacrifici e fatica, coltiva da anni le discipline dello stappo carpiato e del sollevamento magnum. Indecisa fra Borgogna e Champagne, dovesse portare una sola bottiglia sull’isola deserta azzarderebbe un blend. Nel tempo libero colleziona multe, legge sudamericani e fa volontariato in una comunità di recupero per astemi-vegani. Infrange quotidianamente l’articolo del codice penale sulla modica quantità: di carbonara.

3 Commenti

avatar

Giampiero Pulcini

circa 7 anni fa - Link

Bellissimo.

Rispondi
avatar

Lagendina @ wordpress

circa 7 anni fa - Link

Avevo appena scritto un pezzo sul Trebbiano Valentini che sostanzialmente giocava sui concetti di aspettare/aspettativa. Ecco, adesso me l'avete bruciato. Comunque bel pezzo, davvero.

Rispondi
avatar

Nelle Nuvole

circa 7 anni fa - Link

Brava Alice e bravo Emanuele. Una lettura godibile e domenicale. Una carica positiva, aspettando lunedì.

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.