Anteprime toscane 2014. Chianti Classico Collection, la vendemmia 2012 e Riserva 2011, 2010 e 2009

di Andrea Gori

Il 2012 verrà ricordato come una grandissima annata per il Chianti Classico, con un notevole equilibrio tra ricchezza, frutto e sapidità, e una precisione sempre maggiore nel definire le caratteristiche del territorio. Numerose le eccellenze nei campioni degustati che spostano l’asticella molto in alto, già a partire dalla denominazione annata, la base della nuova piramide che abbiamo iniziato a descrivervi con la Gran Selezione: questa, lo ricordiamo, è formata per la maggior parte con vini nati come Riserva 2011, una tipologia che ha incontrato in realtà tante difficoltà nei bicchieri a causa del grande alcol, in seguito a quel famoso torrido settembre che ha stressato il frutto e ha accorciato la vita ai tannini.

Tolte le ottime e buone prove della Gran Selezione, ciò che rimane delle Riserve 2011 non mostra grandissime eccellenze nei bicchieri, eccezion fatta per i soliti nomi. Ma se si ripensa a quanto trovato nella passata Riserva dell’annata 2003, che fu assai simile per andamento climatico, i risultati possono dirsi incoraggianti, per quanto i vini non saranno molto longevi. Nonostante il clima, si rileva una buona franchezza in molti casi anche perché i vini sono stati giocati per il consumo immediato. Come zone, Lamole Radda e la parte di Castellina più alta ovviamente se la cavano meglio di Panzano; ma sono molto buone anche alcune classiche prove della Val d’Elsa e della Berardenga.

Per le Riserva 2010 e 2009 invece tante le gioie, sia per le diverse caratteristiche dei millesimi sia per l’anno di affinamento in più che giova profondamente alla qualità dell’esperienza di beva. In complesso un biennio molto indicativo delle ambizioni future del Chianti Classico, sulle quali abbiamo sempre dimostrato un ottimismo che ci sentiamo di confermare, specie se la deriva territoriale della Gran Selezione sarà confermata anche nei prossimi anni.

Chianti Classico 2012

Antinori (nel Chianti Classico) Peppoli fresco profumato e pimpante, bocca decisa e ferma, lunga ma non corposissima 84
Badia a Coltibuono (Castelnuovo Berardenga) humus e terriccio e frutti di sottobosco, tannino appuntito, bella freschezza, impronta che entusiasma e sorprende 90
Badia a Coltibuono (Gaiole in Chianti) ricco e impetuoso eppure elegante, bocca con polpa giovanissima 88+
Barone Ricasoli (Brolio) incenso, vaniglia e visciole, bocca ferma e ispida ma da aspettare con fiducia 85
Bibbiano incenso e bacche rosse, camemoro e menta, bocca molto pronta e ferma ma bella vivacità 88
Bonacchi profilo un poco stanco, amarena e rosmarino, bocca un po’ ferma 78
Borgo Scopeto sottobosco e lamponi, fragola e ginepro, ma con nota leggermente stanca che si ripete in bocca 82
Carpineto un poco cupo e scuro con nota smaltata che accompagna il frutto, bocca tranquilla e filante ma senza grip 78
Castellare di Castellina brillante e luminoso tra lamponi e ribes, bocca allegra 88
Castello di Fonterutoli (Fonterutoli) mirtillo e more in confettura, tabacco e liquirizia, bocca un po’ pesante 82
Castello di Monsanto sottobosco e ginepro, lavanda e viola, bocca vitale ed energica con un grande passo 90
Castello di Querceto dolce e profumato, grip notevole in bocca, da tavola, già pronto e vispo 86
Castello di San Donato in Perano scuro e cupo ma fascinoso, bel mix di frutta rossa e nera, bocca accattivante con forse tannino troppo lieve 85
Castello di San Sano salino e mediterraneo al naso, bocca con grip e sostanza, lieve ma ficcante 87
Castello Vicchiomaggio (San Jacopo da Vicchiomaggio) elegante e ricco, allegro e gioioso di frutta rossa lamponi e fragole, viola e tabacco, bocca fine e puntuale 87
Casuccio Tarletti importante e un po’ austero, bocca saporita e piena dal grande ritmo 88
Cigliano forza e intensità ma senza strafare, ribes e lamponi, tocco lieve smaltato, bocca fine e succosa 87
Cinciano lezioso e gradevole, mammola e rosa, bocca fruttata e vivace con bella persistenza 84
Famiglia Nunzi Conti piglio deciso e volitivo, sottobosco e mirtillo, ginepro e macchia, bocca aggraziata ma potente, bel finale 88
Fattoria di Valiano leggero smalto, rosa e fragolina di bosco, liquirizia, bocca senza scosse ma piacevole 82
Fattoria di Vegi (Francesco Chiostri) un poco crudo e con note strane, bocca con note non pulite 74
Fattoria i Collazzi (Bastioni) cipria e mughetto, lavanda e acqua di colonia, bocca un poco stanca 81
Fattoria le Fonti aromatico e floreale, bocca carnosa e maschile ma molto piacevole 86
Fattoria San Giusto a Rentennano intenso elegante ma potente, confettura di fragole ma anche ribes e tabacco biondo, grande bocca con un equilibrio vicino ma bevibilissimo 88
Fattoria Viticcio scuro di mirtillo e mora con note di talco e vaniglia, bocca un poco aggressiva 81
Felsina Berardenga delicatamente intrigante, sottobosco e ginepro, floreale provenzale, bocca lieve ma saporita 87
Isole e Olena durone e ciliegia, rosmarino e tabacco del Nicaragua, bocca spettacolare fine e misurata con finale profondo, buonissimo 92
Istine roccioso e floreale, sapido e minerale, bocca che pecca un poco di freschezza 83
La Madonnina (Bello Stento) surmaturo e mentolato, bocca pesante e statica 78
La Porta di Vertine monolito e fruttato ricco, bocca in assestamento con tanta materia, da riassaggiare, ma già ora molto interessante per estratto e sfumature carnose 86+
Le Miccine semplice ma ben costruito, naso minerale e fruttato, bocca accattivante 85
Luiano aromatico e floreale, di una bella vivacità, bocca ariosa e femminile 87
Monteraponi arancia sanguinella e profilo borgognone, naso stupendo e minerale bocca succosa cui manca un filo di ciccia ma è di una eleganza straordinaria 91
Monterotondo Vaggiolata acuto e intenso di ciliegia e tabacco poi bocca che fatica a portare a spasso la tanta materia 84
Montesecondo stanco e smorto, acetica e frutta di bosco, bocca appena piacevole con frutta un poco stanza, acidità buona, solo per i patiti del bio a tutti i costi 78
Podere Castellinuzza viola e menta piperita, minerale, bocca freschissima e incalzante con tabacco e lampone 88
Poggio Torselli forte e deciso, pepe, mirtillo e zenzero, bocca carnosa e imponente con finale sostenuto e alcolico 81
Villa Pomona (Bandini) primaverile e pimpante, ribes rosso, bocca sapida e controllata, bella freschezza 86
Querceto di Castellina (L’aura) speziato e piccante, legno e tostatura eccessiva, bocca frenata dalla botte ma frutto non è male 83
Querciabella visciole e cardamomo, resine nobili e lavanda, bocca compatta ma sfaccettata in tanti rivoli rossi e agrumati 90
Rocca di Castagnoli orignale di ghiaia bagnata menta e durone, caramella ai frutti di bosco, bocca fine ed esile ma saporita 85
Rocca di Montegrossi gioioso ricco e speziato, floreale di rosa, viola e mughetto, lavanda ed erbe provenzali, bocca bellissima affilata e goduriosa continuamente raffrescata 91
Ruffino (Santedame) equlibrato tra frutto e spezia con tocchi eleganti e balsamici di sandalo ed eucalipto, bocca dolce e calma cui manca un po’ di freschezza 85
Tenuta Cappellina salato e floreale al naso, legno un po’ troppo presente, bocca non freschissima, stanca 79
Terre di Melazzano (Riscoperto) acciuga e capperi, oliva e fragola, bocca ferma e salda con nota profonda di resina 84
Terre di Perseto (Albore) ribes e lamponi, rosa thea, oliva e peperoncino, nota un poco brodosa non piacevolissima, bocca in assestamento 84
Vallone di Cecione intenso e affumicato, fragola matura e mela rossa, bocca sontuosa e carnosa, decisa e accogliente 87
Villa Cerna incenso e balsamico colpiscono subito, frutta ben definita che arriva in seconda battuta, bocca sapidissima e affilata con liquirizia e menta 90

Chianti Classico Riserva 2012

Famiglia Nunzi Conti Vigna Elisa agrumi e menta, bocca di fragola saporita e profonda 88+

Chianti Classico Riserva  2011

Agricoltori del Chianti Geografico Montegiachi armonioso e floreale, piccante e asciutto, bel fruttato distinto in bocca 90
Antinori Marchese Antinori vaniglia e frutto molto maturo e scuro, bocca dolce e placida con freschezza distinta 87
Brancaia incenso e pepe, fragola, rosmarino e lavanda poi legno avvertibile, bocca più vivace e ritmata, grande da tavola per la giusta freschezza 88
Capannelle lavanda e viola , lamponi e fragole, bocca scolpita nella roccia ma da divenire
Caparsa Doccio a Matteo forte impetuoso e molto Doccio… con tutti i suoi tanti pregi e qualche difetto, tanta materia e freschezza naturale leggermente sporcata da una nota non pulitissima sul fondo 86
Castellare di Castellina roccioso ed aromatico, bocca con amarene e mirtillo e tanta sapidità croccante 91
Castello di Fonterutoli Ser Lapo inaspettatamente fresco al naso con lavanda e ribes rosso poi mela e alloro, bocca più arcigna con legno che copre un po’ troppo 83
Castello di Meleto Vigna Casi profilo dimesso ma bello e insinuante con china e arancio poi bocca sapida e tagliente, non lunghissimo 87
Castello di Radda appena sporcato da un poco di smalto rivela una nota di arancio sanguinella, frutta di bosco vanigliata molto fine, in bocca ha bel tannino e sapidità raddese ben salda 88
Castello di San Donato in Perano nota un poco surmatura tra prugna e mela poi mostarda e confettura di susine, bocca molto decisa e compatta, succulenta e golosa per chi ama il genere carnoso 89
Cecchi Riserva di Famiglia lavanda e ribes nero, provenzale e piccante, bocca un poco scomposta per il momento ma con bella freschezza 85
Cinciano resina e alloro, frutto molto maturo, bocca un po’ scomposta ma sapida 82
Fattoria di Corsignano sottobosco e agrumi, bocca con grande ariosità e tannino ficcante, equilibrio discreto 86
Fattoria le Fonti nota un poco surmatura, rabarbaro e mela, fragola e susina rossa, finale elegante e sottile 88
Fattoria San Giusto a Rentennano Le Baroncole nota cupa e scura ma affascinante, bocca saporita e compatta, classica per loro ma anche riflesso dell’annata, fine e affilato, prodigioso 91
Fattoria Viticcio Viticcio mughetto e resina, bocca verde e scomposta 78
Le Miccine cipria e arancio, originale ma rispettoso, bocca saporita e sfaccettata 87
Losi Querciavalle brodoso e scomposto , cacao e legno, bocca verde e surmatura 78
Luiano gentile e aggraziato, fragolina di bosco e agrumi canditi, bocca ben ritmata, saporita e profumata, bel finale composto ed elegante 91
Podere Castellinuzza potente e fruttato ma anche floreale di viola mammola, bocca con bello slancio e gusto, alcol un poco eccessivo, manca appena di profondità ma rimane piacevolmente sapido e goloso 88
Poggio al Sole Casasilia caldo e ricco, lamponi e mirtillo, tostatura, bocca da affinare con tanta sapidità e sostanza ma poco legame 84
Villa Pomona Bandini Villa Pomona profumatissimo e gradevolmente fruttato, lavanda e cumino, tabacco e fragola matura, bocca golosa semplice ma accattivante 89
Tenuta di Nozzole La Forra naso fumé e cupo, bocca asciugante e non ricchissima 81
Terre di Perseto Albore esile ma distinto, pepe e tabacco con lamponi in confettura, bocca che fa il compitino ma non allunga più di tanto, rimanendo però sempre piacevole 87
Tolaini un po’ spinto e esuberante, tanta spezia, resina e mirto, bocca sapida e croccante che necessita di tempo per affinarsi, scontroso per adesso 86
Val delle Corti dolce, sinuoso, sexy e penetrante, arancia sanguinella, ribes rosso, amarena, pepe bianco, pare impossibile fare un vino così nel 2011 eppure c’è magia nel bicchiere, sottile come una lama ma carezzevole come una piuma, bevibile e genuino come pochi 94
Villa Cerna non pulitissimo inizialmente, rivela poi un bel fruttato e una nota balsamica intrigante, bocca un poco scontrosa ma la sapidità tiene bene a bada il bel fruttato 87

Chianti Classico Riserva  2010

Borgo Casalvento Foho intensità e levità allo stesso tempo, eleganza e precisione al naso, bocca saporita e distinta 87
Borgo Salcetino Lucarello caldo e marmellatoso, pepe e mirtillo, bocca energica e sapida, non lunghissima ma convincente 88
Cantalici Bruffo agrumi e viola, spezia orientaleggiante, bocca sapida e fruttata, semplice 83
Caparsa Caparsino croccante e intenso, frutta fresca, fragole e susina rossa, bocca carnosa e passionale, energia pura 91
Casale dello Sparviere nota surmatura poco pulita, legno e fragola, bocca piantata sul durone e sul tostato 80
Castelli del Grevepesa Clemente VII piccoli frutti rossi e mela, tocco di vaniglia e noce moscata, bocca fine e lunga ma manca un po’ di sostanza 86
Castello d’Albola affilato e floreale, balsamico e fruttato di ciliegia, bocca che incalza bene e rilancia 88
Castello di Gabbiano cacao e menta, un after eight con aggiunta di ciliegia e resine, bocca decisa e scura ma appagante 85
Castello di Querceto Il Picchio amarena e tabacco, pepe e sandalo, bocca sostanziosa ma bevibile e succulenta 91
Castello di Volpaia mughetto, lavanda e prugna fresca, ribes rosso, ebanisteria nobile, bocca dolce compassata e dissetante, bel ritmo coinvolgente 92
Castello San Sano Guarnellotto non pulitissimo, scuro e speziato, bocca fresca ma non molto focalizzata 86
Castello Vicchiomaggio Agostino Pieri sontuoso fine ed elegante senza rinunciare alla potenza, bocca affilata ma dolce e ritmata, grande 90
Fattoria di Lamole Le Stinche Castello di Lamole un rasoio di ribes multicolor con ghiaia e sasso da cui spuntano fiori primaverili e sale, bocca perfetta lamolese e di grande soddisfazione, da solo ma soprattutto a tavola, buonissimo 92
Fattoria San Michele a Torri Tenuta la Gabbiola noci e china, rabarbaro e tè al bergamotto, bocca con legno da smaltire ma tanta sostanza e freschezza 88
Fèlsina Rancia felce e sottobosco, humus e terriccio ma anche lamponi e mirtilli, bocca viva e vitale, finale balsamico che raffresca e rilancia 93
Fietri molto solare, fiori di campo e susina gialla, arancio del Gargano, bocca complessa cui manca un poco di slancio 84
I Fabbri intenso e di impatto, legno ma anche frutto maturo, bocca contratta e un filo scomposto 83
I Sodi una componente smaltata rovina un poco un bel quadro fruttato ma la bocca è piacevole e succosa 88
Il Palagio di Piccini Monia arioso e netto, sapido e con tanto frutto rosso, bocca che si appiattisce un poco su nota alcolica ben presente 83
La Madonnina ribes e alloro, ginepro e salvia, bocca materica con acidità che non compensa del tutto 82
Lamole di Lamole scheggia di minerale e lieve affumicato, confettura di more e lamponi, bocca fine e precisa, freschissima ma anche ben fruttata con arancio rosso animato 91
Lanciola Le Masse di Greve molto fruttato ma senza rinunciare a vezzi esotici e tostati, bocca ben bilanciata e saporita 88
Lornano amarena sciroppata, cacao ma senza esagerare, rabarbaro e cardamomo, bella polpa di impatto e di sostanza 89
Melini Machiavelli Vigna di Fontalle mammola e ribes, molto giovanile e sbarazzino, tannino serrato e bella polpa, animato 88
Melini Machiavelli Vigneto la Selvanella arioso e balsamico, pepe e arancio rosso, mon cheri e finocchio, bocca stupenda sottile e sommessa, va giù che è un piacere ma con tannino ben presente e mordace, elegantissimo 91
Montefioralle un po’ stonato e riarso sul frutto ma con note sapide e ferrose ben percettibili, bocca saporita e sottile 84
Monteraponi Baron’Ugo sapido croccante e ormai sempre affidabile, minerale, agrumato rosso, floreale di viola e bergamotto, bocca affilata e sanguigna, balsamico e deciso, meno polpa di altri anni ma eleganza da vendere 94
Nittardi rose e ciclamino, giaggiolo e lamponi, bocca aggraziata ma forte, saldo e ritmato, bel finale agrumato 90
Panzanello solare e intenso, mora e ribes, radioso classico di Panzano, bocca energica quasi rabbiosa, travolgente e impetuoso, l’eleganza forse verrà 89+
Podere la Cappella Querciolo resina e rosmarino, bocca molto vivace e saporita 88
Poggerino Bugialla fiori di campo e lavanda, bocca un po’ statica con frutto però ben presente 83
Poggio Borgoni Borromeo frutta di bosco mirtilli e canditi, caramello e sottobosco, bocca un po’ pesante 82
Poggio Torselli fine e distinto al naso con lamponi e ambra, tannino un poco brusco in bocca 83
Principe Corsini Cortevecchia estivo e festoso, spezie e frutto, viola e rosa, bocca classica ma con mano ferma, bello e affascinante 90
Rignana non molto acceso, fichi e mandorle, bocca più sapida e lieve, croccante ma non scatta 86
Rocca delle Macìe Riserva di Fizzano sapido e ricco, grande frutto anche in bocca, peccato per l’alcol che copre molto 86
Rocca delle Macìe Famiglia Zingarelli pepe e incenso, dolce e fine, suadente al palato e sapido, elegante il finale 88
Rocca di Castagnoli Poggio a’ Frati sali da bagno e lampone, bocca sapida e ferrosa, grande grip in bocca e tanta bevibilità profonda e moderna 91
San Felice Poggio Rosso felci, ciliegie duroni e olive, spezie e dolcezze intriganti, bocca rigorosa e sapida dove l’armonia inusuale tra sangiovese e pugnitello raggiunge vette importanti 91
San Leonino Monsenese minerale e marino, calcareo e floreale, una bellissima viola apre un naso giocato tra agrumi e frutta rossa, bocca stupenda sapidissima e che non stanca 92
San Vincenti canfora e resina, ribes rosso e more in confettura, bocca pesante tostata e stanca 81
Tenuta di Arceno salino e iodato, ma non grande vivacità, bocca di corpo ma non profondissima 82
Terrabianca Croce mela e senape, curioso naso ma bocca ben salda sullo stile raddese asciutto ma appagante, bel finale con agrumi e lamponi e liquirizia 88
Terre di Melazzano Elikia grigliato e umami, more e resina, bocca di corpo ma senza troppa spinta 83
Tolaini tanti profumi, arioso ed esplosivo, ciliegie, croccante di mandorle e menta, bocca tostata e asciugante 81
Villa a Sesta frutta di bosco con cabernet che si sente bene, bocca dove sangiovese spinge bene e rende il tutto piacevole 84
Villa Calcinaia boscoso e umorale ma ben deciso, incalzante di frutta rossa con pepe e rosmarino a corredo, bocca tipica carnosa e sapida con finale molto lungo e piacevolmente piccante 90
Vino Sorelli Castello di Uzzano aggraziato e un poco lezioso, pepe nero caramello e mirtillo in confettura, dolce e un poco pesante in bocca 82

Chianti Classico Riserva  2009

Agricola Monterinaldi Castello di Monterinaldi intenso e fruttato, serio ma elegante, bocca tridimensionale, succulenta e dissetante, bello 92
Castell’In Villa compassato e fiorito come sempre, bocca rocciosa e minerale anche se alcol rovina un poco il quadro complessivo 88
Castello di Selvole floreale di campo e mammola, oliva e fragola, bocca sapida e croccante 88
Castello della Paneretta brioso e solare lamponi e noci di cola, bocca che sa stupire per finezza e allegria, bellissimo il finale e le prospettive 92
Castello di Bossi Berardo cupo e speziato, tostature e frutto scuro tra mora e amarena, bocca pepata e croccante, di grande freschezza complessiva ma vi deve piacere il gusto forte e deciso 90
Castello di Monsanto il Poggio grande frutto maturo ma fresco, con cardamomo e resine a impreziosire, bocca davvero ricca ma la sapidità fa muro e rilancia, da aspettare ma è già grande 92+
MonteBernardi Sa’etta corposo e grande frutto, bocca dinamica e naturale, grande grip con tannino ancora in affinamento 88
Ormanni Borro del Diavolo armonioso e accattivante, gambelliano nell’animo e saporitissimo, vino stupendo e da beva compulsiva, tra le vette assolute 94
Rocca di Montegrossi Vigneto San Marcellino in una fase ombrosa ma molto penetrante, bocca con una materia e una saporosità cangianti, estratto sapore e girotondo di spezie finissime, finisce con un lungo futuro e applausi 95
Ruffino Riserva Ducale Oro finissimo e delicato, etereo e balsamico, bocca che incalza e disseta, lavanda e balsamico 88
Villa Trasqua Fanatico croccante, mela, ciliegia, menta, alloro e rosmarino, bocca ricca e dolce, finale con caldo che copre un poco ma è ben supportato dalla sapidità 90

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

23 Commenti

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AG

circa 5 anni fa - Link

Continuo a pensare che vini di 4 (!) annate creino solo una gran confusione

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gp

circa 5 anni fa - Link

Non è vero che i Gran Selezione usciti adesso provengano in maggior parte dall'annata 2011. Al contrario, sono solo 5 su 34. La stragrande maggioranza proviene dall'annata 2010, com'è d'altronde prevedibile dato che sono prescritti 30 mesi di invecchiamento (i pochi 2011 sono evidentemente campioni di vini ancora in corso di affinamento). Stessa cosa in termini di bottiglie. Il Gran Selezione che da solo rappresenta più della metà di tutte le bottiglie, la Riserva Ducale Oro di Ruffino (500.000 pezzi!) e quello che lo segue a distanza (Castello di Ama, 100.000 bottiglie) appartengono entrambi al 2010. Sul valore dell'annata 2012 nel Chianti Classico -- un'annata questa sì simile al 2003 per calore e aridità, ben più della 2011 -- è sicuramente presto per esprimersi in modo definitivo, ma credo che in pochi ne diano un giudizio così entusiastico come l'autore.

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Andrea Gori

circa 5 anni fa - Link

Non ho mai scritto che le GS sono quasi tutte 2011, la mia frase dice: "Tolte le ottime e buone prove della Gran Selezione, ciò che rimane delle Riserve 2011 non mostra grandissime eccellenze nei bicchieri, eccezion fatta per i soliti nomi". Mi pare ovvio dal post precedente che le GS siano quasi tutte 2010. Sul valore della 2012 mi riferisco a quanto apparso nel bicchiere, ben più promettente di quanto assaggiato nel 2011 e nel 2010. Poi come sempre sarà il futuro a confermare le prime ottime impressioni.

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gp

circa 5 anni fa - Link

"la Gran Selezione: questa, lo ricordiamo, è formata per la maggior parte con vini nati come Riserva 2011": evidentemente c'è un diavoletto che scrive cose "a sua insaputa"...

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Leonardo Diana

circa 5 anni fa - Link

Un'impressione sul Dievole ?

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gp

circa 5 anni fa - Link

Ma soprattutto: contati in modo indiretto, sono circa 135 assaggi. Possibile che li abbia fatti una sola persona in un pomeriggio, o fosse pure un giorno, o fosse pure due? Cosa succederebbe se lo stesso eventuale assaggiatore seriale risentisse gli stessi vini il giorno dopo, ovviamente alla cieca? Secondo me questi tour de force di "un uomo solo al comando" non hanno senso, vanno archiviati insieme a tante pratiche superate dell'era eroica della critica. Cento volte più affidabili 5 persone con una competenza sulla zona che assaggiano attentamente alla cieca 30 vini ciascuno, con 3 vini in comune su cui confrontarsi (numeri puramente indicativi che servono a far tornare i conti rispetto ai 135 vini del caso).

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Andrea Gori

circa 5 anni fa - Link

Nessuno vuole dare giudizi lapidari in così poco tempo. In teoria il massimo di assaggi completi e affidabili al 100% in una giornata non arrivano ai 20. Ma nel tempo i degustatori professionisti acquisiscono una sensibilità che gli permette di dare giudizi sufficientemente affidabili anche attorno a cifre come queste. Si tratterà pur sempre di prime impressioni da verificare ma l'esperienza aiuta a non sbagliare più di tanto.

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Il chiaro

circa 5 anni fa - Link

Fa abbastanza ridere che una "gran selezione" possa venir tirata in 500000 bottiglie. Ma sarebbero tante purquale si superassero le 10000 bottiglie. L'idea della gran selezione è proprio una boiata pazzesca, invece che insistere sulle menzioni comunali si è fatto un gran pasticcio.

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gp

circa 5 anni fa - Link

E' semplicemente che Ruffino (noto piccolo produttore artigianale) ha preso di peso la Riserva Ducale Oro e l'ha riclassifficata come Gran Selezione: il vecchio cane con un nuovo collare, come si dice. Anzi, la brochure distribuita a Firenze recita "Gran Selezione Riserva Ducale Oro", si spera un errore di stampa dato che le due tipologie non sono cumulabili, o l'una o l'altra. Concessa questa possibilità ai grandi imbottigliatori/produttori, le menzioni comunali almeno non dovrebbero avere la loro opposizione. Se questo scambio riesce, il gioco potrebbe valere la candela, anche se come sempre il vero giudice sarà il tempo.

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ruggero romani

circa 5 anni fa - Link

E' che la dizione "Riserva" fa parte del nome commerciale del vino di Ruffino.

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gp

circa 5 anni fa - Link

Spero che sia uno scherzo. "Riserva" è una tipologia della denominazione Chianti Classico, disciplinata da precise regole. Se facesse parte del "nome commerciale", Ruffino avrebbe potuto produrla anche senza rispettare quelle regole. Gran Selezione è un'altra tipologia (nuova) della stessa denominazione: il cumulo di tipologie alternative è fonte di confusione per il consumatore e non può essere consentito.

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Il chiaro

circa 5 anni fa - Link

Se ne parlava con un produttore e ne è saltato fuori che Ruffino sembra aver registrato il nome "riserva ducale oro" ancor prima che esistesse la classificazione riserva.

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Francesco Sorelli

circa 5 anni fa - Link

Capisco che la cosa possa generare equivoci e che il grande numero di bottiglie prodotte di Riserva Ducale Oro (comunque non 500000, quello é si un errore) sembri drasticamente tradire un'idea di qualità associata al "piccolo" e al riconducibile a una specifica vigna, concetti legittimissimi e a cui io per primo ancoro il mio piacere gustativo. Ovviamente, Riserva Ducale Oro non é un vino da singola vigna né é mai stato pensato come tale ma l'espressione di vigneti di proprietà afferenti a 3 tenute Ruffino nel Chianti Classico, da diversi anni con un affinamento per scelta più lungo dei 24 mesi richiesti dal disciplinare. Chiaramente, il racconto organolettico di una vigna, di un comune, di una specifica sottozona é precluso a un vino come la Oro, in quanto sintesi di aree molto dissimili fra loro in un territorio già molto eterogeneo come il ChCl. Mi rendo conto che il semplice "piacere e non piacere", "buono o non buono" nella critica enologica e fra assaggiatori e appassionati più evoluti non basti a definire un grande vino, ma credo che la Oro sia comunque un prodotto molto dignitoso da molti, moltissimi anni pur deficitando delle peculiarità proprie delle sottozone ma proponendone una lettura di "raccordo territoriale" che negli anni ha acquisito una sua specificità. Se ne possono assaggiare in verticale annate molto mature fino agli anni 50, con grande soddisfazione. Non sempre in quegli anni si faceva vino con un'idea di qualità ben chiara. L'altro punto su cui sono dispiaciuto é che si sia creato un evidente equivoco sul termine Riserva. Il vino Riserva Ducale é sul mercato dal 1927. Ruffino decise di chiamare così la migliore partita di vino aziendale che dal 1890 veniva riservata per il Duca di Aosta. Nel 1947 fu creata un'ulteriore selezione, chiamata Riserva Ducale Oro, il vino che dal 2010 sarà Gran Selezione. Ai tempi non vi era ancora il sistema a D.O., che come sapete bene tutti é stato introdotto nella seconda metà degli anni Sessanta. Quindi, il nome del vino é da oltre 85 anni Riserva Ducale. Se vi capitasse di bere una bottiglia di Riserva Ducale Oro fino all'annata 2009, trovereste in etichetta due volte la parola Riserva, una volta come parte del nome proprio del vino, con l'accezione di "la migliore partita, selezione, il fiore per il Duca di Aosta", la seconda in quanto, fino al 2009, un Chianti Classico Riserva. Scusate la mail lunga e ovviamente di parte, ma mi piaceva portare il mio parere fra commentatori che conosco e stimo. Francesco Sorelli, Ruffino

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gp

circa 5 anni fa - Link

Per il passato, credo che nemmeno gli addetti ai lavori si siano mai accorti di questo curioso effetto "riserva al quadrato" che lei ci riferisce (un po' come se un medico, ovviamente laureato, scrivesse sul suo biglietto da visita "dottore dottore"). Comunque non era possibile che si ingenerassero equivoci: si trattava di un vino appartenente alla tipologia "Riserva" prevista dal disciplinare dl Chianti Classico. Per il presente purtroppo non è così, dato che la presenza simultanea di due qualificazioni coincidenti con due diverse tipologie del disciplinare ("Riserva" più la nuova "Gran Selezione") può indurre in errore il consumatore, facendolo ritenere che "Riserva" sia una qualificazione *ulteriore* della tipologia "Gran Selezione", e come tale di maggior pregio intrinseco rispetto alla "Gran Selezione" senza ulteriori specificazioni. Se non conoscessi a fondo il disciplinare del Chianti Classico, io stesso trarrei questa conclusione. Non parliamo delle difficoltà che questo potrebbe creare a chi cerca di spiegare, magari a un importatore estero lontano dalla mentalità italiana, la differenza tra la tipologia "Riserva" e la nuova "Gran Selezione", una distinzione che ha tanto più bisogno di nettezza nel momento in cui alcuni fondamentali requisiti previsti dal disciplinare non sono poi così distanti (per esempio il periodo di invecchiamento minimo). Personalmente, spero che il Consorzio si renda conto di questo problema, che appartiene alle criticitàtà che si possono evidenziare in sede di prima applicazione di una nuova norma, e si adoperi per risolverlo facendo prevalere l'interesse collettivo su quello individuale, pur legittimo ma in questo caso fonte di danno per la collettività. Altra possibile criticità che sembra emergere da questa vicenda è la possibilità che si ingenerino balletti delle cifre sulle bottiglie che danno l'effettiva consistenza della la nuova tipologia "Gran Selezione". Per risolvere alla radice questo possibile problema, sarebbe forse opportuno stampare sulla fascetta numerata della denominazione la tipologia del disciplinare per la quale essa viene erogata. A questo punto, resto curioso di conoscere l'effettiva consistenza della Ducale Oro 2010. Peraltro, il numero indicato dalla brochure curata dal Consorzio (500.000) è molto vicino a quello delle annate precedenti della versione Riserva dello stesso vino indicato da alcune guide del settore (450.000).

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Andrea Pagliantini

circa 5 anni fa - Link

A cosa serva questa Gran Selezione Retroattiva se non ad aumentare la confusione nel far comprendere un vino legato ad un territorio troppo vasto e diverso fisicamente, forse ci pensa la mole di bottiglie che rimanevano giacenti in cantina e non riuscivano a spiccare il volo senza una trovata d'ingegno propagandistico. Nota a margine sull'annata 2012 I toni trionfalistici sulla beva e la freschezza lasciano il tempo che trovano. Paradossalmente i vigneti con le peggiori esposizioni e posti nelle bassezze dei fondo valle sono quelli che per beva e piacevolezza presentano una certa eleganza. Il clima non ha aiutato e l'esasperazione del grappolino a pianta non so che senso abbia in annate in cui invece del vino si rischia di fare il vinsanto per la gradazione assurda che si ritrova in tante bottiglie. In questa settimana mi è capitato di assaggiare una batteria di Chianti Classico di annate che vanno dagli anni '70 fin quasi a metà anni '90. Ognuno dei quali, quando il sughero aveva fatto il suo dovere, aveva qualcosa da dire o da raccontare. In estrema sintesi c'era ben presente in quei vini ciò che il Chianti Classico ha perso: la piacevolezza di beva per dare lo spazio ai muscoli o all'ego di chi quei vini li costruisce.

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andrea jermol groppi

circa 5 anni fa - Link

Notizie di Lilliano, che mi era piaciuto in versione 2009 e 2010? Grazie

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gp

circa 5 anni fa - Link

A me Lilliano 2011 ha colpito molto per la sua austerità classica, che è un tratto sempre più raro, quando non confuso con una disposizione sgarbata acida-vegetale del sapore (come secondo me era il caso delle due Riserve 2010 di Monteraponi, e non è la prima volta). Chi però è abituato a vini più sorridenti, senza essere necessariamente piacioni, potrebbe non gradire. Poi come detto sopra i banchi di assaggio comportano un periodo di osservazione dei vini troppo breve, che ne penalizza alcuni e ne esalta altri, quindi va risentito con più calma.

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andrea jermol groppi

circa 5 anni fa - Link

Grazie, apprezzo molto i Chianti Classico no legno, no cabernet ( no merlot). Per questo Lilliano ormai da un po' per me è il Chianti Classico per antonomasia. Magari lasciato qualche anno in cantina.

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gp

circa 5 anni fa - Link

In un commento al post successivo su Benvenuto Brunello, avevo aggiunto una motivazione alla modesta proposta di sostituire i 135 assaggi da parte di una persona sola con 30 da parte di 5 persone, di cui 3 su vini comuni: "Oltretutto, sarebbe molto più divertente per i lettori di Intravino, rispetto alla noia di queste lenzuolate, leggere i giudizi e i rispettivi voti dei diversi assaggiatori sui vini in comune (...) oltre alle differenze di valutazione ci si troverebbe di fronte molto probabilmente a differenze di descrizione che finalmente solleverebbero qualche interrogativo e solleciterebbero un approfondimento". Per caso mi sono imbattutto in un ottimo esempio proprio su Lilliano 2011: "Un vino docile e tutto di beva, dolce nel frutto, elegante nel taglio e con una "tenerezza" che fa tanto 2011 (...) 88+" (Enogea 51, ott-nov 2013). Quale delle due descrizioni sarà quella giusta (tenendo sempre conto che gli assaggi di bottiglie diverse non sono pienamente confrontabili)? Chissà, magari tutte e due...

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Ad

circa 5 anni fa - Link

Caro Gp, scusa l intrusione..ma tiri in ballo Monteraponi...davvero reputi le due riserve 2010 sgarbate sulle note acido-vegetali?e in quali altri casi..di grazia..sarebbe successo?sembri essere ben dentro al sistema vista la tua competenze sui vari argomenti..

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gp

circa 5 anni fa - Link

Sì, reputo tali le due riserve, alla luce (non certo meridiana!) del singolo assaggio di mercoledì alla Leopolda -- che comunque era uno di 35, non uno di 135... In entrambi i casi, una delusione rispetto al naso più convincente, in particolare quello della ris. Il Campitello, che mi è parso chiantigiano fino al midollo. Il precedente in questo senso è la ris. Il Campitello 2006, messa a confronto stile "mezzogiorno di fuoco" con la ris. della stessa annata di Val delle Corti sempre alla Leopolda a ottobre 2009, il mio primo assaggio per entrambi i produttori. Avevo avuto la netta impressione di un'acidità sgarbata, addirittura malica nel primo dei due vini -- se non ricordo male lo avevo assaggiato per primo, altrimenti potrebbe sorgere il dubbio che mi ero fatto condizionare dal secondo, che nei riassaggi successivi è risultato uno dei Chianti Classico più straordinari che abbia mai assaggiato.

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Michele Braganti

circa 5 anni fa - Link

Sottoscrivo e concordo su ogni singola parola,considero anche io i miei chianti classico verdi e sgraziati,il sangiovese Ahimè e' così....sono felice che le sia piaciuta Tutta la produzione di Val delle Corti, che ritengo straordinaria,quando Radda e' sugli scudi e' assolutamente un bene per tutti! per il futuro Egregio sig.Gaetano,un piccolo consiglio se mi posso permettere, si firmi con nome e cognome visto che è' un critico e quindi "dovrebbe" far parte di questo mondo in maniera del tutto trasparente,come del resto firma alcuni suoi articoli,altrimenti verrebbe davvero da pensare che svolga la sua professione non proprio, con totale onestà intellettuale, ma anzi che nutra nei confronti di questo spocchiosissimo produttore,qualche antipatia extravino,cosa che però io non penso assolutamente,ma altri potrebbero cadere nel dubbio... Mi stia bene.

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gp

circa 5 anni fa - Link

Più che vitigni (e territori) con caratteristiche univoche, io vedo interpretazioni che ne esaltano l'uno o l'altro aspetto. Come tutte le interpretazioni, piaceranno di più a qualcuno e meno a qualcun altro, che ne preferirà altre: sinceramente, non vedo il problema. Per il resto, il nickname è costume diffuso a livello mondiale nella rete. Se uno usasse il suo nick per "operazioni coperte", diciamo così, perderebbe rapidamente la sua credibilità e verrebbe emarginato. Infatti chi fa un uso improprio della rete si nasconde dietro una pluralità di nick "usa e getta": esattamente il contrario di chi fa parte di quella comunità virtuale che include siti come Intravino (che oltretutto è sorvegliato con mano discreta ma ferma dai curatori). Io oltretutto non sono affatto un critico di professione come dice lei, ma un appassionato a cui del tutto occasionalmente (quasi mai) può essere capitato di scrivere qualcosa, come tanti altri. Non solo non ho particolari antipatie, tantomeno nei confronti di persone che non conosco come è lei, ma al contrario sono abituato a confrontarmi con i vini e non con chi li fa -- anche perché so bene che esistono persone simpaticissime che fanno vini che non vanno proprio giù, e viceversa...

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