Anteprime toscane 2013. Il Chianti è ancora il vino italiano per eccellenza?

di Andrea Gori

Chianti non è solo la parola italiana più conosciuta in ogni parte del mondo dopo Ciao e Amore ma è anche un biglietto da visita che da sempre rappresenta la facilità e la piacevolezza tutta italiana dello stare a tavola. Eccoci dunque alla seconda edizione di un’anteprima che, pur focalizzandosi su una denominazione così ampia e variegata, dura soltanto un pomeriggio.

A Palazzo Borghese il melting pot giornalistico presente è addirittura aumentato rispetto allo scorso anno, a sottolineare la vocazione internazionale di questa DOCG nata nel 1984 dal Consorzio omonimo risalente addirittura al 1927. I numeri di questa denominazione impressionano: la superficie dei vigneti copre 15.500 ettari per un totale di 105 milioni di bottiglie e 800.000 ettolitri di vino, praticamente un gigante produttivo in grado di cambiare la percezione del vino italiano in generale, ormai in coabitazione con il Prosecco.

Assaggiarne una piccola ma significativa selezione ha un suo perchè non trascurabile, specie considerando che è il vino italiano più famoso al mondo.

Si spazia da aziende di sottozone più definite come Rufina o Colli Fiorentini che commercializzano parte del loro vino come Chianti ad aziende che invece producono solo questa tipologia e anche qui coesistono le aziende grandi e grandissime con le piccole aziende familiari. Insomma, tanta diversità stilistica e produttiva prima ancora che territoriale su cui è quasi inutile soffermarsi. Si tratta, in genere, di vini che in Italia hanno un costo che varia dai 6 euro dello scaffale GDO ai 15 dei ristoranti, ai quali si chiede solo piacevolezza e un certo grado di complessità nelle versioni da invecchiamento.

Ecco una illuminante chiaccherata con Kent Tsang che ci racconta come le diverse cucine cinesi regionali abbiano bisogno di vari tipi di Chianti. Curioso sentire che la prima parola che un consumatore di vino cinese pensa quando nomini Chianti sia “acidità”.

I vini in anteprima dell’annata 2012, tanti i campioni da vasca, hanno dimostrato un carattere molto intenso per frutto e struttura, anche se in più di un caso ci potrebbero essere dubbi sulla tenuta nel tempo. Si tratta, comunque, di un’annata promettente per la tipologia, immediata e di pronta beva e i 2012 di aziende come Castelvecchio, Fattoria di Piazzano, Fattoria PoggioPiano, Conte Guicciardini e Lanciola lo dimostrano.

Sul fronte degli assaggi 2011, abbiamo assaggiato dei Chianti di buona fattura, sapidi, croccanti e nient’affatto “brucioni” come certi prodotti da discount che mostrano spesso poco senso della misura. Tra i migliori assaggi i vini di Tenuta La Gigliola San Enrico 2011 con sensazioni quasi dolci di fragola grazie ad un colorino molto presente, un Chianti Tenuta il Corno 2011, il simpatico ma ficcante Fattoria Valacchi 2011, il Chianti Guidi 2011 da San Gimignano con tanta salsedine e croccantezza. Molto buono anche il Chianti La Querce 2011 dall’Impruneta, sapido e pieno di frutto, e il Chianti Le Fonti a San Giorgio 2011 con un indovinato saldo di Pugnitello a speziare il sangiovese di partenza. Un passo avanti anche per il Chianti Governo (ovvero con il ripasso alla toscana) 2011 di Melini con frutta di bosco e rosa, incenso e mirra, bocca sapida e più leggera del naso a mostrare già una certa crescita qualitativa al secondo anno di produzione.

Tra le riserve e vini di maggior struttura segnalo la sorpresa della Cantina del Valdarno con un 2010 Chianti Superiore fresco e pimpante di lampone e liquirizia, la Riserva 2009 di Castello Oliveto, con sangiovese e merlot e colorino, un Chianti Dianella Riserva 2008 ampio e speziato e il convicente esordio della Riserva 2009 di Beconcini da San Miniato, pionieri del Tempranillo in Italia.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

7 Commenti

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Marco

circa 8 anni fa - Link

Scusami ma non ho capito perché parli di “esordio” del Chianti Riserva 2009 di Beconcini. E' più che convincente, è una certezza ormai. Bravo Leonardo, non solo pioniere ma unico produttore e custode di quel patrimonio genetico che è il Tempranillo Toscana.

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Andrea Gori

circa 8 anni fa - Link

Leonardo mi ha parlato di una diversa composizione della Riserva quindi in effetti sarebbe meglio parlare di "esordio del nuovo corso" della Riserva visto che ha ripartito in maniera nuova il sangiovese tra Reciso e Riserva.

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Andrea Pagliantini

circa 8 anni fa - Link

Negli scaffali della grande distribuzione mi sembra ce ne siano parecchie di bottiglie al di sotto dei 6 euro. E non esattamente imbottigliate da piccoli produttori.

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gp

circa 8 anni fa - Link

Nel testo dell'articolo si traccia una distinzione tra Chianti tout court e Chianti con indicazione di sottozona (per esempio Rufina), come se il secondo non facesse parte della stessa denominazione: ovviamente non è così. Anch'io come Pagliantini trovo sorprendente l'affermazione riguardo alla fascia di prezzo in cui si collocherebbe questo prodotto nella GdO: forse l'autore si confonde con alcuni Chianti Classico, ugualmente "seriali", presenti nello stesso canale -- anche se perfino in quel caso purtroppo si trovano prodotti sotto i 6 euro. Dico purtroppo perché si tratta quasi sempre di casi in cui al prezzo relativamente basso non corrisponde affatto un favorevole rapporto qualità-prezzo... Come ho già scritto nei commenti a un post di qualche tempo fa qui su Intravino, credo che la confusione tra Chianti e Chianti Classico, a livello nazionale e internazionale, sia molto nociva. In particolare, non capisco come si possa accettare che un toponimo come Chianti possa essere usato per connotare vini prodotti addirittura in altre province rispetto alle due a cavallo delle quali è collocato il Chianti Classico (Firenze e Siena), oltre che in zone che hanno una loro autonoma tradizione (come la Rufina). Quando si comincerà ad affrontare questo problema, restringendo fortemente l'areale del Chianti e inserendo in altre denominazioni vini come gli attuali "Chianti" prodotti nelle Colline Pisane, nei Colli Aretini, nella suddetta Rufina ecc.?

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Andrea Gori

circa 8 anni fa - Link

non lo si farà mai... però le singole denominazioni come Rufina Colli Fiorentini Colli Senesi etc potrebbero fare il contrario ovvero togliere loro la parola "chianti" dal nome... Riguardo ai prezzi io mi riferivo ai prezzi dei vini presenti alla anteprima che non erano prodotti da GDO ma di livello più elevato sia come qualità che come prezzi

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gp

circa 8 anni fa - Link

Che senso avrebbe? Al contrario, le sottozone (non "denominazioni") della denominazione andrebbero utilizzate per selezionare quelle che possono continuare a utilizzare il toponimo Chianti: realisticamente, quelle limitrofe al Chianti Classico, per la sola parte confinante. Le altre, e a maggior ragione tutto quello che non rientra in una sottozona, andrebbero invece escluse dalla denominazione "Chianti" e ricondotte ai loro veri toponimi. Semplicemente perché in questi casi il riferimento indebito al Chianti risulta sia ingannevole per il consumatore nazionale ed estero, sia pregiudizievole per il Chianti Classico. Per avere un'idea di che cosa stiamo parlando, cliccando sulla cartina reperibile a questo indirizzo in modo da ingrandirla si può apprezzare l'abnorme estensione della denominazione attuale http://www.enosapiens.com/ExtraPages.asp?sez=25

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Andrea Pagliantini

circa 8 anni fa - Link

Un importatore australiano nei giorni scorsi faceva notare come fosse per lui molto difficile riuscire a comunicare e far capire geograficamente ai suoi clienti dove nasce il vino Chianti (Classico) a dispetto di altre denominazioni che hanno un riferimento chiaro al territorio di origine. Nel mondo che si restringe e dove la comunicazione in ogni campo procede di corsa, questa potrebbe essere una lacuna molto penalizzante per questo spicchio di mondo

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