Anteprima Amarone 2015. Dieci punti critici rilevati da Helmut O. Knall

di Emanuele Giannone

Siamo stati anche noi ad Anteprima Amarone e abbiamo, come ovunque, rilevato luci ed ombre. Oggi però vogliamo pubblicare l’opinione di Helmut O. Knall. Helmut è giornalista e consulente enogastronomico, scrittore e traduttore. Si guadagna i primi soldini lavorando in vigna, più tardi anche facendo il pubblicitario (gruppo-target: vini di pregio). Si rimbocca le maniche e inizia a scrivere di suo pugno negli anni ’80, accortosi della mancanza di informazione seria sul vino, mentre gestisce a Vienna una sorta di bacaro – di fatto il primo wine bar sul Danubio. Italofilo da sempre, scrive soprattutto di vino, antipasti, cicheti e primi. Ho personalmente tradotto dal tedesco il suo contributo: si tratta di un’analisi decisamente critica. La lettura è un po’ lunga ma induce riflessioni non banali. Soprattutto, consente al lettore italiano di accedere alla visione di un evento nazionale, intorno ad una denominazione di successo, con gli occhi dell’osservatore straniero. Ecco a voi.
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Negli ultimi giorni ho riflettuto a lungo sulle vicende della Valpolicella e del suo vino più importante. Iniziando dalle impressioni generali, mi ha sorpreso molto la contrapposizione tra alterigia e arroganza di alcuni tra i produttori, e il diverso atteggiamento di altri, improntato a disponibilità e modestia. Quel che più mi ha dato da pensare è tuttavia l’inesperienza dei più giovani, unita all’ignoranza della tradizione. Al confronto, potrei essere orgoglioso di quegli juniores tra i vignaioli austriaci che assaggiano tutto, discutono tutto e, se proprio quello è il caso, solo dopo aver assaggiato e discusso a fondo concludono con la comparazione e senza far pesare il giudizio di valore: “Io però lavoro in un altro modo”. E non perché qualcuno ha detto loro che “l’altro modo” sia più gradito al mercato americano o cinese, bensì per la determinazione a far vino secondo quel che la testa, la pancia o il palato gli consigliano. Proprio questo mi è mancato all’anteprima dell’Amarone.

Bene: molti di voi hanno inviato messaggi per chiedermi quali siano stati i migliori Amarone 2011 degustati in anteprima, giacché avete inteso che alla kermesse ho partecipato come giurato. Ebbene, ho un problema serio a rispondervi, a causa del quale, tra l’altro, non ho ancora stilato un rapporto definitivo. Ve lo presento volentieri nel seguito, articolato in più punti.

1. L’annata 2011 non è stata tutta rose e fiori. Questo, sebbene il Consorzio, con il suo giudizio a cinque stelle, l’abbia giudicata eccezionale. Io non concordo: la 2011 è stata un’annata buona ma non eccezionale.

2. A causa dei noti e passati conflitti intorno al Consorzio, a quest’anteprima erano ufficialmente rappresentate 66 aziende: quelle che hanno finanziato l’anteprima con i loro contributi. Tutti o quasi i nomi altisonanti, dalla A di Allegrini alla Z di Zyme, dalle Famiglie dell’Amarone a molti altri produttori storici, non hanno contribuito, né partecipato. Di conseguenza i loro vini non sono stati degustati, né giudicati dai circa duecento valutatori presenti (la maggioranza dei quali, in verità, li ha degustati al di fuori dalla manifestazione. Ma questa è un’altra storia).
La domanda sorge spontanea: perché uno dei marchi del vino di maggior successo al mondo – meglio: una delle icone del vino italiano – non marcia e si presenta compatto? Quando duecento giornalisti e importatori giungono dai cinque continenti per valutare i vini, l’occasione è la migliore per agire di concerto. Così, tuttavia, non è. Perché? Non ne ho idea. Ora: pregiati lettori, sono giornalista enoico da circa 30 anni. Per questo, potete confidare che io me ne intenda almeno un po’. E quando scrivo “non ne ho idea”, intendo dirvi che ho puntigliosamente cercato risposte, senza però trovarne alcuna sensata. Le informazioni degli aderenti al Consorzio sono all’insegna del semplice e vago “le aziende note non vogliono confondersi con noi”. Le aziende note, da parte loro, sostengono che l’anteprima abbia luogo troppo presto, che i vini richiesti non siano per tale ricorrenza presentabili e che, per intenderci, molte di loro immettono proprio ora sul mercato l’annata precedente a quella in presentazione. In effetti, i vini in degustazione erano per circa due terzi prove di botte. Ma anche quest’argomentazione non fuga i dubbi: perché allora non presentare all’anteprima l’annata 2010 anziché la 2011? La controreplica usuale è che lo stoccaggio di più annate per l’affinamento in cantina richiede spazi ampi e non tutti ne hanno di propri o possono altrimenti permetterseli. Sarà anche così. Io ricordo però che il buon vecchio Bepi Quintarelli – che Dio l’abbia in gloria – commercializzava il suo Amarone, nonostante la sua cantina fosse piuttosto piccola, al decimo anno dopo la vendemmia o anche più.

3. “In principio fu l’appassimento”: al di là di tutte le possibili diatribe, l’appassimento è per l’Amarone elemento originale e distintivo. Molti anni fa si svolgeva molto lentamente, depositando le uve su apposite stuoie di canniccio preparate nei fruttai ed esponendole all’azione dei freschi venti autunnali che soffiano dal Nord in direzione del mare. Proprio per questo motivo le abitazioni rurali o i capanni erano provvisti di aperture, così da lasciar spirare il vento attraverso i fruttai. Tali aperture assolvevano sovente, quali elementi architettonici, anche una funzione ornamentale. Seguendo quest’approccio tradizionale, il procedimento riusciva il più delle volte ma non sempre. Perciò si valutò il ricorso a tecniche più moderne, risolvendosi inizialmente a installare enormi ventilatori nei locali preposti all’appassimento, quindi a dotare questi ultimi di impianti di condizionamento. La scelta comportò due sostanziali vantaggi: virtuale scomparsa delle muffe e maggior velocità di appassimento. Quasi nessuno notò, tuttavia, che a quest’innovazione si accompagnò la scomparsa del “gusto di appassito” che caratterizzava gli acini lievemente punteggiati e conferiva i tipici aromi “da amaro”, cioè quella inconfondibile vena erbacea-speziata riconducibile ai fernet e ad altri infusi d’erbe in soluzione idroalcolica. Non c’è da sorprendersi: i nuovi vini, concentrati, potenziati nell’espressione fruttata, si vendevano con estrema facilità. Che si trattasse in buona sostanza di vini più “puliti”, più ricchi in alcol e con più estratto (a conferire sensazioni di maggior pseudo-dolcezza e densità), e al contempo impoveriti nelle nuances amaricanti e nella loro finezza, cioè nei corollari del procedimento tradizionale più rilevanti sotto il profilo sensoriale, non sembrò contare per molti. Si era così affermato un nuovo stile, secondo molti meno definito e identitario.

4. A causa del processo produttivo piuttosto complesso, l’Amarone era un vino relativamente caro. Trattandosi tuttavia di un prodotto di nicchia, il differenziale di prezzo non rappresentava un elemento di debolezza. Parallelamente, negli anni ’80 e ’90 il Valpolicella si caratterizzava quale vino economico per pizzerie dozzinali. Nessuno o quasi li associava, sebbene il nome del vino più pregiato contenesse per denominazione quello del suo parente povero e squalificato.

5. Nessuno potrà spiegarlo con argomenti inoppugnabili, comunque è un fatto: accadde che d’improvviso l’Amarone diventò “hip”. Fu così che persino le aziende di fascia inferiore, quelle impelagate fino al giorno prima nelle aste al ribasso per grandi lotti, e che nelle stesse zone vendevano Soave e Bardolino a prezzi di mera sussistenza, poterono di colpo piazzare grandi quantità di vino a prezzi di tutto rispetto, spesso per l’esportazione. Tra le conseguenze della nuova tendenza figurarono i nuovi vigneti in zone pianeggianti, quelle dove un vecchio vignaiolo mi disse personalmente di non esser disposto a piantare nemmeno patate. Intanto, la quantità di Amarone immessa sul mercato crebbe mostruosamente in pochi anni.

6. Il Valpolicella non fu neanche lambito dall’onda del successo e continuò a esser venduto a prezzi bassissimi, a volte anche a 2-3 Euro, mentre l’Amarone raggiungeva i 30. Neanche il Valpolicella Superiore riuscì a scaldare i cuori. Finché non arrivò il Ripasso, che in realtà esisteva da lungo tempo ma in buona sostanza non aveva veramente attirato. Soprattutto, costava assai poco. D’improvviso le sue differenze rispetto all’Amarone nouvelle vague si rivelarono minime: si concentrò il Ripasso, se ne rivide il prezzo in aumento e gli fu associata la catchword promozionale di Baby Amarone. Messo così non poteva fallire. Per la sua affermazione furono determinanti le esportazioni, che peraltro non inficiarono il successo del vino di punta.

7. Il ricambio generazionale: stessa storia here, there and everywhere, triste ma vera. Quest’anno ho potuto assistere alla farandola dei degustatori ignari dell’Amarone tradizionale e dei giudizi lusinghieri assegnati a quello modernista. Beninteso, la stigmatizzazione sarebbe fuori luogo: i voti migliori sono andati ai migliori Amarone modernisti. Tout se tient: chi giudica non conosce l’Amarone tradizionale. Non lo conoscono neanche i produttori più giovani. In a nutshell: valutatori che non conoscono l’Amarone valutano gli Amarone di produttori che imbottigliano Amarone senza conoscere l’Amarone. È assurdo? Può darsi.

8. Ristorante a Verona. Faccio conoscenza con due giovani: uno è enologo, l’altro rampollo della locale enocrazia. Ci divertiamo. A un certo punto, chiedo quale sia secondo loro il miglior Amarone. Il gioco finisce presto e mi costa parecchio, perché nessuno dei due ha mai assaggiato Quintarelli o dal Forno (per dirla tutta: nessuno dei due conosce il primo). Così, ordino due bottiglie di buona annata, una per ciascuno dei due produttori, bevo con loro e naufrago, non dolce, in questo mare: da noi tutti i giovani sanno dei vecchi, si riuniscono in gruppi e gustano i loro vini, indagano le ragioni per le quali hanno quei sapori e perché F.X. Pichler e Tement sono diventati così famosi. Qui no, qui i giovani ignorano il più delle volte i nomi e le ragioni dei predecessori. È assurdo? Penso di sì.

9. Chi non conosce o non ricorda più il gusto dell’Amarone, riterrà credibile o persino verace un qualsiasi Ripasso denso, concentrato, etichettato come Amarone e collocato nella fascia di prezzo intorno ai 30 euro. Di converso, pochi sapranno distinguere un simile vino dal Ripasso vero e buono, che costa la metà o un terzo. E parliamo di vini, in un caso e nell’altro, prodotti in milioni di bottiglie.

10. La musica sta cambiando ma in Italia stagna da tempo in classifica la stessa solfa: e cioè che America, Russia e Asia sono pronte ad assorbire, per di più a caro prezzo, vini fatti a modo di Mon Chéri in pelliccia. Per chi non se ne fosse accorto: questa è la musica che gira intorno, quella che non ha futuro. Ne risuonano come in una nemesi le cantine tracimate di invenduto in Toscana e nel Meridione, riversate in autocisterne a prezzi da dumping. Era successo, succede di nuovo: che il ricorso storico valga da monito per le cantine austriache e tedesche che spingono sull’appassimento alla ricerca di maggior concentrazione e densità, cioè di un punticino in più in questa o quella guida. Il gioco non vale più la candela.

Helmut O. Knall

[Immagine principale: DegustaVini]

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

44 Commenti

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gianpaolo

circa 4 anni fa - Link

mi sembra una bella analisi, seria, onesta, anche cruda a tratti, ma bella anche per questo. Il punto che mi colpisce di piu' e' quello sulla (supposta) supponenza dei giovani e della generale tendenza a non "studiare" il passato, ma anche e forse anche peggio, il presente e il futuro. Quello e' un grosso handicap veramente, che e' probabilmente figlio del benessere e del successo. Per quanto riguarda lo stile del mon cheri in pelliccia, di moda adesso ma il vento sta cambiando, su questo non sarei proprio sicuro. Mi sembra piu' un auspicio, condivisibile, che un fatto. Recentemente girando in tutta Italia ho constatato, con sorpresa, come l'appassimento stia diventando un utensile per ravvivare e rincicciare vini un po' smunti, o perche' provenienti da zone con problemi di maturazione, o da vigneri spinti a mille. Parlo di grosse aziende, che si giocano questa carta in modo convinto sui mercati mondiali (ormai del mercato interno non gliene frega quasi piu' nulla a nessuno), e non sono cosi' convinto che abbiano torto. Non e' il mio gusto, ma sembra funzionare: 3/4 gr di zucchero residuo, un po' opulenza e decadenza, frutto a go go.

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Hierro

circa 4 anni fa - Link

Grazie per aver tradotto questa preziosa testimonianza. Sarebbe interessante avere un contributo da un produttore della zona.

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nicola barbato

circa 4 anni fa - Link

sono molto contento che fossati sia apprezzato anche in austria. e, quanto al contenuto dell'articolo, di rado sono così d'accordo con qualcuno. ma: farandola?!

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

La farandola: è colpa di Bizet.

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nicola barbato

circa 4 anni fa - Link

bizet a negrar. quel vecchio etilista. [san wikipedia mi ha insegnato una parola nuova. laudetur].

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bruno

circa 4 anni fa - Link

Articoli che si leggono d'un fiato e che fanno la vera cultura del vino

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

Gratias tibi ago.

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andrea

circa 4 anni fa - Link

...quod frequenter nobis scribis...

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Stefano Cinelli Colombini

circa 4 anni fa - Link

Non conosco abbastanza l'Amarone per cui non so se è davvero così, ma come ritratto è agghiacciante.

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Mauro

circa 4 anni fa - Link

Bellissimo articolo. Grazie al Sig. Giannone di aver tradotto questo ritratto lucidissimo dell'Italia attuale (non solo del mondo dell'amarone) che non avremmo letto. Complimenti al Sig. Helmut O. Knall per l'analisi, la lucidità, la cultura ed il monito al mondo del vino ed ai giovani di questo paese (che purtroppo aiutano a mal sperare per il nostro futuro).

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Helmut O. Knall

circa 4 anni fa - Link

Original in tedesco: http://www.wine-times.at/artikel.php?idus=&idrk=73&idde=378&iden=&language=DE

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Helmut O. Knall

circa 4 anni fa - Link

Grazie per Emanuele Giannone per la traduzione meraviglioso. E grazie a tutti per i complimenti. Saluti da Vienna. ;-) Helmut O. Knall

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Jimmy

circa 4 anni fa - Link

Il signor Knall ha capito perfettamente e descritto una classica situazione italiana nel senso piu' deleterio del termine, ( cito testualmente "perché uno dei marchi del vino di maggior successo al mondo – meglio: una delle icone del vino italiano – non marcia e si presenta compatto? Quando duecento giornalisti e importatori giungono dai cinque continenti per valutare i vini, l’occasione è la migliore per agire di concerto. Così, tuttavia, non è"; "qui i giovani ignorano il più delle volte i nomi e le ragioni dei predecessori"), l'unica cosa che mi sorprende e che', da presumo profondo conoscitore dell'Italia, sia sorpreso.

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Helmut O. Knall

circa 4 anni fa - Link

Grazie al Emanuele Giannone per la traduzione meraviglioso. E grazie a tutti per i complimenti. Saluti da Vienna. Helmut O. Knall

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biotipo

circa 4 anni fa - Link

gran pezzo, grazie a emanuele per la traduzione. cose molto simili le disse sangiorgi una decina di anni fa. è triste che da allora non ci siano stati miglioramenti e che a ricordarcelo debba essere uno straniero innamorato dei nostri vini. e non un italiano

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Eretico Enoico

circa 4 anni fa - Link

Analisi lucidamente articolata e competente. Helmut e' stato in grado di valutare in modo adeguato grazie alla conoscenza di una tradizione e di una tipicità. La tipicità insieme alla parola "terroir" sono due fondamentali espressioni nel linguaggio complesso del vino e senza la conoscenza di entrambe relative ad un vino non credo si possa valutare un vino ,figuriamoci se produrlo in modo adeguato al nome che porta.Ho vissuto per 15 anni a Verona e sottoscrivo in pieno il post...purtroppo da precedenti errori ( vedi la parkerizzazzione della Toscana che conta) o dalle nouvelle Vague stravolgenti ( legni invasivi e velocizzanti in Piemonte) non si è imparato molto. Un gran vino ha bisogno di invitare il tempo ,di coccolarlo e poi il tempo premierà la pazienza di quel vino... Giuseppe Bertini

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Mauro

circa 4 anni fa - Link

... ma la cosa che mi lascia davvero senza parole, anche a rileggere una seconda volta l'articolo è che un giovane enologo veronese ed un "rampollo della locale enocrazia" non conoscano i vini di Quintarelli. Mi lascia veramente basito. Come se un artista contemporaneo italiano non avesse mai sentito parlare di Alberto Burri, di Lucio Fontana o di Piero Manzoni. Non riesco a farmene una ragione. Sig. Knall, la prego, mi dica che è solo un'invenzione letteraria per rendere l'idea!

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Helmut O. Knall

circa 4 anni fa - Link

Allora, mi dispiace, ma è una storia vera. E ho pagato un sacco di soldi ;-)

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antonietta D'Errico

circa 4 anni fa - Link

È sempre un'emozione quando si parla di te. Anche se in questo momento apparendo chi sei realmente...Grande grande. ..bellissima emozione,!!!!! Un forte abbraccio .

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Helmut

circa 4 anni fa - Link

Grazie, cara. Piacere molto.

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patrizia

circa 4 anni fa - Link

Davvero colpita, ammirata e anche confortata per quanto riportato in questo articolo. Ne condivido profondamente contenuti e spirito. Nel mio piccolo mondo di enotecaria di provincia da sempre testimonio in modo caparbio e tenace questi valori di attenzione, ricerca, conoscenza e rispetto. E' talvolta come svuotare il mare con un cucchiaio e il senso di impotenza appare notevole, ma gli sciroppi si vendono in farmacia e il vino, il vino con un'anima vera che sia la sua, è un'altra cosa. Ringrazio di cuore il Signor Knall e lo conforto su una cosa: qualcuno, anche se non abbastanza, crede nei vecchi che hanno fatto la storia del vino, che parlano poco ma sanno andare diritti all'essenza. Di questo silenzio sapiente, della loro cruda e immensa sapienza si deve nutrire la nostra passione.

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Maurizio Valeriani

circa 4 anni fa - Link

io invece sono fuori coro e mi dispiace interrompere gli elogi Comincio punto per punto 1) l'idea dell'amaro amarone mi fa rabbrividire, spiegatemi sulla base di quale principio l'amarone tradizionale deve avere sentori di amaro, io non li ho mai riscontrati, casomai ho riscontrato questo sì sentori più accentuati di spezia, ma non di erbe di fernet......forse il nome ha creato una strana associazione di idee per il bravo giornalista austriaco 2) la generalizzazione che i giovani non abbiano assaggiato Quintarelli sulla base di 2 persone incontrate, mentre i giovani produttori austriaci si mi fa sorridere. Il sig. Helmut O. Knall ha parlato con tutti i giovani produttori di amarone? e poi i giovani produttori di Bordeaux hanno tutti assaggiato Chateau Margaux? Ma fatemi il piacere 3) Sul fatto che l'appassimento oggi sia diverso e quindi peggiorativo rispetto al passato non sono affatto d'accordo e poi è un'altra generalizzazione: ci sono cantine che usano condizionatori, cantine che usano l'esposizione al vento, e cantine che hanno tutte e due le cose. Insomma le generalizzazioni non mi piacciono affatto soprattutto quando vengono fatte in casa di altri, con tutto il rispetto sig. Helmut O. Knall

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

Ciao Maurizio, in attesa che Helmut risponda, mi sento di intervenire solo sull'ultima affermazione: in realtà lui sta giocando in casa. Frequenta (e beve) l'Italia da decenni. Il passaporto è un dettaglio del tutto insignificante: esperienza, memoria, capacità paidetiche, palato e penna sono molto più importanti. Prova, se serve, ne siano gli amateurs éclairées nostri connazionali o inglesi che conoscono a menadito la Borgogna. Insomma, lo ius sanguinis non mi sembra proprio il principio dirimente per statuire il titolo a parlare di vino. Molto più equitativo lo ius soli.

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Maurizio Valeriani

circa 4 anni fa - Link

si se non fosse che tira in ballo l'Austria ed i produttori austriaci per cui a questo punto tira fuori lui lo ius sanguinis. Evitare confronti sarebbe molto più saggio, per di più tra mondi completamente diversi....e ...Dopo di che nessuno ha detto che non abbia titolo a parlare di vino, ci mancherebbe. Ed io ho il diritto di critica ovviamente. Le generalizzazioni riguardano anche e soprattutto il commento verso i degustatori italiani ignari di come è veramente l'amarone tradizionale. Ma come si permette di generalizzare? ha parlato con tutti i degustatori? siamo seri. Lo trovo veramente offensivo.... cito "Quest’anno ho potuto assistere alla farandola dei degustatori ignari dell’Amarone tradizionale e dei giudizi lusinghieri assegnati a quello modernista". Ripeto, ma come si permette?

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

Si permette perché conosce la differenza tra critica e invettiva, o tra ironia e albagia. Sebbene il tono sia tale da suggerirla, cerco di sgrondare il tuo intervento dall'impressione indotta di una prurigine nazionalistica che risulterebbe affatto fuori luogo: perché, se solo analizzi più approfonditamente i termini del confronto, noterai tu stesso che a non aver luogo è una contesa basata sulla nazionalità. 1) La diversa nazionalità non infirma la liceità dell'argomento. Il confronto tra giovani produttori austriaci e italiani non verte sull'argomento nazionale, bensì su quello epistemologico: gli uni fanno in un modo, gli altri in un altro. 2) Il riferimento campionario è chiaro, come lo è all'inizio dell'articolo la differenziazione negli atteggiamenti percepiti di certuni produttori e di altri. Nessuna generalizzazione. 3) Se posso tranquillamente ignorare l'impressione di un rash nazionalistico, non altrettanto facile mi riesce di ignorare quella, evidentemente più netta, della tua reazione apodittica e non argomentativa: i tuoi argomenti mi risultano speciosi perché lambiscono, senza affrontarli, quelli dell'articolo, e vertono piuttosto sulla persona dell'autore. Per inficiare la pregnanza delle sue osservazioni, serve produrne di più pregnanti. Non serve, invece, chiosare a colpi di "come-si-permette".

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Maurizio Valeriani

circa 4 anni fa - Link

Caro Emanuele, il rash nazionalistico e la prurigine li respingo al mittente e cioè a chi come te, dietro un linguaggio aulico di vecchia memoria, nasconde insulti e provocazioni. I mei argomenti sono assolutamente validi e non frutto di generalizzazioni come . E dico anche a te : non ti permettere. Specioso lo dici a qualcun altro. Evidentemente nel tuo linguaggio aulico non è prevista l'educazione

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

Ricevo e traduco da Helmut O. Knall: Accolgo le osservazioni e rispondo volentieri. Perché uno straniero come me si permette una critica? Perché, incidentalmente, non sono italiano, e questo è il dettaglio di poco conto; e perché la critica non conosce nazionalità, è sempre utile e consentita, purché argomentata. E questo è il dettaglio importante. Non italiano, dicevo, ma in compenso italofilo. Lavoro con il vino italiano dagli anni ’80, significa 30 anni di viaggi attraverso tutte le regioni vitivinicole, anteprime e così via. Posso azzardare un’ipotesi? La azzardo: penso di avere più esperienza sui vini italiani di alcuni italiani. È grave? Di seguito: amo l’Amarone. Forse la mia spiegazione degli aromi speziati, quelli che mancherebbero nei vini in stile “moderno”, non ti soddisfa. Forse per te non sono riscontrabili sentori di erbe o di amaro, e va benissimo così: abbiamo opinioni diverse. Il punto, ad esempio, potrebbe essere che a entrambi manchi una “spiciness” particolare e non riscontrabile negli Amarone “moderni”; una “spiciness” che definiamo in modo diverso. Venendo al tuo secondo punto: al di là dei due di cui ho scritto a titolo d’esempio, conosco moltissimi giovani viticoltori della Valpolicella. E confermo: no, non degustano vini invecchiati con la stessa regolarità con la quale lo fanno i loro colleghi austriaci. E sono assolutamente sicuro che quasi tutti i giovani produttori di Bordeaux abbiano provato Ch. Margaux! E anche più di una volta! Perché possono degustarlo alla cena dell’anteprima! A proposito: si tiene la prossima settimana. Vieni con noi e vedrai che è così. Per finire: che la differenza tra “old” e “new style” nello sviluppo della componente speziata dipenda dalle moderne tecniche di appassimento, mi è stato insegnato da enologi consulenti di produttori di Amarone. Ancora, trovo che lo stile “fruit bomb” sia meno buono di quello vecchio – se ho bene inteso il tuo intervento, almeno su questo siamo d’accordo. Che altro dire? Parliamone davanti a un buon bicchiere. Magari al Vinitaly?

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Maurizio Valeriani

circa 4 anni fa - Link

Caro Helmut, certamente uno straniero può fare qualsiasi critica, ma non è carino mettere a confronto, posto anche che sia vero quello che dici, produttori di casa propria con quelli di casa altrui. E' un discorso di sensibilità. Per quanto riguarda il tema dei degustatori ignari dell'amarone tradizionale durante l'Anteprima Amarone, io ero presente all'Anteprima dell'Amarone e non ho avuto la tua stessa impressione, ma in ogni caso dato che non ci siconosceva tutti (sarebbe impossibile su più di 200 persone) non potrei mai tirare una conclusione sulla capacità dei degustatori stessi di apprezzare un amarone tradizionale. Sarebbe appunto una generalizzazione. In ogni caso probabilmente la traduzione mi ha impedito di capire appieno il tuo pensiero ma purtroppo non parlo tedesco. Accetto volentieri il tuo invito a Vinitaly, ci vediamo là magari parlando in inglese

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Helmut O. Knall

circa 4 anni fa - Link

va bene, Maurizio, dovrei essere più attenti con generalizzazioni. Altri discutiamo in Vinitaly. A presto a Verona.

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francesco

circa 4 anni fa - Link

l'aspetto delle bombe di frutto non riguarda solo l'amarone il vino fruttato e dolce si vende piu facilmente questo stile si trova facilmente in toscana in piemonte bordeaux nella rhone e con molta facilita anche nella burgenland zona dove le cantine sono piene di questi prodotti e dove si possono comprare vini di quel tipo a prezzi incredibilmente bassi non é colpa degli amaronisti fruttaioli ma il mercato chiede quel tipo di vino resistere é difficile e pecunia non olet sia in austria come in italia e credetemi meanche in germania in ogni caso complimenti al sognor Knall per la personalissima analisi individuale ma dal suo punto di vista lampante

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Helmut

circa 4 anni fa - Link

Certo, esistono in tutto il mondo i vini fruitbomb. Come ho scritto, e in tutte le parti d'Italia. E io non ho un problema con esso. Come un Valpolicella Superiore o Ripassa. Ma per me Amarone è qualcosa di molto particolare. "An Icon", come gli inglesi, e penso che sarebbe un peccato se che sono stati persi. Ma naturalmente questo è tutto il mio personale punto di vista.

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Maurizio Valeriani

circa 4 anni fa - Link

sono molto contento Helmut di parlare direttamente con te senza il filtro dell'aulico scortese (per dire poco). A presto

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Helmut O. Knall

circa 4 anni fa - Link

senza il filtro questo articolo non sarebbe stato scritto in italiano. e il mio italiano non è sufficiente per rispondere a tutto perfetto. e traduce spesso è comprensibile. così, sono molto grati per l'aiuto di emanuele.

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Maurizio Valeriani

circa 4 anni fa - Link

l'italiano di Emanuele Giannnone per la gran parte delle persone è incomprensibile più del tedesco. Il tuo italiano anche se imperfetto è assolutamente chiaro e non artificiale. Grazie

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

Maurizio: valeriana.

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Maurizio Valeriani

circa 4 anni fa - Link

Emanuele: Fosforo

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

Non serve, il fiammifero lo impersoni già perfettamente tu. Ciò detto, föra dai bal forever.

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Maurizio Valeriani

circa 4 anni fa - Link

ecco l'anima vera di Emanuele Giannone, la potete vedere tutti ............nelle sue belissime ed affascinanti espressioni di cortesia

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biotipo

circa 4 anni fa - Link

valeriana per tutti!

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Pietro Zardini

circa 4 anni fa - Link

Sono un piccolo produttore, faccio parte della valpolicella classica, ma quella storica... quella di una vota! Sono anche un tecnico e un po' di esperienza 'ho acquisita. Condivido appieno la totalità delle cose che ho letto, finalmente qualcuno che scrive quello che oramai è palese... I grandi della Valpolicella sono diventati molto ricchi, i sodi hanno portato arroganza e sfacciataggine... ma non cultura.. sono convinti che nessuno si accorga d quello che sta accadendo. Nel 1992/93 la lira nei confronti delle altre monete europee si svaluto del 50%.. il marco tedesco passò da 1000 a 2000 lire.. quel poco di amarone che c'era venne assorbito in pochissimo tempo... la conseguenza fu che il prezzo dell'amarone in pochi anni aumentò .. e con lui i guadagni e di conseguenza la produzione... e poi, tutto in discesa fino ai giorni nostri. Non esistono enologi bravi perché purtroppo, non hanno nessuno da cui imparare .. Il vecchio Bepi Quintarelli.. è stato l'unico maestro in grado di portare la Valpolicella ai massimi livelli.. con un umiltà e una semplicità disarmate.

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Antonella Favaretto

circa 4 anni fa - Link

Vista da un punto di vista economico l'analisi di Helmut Knall non fa una piega. In economia esistono i "trends" (che non sono generalizzazioni) che ci permettono di avere una visione prospettica dell'andamento dei mercati e le argomentazioni sono fondate. Il settore enologico è uno dei pochi che ancora gode di buona salute in Italia e in un contesto generale economico orientato prevalentemente sull'ottica di breve periodo, in cui molto è assoggettato ai canoni della finanza (quella dannosa, non quella utile al sistema), invece che dell'economia reale, non stupisce che anche parte del "mondo del vino" si sia piegato a questa logica, del mordi e fuggi e dell'abbandono di quella "cultura" che è stata alla base del successo non solo dei produttori di vino, ma del Made in Italy in senso lato.

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morena Zanotti

circa 4 anni fa - Link

Signor Helmut buongiorno... Io sono la moglie di un piccolissimo produttore di vino nella valpolicella classica e ho imparato ad apprezzare l'amarone grazie alla passione di mio marito per la sua terra... D'accordo pienamente con le sue critiche costruttive... Se ci fossero più persone genuine e sincere come lei a parlare del nostro Amarone sicuramente certe persone non si permetterebbero di chiederci questo vino al prezzo di vendita inferiore ai 18 euro e le posso assicurare che pur di venderlo... Visto che è dalle nostre parti in questi giorni spero stringerle la mano al vinitaly... E perché no farle degustare il nostro modesto Amarone... Non è di certo all'altezza di tanti amaroni conosciuti ma di certo fatto con il cuore di un uomo di una volta e nel ricordo dell'insegnamento di suo padre... Grazie

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Helmut

circa 4 anni fa - Link

Sono profondamente impressionato dalle reazioni al mio articolo. non solo, perché tanti produttori risposta positiva. ma da tante persone che mi vedono, mi salutano, parlare con me personalmente in strada e in fiera - e mi danno il senso, ho fatto bene. Vi ringrazio tanto. Gli italiani hanno la grandezza di vivere insieme al critico e discuterne. cioè, perché amo questo paese, la gente, la mentalità - e i vini. Grazie.

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Helmut O. Knall

circa 4 anni fa - Link

Sono profondamente impressionato dalle reazioni al mio articolo. non solo, perché tanti produttori risposta positiva. ma da tante persone che mi vedono, mi salutano, parlare con me personalmente in strada e in fiera - e mi danno il senso, ho fatto bene. Vi ringrazio tanto. Gli italiani hanno la grandezza di vivere insieme al critico e discuterne. cioè, perché amo questo paese, la gente, la mentalità - e i vini. Grazie tutti.

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