di | ven 10 gen 2014 ore 13:25
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Nicole
fidelio

Ais Wide Shut. Scenari di ricostruzione dell’Associazione Italiana Sommelier a Roma

Si è svolta ieri a Roma un incontro tra i vertici dell’Associazione Italiana Sommelier guidata da Antonello Maietta e gli associati di Roma e Lazio dopo la recente scissione* ad opera della neonata Federazione Italiana Sommelier, guidata da Franco Ricci. Questa la cronaca di un inviato che preferisce rimanere anonimo. 

19:45 Hotel Radisson, Roma. Sala gremita, è ancora in corso la, mi dicono, molto accesa riunione del pomeriggio, che senza intervalli si trasforma a poco a poco in quella della sera. “Parliamo del futuro”. Il passato è passato. Maietta chiarisce subito. E, a chi domanda il perché di questo passato fatto (anche, non solo) di tacita accettazione di certi noti e palesi personalismi, risponde il Commissario Giorgio Rinaldi (Il Commissario): il freno andava tirato prima. Si sapeva, come si sanno tante cose, ma sentirlo dire, ammettere, confessare, distende più di un volto. Dal punto di vista psicanalitico è chiara l’esigenza dei presenti: c’è bisogno di una definizione d’identità. Perciò, prima del “Che facciamo?”, è obbligatorio passare per il “Chi siamo?” e, soprattutto, “Loro chi sono?”.

Insomma, parliamo dell’essenza e della natura della denominazione e del logo AIS. AIS è un marchio registrato, che Ricci sta taroccando. Ricci si merita a pieno titolo l’appellativo di “Franco il Cinese”. C’è fermento in sala, qualche volto sgomento e allarmato, appartenente soprattutto ai sé-pensanti iscritti al 51° corso, quello partito all’Hilton senza comunicazione alla casa madre, senza trasferimento quote, senza autorizzazione. Quello della cellula impazzita. La preoccupazione per le sorti dei corsisti del 1° livello (così come per quelle degli altri corsi in fase di svolgimento) occupa buona parte della serata. Maietta risponde ( e c’è da dire: da solo per quasi quattro ore) e alla fine, mi sembra li tranquillizzi, offrendo soluzioni ragionevoli. Quasi tutti perché, in effetti, alle 23:35 un corsista che aveva seguito il doppio turno riprende la parola e chiede: “Sì, ma noi del 51° in pratica, che dobbiamo fare?” Tra gossip, cronaca e leggenda, non si può non toccare il tema Guida AIS – Bibenda – Duemilavini, che ha, in fondo, scatenato la crisi e aperto le porte allo scisma.

In breve, AIS non ha accettato il rinnovo di 3 anni più tre, ha proposto di prolungare di un anno solo, Ricci “se l’è presa”, il resto è noto. Adesso abbiamo a Roma il Commissario. Che sarà referente fino a quando l’AIS originale non avvierà il suo nuovo corso, che si prospetta pieno di cose nuove, nuovi volti (e qualche gradito vecchio), nuovi corsi, seminari, attività, dice, sì, ci sarà posto per tutti, dice. Un clima ottimistico e da ripresa post bellica. Come dire: dal caos del momento creeremo un radioso futuro. E quando splende il sol dell’avvenire ogni fatica appare sopportabile.

Nessuno nota quel signore barbuto seduto a gambe accavallate con il sigaro spento tra le dita che, come nelle migliori trasmissioni televisive del momento, prende la parola al momento clou ed è subito chiaro che siamo di fronte al Pezzo-di-Storia, al Memento, al Testimone. Diplomato al 3° corso AIS, “facevo lezione ar sottoscala de la scuola dii preti, vicina al ristorante de Severino Severini”. All’AIS, lui che la conosce bene, augura ogni bene, consiglia di far tesoro dell’esperienza di “tradimento, ingratitudine e personalismi”. Ammonisce per aver tollerato decenni in cui “tollerare ha fatto comodo” ricordando, cito testualmente, che “prima o poi scoppia er bubbone”.

Poi ancora accorati interventi, dichiarazioni di attaccamento, disappunto perché lo Statuto, questo sconosciuto, prevede che il Socio non possa iscriversi ad altra Associazione concorrente per cui, va da sé, bisogna scegliere; proclami di distacco dalle corti e dai cortigiani, buoni propositi e qualche proposta, anche di puro supporto morale così come di concessione all’utilizzo di casa propria per far lezione fino a che la nuova sede (che deve essere “adeguata”) non verrà scelta. Ogni tanto qualcuno riprende la parola per ricordare: “Sì, però voi sapevate tutto”. E, all’ennesima eco, accanto a me, il vicino: “E mo’ che voi fa?”.

Insomma, colore, tanto, calore in vari sensi, per fortuna poco gossip e poche malignità. Diciamo, una conversazione abbastanza sobria tra sommelier assolutamente sobri. “Cosa mi offrite in più se vengo in AIS?” chiede un giovane. “La qualità” risponde Maietta. Amiamo la qualità, vogliamo la qualità. Il successo, però , “di là” lo inseguono diversamente. E sì che è stagione di saldi, questa: “Se non vai in AIS non paghi il terzo livello”. Così si dice si sia detto.

Sensazioni finali: mi sento più sicuro, c’è un Commissario a Roma a cui mi posso  rivolgere per problemi e chiarimenti e anche per farmi consigliare su quale via scegliere per ottenere un rimborso richiesto e negato dopo aver scelto di non voler più prendere parte ad un corso che era AIS al momento dell’iscrizione ed ora è diventato FIS. Ma dalla segreteria di ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER ROMA E LAZIO (?) dicono che la richiesta non ha senso, perché, in fondo, nulla è cambiato.

E il Gattopardo resta lettura delle scuole medie.

* Altri post sul tema:
Nasce la Fondazione Italiana Sommelier di Franco Ricci. Antonello Maietta: “Così è fuori dall’Ais”
Fine di un incubo. Il risveglio dell’Associazione Italiana Sommelier (scritta proprio così, senza altre accezioni di luogo)
Caro amico ti scrivo. Questa è la lettera di addio all’AIS di Franco Ricci
L’Associazione Italiana Sommelier commissaria la delegazione laziale di Franco Ricci
Discussioni furiose all’AIS Roma (o come si chiama). “L’AIS nazionale da qui ad un anno e mezzo è finita perché ci saremo noi”
Un thriller con lettera in esclusiva: gli auguri di Natale alla Delegazione AIS dei Castelli Romani
- Il 2014 inizia come è finito il 2013: col Bibendagate. Nuovo episodio: l’autocommissariamento

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71 commenti a Ais Wide Shut. Scenari di ricostruzione dell’Associazione Italiana Sommelier a Roma

  1. avatar Alberto

    Veramente alla domanda “Cosa mi offre l’Ais in più per rimanere e non iscrivermi alla Fis” la risposta di Maietta è stata “Niente!”, proprio a ribadire che non è venuto a fare campagna acquisti e che nessuno è costretto a rimanere nell’Ais.
    Invece per quanto riguarda la diatriba sull’iscrizione a entrambe le associazioni, da Statuto non appare possibile; tuttavia si è detto che, poiché la Fis non risulta ancora registrata e non risulta ancora fondata da proprio statuto, nulla osta iscriversi all’ Associazione Italiana Sommelier e al contempo iscriversi ad un altro ente che ad oggi ancora non risulta essere formalmente un’Associazione. Ciò per risolvere il problema dei corsisti che, loro malgrado, devono ancora frequentare l’Hilton per terminare le loro lezioni, per poi iscriversi ai successivi livelli normalmente all’Ais.

    • avatar Florindo Graffio

      La Fondazione Italiana Sommelier esiste, ed ha uno statuto. Non sono certo ingenui… Per maggiori delucidazioni legga il mio intervento più avanti.

      • avatar Alberto

        Le fondazioni, a norma di legge, devono essere registrate in prefettura. Alla giornata di ieri la FIS non lo era. Si tratta di pubblici registri.

        • avatar Alberto

          Con questo non sto dicendo che non esiste quella realtà associativa, bensì ho riportato come ieri si era giustificata l’iscrizione ad entrambe le associazioni per chi ne ha bisogno a causa di attività in sospeso nel 2014….
          Dalla tessera 2015 ognuno per sè!

  2. avatar nico aka tenente Drogo

    “Ma dalla segreteria di ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER ROMA E LAZIO (?) dicono che la richiesta non ha senso, perché, in fondo, nulla è cambiato.”

    ma se uno non ha ancora capito che c’è un gruppo (Ricci e altri) che si è scisso dall’AIS e che non ha senso chiedere informazioni sull’AIS a questo gruppo di scissionisti, allora non ha capito niente

    cosa ti devono dire

    d’altra parte ognuno è libero di andare dove vuole: con chi si è scisso o con l’AIS

  3. avatar nico aka tenente Drogo

    PS io comunque, se fossi un corsista farei così: finirei il mio livello con la FIS e poi inizierei il successivo all’AIS
    a quelli che devono finire il terzo è stato consigliato di terminare il livello e fare l’esame all’AIS

    io c’ero alle 17, ed era davvero sconfortante sentirsi ripetere quattro o cinque volte lo stesso concetto e risentire sempre le stesse domande

    • avatar Florindo Graffio

      Non esiste a livello nazionale un corso più valido e prestigioso di quello svolto dallo staff di Associazione Italiana Sommelier Roma. Io terminerei con loro e diventerei un valido Sommelier come i tanti sfornati da Ricci.

      • avatar nico aka tenente Drogo

        sì, ma l’esame e il diploma validi sono solo quelli rilasciati dall’AIS
        quella vera

        non da Bibenda

        non facciamo confusione, please
        oltretutto protetti da un comodo anonimato

      • avatar nico aka tenente Drogo

        “Non esiste a livello nazionale un corso più valido e prestigioso ….”

        l’AIS viene commissariata anche perché finiscano questi proclami guasconi, caro il mio anonimo

        basta con le pagliacciate tipo “semo i mejo fichi der monno”

        caro anonimo, le è simpatico Ricci? le piacciono i docenti (su questo non posso criticarla troppo, molti di quelli leali a FMR sono bravissimi)?
        bene, aderisca a Bibenda FIS, liberissimo

        ma basta con la retorica vuota de “i meglio in Italia” “i meglio del mondo”

        • avatar Florindo Graffio

          Anonimato pari al suo suppongo. Il diploma della Federazione Italiana Sommelier sarà non solo validissimo, ma maggiormente certificato rispetto a quello Ais. Ma davvero pensate che a Roma siamo stupidi? Potremmo mai fare un passo indietro?

          • avatar Tommaso Farina

            MI scusi, ma un “Cala, cala, Trinchetto” non mi sembra inappropriato.

          • avatar bruno

            Il delirio di onnipotenza: “…non solo validissimo, ma maggiormente certificato rispetto a quello Ais”. Si certo verrà certificato dal Dio Bacco in persona disceso sulla terra…………..

        • avatar bruno

          Tra l’altro nell’ultimo numero di Bibenda7 che viene inviato via email ho notato che gli autori degli articoli non sono quelli abituali……..sarà un caso???

          • avatar Franco

            Tutto è un caso come le degustazioni da favola a € 2 a Frascati o il brindisi di inizio attraverso un percorso sensoriale oppure, prima volta che si vede, la Riunione Nazionale della Redazione (ai partecipanti verrà offerto un pranzo preparato da Vissani, con un menu esclusivo, quindi Vissani inventa piatti specifici per l’evento, nonché vini di prestigio di accompagno).
            Questo caso sembra avere un nome: disperazione.

      • avatar Il pirata

        L’Associazione Italiana Sommelier Roma, NON ESISTE! E’ un abuso di un marchio registrato..ESISTE (?) la FONDAZIONE ITALIANA SOMMELIER, che è cosa diversa sia nel nome che nella sostanza.

      • avatar Emanuele

        Dolce Forno Ricci.

  4. avatar francesco vettori

    Significativa la frase finale MAL riportata, mi spiace molto, dall’autore dell’articolo.

    “Cosa mi offrite in più se vengo in AIS?” chiede un giovane. “La qualità” risponde Maietta. Amiamo la qualità, vogliamo la qualità.”

    Così rispondeva e credo risponderebbe e risponderà il Cinese Ilcinese.

    Il Pesidente Maietta, la sala testimone, ha risposto “nulla”.

    Qui si volta pagina davvero e credo con la disposizione d’animo giusta, senza dover concorrere con nessuno.

    In questo senso, venendo da fuori, rispetto alla realtà romana, Presidente e Giunta sono certamente avvantaggiati nel distanziare le cose, nel vederle da un punto di vista meno personale.

    Certo la platea di Roma, gli appassionati di vino, qui si aspettano tanto

    • avatar Florindo Graffio

      Si aspettano tanto perché Ricci e Bibenda li hanno abituati a tanto, anzi al massimo assoluto in termini di corsi, degustazioni, attività, eventi, editoria, servizi, ecc. Povera neonata Ais, non vorrei essere nei loro panni…

      • avatar francesco vettori

        E’ vero. Florindo. Tante degustazioni.
        A mio avviso, niente affato il massimo assoluto in termini di corsi, anzi.
        Resposabile didattica, a mio parere, mediocre.
        Parlo di didattica, e capacità didattiche, NON della persona.

        Il miglior docente, “scacciato”, riporto le parole della neonata FIS.
        Altro bravo docente, Cernilli, “scacciato”.

        E poi la cosa peggiore: abituati all’autocensura.
        E a non pensare alternative.

      • avatar Tommaso Farina

        Camminano anche sulle acque, vorrei aggiungere.

      • avatar Emanuele

        Io immagino che saranno panni snelli, Florindo. Senza damascherie, senza griffe. Senza richiami compulsivi a classe e prestigio. In una parola: popolari. Altrimenti detto: meno moda e più cultura, vivaddio.

  5. avatar francesco vettori

    http://www.bibenda.it/bibenda7/singolo-articolo.php?id=1434

    come volevasi dimostrare, e qui chiudo.

    • avatar Florindo Graffio

      Invidioso? Sì e anche tanto!

      • avatar francesco vettori

        Florindo, a chi si riferisce? Sarei invidioso io: le assicuro di no.
        Della lettera non sono riuscito a leggere più delle prime due righe, poi son saltato alla fine.
        La solita fotocopia di luoghi comuni e quel che è peggio senza alcuna corrispondenza con la realtà: mi basti chiederle ma di che qualità parla, il suo autore, io non l’ho ancora capito.

        Se poi è invidioso Lei, liberissimo: farsi domande e darsi risposte da soli, su un social network, mi pare comunque molto bizzarro.

        Saluti

  6. avatar Silvia

    Io sono stato alla sessione pomeridiana, e sinceramente i toni mi sono sembrati un po’ diversi… Intanto l’invito a non fare video, dato che c’era un operatore “ufficiale”. Poi la presenza, più volte evidenziata, del rappresentante legale dell’AIS, o il rimarcare il passato nella Polizia Tributaria della Guardia di Finanza del Commissario Rinaldi, benché come semplice Sovrintendente (senza nulla togliere), gigionando sui futuri scenari giuridici mi sono sembrati lontani dalla filosofia/slogan “pensiamo al futuro, bando alle polemiche”. Come i commenti sui costi del corso: dire che AIS farà pagare 550 euro contro i più di 1000 di FIS, perché si risparmierà sulla struttura gestionale e sui costi della sede, non è “campagna acquisti”? Dire “noi siamo quelli che ci sono da 50 anni, loro devono ancora nascere” non stride con i 20 anni di esperienza della “costola periferica” romana? Insistere sul fatto che il 51° corso non era stato “ufficialmente abilitato” via telematica, offrire il supporto dell’ufficio legale AIS ai corsisti FIS, dire “siete stati truffati, come lo siamo stati noi dell’AIS”, evidenziare che alcune quote nazionali non sono state girate alla sede centrale entro i 7 gg previsti dallo statuto, ribadire che AIS è associazione senza fini di lucro mentre Bibenda è srl i cui guadagni sono ignoti all’AIS, ma che Ricci si era impeganto pubblicamente a cedere all’AIS marchio e casa editrice Bibenda, rimarcare che il Lazio è stata l’unica regione a non ricevere i bollettini per il rinnovo dell’iscrizione assieme alla rivista, marcare come “bugie” le giustificazioni ricevute da parte della FIS in merito al mancato rispetto di alcuni obblighi burocratici nei confronti della sede centrale, ripetere più e più volte che nel resto d’Italia i soci AIS pagano solo 80 euro mentre nel Lazio “ve ne chiedono di più”, invitare gli iscritti al terzo livello a fare gli esami direttamente all’AIS mettendo più volte l’accento sul “vi voglio bene, farò io gli esami” come a promettere una promozione omaggio, dilungarsi sulla questione delle lezioni coi manichini in aula, liquidare l’Executive Master e il vecchio Master in Analisi Sensoriale come “non AIS” in quanto l’associazione riconosce come unico suo Master quello in collaborazione con ALMA, prefigurare un percorso “agevolato” per diventare degustatori ufficiali o docenti a quanti, nel Lazio, hanno visto svanire le loro ambizioni “professionali” sotto la gestione Ricci, evidenziare che volti noti come Armando Castagno o la sua compagna Monica Coluccia saranno tra i fondamenti della futura AIS Lazio o, per chiudere, consigliare ai ragazzi di chiamare il 117 se FIS dovesse chiedere i 100 euro per il rinnovo dell’iscrizione mi sono sembrate tutt’altro che una serena chiaccherata sul futuro, lontana da “campagne acquisti” e polemiche avvelenate. Ma dov’era Maietta fino a dicembre scorso? E il Gran Consiglio? La mia sensazione è che sia una guerra tra due gruppi di potere e nient’altro, e che la discussione dovesse invece basarsi sull’effettiva qualità dei corsi e degli eventi organizzati dall’AIS in Italia e nel Lazio, anche dalla delegazione guidata da Ricci. Non vedo “buoni” né “cattivi” in questa vicenda, di cui si dovrebbero conoscere i dettagli dal di dentro per poterne avere piena coscienza. Personalmente ho sentito racconti, da più persone degne di stima, sull’AIS Lazio prima dell’avvento di Ricci, e lo scenario era più che sconfortante se non per l’atmosfera carbonara degli inizi. Io credo che AIS debba ringraziare Ricci per quanto fatto, almeno fino a un certo punto, e chiedersi chi del vertice AIS ha mancato ai propri doveri istituzionali permettendo questa deriva che impoverisce prima di tutto l’associazione stessa. Io ho partecipato a tutti i corsi nel Lazio e ho molto apprezzato la qualità dei docenti, molto meno la personalità di Franco Ricci. Ma antipatie a parte, ho vissuto come una tassa “inutile” l’iscrizione all’AIS nazionale più che la “sovrattassa” per il Lazio. L’AIS per me è sempre stata la delegazione di Roma, i tanti eventi organizzati, i docenti preparati e (quasi tutti) sempre disponibili. Bollare oggi tutto questo come “una truffa” mi sembra una sciocchezza ed una caduta di stile. C’è spazio per tutti quelli che vogliono fare cultura del vino, e forse per i romani l’offerta migliorerà sensibilmente. Avrei preferito una posizione più signorile e onesta da parte di Maietta e soci.

    • avatar Rocco

      ……Silvia, rimembri ancor….alla tua capacità analitica e sintetica rispondo così:
      http://www.youtube.com/watch?v=_7Mi77iqMjA

    • avatar Marina

      Brava Silvia!la penso esattamente come te!E poi è maledettamente vero che a Roma l’Ais non c’è mai stata…anzi si,venivano molto volentieri ai grandi eventi organizzati da Bibenda.

    • avatar Fabrizio Giorgi

      Brava Silvia, sono d’accordo con te, non mi sento di aggiungere di altro.
      Per il momento.
      Non rinnovo l’iscrizione all’Ais dal 2010, ma quanto osservo non mi fa venir voglia di ritornare.
      La signorilità, la buona educazione, la sincerità e la serietà per me sono importanti.

      • avatar nico aka tenente Drogo

        ciao Fabrizio!
        l’ho già scritto su facebook, ma a me la riunione dell’altro giorno (l’ho seguita nel pomeriggio) mi ha fatto venire voglia di ri-scrivermi all’AIS

        “noi non vi diciamo che siamo i migliori” (cito a memoria)
        una boccata di aria fresca!

        un sano vento del nord! (e sai che sono romano e non razzista)

    • avatar nico aka tenente Drogo

      mah

      per me non è questione di “buoni” e “cattivi”
      ognuno è libero di aderire all’AIS oppure a FIS oppure a nessuna delle due

      a questo punto ognuno dovrebbe essersi fatto un’idea dei differenti contesti e scegliere liberamente quello che preferisce

    • avatar 0Pinco

      Salve sono un ventennale sommelier AIS del Veneto. Purtroppo in questi anni AIS ha dimostrato i suoi limiti- E’ vero che il mondo del vino è ampio e che i relatori AIS ce ne sono di molto bravi ed altri non si capisce perchè sono la…. però adesso spetta a FIS a dimostrare il vero progetto e cosa farà per interagire finalmente con gli associati….. perchè ad oggi FIS ha dimostrato di fare tante cose grazie anche all’AIS….. .
      AIS cosa farà senza Bibenda? la rivista la guida etc…. cosa farà per tenere aggioranti i propri soci.???? sono proprio curioso. Quello che mi delude di AIS è il commisariameto del LAZIO. Perchè non l’ha fatto anche in Veneto? Io ho l’esperienza del Veneto che hanno “rubato parecchi centinaia di migliaia di euro ” e non hanno fatto nulla. E stato eletto un presidente regionale (con meno 10% deigli aventi diritto) che è una marionetta al comando dei delegati complici del maltorto….e se questo è AIS io dico no Grazie…. e mi sembra che tutti facciano i propri interessi e non quelli degli associati vero motore dell’associazione ……scusate se sono andato fuori tema…. ma sono tanti gli episodi accaduti qua in Veneto ……ma il comportamento del Presidente Maietta non mi sembra equo ….. E se il Veneto è lo specchio del comportamento di AIS a livello Nazionale……..

  7. avatar Luca

    AIS (eventi in tutta italia)
    http://www.aisitalia.it/eventi.aspx#.UtANw9LuK-k

    FIS, AIS ROMA, FONDAZIONE o come cavolo si chiama ( solo alcuni degli eventi svolti a Roma)
    http://www.bibenda.it/bibenda7/singolo-articolo.php?id=1432
    http://www.bibenda.it/bibenda7/singolo-articolo.php?id=1433
    http://www.bibenda.it/corsi.php
    http://www.bibenda.it/attivita_singola.php?id=1631
    http://www.bibenda.it/attivita_singola.php?id=1521

    Mi sembra che a parte tutti gli errori e le polemiche, siano i fatti a dover stabilire chi fa davvero cultura del vino.

    Che i romani decidano con la loro testa…

    • avatar Alberto

      Vai a vedere sui siti delle singole delegazioni regionali oltre a quella del Lazio…. È compito loro organizzare gli eventi associativi, non all’Ais Nazionale…

      • avatar nico aka tenente Drogo

        … lasciamoli perdere
        continuano con la retorica de “i mejo fighi der bigoncio”

  8. avatar Francesco

    anche io ero all’incontro pomeridiano ed i toni non mi sono sembrati per nulla accesi (tranne nel momento in cui 2 persone se la contendevano sul futuro del gruppo servizi, ma battibeccavano tra di loro più che altro ed oramai eravamo rimasti in pochi in sala, tant’è che a quel punto ce ne siamo andati tutti)
    Inoltre non è vero che ci hanno “invitato” a non fare video, ci ha detto che era (secondo lui) inutile riprendere il tutto perchè c’era l’operatore ufficiale e che avrebbero pubblicato tutto l’incontro su internet. Io cmq ho ripreso tutto (in caso mi servisse in futuro per rinfacciare quanto detto in sala!!) e non sono il solo ho visto!
    sono 2 ore e 30 di video, per chi volesse smazzettarselo just let me know…..
    Se la stessa redazione ne volesse una copia per pubblicarla posso darvela, sappiate che sono circa 25 GB in MP4!
    Inoltre non capisco il perchè un associato AIS non possa essere associato ad un’altra federazione. E’ come se qualcuno mi vietasse di iscrivermi a 2 o 3 palestre diverse!!
    Sono comunque daccordo sul fatto che, antipatie apparte, gli eventi, i corsi, i docenti di Roma sono di altissimo livello.

  9. avatar Arcangelo

    Ha ragione Silvia…. la verità è che nessuno al vertice è trasparente sono li solo per i loro interessi personali e noi soci ( paghiamo,paghiamo,paghiamo)…. E’ ridicolo che un presidente (Maietta) vada a fare gli esami e magari bocci i propri soci è l’unico caso sin d’ora….. Bellini vice presidente……. ridicola la sua mail… champagne.bellini@…….. andate voi in Francia dal vice presidente dei sommelier a dire di mettere come mail ……. nome.cognome @franciacorta.fr !!!! Vogliamo parlare della “principessa” Romani responsabile della didattica ? Scarsa…. e altezzosa. alla fine anche in AIS abbiamo una vera e propria casta ,che tristezza!!!!

  10. avatar Renato

    Buon pomeriggio,

    Ho partecipato alla riunione delle 17 e mi sono protratto fino a poco prima della 20. Premetto che sono un sommelier di servizio di una delegazione del Lazio e per la quale oltre a fare il semplice servizio collaboro anche all’organizzazione di eventi. Trovo importantissimo un momento della riunione verso le 18.30 di cui nessuno ne fa menzione quando il presidente ha chiamato e presentato i delegati e le delegazioni sottolineando che esistono, ci sono, rappresentano l’AIS sul territorio, e stanno continuando a fare le attività oppure inizieranno a breve. È stato ricordato come il Commissario stia lavorando con i delegati per tutto quanto riguarda l’organizzazione delle attività didattiche e degli eventi. Questo è quello che io e molti colleghi ci aspettavamo, fare le cose perché siamo comunicatori del vino, lo vogliamo raccontare, descrivere e perché no, anche servire. Nella mia delegazione i soci che mi conoscono mi fermano per strada e mi chiedono solo degli eventi e delle attività didattiche. Interessa il vino e quindi dico, parliamo di vino e lasciamo i giochi di potere agli altri. La nascita di una nuova identità che fa cultura del vino non può che far bene a questo mondo enologico. Sicuramente FMR e Bibenda hanno contribuito tantissimo all’AIS ed alla cultura del vino, su questo credo che non si possa eccepire. Io stesso mi sono diplomato sotto questa gestione dando successivamente il mio contributo come sommelier. I docenti con i quali mi sono diplomato e con i quali ho successivamente lavorato sono tutti di grande livello, sia che essi stiano ora con la fondazione oppure ancora con l’AIS, persone che il mondo del vino non si può permettere di perdere a prescindere dall’associazione di appartenenza. Ma forse non capisco tante discussioni su questi argomenti perché non sono un politico ne tanto meno mi trovo a mio agio nei giochi di potere. A conferma di questo ieri sera arrivato a casa dopo la riunione (ore 20.40) avevo bisogno di immergermi nel mio mondo: ho aperto un barbaresco Angelo Gaia 2007 e l’ho degustato insieme a mia moglie… serviva proprio per rigenerarsi, aspettavo l’occasione speciale… l’ho trovata!

  11. avatar Florindo Graffio

    Per fortuna esiste Intravino che offre la possibilità di replicare, dando voce, indirettamente, ad entrambe le campane. Se Ricci è Franco il Cinese, Maietta è come Lelio Bisognosi, il bugiardo di Goldoni. Ben venga questa divisione che suona come una selezione naturale darwiniana.

    1) Alla domanda “Loro chi sono?” che allude all’identità della Federazione Italiana Sommelier già Associazione Italiana Sommelier di Roma, come persona al corrente dei fatti posso rispondere che la Federazione Italiana Sommelier possiede sia un suo statuto sia il riconoscimento giuridico.

    2) Roma (banale, per usare un eufemismo, paragonare una complessa realtà come quella romana ad una cellula impazzita) finalmente si è liberata dei problemi e delle beghe associative di un’Ais nazionale sempre più permeata non solo da invidie, ma da interessucoli e localismi da XXXXXXXX.

    3) “Tra gossip, cronaca e leggenda, non si può non toccare il tema Guida AIS – Bibenda – Duemilavini, che ha, in fondo, scatenato la crisi e aperto le porte allo scisma. In breve, AIS non ha accettato il rinnovo di 3 anni più tre, ha proposto di prolungare di un anno solo, Ricci “se l’è presa”, il resto è noto”.
    Ecco un’altra superbugia: tra l’Ais nazionale e l’Associazione Italiana Sommelier Roma non è mai stato sottoscritto alcun contratto né riguardo la guida del vino né per Bibenda. Ricci non ha mai chiesto un rinnovo (perché avrebbe dovuto, trattandosi di un contratto mai esistito?), semmai ha dato disdetta all’AIS nazionale, pur non essendo tenuto a farlo. Chi afferma il contrario è un XXXXXXX

    Inoltre nella composizione della pagina della guida Bibenda, c’è da dire che l’assenza delle note organolettiche (fra l’altro presenti in moltissime introduzioni) è stata presa in pieno accordo con Maietta. A tal proposito fanno fede le schede della regione Liguria, interamente redatte dal Maietta, il quale figura pure sul tamburino della stessa guida. Chiedete alla redazione romana le schede originali scritte da Maietta -- seguendo proprio tutte le regole decise a monte coralmente, lui compreso, quindi senza note organolettiche. Ci si chiede come possa affermare oggi di non esserne al corrente. xxxxxxxxxxxxxxx.

    Egregio sig. Graffio, abbiamo apposto qualche X agli aggettivi più pesi ma da qui in poi il suo commento è materia per una corte di giustizia, al quale può rivolgersi con fiducia. Noi siamo blogger eintendiamo restare tali.
    Lo Staffe

    • Sig. Graffio è perfettamente inutile che lei ripubblichi il commento con i passaggi incriminati.

      A meno che lei non decida di commentare col suo nome, cognome e magari indirizzo, così sappiamo a chi girare le eventuali querele che dovessero arrivarci.

      Ultimo avviso, poi la metto nel limbo dei dannati. (A.T.)

      • avatar Florindo Graffio

        Sig. Tomacelli scrivere che qualcuno ha detto delle bugie grosse quanto una casa, merita censura? Invito chiunque voglia ottenere il testo completo dell’intervento può inviarmi una e-mail a florindograffio@gmail.com I fatti sono fatti e qui purtroppo non c’è reale libertà di parola.

        • Nome, cognome e indirizzo, sig Graffio, e poi pubblico tutto quello che vuole.

          La libertà di parola ha un prezzo.

  12. avatar Arcangelo

    come mai avete tolto quanto scritto da Florindo Graffio??????

    • avatar Florindo Graffio

      Grazie Arcangelo, questa è la dimostrazione che questo blog è poco democratico ed esclusivamente teso a demolire la figura di Franco Ricci e dello staff di Bibenda. Ossessionati dal Watchdog?

      • Sig. Graffio, legga poco più su e mi faccia sapere. Un conto è la democrazia un altro le accuse da tribunale scritte sulla comoda poltrona dell’anonimato.

        • avatar Francesco

          Tomacelli le querele in caso se le prendera’ il sig. Graffio!!
          La censura in un Blog?????
          per usare un’espressione di Totò: Ma mi faccia il piacere!!!
          adesso come funziona?? quando qualcuno pubblica qualcosa che non va bene ad uno dei redattori scatta la censura?? ma non eravate tutti di sinistra e aperti di mentalità’ e tutti contro la censura??

          France’ pero’ leggili due giornali, eh? Censura, Internet, sinistra… fa’ una cosa, parla di quel che sai. Per intanto acculturati. http://roma.repubblica.it/cronaca/2013/01/10/news/denuncia_cartelloni_abusivi_sul_blog_condannato_a_9_mesi_di_carcere-50277872/ [F.]

          • avatar Francesco

            io mi posso acculturare, però tu dovresti saper leggere!
            quì mi pare che non ci sia nessun redattore che ISTIGA a scrivere recensioni negative, quindi il blog di intravino non è nè penalente nè civilmente perseguibile!
            In questo caso, secondo la legge (e non mi voglio nemmeno mettere a citare tutti gli articoli del nostro codice civile), l’unico perseguibile e passibile di eventuale denuncia è proprio il Sig. Graffio.
            In caso di un tuo eventuale interessamento posso mandarti tutti gli articoli, sia del caso da te citato sia degli altri casi che interessano la pubblicazione di informazioni sui siti internet.
            Te la faccio più breve: se il blog fosse stato un .ru o .cz pensi che sia in questo caso che in quello da te citato ci potrebbe essere un provvedimento giudiziario nei confronti del blogger o dell’intestatario del dominio?
            La giurisprudenza in materia di “internet” è ancora in alto mare e, purtroppo, colpisce e punisce solo chi non sa difendersi.

  13. avatar muffanobile

    Ciao Ciccio Farina….tutto bene? Chiedi ai tuoi amici del perchè tolgono alcuni commenti…..Tomacelli, non stai facendo bella figura….

    • avatar Tommaso Farina

      Ehi sono qui, tutto ok?

  14. avatar muffanobile

    Ma Tommy, che figura…..

    • muffanobile, lascia che ti spieghi un paio di cosine. giusto per la tua educazione sociale, tua e di quelli come te. intravino e’ uno dei pochi luoghi in rete dotati di moderazione in tempo (quasi) reale. il commento del signore in questione conteneva svariati epiteti e accuse di malversazione. e’ stato messo in sospensione il tempo necessario ad emendarlo delle parti che a noi (a noi, non a te) avrebbero potuto provocare seccature giudiziarie. poi e’ stato rimesso online. questo affinche’ quelli come te e quell’altro, rigorosamente anonimi perche’ sprovvisti degli attributi per firmarvi, possiate fare quel che continuate a fare: commentare liberamente e anonimamente in un luogo libero e selvaggio (intravino) dove peraltro c’e’ gente come me che lavora nei tempi piu’ rapidi possibili. ora, se tutto questo ancora non ti va bene e non siamo ancora abbastanza veloci, sappi che la’ fuori e’ pieno di blogzine quindi smamma quando vuoi. questa e’ la prima ed ultima spiega che ti faccio. e se non e’ ancora chiaro, quel tuo tono la prossima volta lo tieni parlando col tuo gatto.

      • avatar Muffanobile

        Fiorenzo Sartore, educazione sociale? Il post contenente solo parte del video di un corsista primo livello di Roma, montato ad hoc per contrastare l’operato di Ais Roma è stato tenuto per settimane on line, e negli interventi era gremito di insulti nei confronti di Franco Ricci e dei suoi. Le sembra educazione sociale questa? Per par condicio dovreste mantenere anche questo intervento, altrimenti chiudete baracca e burattini perché non siete credibili nei confronti di chi interviene e di chi vi legge.

        • Quel video era, è e rimarrà online fino alla notte dell’Apocalisse, e a doversene vergognare non è di certo chi lo ha girato o pubblicato. Sia chiaro ora e per sempre.
          E interventi come questo ultimo non sono più tollerati di ora in poi. Giusto o sbagliato che sia. Ha detto quello che doveva e ora basta così, non serve allungare il brodo quindi può astenersi dal commentare oltre visto che dimostra di non aver capito l’antifona.
          Grazie e cordialità.

          • avatar Muffanobile

            Morichè, mannaggia a te….e pensare che a volte sei pure simpatico.

        • non so come dirtelo ma te lo dico: la baracca non si chiude a tua richiesta. quanto al resto del tuo sproloquio: get a life.

      • avatar Arcangelo

        Sig. Fiorenzo a tirare m…a , a volte si viene poi ricoperti dalla stessa…
        Chi è senza peccato scagli la prima pietra…. ( e lo dovreste sapere il perchè) !

        • No, non lo sappiamo, ce lo dica lei

          • avatar Franco

            Onestamente non comprendo tanto accanimento soprattutto da chi si straccia le vesti per difendere Ricci.
            E’ fin troppo evidente che ci sono due filosofie differenti in contrasto ed ognuno avrà modo e possibilità di scegliere cosa sia più in linea con la propria persona.

            Se si vogliono sicuramente degustazioni indimenticabili (ma solo quelle) in ambienti extralusso gestite da ottimi relatori con tv al seguito e giornali, rivista patinata, cene di gala in abito scuro con vicini di tavola personaggi famosi il tutto a prezzi ai più inavvicinabili può tranquillamente accasarsi con Ricci, ci sarebbe da chiedersi se sia vera cultura…..

            Se invece si vuole stare in una associazione in cui sei un associato e non un numero e partecipare a degustazioni che spaziano su una varietà di tipologie che non prevedono solo vini indimenticabili ma anche vini che trovi in enoteche a portata dei più dove le degustazioni sono in ambienti confortevoli ma non extralusso ad un prezzo abbordabile con relatori preparati ma forse poco televisivi e il ci vicino di posto e una persona normale desiderosa di conoscere e non di apparire segua AIS.

            Ritengo che la cosa importante sia cosa ti lasciano le degustazioni e come sia possibile condividere le sensazioni con altri, quindi ricevere e trasmettere esperienze legate ai vini e poco al contorno.

  15. avatar Strawberry

    Sono un socio Ais da alcuni anni e collaboro con un ruolo nel direttivo in una delegazione Italiana. Noto che tra i corsisti ex bibenda uno stato d’animo generale caratterizzato da diverse preoccupazioni: Rimanere in Fis o passare in AIS? Che cosa offre di più AIS? Qual’è il valore del diploma AIS? Qual’è la fonte di tali dubbi? In termini di preparazione FIS ha docenti esperti ma anche l’AIS sarà in grado di offrire un ottimo livello di preparazione nel Lazio (al massimo i docenti FIS saranno solo un pò più mediatici) ma sicuramente i relatori AIS, chiaro non tutti, sono veramente in gamba, quindi sul piano del valore didattico siate liberi di fare la scelta che ritenete più giusta per voi. Sul piano della possibilità di lavorare come sommelier bisogna invece fare un discorso più sottile. Partiamo dall’assunto che sia in AIS che in FIS, una volta ottenuto il diploma, NESSUNO vi darà un lavoro; e in entrambi i casi ci saranno sempre persone più privilegiate di altre. Sulla possibilità di fare servizi dico solo una cosa: sicuramente se i sommelier ex-bibenda vivono a Roma probabilmente, questo è un mio parere, lavorare con Ricci darà dei vantaggi maggiori rispetto ad AIS, che nel territorio del Lazio deve e dovrà instaurare una rete di contatti fino ad ora gestiti dal Franco Nazionale. Concludo che in termini lavorativi né Ricci né Maietta svolteranno la vostra vita. Detto ciò la differenza la farete voi con la vostra preparazione e passione.

    • avatar Daniele

      Sottoscrivo. Concretamente, per chi ha bisogno (o il desiderio) di lavorare con AIS o FIS può aspettarsi nulla da nessuno e la differenza la fa quello che si beve e come lo si fa. Peccato davvero per AIS, che a 6 mesi dal rinnovo di chi oggi ha dovuto cercare di rassicurare gli animi, deve correre ai ripari in questo modo. Ho già avuto lo spazio (ringrazio Intravino per questo) per invitare a riflettere sulla concretezza di ciò che si presenta. AIS, per gli anni (non pochi) in cui l’ho conosciuta, si è sempre soprattutto occupata dei corsi (fatti nel modo più vario e bevendo le cose meno incoraggianti e non perchè gli allievi non avrebbero capito cosa bevevano). Ci voleva crescere lo doveva fare da solo. Il progetto Bibenda attirò l’attenzione di tutta Italia quando nacque proprio perchè consentiva una crescita, fatta di degustazioni ed eventi molto ben costruiti sul piano tecnico e didattico, non certo solo la carta patinata. Mi pare di capire che lo ‘stile’ tipo ‘io so er mejo’ da fastidio. E condivido. Ma spero davvero che chi si iscrive ad AIS non si aspetti di essere trattato chissà come. Un numero di tessera e qualche informazione, giustamente associative. Purtroppo Armando Castagno, un nome importante per il vino in Italia fosse solo per la sua conoscenze e capacità di appassionare le persone sul nebbiolo, avrà un lavoro enorme da fare e spero davvero possa riuscire. Questa storia della incompatibilità tra le iscrizioni a FIS ed AIS va sanata da chi è più equilibrato e sta vicino a chi decide, sennò perdiamo un sacco di occasioni di crescita per chi ha a cuore il vino.

  16. avatar Marco

    Premesso: nel mondo del vino sono un semplice appassionato. Ho fatto le prime due parti del corso 48 all’Ais Roma, ho preso una pausa per motivi personali e ora devo scegliere che fare per completare il terzo modulo. Ho letto tutti gli articoli e i commenti su questo sito e su altri, che mi hanno fatto venire una mezza insonnia… per cui ho riflettuto su questa cosa più di quanto normalmente avrei fatto. Alla fine, ricopritemi pure di insulti se vi pare (dato che ho capito che, almeno tra i commentatori sarò in minoranza di opinione) ho deciso che a febbraio tornerò all’hilton, sotto qualunque insegna opererà, e sono certo che sarà come sempre un corso impeccabile. Quando cercavo un corso mi sono informato e ho scelto l’AIS per la reputazione della sua didattica. Il corso di Roma ha superato ampiamente le mie aspettative. E’ una delle poche volte che in Italia ho visto funzionare bene qualcosa, con una qualità organizzativa di livello europeo- se non americano- in ogni particolare. Ogni evento collaterale a cui ho partecipato ha mantenuto lo stesso stile e standard cinque stelle (in senso alberghiero, non politico…) qualunque fosse il costo della serata. Se ho speso 50 euro per la tessera “regionale” e 80 per quella nazionale, beh, sicuramente non sono questi ultimi che ho visto trasformarsi in qualcosa di concreto. Se per il corso ho speso di più che in altre sedi non lo so e in ogni caso non ne sarei sorpreso né scandalizzato (a proposito, ho provato a cercare info sui prezzi dei corsi Ais a Torino e Firenze sui loro siti ma pensate che li abbia trovati?) e in più- dato che il corso era fin troppo affollato, non si tratta di scuola dell’obbligo ed esistono altre alternative low cost- non vedo perché dovrebbero eventualmente abbassarlo. Ricci e i docenti sono giustamente orgogliosi dei loro risultati, e se peccano di immodestia e di un po’ di retorica à la Farinetti va bene lo stesso: nel resto del mondo sarebbe normale, solo in Italia c’è l’effetto Juve o Baricco, per cui chi espone i propri successi dev’essere antipatico agli altri per default.
    Naturalmente non ho la minima idea dei motivi che stanno dietro a quanto è capitato, e mi interessano relativamente. Come semplice corsista, se Roma non farà più parte dell’AIS… pazienza (avrei potuto usare un’altra espressione romana). Se Ricci si è arricchito, se sono troppo “moderni”, “commerciali” o “leccati” rispetto alla linea ufficiale, pazienza di nuovo: è un corso di degustazione e non di filosofia, e basta abbonarsi a Porthos o frequentare questo sito per ascoltare tante altre idee anche opposte. Quindi spenderò serenamente i 1000€, 900€ per il terzo livello e 100€ per la tessera (qualunque sia) quasi certo che col doppio dei soldi a livello locale faranno ancora meglio, e che probabilmente a livello nazionale l’Ais starà meglio senza i burini romani. Ora via, insultatemi gratis, non mi offendo.

  17. avatar Giuseppe Butera

    Effettivamente io -- riepilogo, per correttezza, Sommelier (questo lo vende anche ricci) Professionista (questo ricci non ha “ancora” trovato modo di venderlo) AIS (qui, per l’appunto, alì babà e i 40 porconi stanno lavorando alacremente) -- stimolato dall’ultimo intervento, qualche altra cosetta ho a questo punto l’obbligo di dover puntualizzare.
    Non si sentiva il bisogno, ad onor del vero, dell’ennesimo sfoggio di “pragmatismo edonista” suesposto, ma esso torna utile per un’ulteriore riflessione troppo a lungo rimandata: alì babà diceva sempre che il suo era “il più grande centro di cultura del vino al mondo”; l’attuale Presidente Nazionale AIS non ha perso occasione per ribadire più volte che l’Associazione sarebbe “la più grande associazione di sommelier del mondo”. Ora, poiché -- come, peraltro, amaramente comprova il momento -- in ciò che il vino italiano è capace di “mettere in piedi” v’è ben poco che possa ambire a tali carature; considerato che nella storia dell’uomo si ha notizia di rarissimi casi in cui la quantità sia stata paladina -- non già avversaria -- della qualità; considerato che tanto “qui” quanto nelle riunioni al Radisson -- e, da almeno un decennio abbondante, ovunque si parli di vino a qualsiasi titolo -- ci si è potuti agevolmente render conto di quanto l’eterocliticità della costituenda figura del “cultore della materia” venga via via costituendo uno dei maggiori pericoli per il reale valore dei percorsi di formazione; preso atto del fatto che perfino un guitto della caratura di cernilli -- che anni fa rammentiamo essersi prodotto in un toccante articolo in cui, “da fuori”, spezzava lance a favore di mamma ais, per poi (quasi del tutto) inaspettatamente farvi ritorno per qualche tempo, giungere all’ovvia litigata tra galli in un pollaio e fuoriuscirne subito dopo [ah, quanto avremmo voluto poterne essere, in qualche modo, sorpresi!] -- abbia potuto servirsi dell’argomento per conferire un qualche spessore ad una critica che, partendo da tanto pulpito, non poco dovrebbe faticare ad averne, allorquando di recente faceva notare che l’Italia è forse l’unico posto al mondo dove si diventa sommelier per riempire del tempo libero (aggiungerei qui: speriamo la moda non si estenda alla medicina o all’ingegneria, sennò siamo fottuti!); e considerando infine che, con l’andare avanti del tempo, il dato “para-sociologico” è che in questo tipo di corsi confluiscano sempre più curiosi, annoiati, individui comunque che ai titoli più disparati abbiano una buona disponibilità di risorse economiche e di qualche tempo libero al cui dissipamento dedicarne almeno parte, sorge il “problema” che tutti questi fattori insieme diano luogo ad un “diritto d’opinione” che, in un dibattito generato attorno ad un cursus studiorum impropriamente definito “Corso di Qualificazione Professionale per Sommelier” risulta quantomai fuoriluogo -- stendiamo, ovviamente, il più pietoso dei proverbiali veli sui master alla Moira Orfei percepiti, è l’esempio di un tronfio oratore che così ne parlava alla succitata riunione al Radisson, come un “[...] vorrei vedere chi altri mi porta a fare viaggi come quelli [...]”, senza neanche riflettere circa il fatto che, a fronte della corresponsione dell’iperbolica cifra di 6500 euri, proposta “scontata” millantando non so quale contributo sui BEN 9000 -- horresco referens! -- del costo inizialmente previsto, alì babà abbia proposto NOVE “VIAGGI STUDIO”, di tre giorni cadauno, dei quali poi, con un gioco “delle tre carte” tra “permanenza”, “trasferimenti”, “pranzi”, “cene” e “alloggio” tanto sapientemente utilizzato da far rimpiangere il miglior Franco Lechner o i miei conterranei Franchi & Ingrassia, DUE SONO TOTALMENTE A CARICO DEI PARTECIPANTI (Langhe e Borgogna), DUE SONO TOTALMENTE SPESATI (Toscana 2/Umbria e Montalcino), QUANDO VANNO IN CHAMPAGNE SI PAGANO IL VIAGGIO E PURE L’ALLOGGIO (però un bel cestino bibenda tra un Dom Pérignon e un Cristal non glielo leverà nessuno!), IN CAMPANIA, TOSCANA 1, FRANCIACORTA E FRIULI V. G. CI ARRIVANO SEMPRE DA SOLI (però, solo in quest’ultimo sono spesati “anche” i trasferimenti, mentre in tutti mangeranno -- pare -- e dormiranno nel nome del “padre”). A fronte di tutto ciò non si può tacere una nota di composta invidia per un rivendugliolo di tale risma che, pur rilanciando costantemente con cifre che nulla hanno a che fare con la vera natura del vino (prodotto AGRICOLO, proveniente dalla terra), riesce a circonvenire sparute greggi di oligofrenici le quali ne perorano addirittura la causa pur essendosi comprati “la Fontana di Trevi”, si parva licet.
    Ora, la riflessione dalla quale ci si era allontanati, ruoterebbe intorno al fatto che, ancorché pare che da almeno un paio di secoli la perversa legge della domanda e dell’offerta abbia giustificato crimini forse ben peggiori, qui s’incorre nell’errore sistematico di pensare “poiché quello me lo vende”, “io me lo compro”, “il pacchetto mi piace”, “fa muovere l’economia” e qualche altra idiozia del genere, chiunque io sia e qualsiasi cosa abbia da dire, io abbia piena libertà d’intervenire nel dibattito sul vino e dire qualsiasi cosa. Obietterei: a parte che ciò non accade nel macrocosmo mondo, e non si vede perché si debba auspicarlo nel microcosmo vino; impariamo a confrontarci con onestà dialettica su fronti di maggiori respiro e rilevanza e poi veniamo, forse arricchiti, a farlo sul vino: ne dovrebbe risultare un dibattito assai più intellettualmente stimolante. Poi, comunque, onde evitare accuse di eccessi di teoreticità, occorrerebbe -- soprattutto da parte di tutti quei costoro che inneggiano a tale diritto -- accettarne alcune garbate ma ferme forme di contenimento giacché, quando non direttamente l’esercizio di tale diritto, la legittimazione a strumentalizzarlo che ne tragga il boiardo di turno tutto risulta fuorché contributo “positivo” -- beninteso: occorrerebbe anche che i frequentatori dei circhi alla ricci iniziassero a comprendere che quello che reputano il proprio “gusto”, pur con la possibilità di autopercepirne perfino una sorta di esclusività, è invece la perfetta conseguenza di ciò che l’estetica (?) ricciana mira a prospettare quale unico “fronte del vino”. Insomma, si sarà forse anche fatto del “bene” un ventennio -- espressione quantomai opportuna, allorquando si alluda a certi figuri piuttosto ricorrenti in Italia -- fa, allorquando si è in qualche modo spettacolarizzato e “businessizzato” il mondo del vino ma -- a parte che il bene verisimilmente sembra non lo facesse neanche la perciò celeberrima Anjëzë Gonxhe Bojaxhiu (http://www.minimumfax.com/libri/scheda_libro/224) figuriamoci ricci -- si è smesso di farlo quando, in seconda istanza, non si è lasciato quel mondo del vino al quale si era ridata una rinnovata visibilità a far da protagonista delle proprie vicende, ma lo si è continuato a trattare come spalla. Ciò comporta, inevitabilmente, “scelte” ad esso e ad un suo corretto sviluppo non necessariamente organiche, laddove una corretta comunicazione MAI dovrebbe influenzare e determinare ma, per l’appunto, limitarsi a comunicare. Il desolante quadro creato ad arte da alì babà predica invece questa realtà -- la più grande del mondo, dice lui, a noi dei metri quadri francamente importa pochino -- in cui queste masse di fedeli si muovano secondo le sue subliminali direttive e finiscano (neanche Charles Manson vi riuscì tanto bene!) con l’essere un consenso ad esse che abbia, se non altro, la parvenza di autorevolezza data dai numeri -- unica entità cui costui risulti realmente devoto.
    Ecco, forse è il caso che, approfittando di questo delirio in cui, sempre per riferirsi a Manson, l’epiteto “postumo” donato a Gary Hinman assai meglio calzerebbe, in vita, al nostro imbonitore, la (ri)costituenda AIS Roma -- costituenda, si badi bene, non altri gerundi! -- e l’AIS nazionale tutta avviassero un faticoso percorso di “ristrutturazione” della figura del socio giacché, visto che l’Italia non pare aver bisogno di 30000 sommelier -- forse neanche il mondo intero! -- si potrebbe recuperare in qualche modo il taglio professionale della figura e conferire a questi-signori-affamati-di-sapere-da-prova-del-cuoco che hanno sempre più soldi e tempo, un qualche riconoscimento CHIARAMENTE indicante una dimensione, comunque, “ludica” e di “edonismo privato” dell’approccio, sì da iniziare ad invitarli a riflettere che il vino è fatto da gente che lavora e che, non essendovi un numero sufficiente di riflettori né interessi tanto cospicui da aumentarlo, si sceglierà sempre d’illuminare qualcuno a danno di MOLTI altri, ivi compresi quelli che credono di esser sazi da ciò che il fascio di luce sottopone alla loro attenzione mentre, poco accanto, l’imbonitore dalle variopinte cravatte e la scimmia che ha smesso di vender mortadella e suona l’organetto continuano a urlare “… venghino siori, venghino!…”.
    Solo per far cenno a qualcosa di cui già esiste traccia, abbiamo la divisione tra Sommelier e Sommelier Professionisti che riconosce solo a questi ultimi l’eleggibilità alle cariche sociali: si potrebbe normativizzare il più possibile le due figure, e relativi distinzione e passaggio, onde fare in modo che chi “[...] non lo faccio, né mai farò, per lavoro [...]” -- come disse il fiero masterizzando da 13 milioni delle vecchie lire contento dei viaggi che si doveva pagare -- possa cominciare ad aver chiaro che invece il vino, pur avendo tra le proprie potenzialità quella di finire nei calici dei vari circhi ed essere abbinato a ricchi premi e cotillons, si fa PROPRIO per lavoro, e lavoro anche potrebbe tornare ad essere quello del Sommelier se noi tutti, per primi, fossimo disposti a fare ammenda di eccessivi protagonismi, fare quei passi indietro necessari a farci tornare ad essere un “accessorio” e lavorare perché, nel minor spazio a tale dimensione destinato, produciamo quel massimo di cultura ed eleganza che, altrove, sono da sempre il “segno” del Sommelier.
    Altrimenti, non rimane che conferire honoris causa “anche” le lauree in enologia a bruno vespa, antonella clerici e federico quaranta e magari sperare che il prossimo miglior sommelier delle galassie intersiderali, con buona pace di Gardini che tanto s’è messo a vendere bicchieri, sia Checco Zalone -- almeno ci farà ridere per davvero!

    • avatar Luca

      …Ma qualcuno riesce ad arrivare in fondo???

  18. avatar Marco

    Ci sono riuscito per rispetto al tempo che avrà dedicato alla mia risposta, ma, a parte il capolavoro di Hitchens su Madre Teresa, non condivido nulla di ciò che scrive e ne sarà felice, dato che la sua visione della “cultura del vino” è talmente ristretta da poter ammettere al suo interno solo chi la pratica per professione. Più o meno come dire che chi non è un libraio professionista (e sia ben chiaro, non faccia altro nella vita) non possa capire la cultura letteraria…

  19. avatar Giuseppe Butera

    Bravo Marco, mi congratulo: vedo che ha colto esattamente quel che intendevo dire. Speriamo si possa portare avanti dibattiti sul vino -- qui -- e su altri argomenti -- altrove -- con la medesima lungimiranza.

  20. avatar Andre

    Al nuovo corso Ais quello alla stazione Termini c’erano 5 allievi. A presentare il corso una seg..ta da bibenda che zagajava. Begli acquisti che hanno fatto a Roma. E che bella figuraccia… L’investimento fatto nel Lazio a discapito di altre regioni (ste porcherie le pagano tutti gli iscritti dell’Ais nazionale) sta dando i suoi frutti. Ha ragione chi parla di Ais come un carrozzone dove tutti pagano i protagonismi e gli interessi di pochi. Chissà com’è sta storia mi ricorda qualcosa di già visto in questo paese…

  21. avatar Vincenza

    Ciao a tutti! Come tanti di voi sono una sommelier appassionata e fiera di quello che è stato il mio percorso di formazione e lavorativo. Oggi però non so proprio da che parte stare. L’intervento di Andre mi fa preoccupare, l’Ais parla tanto di qualità, trasparenza e di un associazione fatta dai e per i soci e poi si scopre che per le beghe del Lazio siamo noi soci a rimetterci. Scusate lo sfogo ma a me che me ne frega di pagare i corsi della nuova ais? Un ragazzo scriveva su facebook che l’Ais sta facendo corsi gratis a Roma per accalappiare più gente possibile. Non mi sembra affatto giusto che noi di delegazioni periferiche veniamo trascurati e soprattutto che la mia quota pagata con il sudore serva per far arricchire questa gente. Oggi corsi gratis domani grande business, questo è certo! Un’altra cosetta non da poco che vorrei farvi notare, vado sul sito nazionale a vedere chi sono i docenti di Ais Lazio e che scopro??? che alcuni fanno corsi per i cavoli loro da altre parti, senza le insegne Ais. Ma scusate lo statuto della associazione a cui io mi sono iscritta e dove pago la quota è chiara in tal senso, riporto l’articolo 19 -- ATTIVITÀ VIETATE
    I Soci dell’Associazione Italiana Sommelier si impegnano a non esercitare attività in contrasto o in concorrenza con quelle dell’Associazione.
    Il Socio che incorra in tali mancanze sarà, su segnalazione, deferito al Consiglio Nazionale, che deciderà ai sensi degli Artt. 20 e 21 del presente Statuto.
    È fatto divieto a chiunque di utilizzare il marchio, il logo e le insegne dell’Associazione Italiana Sommelier, le cui caratteristiche sono descritte dal Regolamento di Attuazione, senza la preventiva autorizzazione scritta della Giunta Esecutiva Nazionale.

    E allora come funziona? Se io mi metto a fare un corso sul vino per i fatti miei vengo cacciata, se lo fa uno che è docente autorizzato non succede nulla. Io mi sento veramente presa per il c… Non so voi.

  22. avatar Gino

    Questa è bella, conflitto di interessi in famiglia. La moglie diventa responsabile Ais Lazio, con tanto di foulard, spilletta e stemma e il marito con tutte le insegne del caso si occupa in prima linea di didattica dentro e fuori Ais. Grandi, moralità Zero e tanti soldi!!! Grazie Ais, grazie Maietta!!! E io pago, e io pago….

    • Mioddio, che conflittone di interessi. Due sommelier competenti sposati tra di loro. Dove andremo a finire, signora.

      • avatar Gino

        Ciao Fiorenzo a me da socio Ais regolarmente iscritto non interessa se sono sposati o meno, mi interessa dove vanno a finire i miei soldi. Mi fa ribrezzo il fatto che essendo sposati sanno bene come funzionano le cose a tal punto da fare i loro comodi, e non mi dire che la moglie non sa che dove va a fare i corsi il marito. Come scrive Vincenza lo statuto è uguale per tutti! Se lui vuole fare corsi fuori dall’Ais, come fa, deve lasciare la docenza Ais o il nostro Presidente Maietta lo deve buttare fuori. Da statuto non si possono tenere due piedi in una scarpa e la legge è uguale per tutti o no?

  23. avatar Viviana

    Ragazzi e allora che dire della complicata trafila per diventare relatore? Ho dovuto sostenere l’esame da degustatore, ovviamente a spese mie (280 euro) + vitto, alloggio e viaggio. Ho fatto un esame scritto di un’ora + degustazione e sono tornata speranzosa a casa. Poi mi è arrivato l’esito negativo. Se ce l’avessi fatta dopo circa un anno avrei potuto partecipare al seminario di abilitazione per Relatore spendendo altri soldi, viaggio, alloggio ecc, senza avere la certezza di passarlo. Poi scopro in questi giorni che a Roma l’esame verrà svolto a breve e apposta per loro, cioè gli vanno a bussare alla porta senza attese e senza spese, utilizzando ovviamente i soldi di noi soci. Immagino quanto saranno clementi con gli iscritti pur di sfornare tanti relatori che adesso a Roma servono come il pane, e che gran livello raggiungeranno… QUESTO E’ SCANDALOSO! Non ci meritiamo queste disparità di trattamento nè tanto meno di essere trattati come dei deficienti. Io voglio maggiore attenzione per le sedi trattate come minori, equità di comportamento nei confronti di noi soci, e soprattutto un riscontro giornaliero di come vengono spesi i soldi di noi associati e una commissione super partes che valuti l’operato di queste gente. Mi dispiace cari vertici Ais ma io se l’anno prossimo non ci vedo chiaro non solo non rinnovo la quota ma vi vengo anche a fare pure le pulci.

  24. avatar Stefano

    Viviana chi doveva organizzare i corsi a Roma era l’ais no scusami ricci e lui non voleva anzi a ne fregava vai a vedere nel sito AIS a quali lezioni i famosi docenti AIS sono abilitati e scoprirai che molte lezioni non le potevano fare e allora come la mettiamo …….

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