5 imprescindibili regole per scegliere il vino sfuso. Ovvero: cose che non avrei mai pensato di scrivere in vita mia

di Cristiana Lauro

Fiumi di vino sfuso scorrono un po’ ovunque, dalla trattoria di Giggetto il fetecchione ai banconi di Eataly, fino alla cucina d’autore stellata. Se ne parla fin troppo ma, con questa crisi, la pressione fiscale e le amanti moldave incontentabili, sarà bene farci tutti un pensierino.

Avvicinare il pubblico al consumo di vino sfuso ha senso soprattutto in un periodo difficile come questo e mi auguro siano superati i tempi del bere poco per bere meglio: io infatti bevo più che posso ma occorre puntualizzare alcune regole, se ci piace il vino buono, perché la maggior parte dello sfuso che troviamo in giro non lo è.

1) La più importante. I produttori seri FANNO VINO e solo successivamente decidono cosa mettere in bottiglia e cos’altro vendere sfuso. Quindi, è ovvio che il meglio della selezione finisca in bottiglia. Tuttavia a qualcuno capita di sbagliare, come nel caso di Valentini, che sta per vendere sfuso un cerasuolo buonissimo che avrebbe potuto tranquillamente imbottigliare. Peggio per lui!

2) Il vino sfuso è una buona proposta per la trattoria, dove può essere servito a prezzi contenuti; la vendita nei ristoranti stellati, con ricarichi più alti rispetto alla carta delle bottiglie, ha senso soltanto dal punto di vista della saccoccia del ristoratore e nessun altro. Speculare sul prodotto quotidiano per eccellenza non è cosa buona, quindi occhio ai ristoratori birboni che comprano sfuso a 3,90 euro/l e lo rivendono a 40 sfruttando, a garanzia, il nome di un bravo produttore.

3) Scegliete con cura il produttore e l’azienda di riferimento perché la fiducia è più importante della mineralità e, addirittura, dei sentori di pittosporo. Attenzione perché col vino sfuso il rischio del miracolo inverso delle nozze di Cana è assai elevato, soprattutto in assenza di un bravo enologo come Gesù. Limitatevi alla scelta della tipologia, senza tante menate su strutture e concentrazioni, tanto il Barolo sfuso è vietato dal disciplinare. Occhio alle trappole e al rischio “mischioni” soprattutto nelle mescite dove se ne vedono di tutti i colori.

4) Conviene orientarsi sul produttore di una zona vicina a casa vostra. Se (fortunelli!) vivete a Vimercate, provate a dare un’occhiata all’Oltrepò Pavese prima di pensare al nero d’avola di Pachino. Se gli risparmiate quei 1500 km di distanza per il trasporto, il vino vi ringrazierà.

5) Acquistate il vino sfuso solo in relazione ai vostri consumi: se bevete poco non conviene, ma se avete molta sete, orientatevi su dolcetto, verdicchio, montepulciano d’Abruzzo, schiava, primitivo. Suggerisco anche il perricone; visto che non conviene metterlo in bottiglia, tanto vale incentivare il consumo sfuso di questo vitigno decisamente prescindibile.

Cari amici, gli anni passano, la crisi avanza e io sfornerò direttamente nipoti invece che figli. Se potete aiutarmi a precisare le indicazioni, una bevuta pagata delle mie a tutti: perché uno sfuso buono non si nega a nessuno.

[Foto: Alessandro Morichetti. Leggi anche: Vino sfuso | (Cerco) tutti i segreti dell’imbottigliamento perfetto]

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Cristiana Lauro

Cantante e attrice di formazione ma fortemente a disagio nell’ambiente dello spettacolo, che ha abbandonato per dedicarsi al vino, sua più grande passione dopo la musica. Lauro è una delle degustatrici più esperte d’Italia e con fierezza si dichiara allieva di palati eccellenti, Daniele Cernilli su tutti. Il suo sogno è un blog monotematico su Christian Louboutin e Renèe Caovilla, benchè una rubrica foodies dal titolo “Uomini e camion” sarebbe più nelle sue corde. Specialista di marketing e comunicazione per aziende di vino è, in pratica, una venditrice di sogni (dice).

71 Commenti

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A3C

circa 4 anni fa - Link

Zona sfigata ad elevata produzione, un nome a caso: Sannio beneventano. Quasi tutti gli imbottigliatori vi vendono anche lo sfuso (aglianico, falanghina, sangiovese) basta chiedere (e essere fortunati non è difficile)...provate a Castelvenere...e chiedete la barbera

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alessandro

circa 4 anni fa - Link

non vorrei dire una stupidata, ma se in trattoria / pizzeria chiedo vino sfuso, non sono mica certo che mi dicano chi è il produttore. Se mi dicono se è merlot piuttosto che nero d'avola, secondo me è ga un discreto successo. No?

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bacco

circa 4 anni fa - Link

Un consiglio? Cambia pizzeria, subito.

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Paolo

circa 4 anni fa - Link

Vediamo anche qualche aspetto di dettaglio? Hai parlato di acquisto commisurato al proprio consumo. Ora, non consumiamo certo tutti uguali! La damigiana-tipo e' 54 litri, ma ci vogliono due persone per muoverla, e un adeguato e veloce sistema di imbottigliamento (72 bottiglie, o 36 magnum) nella propria dimora. Si puo', dignitosamente, andare sulla damigiana 25 litri, che un onesto mediomaschioitalico potrebbe muovere da solo. Ce ne stanno due in un bagagliaio di auto segmento C, e si possono provare, a parita' di quantita', due vini diversi, secondo le proprie preferenze. Il produttore, vero che imbottiglia il migliore, ma a volte succede che gli eventi di mercato rendano disponibili vere perle, da cogliere al volo: ricordi certamente che un paio d'anni fa in Langa eri molto bene accolto se ti presentavi con damigiana per l'acquisto di vini di primissimo livello. Io stesso, da perfetto sconosciuto, a suo tempo riuscii a fare una damigianina 25l. di ottimo nebbiolo, prima che iniziasse il suo percorso da barolo. Quel vino, centellinato, ha accompagnato i brasati invernali per almeno 8 anni

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Nic Marsél

circa 4 anni fa - Link

"Se (fortunelli!) vivete a Vimercate"??? In cosa consisterebbe cotanta fortuna? Semplice sarcasmo?

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Cristiana Lauro

circa 4 anni fa - Link

No, Nic, è che Roma non ha più niente da offrirmi e vorrei realizzare il sogno di rifarmi una vita a Vimercate ;-) @A3C non mi piacciono molto gli imbottigliatori @ Alessandro non è assolutamente una stupidata quella che dici, in linea di massima è così e bisogna fare attenzione, come dicevo, al rischio mischioni, allungamenti con acqua ( miracolo inverso delle nozze di Cana). Insomma, il produttore ha un nome da difendere, quindi voglio sapere chi è. In molte trattorie lo sfuso ha un nome. Ad esempio a Roma Cesare al Casaletto sta vendendo lo sfuso di Fenocchio a un prezzo ottimo. Io continuo a bere vino in bottiglia, ma la barbera sfusa di Fenocchio è assolutamente rispettabile, come il suo produttore.

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alcool duro

circa 4 anni fa - Link

a vimercate c'è una pizzeria da urlo. e poi sei comodo per la tangenziale.

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marco

circa 4 anni fa - Link

Vimercate ... lol

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sir panzy

circa 4 anni fa - Link

La parte più buona del vino sfuso ed imbottigliato a casa è senza dubbio l'autoconvinzione.

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valerio

circa 2 anni fa - Link

Sono d'accordo...

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Elena Guzman

circa 4 anni fa - Link

Di solito la truffa sullo sfuso si gioca tutta sulla qualità del vino. Questo "originale" ristoratore, invece la gioca sull'ingenuità del consumatore e sul nome dell'inconsapevole produttore. Infatti un vino sfuso non può costare come un grande vino in bottiglia, fosse anche il sopra citato Cerasuolo di Valentini. Comprarlo a euro 3.90 al l. per rivenderlo a euro 40 al l. con un ricarico di circa 1.000%, non è affatto corretto. Sono certo che un buon vino sfuso deve offrire un ottimo rapporto qualità- prezzo, ma ripeto, non potrà mai sostituirsi ad un importante vino in bottiglia. In soldoni lo sfuso non dovrà mai essere venduto in "Osteria..." a più di 10 / 12 euro al l. Se il prezzo fosse maggiore si tratterebbe semplicemente di un furto. (F.P.V.)

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Cristiana Lauro

circa 4 anni fa - Link

Grazie per l'intervento, concordo pienamente. @A3C: divina mi calza a pennello. Che le stelle siano con te! :D

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A3C

circa 4 anni fa - Link

@divina Lauro....sorry mi son espresso male...per imbottigliatori intendevo produttori che imbottigliano anche (oltre a vendere lo sfuso)

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Luca Ferraro

circa 4 anni fa - Link

Se alla trattoria vi offrono Prosecco sfuso sappiate che vi stanno fregando doppiamente 1. Non esiste più il prosecco sfuso (è glera) figuriamoci il cartizze 2. La glera costa meno della metà di un prosecco quindi sappiate regolarvi di conseguenza. Luca

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Luca Ferraro

circa 4 anni fa - Link

Link fresco fresco.... nasce il poliziotto che controllerà il "prosecco" venduto a caraffa. http://www.gazzettino.it/nordest/primopiano/tempi_duri_per_i_furbetti_del_prosecco_arriva_il_poliziotto_che_controlla_il_doc/appr/68327.shtml

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Fabrizio

circa 4 anni fa - Link

Ma Prosecco Prosecco versato in caraffa o si tratta del Glera?

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patrizia

circa 4 anni fa - Link

ah ah!!! i miei concittadini sono fenomeni nell'imbottigliare Cartizze, Amarone, Barolo......e se vengono in enoteca a raccontarlo se solo provo timidamente a dare qualche informazione, a mettere qualche dubbio, mi guardano malissimo!!!!

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FABER

circa 4 anni fa - Link

una bella barbera,12.5/13 di alcol,fresca di cantina,magari spillata direttamente dalla botte,un paio di amici con cui disquisire e attendere l'ora di cena. Mi ritengo fortunato,vivo in un piccolo paese del Monferrato dove vini e cantine pullulano.Per noi il vino sfuso e' comunque un problema,quasi tutte le osterie o trattorie propinano caraffe o bicchieri di vino alla spina con marchi e denominazioni improbabili non parliamo della qualita'del prodotto. Fortunatamente,buone bottiglie a prezzi giusti si trovano ancora,non al prezzo dello sfuso ma per prendere un aperitivo vanno molto bene. Per quanto riguarda il consumo domestico non e' un problema qui si comprano vini di ottima qualita'a prezzi veramente contenuti.

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Sergio

circa 5 mesi fa - Link

ciao Faber, approfitto della tua conoscenza langarola, volevo chiederti se puoi indicarmi alcuni produttori che vendono ancora del nebbiolo sfuso in zona la morra o li intorno? ti ringrazio Sergio

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Stefano

circa 4 anni fa - Link

Trovo sbagliato che la ristorazione venda vino sfuso, dovrebbe esserci una legge come per l'olio che deve essere in bottiglia etichettata. Ovviamente dietro a questo mercato ci marciano sia le cantine che si puliscono le vasche che i ristoratore che ci speculano. Poi si domandano perche la gente non va più al ristorante... è questo e solo uno dei punti dei problemi della ristorazione.

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Cristiana Lauro

circa 4 anni fa - Link

Grazie Stefano! Però le persone vanno meno al ristorante per altre ragioni, soprattutto economiche e una volta che lo fanno, per le stesse ragioni, facilmente scelgono il vino sfuso e senza nemmeno domandarsi da dove provenga. Il fatto che nella ristorazione sia regolamentata (non so quanto controllata) la somministrazione di olio sfuso e non la vendita di vino, in effetti, aprirebbe un dibattito interessante. ;-)

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Jovica Todoovic (Teo)

circa 4 anni fa - Link

Scusate l'entrata a gamba tesa...io credo che l'utilizzo del l'oli al ristorante sia maggiormente regolamentato rispetto al vino perchè le porcherie, mi riferisco al l'olivo, sono regolarmente previste a monte (mischioni, rinfresconi, rettificazioni e tagli, cuveé di coltivar e nazioni, ma anche continenti fanno sembrare certi GURU del vino dei dilettanti.

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Jovica Todoovic (Teo)

circa 4 anni fa - Link

Mi faccio i complimenti per la qualità della prosa.... Prima che lo facciano altri :-0

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Stefano

circa 4 anni fa - Link

È giusto ciò che dici, come in maggior parte accade con vino sfuso, quello che non condivido proprio nella ristorazione sono quelli in fusti distribuiti da grossisti che si spacciano selezionatori, quando rimangono alla fine distributori di bibite e recupero ordini, una delle cause della rotture del vino sono questi, foraggiati dalla pessima ristorazione...

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Cristiana Lauro

circa 4 anni fa - Link

Appunto. Capitolo zozzerie. Rappresentano la fetta più importante in termini di volumi. @Jovica Todorovic (Teo): si scrive così il tuo nome. Se vuoi usa pure il copia incolla e complimenti per la qualità della prosa :D sei troppo forte!

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Claudia Donegaglia

circa 4 anni fa - Link

Bottiglia da litro bottiglione da due dama da 3 da 5 da 15 da 28 da 54 fusti da 20 fusti da 25, 30 50 litri , chi più ne ha più ne metta. Contenitori diversi per il grande imputato di questo post. a mio parere non torneremo a bere di più per bere meglio, ma questa forma di consumo è ampia, diffusa e ampiamente normata. Ricordiamoci il volume di vino in litri che occupano le bottiglie ed il volume di vino del comparto dello sfuso. Quale pensate sia la percentuale maggiore? Lo sfuso ci circonda , è ora che ne prendiamo coscienza claudia

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Paolo

circa 4 anni fa - Link

Fantastico, Claudia. Al prossimo giro che facciamo a Faenza (patria della mia titolare) verro' armato di damigianina da 25, ok? Lei adora l'albana della sua infanzia, magari la ritrova!

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Claudia Donegaglia

circa 4 anni fa - Link

A perpetua memoria : https://www.vinix.com/myDocDetail.php?ID=6604 claudia

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Carese

circa 4 anni fa - Link

In Costiera Amalfitana, Marisa Cuomo fa "Furore" anche con l'ottimo vino sfuso: Aglianico e Piedirosso, e Falanghina e Biancolella...lo servo ai clienti del ns ristorante, "Bacco"...piace a tutti (soprattutto alle donne!) e la maggior parte di loro dopo il pranzo corrono in cantina a farsene una bella riserva da tenere in cantina. Rapporto qualità/prezzo notevole!

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Camillo

circa 4 anni fa - Link

Che bell'articolo! Un vero piacere leggerlo. Complimenti.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 4 anni fa - Link

Scusate, ma di cosa state parlando? Un vino bianco venduto sfuso a € 3,90 al litro non esiste sul mercato, è un prezzo follemente alto. Ma vi rendete conto che, reso il bottiglie da 7,50 sono € 5,20, a cui vanno aggiunti € 1,50 tra tappo, bottiglia e confezionamento più il 30% di spese di commercializzazione e incasso, per cui in realtà quella vendita a € 3,90 al litro è l'equivalente di una vendita in bottiglia a € 8,00. Tutt'altro che un affare per un vino nemmeno IGT di seconda fascia. I migliori bianchi in partita DOC o IGT quotano da € 1,50 a € 2,20 al litro e non oltre (e sto parlando di roba davvero ottima), altrimenti nessun imbottigliatore li comprerebbe. In ogni cantina del Collio anche il piccolo cliente da damigiana compra roba ottima alla metà dei € 3,90 di cui parlate.

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Cristiana Lauro

circa 4 anni fa - Link

Dici, Stefano? Non solo c'è chi lo vende ma pure un botto di persone che fanno la fila per comprarlo alle sue condizioni....o sono tutti pazzi, o ci sarà un perchè! ;-)

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Stefano Cinelli Colombini

circa 4 anni fa - Link

Eddai, mica stai nel vino da ieri! Quel vino di per sé è fuori prezzo, e lo sai tu come lo so io. Che poi ci sia tanta gente che compra griffe e non vino questo è tutto un'altro discorso. E anche questo lo sappiamo entrambi, vero? Normalissimo nelle bottiglie e non sarò certo io a lamentarmene, ma nello sfuso che etichetta (per definizione) non ha fa un pò ridere.

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Cristiana Lauro

circa 4 anni fa - Link

Stefano, a 3.90 parlo di un prodotto artigianale, non industriale e c'è una differenza significativa. Inoltre il fatto che non sia "nemmeno Igt" non mi dice granchè. Basta guardare certe robe a due euro la bottiglia in GDO per nutrire più di un fondato dubbio sul fatto che la denominazione possa essere una garanzia. :-)

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Stefano Cinelli Colombini

circa 4 anni fa - Link

Cristiana, guarda che i prezzi che cito sono proprio di prodotti artigianali, perché gli industriali stanno molto, ma molto, sotto. Giusto per fare il punto, con 3,90 al litro sei all'equivalente di un prezzo franco cantina di otto eurini a cui va aggiunta l'iva del ventuno per cento, ovvero un prezzo al pubblico sullo scaffale di € 20. Scusa ma a quel prezzo si compra di meglio, pur con tutto il rispetto per uno più che bravo come Valentini. A cui faccio tanto di cappello non solo per la bravura nel fare vino, ma anche per quella di come vende lo sfuso. Complimenti, e più che meritati!

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alcool duro

circa 4 anni fa - Link

comunque basta guardare i prezzi dello sfuso dai mercuriali delle camere di commercio; in abruzzo vai dai 0.9 a 1.1 € al litro, in toscana il vino "atto a divenire" chianti classico arriva a 1.8 al lt.

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sir panzy

circa 4 anni fa - Link

Stefano, stai facendo confusione. Ovviamente quel vino a 3.90€/l è abbondantemente fuori prezzo, ma almeno di 2 €/l aggiungo, se pensi al vino sfuso tout cour che compri per commercializzare con tua etichetta. Ma quì si tratta di clienti privati con la damigiana (nelle migliori delle ipotesi perchè bidoni di plastica e vecchie dame sporche abbondano) e con la voglia di QUEL vino sfuso. Costi quel che costi. Anche un prezzo che estrapolato dal contensto diventa abbastanza ironico tanto è scalibrato. Qui nella mia zona alcuni fondi di vasca di feccia di nebbiolo da barolo vengono venduti sfusi a 8€/l e la gente li compra con il sorriso. Bravi loro (i produttori) a saper creare quel tipo di richiesta invece di regalare tutto al grossista di turno a 0,50 cent/l

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Stefano Cinelli Colombini

circa 4 anni fa - Link

Non è che sto facendo confusione, anche se i prezzi che citavo erano effettivamente quelli del vino che le aziende comprano per commercializzarlo con la loro etichetta. Qui nella zona del Brunello quasi tutti vendono (e da sempre) vino sfuso, ma i prezzi sono più o meno intorno a € 2 al litro come in tutta la Toscana. In Abruzzo, terra che conosco abbastanza bene perché è quella dei miei suoceri, i prezzi del vino (come di ogni altra cosa) sono mediamente più bassi che in Toscana. Così come la Toscana è meno cara del Piemonte. Per questo dico che un cerasuolo, pur di ottimo produttore, a € 3,90 al litro è fuori prezzo. La controprova sta nel calcolo su quale prezzo a bottiglia si deve praticare per ottenere il medesimo margine netto che, come ho scritto sopra, è di € 20 a bottiglia sullo scaffale; per quella tipologia è un filo caro, non ti pare? PS a € 8 al litro io ti do senza problemi e subito ottimo vino atto a divenire Brunello, altro che feccia! Per favore dì pure ai tuoi amici che comprano la feccia con un sorriso che qui li aspettiamo a braccia aperte! Gli stendiamo pure lo stoino rosso.

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Alessandro Morichetti

circa 4 anni fa - Link

Stefano, con tutti sti numeri mi hai fatto venire mal di testa ma adesso facciamo parlare uno che 50 litri di sfuso Valentini a 3,90euro/l l'anno li compra e se li gode (così ti spiega perché ha senso): io. Il discorso doc/docg/igt a me bevitore frega zero soprattutto quando so cosa compro e non perché lo trovo scritto. Il discorso prezzo/fuori prezzo, invece, è quantomai relativo. Per me è ottimamente prezzato quello sfuso e sono fuori prezzo il 60% dei Barolo: solo che, se sei capace a venderli, "Ok, il prezzo è giusto". Io vivo in Piemonte, per 9 mesi l'anni godo ma per almeno 3 tribolo perché tra bianchi e rosati quotidiani qui non si gode come si potrebbe: e vorrei vedere, non è che dopo Barolo Barbaresco Gattinare Boca ecc puoi pure avere Verdicchio, Greco, Fiano e compagnia. Ci sono alcune doc interessanti ecc ma non attaccheremo qui il pippozzo sull'enografia piemontese. La sintesi è che per 5 euro al litro io preferisco bermi il mio sfuso, che vale ogni singolo centesimo. Nel caso di Valentini c'è pure una valenza simbolica nel gesto ("Vino e miracoli a Loreto") ma badando solo al rapporto soldi/felicità io mi ritengo molto soddisfatto (specie per il Cerasuolo, in cui la distanza sfuso/bottiglia è secondo me inferiore rispetto al Trebbiano: col Montepulciano devo ritentare ma è più raro, sebbene la 2013 sia ottima annata :D). Tantopiù, ti confesso, che i miei compagni di merende quassù non gradiscono questi vini quindi posso bermeli tutto io in santapace. Postilla: trattandosi quindi di vino che compro a 5 euro (comprensivi di bottiglie e trasporto autonomo), se lo lavorassi al ristorante mi terrei decisamente sopra i 10-12 euro suggeriti sopra da Francesco Paolo (che per fortuna somiglia di più al figlio di Edoardo Valentini che a Joe "Restaurant Man" Bastianich): praticando un ricarico credibile quel vino finirebbe serenamente in tavola a 15 euro. Troppo? Poco? Il mercato decide. Io, da cliente, a 15 euro lo comprerei alla stragrande. PS: I 40 euro in ristorante stellato sono un eccesso non tanto e non solo per il margine in sé - che in certe parti del mondo sarebbe tollerabilissimo - quanto perché quel prezzo viene semplicemente a snaturare la natura accessibile e quotidiana del prodotto di partenza, rendendolo griffe. Io quando stavo tra i tavoli di un'osteria, non avendo vinoni per stupire un po' gli amici appassionati, tenevo sempre una bott di sfuso per poi sbicchierarla in amicizia e a sorpresa. Ma io sono (o ero) troppo figo, ovvio ;-).

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Stefano Cinelli Colombini

circa 4 anni fa - Link

Caro Alessandro, ciascuno compra ciò che vuole e lo paga ciò che crede, ci mancherebbe altro. Viva la libertà. Aggiungo che, dato che sto dall'altra parte del banco, più uno paga il vino e più felice sono. Mi limito sommessamente a far notare che se in questa mia terra di primedonne e di gente che se la tira come pochi i prezzi sono molto, ma molto più bassi. Ma se qualcuno riesce ad ottenere un prezzo assai remunerativo per l'ottimo frutto del suo magnifico lavoro ben venga, e goditi il tuo bel bicchiere di Valentini.

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Alessandro Morichetti

circa 4 anni fa - Link

Caro Stef, ma qui sollevi questioni di ben altro spessore lo sai? Che col ns sfuso di qualità e col marchio garantito (altro che docg) hanno poco a che fare. Perché lo sfuso venduto ai commercianti costa poco? Sovrapproduzione? Penso che su questo genere di questione il tuo contributo analitico potrebbe essere MOLTO interessante. Riformulo: perché una terra di prestigio per il vino vede abbattersi il prezzo dello sfuso? Corollario langhetto: perché un l d Barolo sfuso sta a 8 (ottimo!) mentre un l di Barbaresco sfuso non arriva alla metà (mmm)? Prezzi alti sullo sfuso possono permetterseli solo pochi (da cui il tuo "fuori prezzo"), perché hanno un credito di credibilità e qualità verso chi compra, non c'è altra spiegazione di mercato. E io di certi produttori qui comprerei meglio lo sfuso che le bottiglie, ci credi? Di alcuni prenderei tutto, ma di quelli pasticcioni coi vini ambiziosi lo sfuso sarebbe perfetto. E qui di sfuso ne gira eccome, pure troppo purtroppo. Perché i Barolo in scaffale a 10 euro sull'Autogrill da qualche parte provengono. Anzi, mi hai dato proprio una idea, solo che mi rompo troppo a imbottigliare e qui non ho gli schiavi che lavorano per me come a casa, ahahah.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 4 anni fa - Link

Caro Alessandro, il prezzo dello sfuso è quello che è (alto o basso, dipende) per vari motivi. Primo, perché chi compra NON PUO' PER LEGGE fregiarsi del nome del produttore, per cui il prestigio del viticoltore non c'entra un tubo. Se lo trovi puoi comprare Petrus sfuso, ma se poi non puoi scrivere Petrus in etichetta non ha senso pagarlo più di un analogo della stessa Denominazione. Secondo, il prezzo lo fa il mercato in base non alle eccedenze tue, ma di quelle di tutti i tuoi colleghi che hanno prodotto troppo, non sono capaci o hanno necessità urgenti per cui svendono. Terzo, se a te pare che € 3,90 al litro sfuso sia un prezzo basso, allora il 90% dei viticoltori italiano si dovrebbe sparare perché la metà di quel prezzo non lo vedono manco col binocolo eppure riescono a far quadrare i conti. E guarda che in quel 90% la stragrande maggioranza sono artigiani, piccoli e fanno roba buona.

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Alessandro Morichetti

circa 4 anni fa - Link

Ma Stefano, io consumatore finale che compro lo sfuso di Mandrake ho solo interesse a sapere che è lo sfuso di Mandrake; se mai lo vendessi, potrei dirlo A VOCE (io oste, non io imbottigliatore, intendo)? Qui ci stiamo confondendo secondo me. Io non parlo di "LO sfuso" ma di CERTO sfuso, che è diverso. Non cisterne: damigiane e dame, passami la semplificazione. E poi di QUEL produttore, perché di molti altri non mi fiderei, visto che in assenza delle garanzie di legge per igt/doc/docg in questo caso è la parola che torna a valere. Perché se il tuo vicino fa sfuso e non lo conosce nessuno, ci credo che costa niente. Ma se è buonissimo, ha senso eccome pagarlo quello che merita. Il mercato lo fanno gli attori e se gli attori reputano che una roba valga più del nulla di mercato, ci investono. Non dico che 3,90 sia un prezzo alto o basso ma dico che lo trovo equo, e infatti li spendo. Poi chiediamoci pure perché stiamo parlando di un solo sfuso NOBILE e i conti tornano. Se poi vogliamo dire che il vino sfuso di certe cantine si moltiplica tipo nozze di Cana, non solo ci credo benissimo ma credo pure che il compito della stampa di settore dovrebbe anche essere quello di raccontare il lato oscuro delle cantine. Che, come e più del resto, è elemento costitutivo e strutturale del sistema. Molto più facile masturbarsi con grana dei tannini e stellette di un'annata, non trovi?

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Stefano Cinelli Colombini

circa 4 anni fa - Link

Ma lo sai che hai appena scritto la definizione perfetta dell'acquisto del vino? Lo compro perché mi piace, punto, e non state tanto a rompermi i ..... con tannini, annate, prezzi e diecimila seg... sotto i mari! Amen, e viva la libertà.

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Cristiana Lauro

circa 4 anni fa - Link

Stefano, scusa se insisto ma continuo a trovare un po' di confusione, in ciò che scrivi, tra artigianale e industriale. Non sono la stessa cosa, come non lo è un abito tagliato e cucito da un sarto rispetto alle confezioni Facis. I costi di produzione di un prodotto artigianale sono molto più elevati.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 4 anni fa - Link

Cara Cristiana, oggi mi rendi felice. Che bello sapere che il piccolo o medio produttore di grandissima qualità vede apprezzato il suo lavoro nel prezzo ANCHE quando vende vino sfuso! Il mio bilancio fa già le fusa. Quanto poi al fatto che i costi di produzione pesino sul prezzo finale, che bello sapere che sono i costi di produzione e non il mercato a fare i prezzi! Grazie Cristiana, mi hai regalato un sorriso.

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Cristiana Lauro

circa 4 anni fa - Link

Stefano mi fa piacere farti sorridere. ;-) Però, abbi pazienza, perbacco! Se è il mercato a decidere il prezzo dei vini, chi glielo fa fare a certi produttori di saltare le annate che non sono all'altezza? Forse la differenza che passa fra un artigiano e un commerciante. Secondo l' impostazione che hai dato alla questione, vendere vino o bulloni è la stessa cosa, contano solo il mercato e le sue leggi. Che tristezza!

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Stefano Cinelli Colombini

circa 4 anni fa - Link

Ho un mare di pazienza, madame. È che la questione l'hai mal posta; la differenza tra l'artigiano e l'industria c'è ed è enorme, ma sta nel modo in cui si produce. Su quello che succede dopo ma chère siamo umili servitori di chi paga la boccia; il turpe, brutto e cattivo mercato. Che brutto mondo, nevvero?

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ale

circa 4 anni fa - Link

Qualcuno sa indirizzarmi a un elenco di denominazioni che non possono essere vendute sfuse? Tutte le docg solo in bottiglia?

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Ecco

circa 4 anni fa - Link

http://www.tn.camcom.it/6062/pdf/Vini10-13.res

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Elena Guzman

circa 4 anni fa - Link

Stefano, sono d'accordo con te sulla differenza tra produzione artigianale ed industriale. La differenza, tuttavia, non esiste solo nella fase di lavorazione, ma contrariamente a quanto dici tu, perdura anche nella fase di commercializzazione. Infatti il prodotto artigianale, non è alla mercé del mercato, ma segue una strada tutta sua. La riprova è che molti consumatori sono disposti a pagare un prezzo più alto per un prodotto artigianale ossia diverso. Pertanto sono solo "umili servitori del brutto e cattivo mercato" i vini INDUSTRIALI. Ecco che allora ribadisco il concetto che i vini artigianali seguono un loro diverso percorso dalla produzione alla ... commercializzazione.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 4 anni fa - Link

Dio volesse! Se fosse davvero così tanta, troppa, brava gente che ora è con l'acqua alla gola si salverebbe. Forse prima della crisi era abbastanza (mai purtroppo del tutto) vero, ma poi i piccoli e medi produttori che lavorano bene sono aumentati sia come numero che come quantità complessiva prodotta, e questo è avvenuto in ogni angolo del mondo. Ma la crisi ha contratto il mercato; chi prima si poteva permettere ogni tanto una bottiglia artigiana, che costa di più, ora spesso non può bere neppure il Tavernello. Cara Elena, è con la morte nel cuore che lo dico ma non pensare che il mondo del vino sia fatto solo da bravi e famosi come Valentini e magari me, come noi saranno un centinaio o due ma ce ne sono decine di migliaia di altri bravi ma ignoti che boccheggiano. E quelli non possono scegliersi i clienti.

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Elena Guzman

circa 4 anni fa - Link

Caro Stefano, è naturale che la crisi ha contratto il mercato, per cui è più difficile la vendita di "bottiglie importanti". Ecco che allora subentra il vino sfuso di "qualità", che può essere una valida alternativa (dico alternativa e non sostituzione) ai grandi vini in bottiglia, molto più costosi e sempre più irraggiungibili in questo periodo. Questo se da un lato aiuta l'attento e preparato consumatore ad evitare i "tavernelli", dall'altro lato aiuta a sopravvivere gli artigiani, da tempo agonizzanti. Infatti non dimenticare che l'attuale crisi è stata determinata dall'industria, ed è sempre lei (anche nel mondo della enologia) che ne trae benefici.

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Gabriele

circa 4 anni fa - Link

Secondo me ha drammaticamente ragione Stefano: Valentini è Valentini. Ecco tutto. Anche Massa Vecchia vende lo sfuso a prezzi esorbitanti ma può farlo perché è Massa Vecchia. Prova ad andare in Oltrepo o nei colli piacentini e vedi se c'è qualcuno che vende sfuso a 3,90€. Fanno fatica a farsi pagare una buona bonarda in bottiglia a 6 o 7€, vedi te... Il cliente che compra lo sfuso di Valentini è quello che normalmente, ogni tanto, gli compra anche la bottiglia. A 30-40-80€. Quello che comunque oltre allo sfuso di Valentini (che fa anche un figo) ha sempre qualche boccia di un certo pregio in cantina: le bottigie che tanti non bevono (e magari nemmeno gli interessa berle) nemmeno a Natale. Idem per chi riesce a vendere nebbiolo sfuso in Langa a 8€ al litro. Tutto li.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 4 anni fa - Link

Cara Elena, vorrei avere le granitiche certezze che hai tu; il vino artigianale segue un suo autonomo percorso di commercializzazione, il vino sfuso aiuta l'artigiano a sopravvivere, la crisi l'ha determinata l'industria. Mah, sarà che i miei capelli sono sempre più grigi (e sempre meno) ma nessuna delle tue affermazioni mi pare provata. E neppure probabile. Lo sfuso da che mondo è mondo è un mercato soprattutto dei commercianti di vino, soprattutto di quelli di fascia bassa, e delle cantine sociali. Hai visto mai le file ai distributori di vino tipo stazione di benzina? Io si, e in diverse parti d'Italia. Certo, anche il contadino vende qualche damigiana, ma la cosa finisce li. Quanto al fatto che la crisi l'abbiano inventata gli industriali, mah! Guarda che la crisi l'ha fatta solo e soltanto la sovrapproduzione di ogni uva possibile in ogni zona del creato, e gli industriali le vigne mica ce l'hanno! Siamo noi idioti e avidi zappaterra (grandi e piccoli) che non vedevamo più un futuro in grano, olio, tabacco o patate e abbiamo piantato troppe vigne. Ci siamo dati letteralmente la zappa sui piedi. Poi l'industria ci ha speculato sopra, è ovvio, ma siamo stati proprio noi con il nostro non saperci limitare a regalargli l'occasione su un piatto d'argento. Questo è un mondaccio, molto poco è come sembra e non è detto che piccolo sia buono e nobile; ovvero, magari lo è pure ma spesso è parecchio miope e sega con le sue mani il ramo che lo sostiene.

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Roberto Niger

circa 4 anni fa - Link

Buongiorno, vorrei approfondire il tema "ottimo vino atto a divenire Brunello" sfuso. Come posso contattarla per prendere accordi? Roberto Niger

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Gregorio Vulpinari

circa 3 anni fa - Link

Ciao, sono un Sommelier, vorrei dare un consiglio a chi ordina vino sfuso, alla mescita e soprattutto per uso famigliare. Assaggialo e, compralo solo se ti piace. Il prezzo di un buon vino deve essere fra i € 10,00/12.00 al litro alla mescita e € 2,00/3,00 al litro da asporto in cantina. Se ne trova anche da meno, ma di scarsa qualità. Vorrei inoltre fare chiarezza sul Prosecco/ Glera. Il vitigno Prosecco non esiste e non è mai esistito. Infatti il Prosecco prende il nome e la tutela internazionale dal paese di Prosek del Friuli, situato al confine con la Slovenia. Il Prosecco non è altro che l'assemblaggio delle varietà Glera in prevalenza e della varietà Verdisio in piccola percentuale. Da notare che con le stesse varietà, sui colli Euganei si chiamerà Serprigno. Quindi se si acquista Glera, si acquista il vino base per produrre il Prosecco. Altri esempi? Barolo= Nebbiolo; Barbaresco= Nebbiolo; Brunello= Sangiovese; Chianti= Sangiovese; Taurasi= Aglianico; Valpolicella= Corvina/Rondinella/Molinara. Cincin.

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Corrado

circa 3 anni fa - Link

Provate il vino sfuso della tenuta Borgolano ... e anche altro se vi va .... assaggiate e vedrete ... la trovate su Facebook , ma anche sulla guida del telefono ... Montescano (PV)

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Massimiliano - vino sfuso bag in box

circa 3 anni fa - Link

Cara cristiana, ritengo molto preziosi i tuoi consigli. Io ho personalmente degustato migliaia di vini sfusi e più di recente 650 tipologie di bag in box diverse. Mi sono innamorato di questo formato, che con alcuni produttori a mio avviso equivale o addirittura supera la qualità della bottiglia. Certo il più delle volte no, ma in un produttore su dieci degustati posso assicurare che sia così, in quanto alcuni si sono specializzati proprio in questo formato

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Roberto

circa 2 anni fa - Link

Io invece ho avuto esperienze negative coi bag in box. Fra le altre: ne ho preso uno di Grignolino da un noto produttore, ed era inbevibile. Magari era lì da molto tempo e il vino non si conserva in maniera appropriata? E poi: dall'apertura del bag in box quanti giorni/settimane si mantiene ill vino senza perdere di qualità? Comunque, se mi segnali qualche produttore (preferibilmente inLombardia, Piemonte, Veneto, Toscana, Umbria, Marche) che faccia bag in box che "equivale o addirittura supera la qualità della bottiglia", sarò lieto di provare e magari di cambiare idea.

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Manlio

circa 1 anno fa - Link

Quando vivevo nella Lunigiana (un paio di mesetti fa) mi rifornivo e regalavo , facendo ottima figura, il vino bianco sfuso della cantina Lunae di Bosoni a Castelnuovo Magra (SP). Quello piu' caro, a 2.50 € al litro. (Ce ne sono di vario tipo)

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La Bottega del Vinaiolo

circa 5 mesi fa - Link

Secondo noi la riduzione costi packaging è di sicuro il fattore maggiormente determinante. Con la diminuzione (o l'eliminazione) di questo costo fisso si riescono a trovare prodotti sempre più interessanti con fasce di prezzo congrue con un consumo "quotidiano" (nelle quali anche l'equazione costi di produzione dell'uva e costi di trasformazione viene rispettata). Selezioniamo vini sfusi e in bag in box da quasi dieci anni, e ci stiamo accorgendo che anche le aziende stanno cominciando ad elevare il livello qualitativo dei vini confezionati in bag in box. D'altronde basta guardare oltralpe (sia in enoteca che in GDO) per capire che la tendenza è di continua crescita.

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