4 cose molto sbagliate dell’Expo 2015. #4: il vino italiano tra ritardi, errori e pressapochismo

di Antonio Tomacelli

L’Expo 2015 si sta velocemente avviando verso il baratro o è destinato a un luminoso successo? Forse è ancora presto per dirlo ma i segnali che giungono da Milano non sono incoraggianti. Ne abbiamo raccolti quattro che la dicono lunga sul modus operandi dei responsabili. Il quarto che affrontiamo è:

4. Il vino, ovvero, l’assente giustificato.

L’abbinamento Vino-Expo 2015 non è dei più facili. Come abbiamo visto qui, la manifestazione milanese si accoppia meglio con le bollicine di Coca Cola, bibita verso la quale il comitato organizzatore prova un’istintiva tenerezza che lo ha portato a svendere per due sghei un intero padiglione con annessi e connessi. Vuoi mettere i vantaggi della Coca rispetto al vino? Ti disseta, costa poco e ti fa fare quei bei ruttini digestivi che il vino non ti darà mai.

Il rapporto, d’altronde, è stato difficile fin dall’inizio visto che solo un anno e mezzo fa l’allora ministro De Girolamo si è accorta che nessuno aveva pensato al vino nell’Expo dell’alimentazione. Era il luglio del 2013 e da allora, in tutta fretta, si sta cercando di rimediare alla clamorosa dimenticanza.

Il successore della De Girolamo, il ministro Martina, ha affidato all’Ente Fiera di Verona, il Vinitaly per intenderci, l’organizzazione del Padiglione Vino, il cosiddetto A Taste of Italy.

I risultati ad oggi sono quelli che sono e, come già successo per l’appalto della ristorazione, si corre il rischio di avere un bellissimo padiglione del vino senza neanche una bottiglia.

I prezzi imposti dall’ente fiera a produttori e consorzi sono, a detta di tutti, fuori dal mondo: per esporre una sola bottiglia nel dispenser si pagano 3.ooo euro per tre mesi mentre uno stand costa all’incirca 110.000 euro per lo stesso periodo. Per i consorzi non va meglio: sei mesi di affitto costano la sciocchezza di 600.000 euro, un po’ meno per tre.

Risultato? Ad oggi ha confermato la sua presenza soltanto la Sicilia e forse il Prosecco, mentre il “consorzio dei consorzi” piemontese ha già fatto sapere che cercherà altre strade. Il presidente di Piemonte Land, Giorgio Bosticco, ha infatti dichiarato “Non è solo un problema di costo, che è molto alto, ma anche di progettualità. Che senso ha infilarci in quella batteria di dispenser senza un disegno di marketing e comunicazione? Noi vogliamo lavorare più sulla denominazione che sulla marca. Anche se dicono che stanno vendendo gli spazi, non è quella la strada”

Stesse note dolenti le suona Giampiero Pazzaglia, coordinatore del Consorzio del Brunello di Montalcino: “A questo prezzo non ce la facciamo. Quindi stiamo valutando se stare per pochi mesi e poi aprire uno spazio esterno. Oppure aderire al padiglione della Toscana”. Il consorzio della Franciacorta sarà presente ma non negli stand di A Taste Of Italy: ha vinto l’appalto per i brindisi istituzionali per cui è allineato e coperto. Se i tre Consorzi più grossi e ricchi si tengono alla larga dall’Expo, figuratevi gli altri, che 600.000 euro non li vedranno nemmeno in dieci anni.

E i produttori che fanno, aderiscono in massa? Non si sa o, almeno, non è dato sapere: il sito ufficiale messo in piedi dal Vinitaly è di una pochezza tale che a navigarlo(!) si rischia la depressione. I soli 4 link esistenti rimandano a dei Pdf generici e in bassa risoluzione, roba che neanche l’Arpanet degli albori di internet. C’è giusto il listino, una piantina illeggibile e qualche immagine del concept che neanche il vino nel cartone Ronco userebbe più. Men che meno trovare un elenco degli aderenti!

Non apro nemmeno il capitolo delle cantine straniere che, visto il respiro internazionale dell’Expo, dovrebbero essere coinvolte, ma figurati se i funzionari dell’ente fiera di Verona riescono a guardare aldilà della provincia di Padova.

Ricapitoliamo, dunque, questa nostra carrellata sull’Expo 2015 dell’alimentazione: il cibo probabilmente non ci sarà, di vino neanche l’ombra e gli chef sono quelli che sono.

L’unica certezza che ci resta è il padiglione della Coca Cola che, vista l’aria che tira, presenterà una nuova versione della bibita, la Coca Cola Fail, completamente priva di zucchero.

Un calice amaro, praticamente.

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

5 Commenti

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Davide

circa 5 anni fa - Link

Io mi occupo del mercato estero di 4 produttori di vino siciliani. Stiamo disertando la partecipazione all'Expo perché con le cifre "pazze" che chiedono preferiamo andare a fare delle fiere di settore, che sicuramente porteranno più risultati rispetto alla "vetrina" dell'Expo, dove ci saranno solo persone che penseranno solo a scroccare di tutto e di più per recuperare il costo del biglietto.

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Rondinella

circa 5 anni fa - Link

Guardate qui cosa mi hanno indicato delle mie amiche di Verona giusto stamattina sapendo che sono fan del Vinitaly: http://www.larena.it/stories/Home/989845_assunzioni_e_truffa_15_gli_indagati/ Ma non è, o mi sbaglio, la fiera di verona, a gestire il padiglione del vino? Sia ben chiaro che io sono una tipa garantista ma però……..povero Expo :-(

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Qui c'è un errore concettuale grave. L'Expo deve esibire al mondo le eccellenze italiane, altrimenti non ha senso. Ma se si selezionano le eccellenze sulla base del concetto "se non paghi (e pure tantissimo) sei fuori" avremo un padiglione vino senza nessuno dei Consorzi DOCG. Certo, ci saranno tanti marchi privati ansiosi di spendere € 3.000 al mese per esibire una loro bottiglia, ma non saranno i migliori; saranno solo quelli che hanno scelto di spendere. Sono sconcertato, è come se l'Italia avesse deciso di scegliere i suoi ambasciatori sulla base di chi offre di più.

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Tufoallegro

circa 5 anni fa - Link

Però non capisco. Si dice che ai consorzi si chiedono 600.000 euri. Nella discussione della Coca cola stefano cinelli colombiani riferisce che al Brunello ne hanno chiesti 200.000 Allora di cosa parliamo?

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Seicentomila Euro per tutta la durata dell'Expo, duecentomila per alcuni mesi che è il massimo che il Brunello supponeva di potersi permettere.

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