di | mar 01 ott 2013 ore 9:22
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Assaggiatrice
Come quelli bravi

10 tecniche infallibili per simulare competenza alle degustazioni di vino

Sono reduce da una settimana di mollezze trascorsa in Costa Brava, Spagna (anzi #inCostaBrava, c’è un hashtag per queste cose): un viaggio stampa destinato a blogger che scrivono di cibo e vino. Il gruppo era composto soprattutto da adorabili wine geek (questo, questo, questo e questo, consiglio la lettura perché sono tutti bravi) con cui ho variamente e vastamente degustato numerose etichette locali.

Della partita faceva parte anche un giornalista inglese dal senso dell’umorismo tagliente e appropriatamente british. Alla prima occasione si era auto-denunciato come ignaro delle cose del vino e mi ero così offerta di insegnargli i rudimenti del balletto della degustazione: inclina il bicchiere, guarda il colore, sniff sniff, ruota il bicchiere (solo polso! Fermo con quel gomito!), sniff (narice) sniff (altra narice), piccolo sorso, secondo sorso (trattenere tra lingua e palato respirando dal naso), discreta masticazione senza gargarismi, sputacchio aggraziato.

Avanti veloce fino alla fine della settimana, ultima degustazione: il temerario decide di tentare un esperimento sociale che consiste nel ripetere, a pappagallo, alcune delle frasi sentite più spesso nei giorni precedenti. Il risultato ci ha sbalorditi: suonava del tutto plausibile, anche se un po’ arrogante. Ma ehi, nel mondo del vino non sarà la tracotanza a tradirvi come parvenu.

Ecco quindi il decalogo del perfetto millantatore alle degustazioni di vino: efficacia garantita.

1. Se la degustazione è ben condotta e i vini sono serviti alla temperatura corretta, segnalare solo con l’espressione del viso che il vino è troppo freddo. Mantenere un silenzio grave. Prendere la coppa tra le mani e osservarla in modo intento, pazientare per alcuni secondi. Ritenersi soddisfatti.

2. Lamentarsi dei bicchieri. Non precisare quale sia il problema per non correre rischi. Assumere un’espressione di composta ma inequivocabile stizza.

3. Il primo vino servito è in genere il più semplice. Dal secondo in poi, dire: “È un po’ chiuso. Ha bisogno di tempo per aprirsi”. Puntare sugli altri uno sguardo giudicante se paiono ignari.

4. Se qualcuno reagisce suggerendo di decantare la bottiglia, indignarsi.

5. Orecchiare lo stile di produzione tipico della regione o della denominazione, esprimere perplessità di conseguenza. #InCostaBrava, “Si sente molto il legno” funzionava sempre piuttosto bene.

6. Aspettare che qualcuno replichi “Sono d’accordo, questo vino sarà migliore tra un paio d’anni” per dire seccamente: “in realtà non aderisco alla scuola di chi pensa che l’eccesso di legno venga mai realmente armonizzato dal passare del tempo”.

7. Buttare lì: “Ho bevuto questa stessa annata proprio qualche mese fa. Incredibile com’è diversa”. Addentrarsi in spiegazioni è rischioso, ma se è un produttore naturale, “C’è un’enorme differenza tra bottiglia e bottiglia” funzionerà.

8. Se il vino è un blend, sostenere che il vitigno minoritario marca troppo il risultato finale. Proposta: “In bocca sento solo il Merlot”. Nota Bene: sotto il 10% è una manovra per temerari.

9. Lasciare intendere di avere rapporti personali con il produttore all’insegna di grande calore e amicizia:
- Sommelier: “Questo è uno dei vini di Tal dei tali…”
- Millantatore: “I suoi figli sono deliziosi.”
- Sommelier: “Lo chiamano l’enologo volante.”
- Millantatore: “…e molto educati, soprattutto per qualcuno che viaggia così tanto”.

10. In momenti di difficoltà, uscirsene con un ricordo personale che nessuno potrà smentire. Di fronte a un rosso con molto frutto: “Questo vino mi ricorda la torta ai mirtilli di mia nonna”. Se il sommelier fa un cenno di assenso per educazione, replicare: “Perché annuisce? Ha mangiato la torta ai mirtilli di mia nonna? Non che mi sorprenda. La nonna era un tipo generoso con la sua torta ai mirtilli”.

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20 commenti a 10 tecniche infallibili per simulare competenza alle degustazioni di vino

  1. hai scordato: “tipico!, floreale e fruttato”

  2. avatar bettino

    eh… da un pò di tempo in qua…
    si sente molto la “mineralità” e la “grafite”…(molto di moda, evidentemente).
    ma ho sentito anche -più volte- descrizioni di “animali”… detto così…genericamente…
    ed allora mi immagino galline, cavalli, caprette, e somari…. tutti quanti felicemente rincorrersi in quel calice, temerariamente tenuto in mano da un somaro vero…

    • avatar bruno

      …….la mineralità te la puoi azzardare ma andare sullo specifico della “grafite” se non è esatto può smascherarti subito………..

  3. avatar Franco
  4. avatar Tommaso Farina

    Se manca la parola territorio o terroir, questa lista non è credibile. Il millantatore supercilioso la usa sempre.

  5. Ma perché…?

  6. avatar fabio

    manca solo il commento agli odori e profumi

  7. avatar marco

    bellissimo, mi hai fatto sorridere

  8. avatar durthu

    Aggiungerei anche: citare un descrittore misterioso ed incontestabile, tipo “sabbia della spiaggia dove andavo al mare da piccolo”

  9. Veramente divertmente..ne farò buon uso ;)

  10. avatar Ornella

    Nutro moltissimi dubbi….forse potrà funzionare con un “certo tipo di pubblico” ma credetemi, oggi giorno anche le persone ignoranti, in materia di vino, capiscono quando stai raccontando delle fregnacce!

    • avatar bettino

      scusami tanto Ornella…ma da ciò che ci circonda, al giorno d’oggi, in questo Paese, non mi sembra proprio plausibile…anzi ! è forse proprio vero il contrario : più racconti fregnacce, più ti vengono dietro…

  11. avatar Nicola

    Quando commentai un vino con spiccato ( per me ) sentore di acciuga , il francese mi guardo’ stranito …..

  12. avatar Gustave

    Arrivato al punto sei non ho potuto fare a meno di chiedermi chi mai fosse questa penna così talentuosa. Poi ho sbirciato in alto a sinistra ed è stato tutto chiaro.
    Lo stile è inconfondibile, solo non immaginavo che fossi ottavo dan di anche di enofighettismo.

    • avatar Rossano Ferrazzano

      anfatti il punto 6 fa crollare tutto l’impianto

      se c’è una cosa che accomuna tutti gli appassionati di vino, quelli più scafati come quelli appena battezzati, è la consapevolezza che l’eccesso di legno non rientra mai nel tempo

      rimandata a settembre, se Sara vuole le do ripetizioni, sia pubbliche sia private, a sua scelta… :-D

  13. avatar antonio f.

    riconoscere e descrivere profumi mai sniffati. tipo la pietra focaia mai vista e/o annusata, magari transfettata in qualche corso di degustazione. un cult (lo stesso vale per le pellicce bagnate, per l’ambra grigia del capodoglio, etc).

  14. avatar davide G.

    questo articolo mi ha fatto sorridere, molto carino,
    cara Sara pero’ hai dimenticato alcuni MUST:

    1) “si sente in maniera evidente la differenza di terroir”
    2) ” evidenti il cassis e il biancospino”
    3) “questo enologo fa i vini tutti uguali”
    4) ” eh… questo vino non e’ piu’ come le prime annate…”
    5) poi bisogna raccontare di qualche viaggio fatto in francia

    :)

  15. Per me Sara Porro è la numero uno.

  16. Pingback: Torna la rassegna dei migliori articoli dal web | Opensociety

  17. avatar Francesco

    Era da un po’ di tempo che non piangevo dal ridere come quando sono arrivato ai punti 9) e 10) !!!

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