10 bottiglie dalle fiere del vino “satellitari” che piaceranno anche a Stevie Kim (we love u)

di Redazione

Come sarebbe a dire “chi è Stevie Kim?”. Davvero nel 2014 c’è ancora chi non conosce la “Founder presso Vinitaly International Academy Brand Ambassador presso Vinitaly Wine Club Managing Director presso Vinitaly International Senior Advisor to the CEO presso Veronafiere“? (tnx, Linkedin). Stevie è piuttosto attiva su twitter e con lei abbiamo spesso degli scambi di vedute come quello che vedete nella foto di copertina. Si discuteva della comodità delle fiere “satellitari” e Stevie, naturalmente, è partita in difesa del colosso veronese. Ammettiamolo, la multiforme Kim ha ragioni da vendere ma una una visitina alle fiere alternative, secondo noi, dovrebbe farla, giusto per vedere la differenza. Nell’attesa della sua venuta, le dedichiamo queste 10 bottiglie da sogno perché, secondo noi, “un’altra fiera è possibile”.

Massimo Andreucci
Ferrandes deve aver appreso l’arte dell’appassimento dello zibibbo direttamente alla Divina Scuola di Hokuto. Non si spiega altrimenti il miracolo di questo passito. Non chiedetemi di indicare un’annata in particolare: è dal 2000 che imbottiglia e da altrettanti anni uno stuolo di enodisturbati sta lì col naso nel bicchiere a domandarsi se sappia più di timo, dattero, carrubba, albicocca, erbette mediterranee, tè, incenso o pietra lavica. Lascio a voi la soluzione, ma permettetemi di puntualizzare che c’è sale, talmente tanto sale da far sembrar ridicoli al confronto quegli altri passiti che cercano il contrappunto nell’acidità: “sicut fallum et orationem” recita un antico monito Marchigiano.

Giovanni Corazzol
Se dovessi segnalare a @steviekim222 un vino italiano con tutte le carte in regola per vendere anche al di fuori delle fiere satelliti, farei il nome di Franco Terpin ed in particolare del suo pinot grigio 2009. Mentre il sauvignon stessa annata, potrebbe risultare troppo duro a palati geostazionari, questo mostro di equilibrio, sostenuto mirabilmente da una struttura fatta di qualche lega superleggera, è un piacere da guardare coi suoi riflessi marziani, da nasare con richiami profondi di fruttini, spezia melange e ponca, da ingollare senza interrogarsi sui rischi cerulei e omologanti delle super macerazioni. There’s life on Mars!

Jacopo Cossater
Se è vero che di solito, a Cerea, mi avvicino al banchetto di Oasi degli Angeli per assaggiare il meraviglioso Kupra (il 2012 però è ancora in botte) è anche vero che questa volta mi sono imbattuto in un Kurni straordinariamente dinamico, lungo e sfaccettato. A tratti luminoso. Avete presente quelli che vi dicono che no, a loro il Kurni non piace? Ottimo, portate loro questo 2012: cambieranno clamorosamente idea. A Villa Favorita invece (hey, ma che bella idea quella della sala dedicata agli assaggi per operatori e stampa: ne ho abusato) ho trovato una piacevolissima conferma, vino che già mi aveva entusiasmato in botte e che in bottiglia si è confermato vero Sangiovese di razza. Parlo del Chiassobuio 2010 di Chiara e di Francesca, le due anime di Tunia, bella realtà poco lontano da Arezzo. Elegante e gustoso, definito e vibrante, è vino che vuole essere bevuto il più velocemente possibile (non sarà un problema).

Emanuele Giannone
Lo Jakot 2010 di Aleks Klinec è un tocai fuorviante, esprimibile in ampere più che in gradazione ed estratto: freschezza di una qualità che richiama quella di sorella-Ribolla, droiture, magrezza lupesca, scheletro e massa magra. Poco o niente grasso: vino teso, proteso e proteiforme. Come gli sia uscito così, non ci interessa; importano i quanti della sua energia vibrazionale e soprattutto il quanto della sua bontà. Eppure c’è chi lo supera in dirittura d’arrivo: un marchigiano. Magari averlo alla porta. Valter Mattoni, che già con Arshura faceva tutto il possibile per togliercela, produce da una varietà di Grenache poche centinaia di bottiglie: Rossobordò è un sublimato di forza e agilità, dosata la prima, libera la seconda. La progressione è propriamente atletica, richiama ritmo e coordinazione da 400 metri piani: nessun movimento innaturale, nessuno sforzo superfluo, il corridore pare levitare e in effetti tocca appena la pista: ma sotto la leggerezza apparente presa e spinta sono tali da risultare in un passo di grande forza e imprevedibile impressione. Tattilità limpida e tracciante, propedeutica a una lunga successione di frutti e spezie rossi. Anche qui una freschezza essenziale. E proprio come nei 400 l’allungo ha già inizio al colpo dello starter e dura tutta la gara, quindi tantissimo. Come in un sogno di finale olimpica, in terza corsia Butch Reynolds e in quarta Michael Johnson.

Cristiana Lauro
Cerasuolo d’Abruzzo doc Le Cince di De Fermo 2012. Vino fresco e intenso dal naso pulito e tipico. Molta precisione nel frutto e grande beva facilitata da una rinfrescante acidità. Piacevolissimo.

Andrea Marchetti
C’era bisogno di Carlo Tabarrini (Cantina Margò) per scoprire che San Colombano non è solo la DOC dei Milanesi ma è pure un vitigno!
Vendemmia 1981, Carlo aveva solo 5 anni quando il nonno vinificò le uve col nome della denominazione meneghina dopo averle appese 4 mesi in appassimento; poi sette anni in un caratello scolmo per 130 bottiglie di produzione totale…più nicchia di così!
Assaggiato a Vinnatur 2014, ne risulta un liquido abbastanza denso e cremoso, color caffè latte con riflessi salmone e cremisi. Frutta secca e disidratata al naso, contrappunto di dolcezza-freschezza in bocca, trame acide, ma anche acetiche ed ossidative, parlano un verace linguaggio contadino per incalzare con un ritmo vibrante, per il mio assaggio più emozionale e penetrante delle due fiere “natural” di quest’anno.

Fiorenzo Sartore
Forse a Villa Favorita il profluvio di vini naturali, scarni e scattosi, mi ha fatto venire voglia di cose coccolose e curvy. (Vogliamo sempre quello che non abbiamo, cioè). Però insomma, a me la Barbera d’Alba “La Romualda” 2011 di Principiano mi ha fatto proprio un’impressione folgorante, tanto era polposa e succulenta. Absit iniuria, ma per me quella barbera metteva in ombra i suoi Barolo, all’assaggio. Penso che una misura descrittiva efficace per un vino ben fatto sia questa: vorrei averla adesso da aprire. Appunto, vogliamo sempre quello che non abbiamo. Ma stavolta giuro che non è un capriccio.

Antonio Tomacelli
Fabio Cagnetti è uno di quelli che raramente sbagliano le risposte. Entro a Villa Favorita e al mio “che vino mi consigli?” controbatte versandomi un Taurasi immenso e bello come gli affreschi che decorano la villa. Potrei dilungarmi elencando una decina di profumi ed altrettanti sapori ma dirò solo che il Nero Né 2008 Taurasi docg Il Cancelliere è, semplicemente, il miglior sostituto del sesso al momento conosciuto. E la mia visita alle fiere “satellitari” poteva finire là, su quell’essenza di piacere.

9 Commenti

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Francesco Annibali

circa 6 anni fa - Link

Iacopo da come lo descrivi il Kurni con l'annata 2012 (che non ho assaggiato) sembra cambiato

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Jacopo Cossater

circa 6 anni fa - Link

Ho avuto questa impressione, sì. Un minor peso specifico a favore di una maggiore distensione e slancio complessivo. Spero di riassaggiarlo presto per trovare conferme.

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Francesco Annibali

circa 6 anni fa - Link

Ma io vedo Cerea e Villa Favorita sempre più come dei fuorisalone, come ho scritto su doctorwine devono puntare sul B2C (così, giusto per darmi un tono). Magari modificando anche gli orari di apertura (e qui mi fermo, sennò diventa una consulenza). Stevie ke ne pensi?

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Alessandro Maule

circa 6 anni fa - Link

il titolo è sbagliato, è "sattellitari"

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Antonio Metastasio

circa 6 anni fa - Link

Ferrandes non lo conoscevo, devo aggiornarmi

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Federico

circa 6 anni fa - Link

La Divina Scuola di Hokuto non può essere nominata invano, chi la cita lo sa, per cui deve esserci fondamento. Dovrò verificare.

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Massimo Andreucci

circa 6 anni fa - Link

Verifica pure, mi sento tranquillo. :)

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Lauro

circa 6 anni fa - Link

Tunia elegante e gustoso? diciamo che la pulizia non era di certo la parte forte di quel vino

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Patrizia

circa 6 anni fa - Link

Mi associo al parere dubbioso su Tunia. Belle persone ma vini molto in fieri. Diamo tempo al tempo, con rispetto per le produttrici ma senza caccia al fenomeno a tutti i costi.

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