Non tutti dicono “I love Verdicchio”

di Alessandro Morichetti

Se nasci nelle Marche, vino bianco è sinonimo di Verdicchio. Quando l’anfora di Antonio Maiocchi conquistava il mondo, l’80% dei bianchi italiani che conosciamo non esisteva. Chi a Offida oggi produce Passerina e Pecorino a quel tempo neanche era nato. Correvano gli anni ’50, per intendersi. Il Verdicchio ha una storia gloriosa e un presente altrettanto brillante. Una delle denominazioni italiane da Champions League, senza se né ma. Ce n’è di ottimi e per tutti i gusti: pieno e saporito come Vigna delle Oche Riserva, sottile e penetrante come Collestefano, opulento ed estremo come Balciana, imponente come Mirum, filologico come Podium e potrei continuare all’infinito. Ah, ho mischiato liberamente etichette dalle due doc Verdicchio di Matelica e Verdicchio dei Castelli di Jesi: “sfido chiunque a riscontrare delle differenze tra la nostra zona e la loro, dei tratti distintivi” l’ha detto Ampelio Bucci – padre del Villa Bucci campione riconosciuto di eleganza e longevità – non io.

Tutto rose e fiori? Neanche per sogno. Accade che nelle Marche, se oggi proponi Verdicchio, Passerina e Pecorino, il 90% degli avventori risponderà: “Il Verdicchio no, grazie, mi dà alla testa”. Capito? Ok, non sono sondaggista di professione ma difenderò questa percezione con la vita: nell’immaginario di chi va a cena senza arrovellarsi sul vino, l’idea è semplice: verdicchio = emicrania. Non sempre, chiaro, ma è così troppo spesso per non notarlo. Parlo del cliente che beve seguendo il senso comune, non di quello fidelizzato a cui spacci anche verdicchio affinato 15 anni in anfora – quella di Gravner, non di Maiocchi.

Storia affine a quella del Lambrusco, se volete. Quando l’Italian Coca Cola sbancava negli States, l’anfora disegnata per Fazi Battaglia e poi copiata da tanti – nel mondo – ricordava più le curve della Lollobrigida che un vino memorabile. Se sacrifichi la qualità sull’altare del fatturato, il declino è solo questione di tempo. E risalire un’impresa titanica. Andate voi negli States, domani, a vendere uno dei grandi bianchi d’Italia, vedete che faccia fanno quando dite “verdicchio from Marcheshire“. Se va bene, vi beccate un bel “Whaaaat?”. Voi 4 gatti lì a parlare di qualità, longevità, sapidità, territorialità e loro – il mondo – a tracannare Pescevino. La rivoluzione della qualità può attendere, a Jesi e Matelica come nel resto del globo. Purtroppo.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

13 Commenti

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Vignadelmar

circa 9 anni fa - Link

Accidenti, potrei scrivere un trattato di 28 pagine !!! No, dai, scherzo, però, caro Alessandro di carne al fuoco ne hai messa davvero tanta. . Iniziamo dalla presunta non esistenza di tratti distintivi fra i verdicchi di Jesi e quelli di Matelica. Secondo me i tratti distintivi ci sono eccome, anche se poi ci sono quei produttori di una zona o dell'altra che producono vini con tratti confinanti. Oh, sia chiaro, ho infinita stima per Ampelio Bucci ed il suo Villa Bucci (uno dei due-tre più grandi vini bianchi italiani), però mi piacerebbe spiegasse meglio questa sua asserzione così definitiva. Ad esempio io nei verdicchi di Matelica trovo un minor spessore, una minore mineralità ed una maggiore acidità rispetto a quelli di Jesi. In quelli di Jesi trovo una maggiore complessità olfattiva ed una maggiore salinità. Come ho detto prima non sono tratti generali ed univoci, definiamoli come maggiormente ricorrenti. . Sull'equazione poi "verdicchio = mal di testa", onestamente, è la prima volta che lo sento dire......e qualche bottiglia l'ho bevuta e qualche bottiglia l'ho pure venduta...... Bisognerebbe capire a quale verdicchio si fa riferimento: se si parla dei verdicchi delle aziende blasonate di entrambe le DOC, quelle storiche, che da anni hanno intrapreso un efficace percorso qualitativo, mi sento di escluderlo al 100%. Al contrario se si parla di verdicchi dall'infimo costo allora vale il medesimo discorso che vale per qualsiasi altro prodotto a bassissimo costo: se costa così poco probabilmente vale così poco. . A questo proposito i consumatori del 21° secolo è ora che si mettano in testa che un vino al di sotto di un determinato costo non può avere quelle caratteristiche di qualità e salubrità comuni a moltissimi vini che costano di più. . Ciao

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Riccardo Margheri

circa 9 anni fa - Link

Concordo sulle differenze tra Verdicchio dei Castelli di Jesi e di Matelica. Non capisco però bene la differnza tra salinità e mineralità. Forse con la seconda intendi: "pienezza, profondità, mineralità"? Puoi spiegare per favore? Grazie in anticipo.

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Vignadelmar

circa 9 anni fa - Link

Ah !! . Lo sapevo che qualcuno avrebbe avuto da ridire o avrebbe voluto avere spiegazioni su questi tratti per me così ben delineati nella mente, a parole molto più difficili da spiegare. Per me alcuni verdicchi di Jesi sono "salati" nel senso gastronomico del termine. Hanno una loro sapidità salina. Che è per me ben diversa dalla mineralità, a volte energica, che è un tratto distintivo di tanti verdicchi, maggiormente in quelli di Jesi. . Mi sono spiegato ? Lo spero. . Ciao

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Riccardo Margheri

circa 9 anni fa - Link

Mi duole dire che causa mia imprescindibile loccaggine non ho ancora capito... Mi fai un esempio di un vino minerale e di uno salino nella speranza di chiapparla meglio? Grazie ancora e saluti

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Martina D'Este

circa 9 anni fa - Link

Provo a spiegare...solitamente quando si parla di mineralità di un vino ci si riferisce prima di tutto al profumo del vino, ovvero a quel sentore di pietra bagnata o pietra focaia. Mentre quando si parla di salinità/sapidità ci rferiamo al gusto, come diceva il sig.Luciano nel "senso gastronomico". Giusto??:)

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Vignadelmar

circa 9 anni fa - Link

@ Riccardo: Verdicchio minerale: Podium di Garofoli Verdicchio salino: San Michele di Bonci @ Martina: giustissimo, però per me la mineralità è in parte anche gustativa (diversissima dalla salinità) e non solo olfattiva. Ciao .

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TERROIR

circa 9 anni fa - Link

ragazzi state peggiorando...

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Rinaldo Marcaccio

circa 9 anni fa - Link

..mi permetto di dare un ulteriore contributo peggiorativo, sostenendo che, a livello di sapidità pressochè simile, i caratteri distintivi più rilevanti mi sembrano in primis olfattivi e in secundis minerali (quelli che danno motilità al gusto); infatti i matelica mi sembrano generalmente più lineari degli jesini. ..non c'è mai fine al peggio!

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Matteo Magnapane

circa 9 anni fa - Link

ahime Alessandro quanto hai ragione.. Anche se la tua percentuale mi risulta un pò esagerata, capita di sentirsi rispondere così. Un consiglio: non chiedere mai quali verdicchio hanno assaggiato per essere giunti a questa conclusione, le risposte possono essere tra l'esilarante e lo scioccante!!!

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Rinaldo Marcaccio

circa 9 anni fa - Link

...per quanto riguarda il Pescevino di Umani Ronchi, credo sia introvabile in Italia, perchè se lo so' scolato tutto i giapponesi. ...e che se lo bevessero loro! Tanto di cappello comunque ad una operazione di marketing che è stata in grado di scardinare quei mercati ancora acerbi.

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Riccardo Margheri

circa 9 anni fa - Link

@vignadelmar: grazie, credo di aver capito. Allora quando mi ricapiterà di assaggiare più Verdicchio (il che in linea di principio è abbastanza gradevole esperienza) avrò modo di farmi una mia opinione su queste considerazioni. Per il momento, per quello che ho provato io, sono d'accordo fino a un certo punto. Saluti

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vinogodi

circa 9 anni fa - Link

... ma a nessuno piace il Verdichhio di Beaune? ..

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