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		<title>Cosa hanno in comune vini senza solforosa aggiunta e naturalità? Praticamente niente, secondo Sandro Sangiorgi</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 07:24:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Morichetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img width="600" height="380" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Confronto-serrato-600x380.jpg" class="attachment-homepage-thumb-grande wp-post-image" alt="Cosa hanno in comune vini senza solforosa aggiunta e naturalità? Praticamente niente, secondo Sandro Sangiorgi" title="Cosa hanno in comune vini senza solforosa aggiunta e naturalità? Praticamente niente, secondo Sandro Sangiorgi" style="border:none; margin-right:5px;" /><p>Se un giorno a Porthos cercassero un titolista io mi proporrei al volo: pagamento in vecchi numeri cartacei e bottiglie abbandonate nei sottoscala di via Mantegazza. Sarebbe un grosso affare per entrambi e per questo non si farà mai. La &#8230; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/cosa-hanno-in-comune-vini-senza-solforosa-aggiunta-e-naturalita-praticamente-niente-secondo-sandro-sangiorgi/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="600" height="380" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Confronto-serrato-600x380.jpg" class="attachment-homepage-thumb-grande wp-post-image" alt="Cosa hanno in comune vini senza solforosa aggiunta e naturalità? Praticamente niente, secondo Sandro Sangiorgi" title="Cosa hanno in comune vini senza solforosa aggiunta e naturalità? Praticamente niente, secondo Sandro Sangiorgi" style="border:none; margin-right:5px;" /><p>Se un giorno a Porthos cercassero un titolista io mi proporrei al volo: pagamento in vecchi numeri cartacei e bottiglie abbandonate nei sottoscala di via Mantegazza. Sarebbe un grosso affare per entrambi e per questo non si farà mai. La seconda premessa è che si potrebbe espiare l&#8217;impossibilità di commentare le miniature di Porthos solo legando nudo Sandro Sangiorgi a una vasca da 10.000 hl per poi usarlo come filtro umano nei travasi di mosti chimici protoindustriali. Nell&#8217;attesa di Porthos 37, in gestazione da quando Noè piantò la prima vigna, la <a href="http://www.porthos.it/index.php/rubriche-mainmenu-401/miniature/775-miniature-di-maggio-2013" target="_blank">miniatura online di maggio 2013</a> ristabilisce il senso delle proporzioni tra la visione del vino di Sandro Sangiorgi e quella di esperti in stesura di tappeti rossi che girano sugli schermi. L&#8217;esperimento di commentare su Intravino un pezzo di Porthos è un po&#8217; tipo portare in un bordello la moglie catechista, ne converrete. Imperdibile in quanto tale <img src='http://www.intravino.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> .</p>
<blockquote><p>&nbsp;</p>
<p><strong>Solforosa (quasi) zero <em>di Sandro Sangiorgi</em></strong></p>
<p>Consideratelo un appello.<br />
Ormai non è più solo una moda, è un grosso equivoco, alimentato dall’ignoranza e dalla superficialità.<br />
Mi riferisco al collegamento automatico che sempre più persone fanno tra l’assenza di solforosa aggiunta e l’essenza della naturalità.<br />
Come se bastasse imbottigliare il vino senza SO<sub>2</sub> per sdoganarsi dalla convenzione chimica e ipertecnologica e approdare nell’universo “bio” con proposte falsamente rivoluzionarie. Somiglia a quello che si pensava fino a poco tempo fa, quando per sentirsi naturali bastava vinificare uve bianche con le bucce. L’opportunismo con il quale alcuni enologi di grido hanno cambiato idea è degno dei più scaltri mercanti finanziari. A loro, in fondo, basta suggerire un protocollo produttivo e si sentono a posto. Ma tutto questo era già previsto: la convenzione industriale, applicata ampiamente ormai anche a poche migliaia di bottiglie e ad aziende “artigianali”, sta facendo il suo corso e presto i produttori di vino buono verranno facilmente confusi nel marasma di una legge assurda, quella europea sul “biologico”, incompleta e incapace di generare vera selezione. A meno che non si decida di rafforzare il livello di comunicazione, e questo è un dovere di chi ha fatto seriamente una scelta naturale, sin dal vigneto. Mi rivolgo a quei produttori che dovrebbero unirsi sui punti fondamentali, già ampiamente discussi e accolti, evitando di perdersi in beghe, personalismi e pettegolezzi. Per avere la coscienza a posto non basta più tenere il banchetto nelle fiere. Evidentemente, è necessario uno sforzo comune che finora non c’è stato.<br />
Ma il mio appello va soprattutto a chi assaggia, beve e acquista. È tempo di usare i sensi giusti, l’olfatto, il gusto e il tatto. Quando scegliamo una bottiglia, gli occhi e le orecchie sono coinvolti solo marginalmente&#8230; Per non parlare della percezione del proprio benessere generale, altro parametro tanto prezioso quanto sottovalutato.<br />
Impariamo a cogliere il senso di un vino sano.</p></blockquote>
<p>Sottoscrivo ogni virgola ma chiedo aiuto: a chi si riferirà Sangiorgi quando scrive &#8220;L’opportunismo con il quale alcuni enologi di grido hanno cambiato idea è degno dei più scaltri mercanti finanziari&#8221;? Ah boh!</p>
<p><em>[Fonte: <a href="http://www.porthos.it/" target="_blank">Porthos</a>]</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>E&#8217; lampante: il futuro del vero Prosecco passa per la rifermentazione in bottiglia</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 12:12:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianpaolo Giacobbo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img width="600" height="380" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Immagine-649-600x380.png" class="attachment-homepage-thumb-grande wp-post-image" alt="E&#8217; lampante: il futuro del vero Prosecco passa per la rifermentazione in bottiglia" title="E&#8217; lampante: il futuro del vero Prosecco passa per la rifermentazione in bottiglia" style="border:none; margin-right:5px;" /><p><strong>Vino in Villa</strong> è l’occasione per avere il polso della situazione sul <strong>Prosecco Superiore di Valdobbiadene e Conegliano Docg</strong>. Il Castello di Collalto a Susegna (Tv) fa da cornice all’incontro più importante tra i produttori della zona aderenti al &#8230; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/e-lampante-il-futuro-del-vero-prosecco-passa-per-la-rifermentazione-in-bottiglia/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="600" height="380" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Immagine-649-600x380.png" class="attachment-homepage-thumb-grande wp-post-image" alt="E&#8217; lampante: il futuro del vero Prosecco passa per la rifermentazione in bottiglia" title="E&#8217; lampante: il futuro del vero Prosecco passa per la rifermentazione in bottiglia" style="border:none; margin-right:5px;" /><p><strong>Vino in Villa</strong> è l’occasione per avere il polso della situazione sul <strong>Prosecco Superiore di Valdobbiadene e Conegliano Docg</strong>. Il Castello di Collalto a Susegna (Tv) fa da cornice all’incontro più importante tra i produttori della zona aderenti al Consorzio di tutela. È l’occasione da cogliere per capire l’andamento della qualità del Prosecco non solo in senso orizzontale, quindi nel confronto tra i vari produttori, ma soprattutto a livello globale capendo come possano cambiare la tipologia e l’approccio tecnico dei produttori di vendemmia in vendemmia nei confronti di questa bollicina (qui si può dire tranquillamente senza rischiare la fustigazione). Sicuramente il Prosecco nell’ultimo decennio è cambiato moltissimo, si è ridotto lo spazio che intercorre tra un Prosecco mediocre ed uno eccellente e questo indica un incremento notevole della qualità media.</p>
<p>La <strong>vendemmia 2012</strong>, con i suoi <strong>68.779.152 di bottiglie prodotte</strong>, non è stata facile, con un’estate siccitosa dalle temperature molto elevate. In contesti così difficili la collina aiuta molto, i vigneti scoscesi e le rive più protette ne hanno beneficiato rispetto a quelli più esposti all’irradiamento solare o quelli verso le zone più pianeggianti. Nonostante un’annata così calda, quindi con vini di acidità bassa, i campioni degustati hanno evidenziato una spiccata freschezza, probabilmente però aiutata in modo esogeno. Se fino a qualche anno fa il contributo degli zuccheri risultava eccessivo, sembra che man mano la tipologia si stia liberando dalla protezione delle note più dolci a favore di una maggior freschezza. Questa verticalizzazione del gusto è segno di una maturità produttiva che ci intriga. La Co2 è mediamente più cremosa e piacevole, ci fa intuire una gestione dell’autoclave più curata ed attenta: le aziende hanno capito che non è solo importante produrre la bollicina ma ci si interroga su che tipologia di bollicina produrre. La struttura dei Prosecco degustati in alcuni casi era debole e diluita ma questi campioni sono in minoranza rispetto ad un tempo, e la vigna viene gestita in modo più rigido. Il disciplinare della Docg sta dando i suoi frutti. La sensazione generale della denominazione è positiva sebbene rimanga l’idea che la tecnologia diffusa tenda ad omologare moltissimo. I vini si somigliano molto l’uno con l’altro e, se è vero che  il pubblico ne gioverà, è pur vero che il concetto di terroir venga compresso: commercialmente poco importa ma per noi appassionati è fondamentale.</p>
<p>A tal proposito, il Consorzio dovrebbe prendere in seria considerazione il ruolo del Colfondo che ha la capacità di amplificare le sensazioni conferite dalle varie zone di produzione. Intervistati i vari produttori abbiamo scoperto che quasi tutti lo producono ma per consumo interno o per clienti e amici della zona: è un peccato! Per capire bene il Prosecco è necessario passare dalla sua rifermentazione in bottiglia. E’ ora che il Colfondo metta la testa fuori.</p>
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		<title>Tengo famiglia. Il &#8220;vino da ristorante&#8221; come ultima novità ed estrema risorsa</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 07:28:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristiana Lauro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img width="600" height="380" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Charming-Inns-600x380.jpg" class="attachment-homepage-thumb-grande wp-post-image" alt="Tengo famiglia. Il &#8220;vino da ristorante&#8221; come ultima novità ed estrema risorsa" title="Tengo famiglia. Il &#8220;vino da ristorante&#8221; come ultima novità ed estrema risorsa" style="border:none; margin-right:5px;" /><p>Un tempo le cantine sociali, nel corso di un&#8217;onorata carriera fra gli scaffali dei supermercati, inciampavano puntualmente nella produzione di una linea per la ristorazione: vini di fascia più alta (o forse gli stessi, con un abito diverso) e interdetti &#8230; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/tengo-famiglia-il-vino-da-ristorante-come-ultima-novita-ed-estrema-risorsa/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="600" height="380" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Charming-Inns-600x380.jpg" class="attachment-homepage-thumb-grande wp-post-image" alt="Tengo famiglia. Il &#8220;vino da ristorante&#8221; come ultima novità ed estrema risorsa" title="Tengo famiglia. Il &#8220;vino da ristorante&#8221; come ultima novità ed estrema risorsa" style="border:none; margin-right:5px;" /><p>Un tempo le cantine sociali, nel corso di un&#8217;onorata carriera fra gli scaffali dei supermercati, inciampavano puntualmente nella produzione di una linea per la ristorazione: vini di fascia più alta (o forse gli stessi, con un abito diverso) e interdetti ai buyer della GDO. Da ultimo diverse aziende di qualità hanno mutuato la stessa definizione, ma con un&#8217;accezione un po&#8217; più eccentrica: molti produttori che fino ad oggi, con listini da passamontagna, si sono smarcati dallo scaffale del supermercato per garantire al consumatore finale vini di eccellenza, ora fanno i conti col crollo verticale dei consumi al ristorante delle bottiglie di fascia medio-alta. &#8220;Houston, abbiamo un problema&#8221;.</p>
<p>Nemmeno lo sconto-merce risolve, quando una bottiglia esce di cantina a 25 euro+iva, triplicati in carta per arbitrio del ristoratore. Ma abbassare i listini andrebbe contro qualsiasi regola commerciale, quindi, con tutte quelle bottiglie sul groppone non c&#8217;è altra scelta che proporre al mercato (bramoso di cotanto colpo di genio) un <strong>vino da ristorazione</strong>. Qualcosa di simile all&#8217;epifania dei vini da mescita di una decina d&#8217;anni fa; facili, da sbicchierare e orientati soprattutto sui volumi più che sulla qualità. Le proposte da ristorazione, in buona sostanza, <strong>sono vini che costano meno</strong>. Ma se devo credere che il prezzo elevato abbia fin qui garantito una qualità indiscutibile, non posso che presumere, ora, un risultato più scadente, anche se chi lo propone non è la persona più indicata ad ammetterlo. &#8220;Vigne giovani, fa solo acciaio, è un vino più fresco, immediato e croccante (croccante?) Sentivamo la necessità di avvicinare un pubblico più giovane&#8230;&#8221; Insomma, pochi giri di parole: il vino da ristorazione è il vino &#8220;tengo famiglia&#8221;.</p>
<p>Eppure, per far girare le bottiglie, si potrebbero alleggerire da subito le carte dei vini dei ristoranti, riducendo drasticamente i folli ricarichi e l&#8217;assortimento elefantiaco che hanno incollato i vini in cantina per anni. Ultimamente molti ristoratori in sofferenza (col vino alla gola, diciamo) provano a vendere i cadaveri di cantina in blocco ai privati. Cercano di monetizzare quei maledetti chiodi, ma pretendono di applicare i ricarichi degli anni passati e questo, oggi, non ha alcun senso.</p>
<p><strong>Il vino da ristorazione</strong>, quello che deve avere un costo sostenibile per girare sulle tavole degli italiani, <strong>esiste già</strong>, ce n&#8217;è fin troppo nei magazzini dei ristoranti. Basta decidere di svuotarli senza progetti fantafinanziari basati su business anacronistici, senza rincorrere il gusto di <em>questo</em> consumatore, stretto dalla crisi finanziaria. Teoricamente il vino non dovrebbe assecondare le contingenze, si spera passeggere, ma proporsi per come nasce e per quello che è, <strong>in modo naturale</strong>, verrebbe da dire.  Oppure possiamo decidere di suicidarci continuando ad assistere inermi alla diffusione del vino sfuso e della birra artigianale sulle tavole dei nostri apprezzati ristoranti.</p>
<p><em>[Immagine: <a href="http://www.charminginns.com/blog/wp-content/uploads/2012/07/Circa-1886-Restaurant-a-Top-100-Best-Wine-Restaurant.jpg" target="_blank">Charming Inns</a>]</em></p>
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		<title>Bianchi da Porto Cervo per la vostra estate. Il ritorno del Vermentino</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 12:26:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img width="600" height="380" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/porto-cervo-degu-600x380.jpg" class="attachment-homepage-thumb-grande wp-post-image" alt="Bianchi da Porto Cervo per la vostra estate. Il ritorno del Vermentino" title="Bianchi da Porto Cervo per la vostra estate. Il ritorno del Vermentino" style="border:none; margin-right:5px;" /><p>Reduci da una scintillante e bagnata edizione del Porto Cervo Wine Festival, vi raccontiamo un po&#8217; di bianchi da questa regione in mezzo al guado. La Sardegna sta tra mercato e artigianato, e soprattutto tra vini da turista e vini &#8230; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/bianchi-da-porto-cervo-per-la-vostra-estate-il-ritorno-del-vermentino/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="600" height="380" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/porto-cervo-degu-600x380.jpg" class="attachment-homepage-thumb-grande wp-post-image" alt="Bianchi da Porto Cervo per la vostra estate. Il ritorno del Vermentino" title="Bianchi da Porto Cervo per la vostra estate. Il ritorno del Vermentino" style="border:none; margin-right:5px;" /><p>Reduci da una scintillante e bagnata edizione del Porto Cervo Wine Festival, vi raccontiamo un po&#8217; di bianchi da questa regione in mezzo al guado. La Sardegna sta tra mercato e artigianato, e soprattutto tra vini da turista e vini veri di territorio. La manifestazione si è rivelata una sorpresa piacevole, ben studiata (senza un euro di contributo pubblico), con tempi giusti e ovviamente nella più <em>splendida cornice</em> che si possa immaginare. Tra le aziende invitate (31 sarde e 31 nazionali, quelle che più facilmente trovano spazio nei ristoranti della Costa Smeralda: Supertuscan, Veneto, Franciacorta e Piemonte) c&#8217;erano alcune chicche, conferme storiche e grandi player del mercato. Assaggiarli assieme è stato piuttosto definitivo, per confrontare lo stato di salute dei vini isolani.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-68564" title="Rocce e macchia mediterranea" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Rocce-e-macchia-mediterranea.jpg" alt="" width="600" height="380" /></p>
<p>Sempre distintivi i Vermentino della Gallura, con alcune new entry di livello e conferme interessanti, anche se non tutti riescono a staccare come dovrebbero gli altri Vermentino dell&#8217;isola per eleganza e finezza. In generale lo sforzo di andare oltre il &#8220;compitino&#8221; si sente, ma sono davvero tante le ingenuità nell&#8217;uso del legno e l&#8217;eccesso di riduzione di molte proposte. Sulla carta la Sardegna può dare ancora molto al suo vitigno bianco principale soprattutto quanto a tipicità delle varie zone. Di certo sono stati fatti molti passi avanti rispetto ad anni fa, sia nel campo della definizione del vitigno, sia nel tenerlo quasi sempre lontano da contaminazioni internazionali con altre uve. Tanti i metodo classico, ma tutti piuttosto deludenti, al punto che ci domandiamo se valga la pena sforzarsi tanto in questa direzione.</p>
<p><strong>Cantine Sardus Pater AD 49</strong>. Questo Vermentino metodo classico esibisce pesca e timo, è compresso e duro, non mostra grande dinamica.<strong> 77</strong></p>
<p><strong>Cantina Tani Taerra Vermentino di Gallura 2012.</strong> Squillante e minerale, dalla bocca strepitosa e succulenta; un vino che dona serenità e vita a chi lo beve. <strong>86</strong></p>
<p><strong>Giovanni Cherchi Vermentino di Sardegna Tuvaoes 2012.</strong> Appena fumè, con erbe aromatiche, salvia, timo e tanti fiori bianchi; bocca che ha frutta, sapidità e mare in un finale di lemonsoda sottile e penetrante; delicato ma carismatico. <strong>88</strong></p>
<p><strong>Maìa Siddura Vermentino di Sardegna 2012</strong>. Fresco e diretto, nota vegetale tra sauvignon e menta, talco e ginger; la bocca è compressa, sapida, ma l&#8217;alcol fa capolino &#8211; solo un attimo; poi riparte il mare e l&#8217;emozione. <strong>87</strong> (vincitore del premio &#8220;Cantina Emergente del Festival&#8221; in degustazione cieca).</p>
<p><strong>Sella e Mosca Terre Bianche Torbato 2012.</strong> Sapido e insinuante, con veste dorata, frutta a pasta gialla e ginestre; rimane sotto traccia ma è molto singolare, marino, dissetante. <strong>84</strong></p>
<p><strong>Contini Mamaioa (coccinella) Vermentino senza solfiti 2012.</strong> Timo e rosmarino, pesca bianca appena velata, sambuco; bocca sapida con poca lunghezza ma convincente e naturalmente fruttata.<strong> 84</strong><img class="alignright" src="http://farm4.staticflickr.com/3797/8754523754_8cfe0ba7ec_n.jpg" alt="" width="256" height="256" /></p>
<p><strong>Contini Karmis Vermentino 2012.</strong> Dolce e ruffiano ma molto intenso e mediterraneo, agrumato e ricco. <strong>86</strong></p>
<p><strong>Quartomoro di Sardegna Z Vermentino.</strong> E&#8217; un 2011 &#8220;rifermentato con la vendemmia 2012&#8243;. Non filtrato, mostra pompelmo e menta, salvia e tono citrino; non lunghissimo, duro, ma saporito. <strong>81 </strong></p>
<p><strong>Quartomoro di Sardegna Q (da magnum).</strong> 24 mesi sui lieviti, intenso e carnoso di pesca, bel finale balsamico e salino di mandarino. <strong>87</strong></p>
<p><strong>Cantine Su Entu Vermentino di Sardegna 2012.</strong> Esile ma floreale e balsamico; bocca fresca e carnosa più che il naso; finale ruffiano. <strong>83</strong></p>
<p><strong>Cantine Su Entu Vermentino + 2011.</strong>  Versione con passaggio in legno che dà stranamente una nota più rocciosa, ma anche una bocca con nocciola e vaniglia e un finale pesante.<strong> 79</strong></p>
<p><strong>Cantine Su Entu Vermentino Charmat.</strong>  Semplice e floreale bianco; bocca che va sull&#8217;amarognolo, però piacevole. <strong>76 </strong></p>
<p><strong>Cantina di Gallura Piras Vermentino di Gallura 2012.</strong> Arioso e leggero, salvia e biancospino; bocca dal grande grip e saporosità, finale agrumato, piacevole. <strong>85</strong></p>
<p><strong>Cantina di Gallura Genesi Vermentino di Gallura 2011.</strong> Tanta energia e croccantezza, sale e sole, pesca e ginestra, agrumi e salvia, pietra focaia; bocca stupenda e profonda come la roccia. <strong>93</strong></p>
<p><strong>Cantina di Gallura Balajana 2010 Colli del Limbara Vermentino.</strong> Con un affinamento in legno ben interpretato, ha vaniglia leggera e nocciola che affiancano il classico agrume, e cenno balsamico dell&#8217;uva. <strong>82</strong></p>
<p><strong>Cantina di Gallura Canayli 2012</strong>. Emblematico e ricco, floreale ma semplice e immediato, grande rapporto qualità prezzo. <strong>86</strong></p>
<p><strong>Capichera Vigna Angera.</strong> Grande salinità, croccante di arancio e lime, anche nel finale molto lungo. <strong>87</strong></p>
<p><strong>Capichera 2011</strong>. Meno esagerato di altri anni, si presenta salato e solare, con predominanza di erbe aromatiche e miele, bocca lunghissima e profonda in cui riemergono a turno tiglio, pesca, salvia e nocciole. <strong>91</strong></p>
<p><strong>Capichera 2011 VT.</strong> Vinificato in barrique con uve da vendemmia tardiva, mix inconsueto di agrumi e pepe bianco, ma la bocca rimane fresca e carnosa. <strong>88</strong></p>
<p><strong>Capichera Santigaini 2009.</strong> Uve raccolte a ottobre, passaggio in legno che si avverte, nota verde e di pompelmo; bocca ricca e solare ma un poco &#8220;tirata&#8221;. <strong>86</strong></p>
<p><strong>Cantine Massidda Cannisonis 2012.</strong> Incenso e timo, salvia e pompelmo, bocca tirata e amarognola ma d&#8217;impatto. <strong>81</strong></p>
<p><strong>Cantine Massidda &#8220;Tutto iniziò così&#8221; 2011.</strong> Legno che schiaccia un poco il frutto anche se in bocca non domina, ma neppure esalta. <strong>82</strong></p>
<p><strong>Cantina Pedres.</strong> Elegante, snello e intenso, grande personalità che si rivela piano piano con i vari sorsi d&#8217;assaggio, un campione di eleganza ma che gioca a fingersi semplice; bel vino e grande conferma. <strong>91</strong><img class="alignright" src="http://farm3.staticflickr.com/2850/8753150693_d9d84b700e_n.jpg" alt="" width="240" height="320" /></p>
<p><strong>Cantina Pedres Dallaterra Isola dei Nuraghi 2012.</strong> Fruttato e citrino, simpatico ma poco più. <strong>78</strong></p>
<p><strong>Cantina Pedres Brut.</strong> Mela verde e ribes bianco, bocca sapida con buona lunghezza e finale agrumato; interessante, forse il miglior metodo classico isolano da vermentino &#8211; ma non ci vuole poi molto. <strong>83</strong></p>
<p><strong>Argiolas Iselis 2012.</strong> Da uve nasco e vermentino: tono citrino, ribes bianco, pesca; bocca simpatica. <strong>80</strong></p>
<p><strong>Argiolas  Vermentino Merì 2012.</strong> Vinificazione a freddo, vendemmia anticipata, pesca bianca e rosmarino; bocca un poco saponosa, finale di agrumi. <strong>82 </strong></p>
<p><strong>Argiolas Is Argiolas Vermentino 2012.</strong> Solare e radioso, pesca pepe e ginestra; bocca di cuore e polpa, bel finale anche se su toni maturi e massicci. <strong>89</strong></p>
<p><strong>Argiolas Costamolino is Solinas Argiolas Vermentino 2012.</strong> Naso dimesso ma suadente, marino e di pesca bianca; bocca che punge poco ma che è sapida quanto basta per far ben sperare in un&#8217;evoluzione che gli renda giustizia. <strong>85</strong></p>
<p><strong>Argiolas  CerdeÑa Vermentino 2011.</strong> Legno per la vinificazione e l&#8217;affinamento: ricco e corposo; bocca quasi addolcita e vanigliata. <strong>83</strong></p>
<p><strong>Tenuta Masone Mannu Vermentino di Gallura Petrizza 2012.</strong> Lieve caseico, poi pesca gialla e ribes bianco, salvia e timo; bocca fresca, finale veloce. <strong>83</strong></p>
<p><strong>Tenuta Masone Mannu Costarenas Vermentino di Gallura Vecchia vigna 2011.</strong> Minerale e sapido, gelsomino e menta; bocca molto elegante, bellissimo finale: puro gallurese, soffice e distaccato. <strong>88</strong></p>
<p><strong>Jankara Vermentino di Gallura 2011.</strong> Da una vigna a 300 metri a San Leonardo, è arioso e delicato ma affascinante: erbe aromatiche e pesca, agrumi e gesso; bocca sapida e rocciosa. <strong>88</strong><img class="alignright" title="Jankara" src="http://farm3.staticflickr.com/2829/8754466365_647871a64d_n.jpg" alt="" width="192" height="256" /></p>
<p><strong>Jankara Vermentino di Gallura 2012.</strong> Esplosione di roccia e sale, pesca e pompelmo rosa, arancio e timo; bocca ancora in divenire: elegante e saporito, tra i migliori dell&#8217;isola. <strong>93</strong></p>
<p><strong>Agripunica (Tenuta San Guido) Samas 2012.</strong> Tappo a vite e veste splendida, con una renana che si fa notare e una veste molto <em>billionaire</em> total white. E&#8217; da poco in bottiglia ed è un poco compresso ma scalpita di materia e salinità; da seguire. <strong>87+</strong></p>
<p><strong><del>Santadi</del> Kyanos Vermentino Tenute Soletta 2012.</strong> Agrumato e stuzzicante, mandarino e zagara; bocca un poco amaricante ma fresca e incalzante. <strong>84</strong></p>
<p><img class="alignleft" title="MasaMasa" src="http://farm6.staticflickr.com/5453/8754478047_bcc7362762_n.jpg" alt="" width="256" height="192" /><strong>Santadi Vermentino 2012 Cala Silente.</strong> Sapidità e classe, salvia e menta, agrumi leggeri, cappero e robinia; bocca serrata e citrina, ariosa e tesissima, da aspettare ma già notevole. <strong>87</strong></p>
<p><strong>Barriu Sciala Arzachena 2012.</strong> Arancio pompelmo e zenzero, bocca di spessore, croccante e mentolato, finale arioso ma intenso. <strong>91</strong></p>
<p><strong>Lugure Sardus Pater Vermentino di Sardegna 2012.</strong> Da Sant&#8217;Antioco, tanta pesca, salvia e mare, molto tirato e tiolico, sfocia nel peperone e nel bosso ma in bocca mantiene le premesse e chiude negli agrumi. <strong>86</strong></p>
<p><strong>Pala Stellato Vermentino 2012.</strong> Menta, pesca bianca e sale; bocca con alcol evidente che stona un poco. ma l&#8217;insieme è godibile e succulente. <strong>85</strong></p>
<p><strong>Paglia Sardinia Wine Vermentino Del Sud Sardegna 2012.</strong> Prodotto dall&#8217;ex socio di Mesa, Daniele Pintus, è fine, delicato con un agrume presente, mandarino e tiglio; bocca di pompelmo, affilata ma non lunghissima. <strong>84</strong></p>
<p><img class="alignright" src="http://farm9.staticflickr.com/8539/8753062039_9bf4915b03_n.jpg" alt="" width="240" height="320" /></p>
<p><strong>Mora E Memo &#8220;Tino&#8221; Vermentino 100% 2012. </strong>Pesca e lime, bosso e suggestioni agrumate, pettinato, con chiusura amarognola ma bello il corpo e l&#8217;estrazione. <strong>84</strong></p>
<p><strong>Mora E Memo Sur Lie Vermentino 100% 2012. </strong>Carnoso e molto estrattivo, succulento, con tanta frutta gialla come pesca e mela; in bocca si apre e rivela una certa sostanza. <strong>83</strong></p>
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		<title>Ok, lo sappiamo che &#8220;il vino è una cosa seria&#8221; ma ora prendetevi una pausa con gli spot di SloDown</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 07:37:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Tomacelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img width="600" height="380" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Immagine-454-600x380.png" class="attachment-homepage-thumb-grande wp-post-image" alt="Ok, lo sappiamo che &#8220;il vino è una cosa seria&#8221; ma ora prendetevi una pausa con gli spot di SloDown" title="Ok, lo sappiamo che &#8220;il vino è una cosa seria&#8221; ma ora prendetevi una pausa con gli spot di SloDown" style="border:none; margin-right:5px;" /><p>&#8220;Salve, sono Brandon Allen della cantina <strong>SloDown</strong>. Questo è il nostro vino. Si chiama <strong>Sexual Chocolate</strong>. È un vino rosso in bottiglia e si abbina al meglio con&#8230;&#8221;. I primi 15 secondi dei tre spot qui sotto hanno &#8230; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/ok-lo-sappiamo-che-il-vino-e-una-cosa-seria-ma-ora-prendetevi-una-pausa-con-gli-spot-di-slodown/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="600" height="380" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Immagine-454-600x380.png" class="attachment-homepage-thumb-grande wp-post-image" alt="Ok, lo sappiamo che &#8220;il vino è una cosa seria&#8221; ma ora prendetevi una pausa con gli spot di SloDown" title="Ok, lo sappiamo che &#8220;il vino è una cosa seria&#8221; ma ora prendetevi una pausa con gli spot di SloDown" style="border:none; margin-right:5px;" /><p>&#8220;Salve, sono Brandon Allen della cantina <strong>SloDown</strong>. Questo è il nostro vino. Si chiama <strong>Sexual Chocolate</strong>. È un vino rosso in bottiglia e si abbina al meglio con&#8230;&#8221;. I primi 15 secondi dei tre spot qui sotto hanno in comune una presentazione polverosa e tutto sommato banale. Il nome del vino però, dovrebbe mettervi in allarme e, in effetti, dopo il quindicesimo secondo l&#8217;ambientazione cambia di colpo. Vabbè, non voglio togliervi la sorpresa ma sappiate che la cantina Slodown è nelle mani di due debosciati che rispondono ai nomi di Brandon Allen e Bo Silliman. Dio solo sa come siano riusciti a produrre questo zinfandel+sirah+petite sirah tra una canna e un&#8217;orgia, ma tant&#8217;è. Consiglio spassionato: prendetevi una mezz&#8217;ora libera e visitate <a href="http://www.slodownwines.com/" target="_blank">il loro sito</a>, blog compreso: c&#8217;è più marketing qui che in 20 lezioni della Bocconi durante le quali si mostrano come coniugare alla perfezione la trimurti territorio+vigna+cantina: una noia! Vogliamo parlare della grafica mozzafiato dei loro flyers, piccoli capolavori che spaziano dal mood Far West allo Sci-fi? Essì, i nostri eroi girano l&#8217;america come delle vere rockstar, altro che le seratine tristi modello AIS e Onav.</p>
<p>&#8220;Meet the winemakers&#8221;, allora, e buona visione a tutti.</p>
<p>P.s.: la frase &#8220;il vino è una cosa seria, non lo si può lasciare nelle mani di questi due debosciati&#8221; la scrivo subito io, così vi evito il disturbo. Godetevi gli spot e, se vi riesce, ricordatevi che il vino è soprattutto divertimento. <em>Enjoy!</em></p>
<p>P.p.s.: uno dei tre abbinamenti io l&#8217;ho provato, ma non vi dirò quale <img src='http://www.intravino.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/66163952" width="640" height="360" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe></p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/66163950" width="640" height="360" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe></p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/66163951" width="640" height="360" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe></p>
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		<title>Che ci azzecca Porto Cervo e lo shopping nelle boutique col vino. Passando per Briatore</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 10:59:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img width="600" height="380" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Porto-Cervo-splendida-cornice.jpg" class="attachment-homepage-thumb-grande wp-post-image" alt="Che ci azzecca Porto Cervo e lo shopping nelle boutique col vino. Passando per Briatore" title="Che ci azzecca Porto Cervo e lo shopping nelle boutique col vino. Passando per Briatore" style="border:none; margin-right:5px;" /><p>Dalla spiaggia alle boutique più esclusive, ecco un modo un bel po&#8217; insolito per assaggiare alcuni dei vini presenti a Porto Cervo Wine Festival edizione 2013. Mentre si gioca ad immaginare cosa si prova a fare shopping a Porto Cervo, &#8230; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/che-ci-azzecca-porto-cervo-e-lo-shopping-nelle-boutique-col-vino-passando-per-briatore/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="600" height="380" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Porto-Cervo-splendida-cornice.jpg" class="attachment-homepage-thumb-grande wp-post-image" alt="Che ci azzecca Porto Cervo e lo shopping nelle boutique col vino. Passando per Briatore" title="Che ci azzecca Porto Cervo e lo shopping nelle boutique col vino. Passando per Briatore" style="border:none; margin-right:5px;" /><p>Dalla spiaggia alle boutique più esclusive, ecco un modo un bel po&#8217; insolito per assaggiare alcuni dei vini presenti a Porto Cervo Wine Festival edizione 2013. Mentre si gioca ad immaginare cosa si prova a fare shopping a Porto Cervo, in assaggio ci sono vini molto <em>fashion</em>: Luce 2010 di Frescobaldi nel punto vendita Brunello Cucinelli, Champagne Perrier Jouet da Brioni e Santadi Terre Brune negli immaginifici negozi Esmeralda Concept. Su tutto aleggiava lo sguardo inquisitorio di Flavio Briatore. Spiegare il vino alla bella gente di Porto Cervo: missione compiuta.</p>
<p><iframe width="640" height="360" src="http://www.youtube.com/embed/Sq_UWe5U7TQ?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><em>[Link: <a href="http://www.portocervowinefestival.com/" target="_blank">Porto Cervo Wine Festival </a>]</em></p>
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		<title>Vinous è la nuova vita di Antonio Galloni. Occhio perché il ragazzo ha i numeri</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 06:51:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Morichetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img width="600" height="380" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Antonio-Galloni-600x380.jpg" class="attachment-homepage-thumb-grande wp-post-image" alt="Vinous è la nuova vita di Antonio Galloni. Occhio perché il ragazzo ha i numeri" title="Vinous è la nuova vita di Antonio Galloni. Occhio perché il ragazzo ha i numeri" style="border:none; margin-right:5px;" /><p>Un giorno chiederò a quella delizia di Sara Porro il numero di Joe Bastianich perché una faccia da gran paracarro così attizzante non capita tutti i giorni. E il video in cui <a href="http://vinousmedia.com/multimedia" target="_blank">Restaurant Man sbevazza</a> il fottutamente buono Barolo Ca&#8217; &#8230; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/vinous-e-la-nuova-vita-di-antonio-galloni-occhio-perche-il-ragazzo-ha-i-numeri/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="600" height="380" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Antonio-Galloni-600x380.jpg" class="attachment-homepage-thumb-grande wp-post-image" alt="Vinous è la nuova vita di Antonio Galloni. Occhio perché il ragazzo ha i numeri" title="Vinous è la nuova vita di Antonio Galloni. Occhio perché il ragazzo ha i numeri" style="border:none; margin-right:5px;" /><p>Un giorno chiederò a quella delizia di Sara Porro il numero di Joe Bastianich perché una faccia da gran paracarro così attizzante non capita tutti i giorni. E il video in cui <a href="http://vinousmedia.com/multimedia" target="_blank">Restaurant Man sbevazza</a> il fottutamente buono Barolo Ca&#8217; Mia di Brovia è solo un pretesto per mandare un tot di accidenti ad Antonio Galloni, <em>Piedmontese reporter</em> che dopo vari anni con Robert Parker lancia il suo <a href="http://vinousmedia.com/?utm_source=AntonioGalloni.com+email+addresses&amp;utm_campaign=d9cdfcc147-Vinous_launch+day&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_965624e71b-d9cdfcc147-2750397" target="_blank">Vinous</a>, bollettino informativo su Italia-Borgogna-Champagne-Napa + commenti. Il costo annuale è accettabile ma sempre inconcepibile per noi italioti. Basterebbe chiedere 5 euro al secolo per azzerare gli accessi di Intravino in 28 minuti.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Schermata-05-2456434-alle-01.41.29.png"><img class="aligncenter  wp-image-68474" title="Schermata 05-2456434 alle 01.41.29" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Schermata-05-2456434-alle-01.41.29.png" alt="" width="578" height="305" /></a></p>
<p>Questa la presentazione arrivata per mail esattamente all&#8217;1:00 di stanotte, quindi alle 19 di ieri a New York (grazie iPhone Ore Locali).</p>
<p><a href="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Schermata-05-2456434-alle-01.19.11.png"><img class="aligncenter size-large wp-image-68471" title="Schermata 05-2456434 alle 01.19.11" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Schermata-05-2456434-alle-01.19.11-472x600.png" alt="" width="472" height="600" /></a></p>
<p>Galloni è bravo, spigliato, talentuoso e democristiano quanto basta per piacere a tutti. <del>Sbancherà</del> Sbarcherà il lunario dopo gli anni dorati con Robert Parker? Ma prima di abbandonarvi alla navigazione solitaria su Vinous, due questioni centrali:</p>
<p><strong>1)</strong> Sul sito avete <strong>3 click di  libertà</strong>, all&#8217;incirca. O almeno, dopo circa 3 click di navigazione libera, le varie sezioni diventano inaccessibili. C&#8217;è da pagare. Leggete ogni singola pagina, dunque. E poi chi si è già abbonato puo&#8217; comodamente mandarmi nome utente e password alla mail alessandro@intravino.com. Ne farò un ottimo uso, parola di boy scout <img src='http://www.intravino.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> .</p>
<p><strong>2)</strong> Se avete un amico che si pavoneggia grande esperto di Barolo, c&#8217;è una cartina di tornasole. Se non vi ha mai menzionato Brovia, è un quaquaraqua ancora fermo al Cannubi 1752. Quindi ripariamo noi col video di Alex Sanchez, marito di Elena Brovia, alla Festa del Barolo (Alfio <em>&#8220;Scusa, di cosa ti occupi?&#8221;</em> Cavallotto e Roberto Conterno nel ruolo di chierichetti non li vedo mica male, hanno un futuro). E mi do 14 giorni a partire da ora per andare in cantina!</p>
<p style="text-align: center;"><iframe src="http://player.vimeo.com/video/65934689?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0&amp;color=ffffff" frameborder="0" width="500" height="281"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Metti una cena a sera #1 (Il duro lavoro del serial drinker)</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 15:48:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Giannone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img width="600" height="380" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/metti_una_sera.jpg" class="attachment-homepage-thumb-grande wp-post-image" alt="Metti una cena a sera #1 (Il duro lavoro del serial drinker)" title="Metti una cena a sera #1 (Il duro lavoro del serial drinker)" style="border:none; margin-right:5px;" /><p>Per professare il gusto serve praticarlo. Dopo le <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/linguaggi-del-vino-valide-alternative-al-banale-mi-piacenon-mi-piace/" target="_blank">riflessioni dal Caribe</a>, le sue birre e l’astinenza forzata, dopo che a lungo mi sono coricato di buonora alla ricerca del vino e del tempo perduto, <em>dans le temps</em> ho ritrovato &#8230; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/metti-una-cena-a-sera-1-il-duro-lavoro-del-serial-drinker/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="600" height="380" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/metti_una_sera.jpg" class="attachment-homepage-thumb-grande wp-post-image" alt="Metti una cena a sera #1 (Il duro lavoro del serial drinker)" title="Metti una cena a sera #1 (Il duro lavoro del serial drinker)" style="border:none; margin-right:5px;" /><p>Per professare il gusto serve praticarlo. Dopo le <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/linguaggi-del-vino-valide-alternative-al-banale-mi-piacenon-mi-piace/" target="_blank">riflessioni dal Caribe</a>, le sue birre e l’astinenza forzata, dopo che a lungo mi sono coricato di buonora alla ricerca del vino e del tempo perduto, <em>dans le temps</em> ho ritrovato l’uno e l’altro. A Roma, non a Parigi; in quattro serate consecutive, di inusitato valore (auto)didattico e vero piacere. Tre convivi e un happening domestico. Una mezza maratona, una totale e vitale confusione, soprattutto un paradosso metapsichico. Da Tansonville a Borgata Fidene, dalla <em>madeleine</em> alla panzanella il passo non è breve ma il punto d’arrivo è miracolosamente lo stesso: un attimo affrancato dall&#8217;ordine temporale ha ricreato in noi, per percepirlo, l&#8217;uomo affrancato dall&#8217;ordine temporale. Si trattava nella fattispecie di affrancarmi da sei fusi orari e da certe latitudini che assassinano la vite. Ecco come è stato, raccontando qui tre serate. La quarta farà capitolo a sé per ragioni di lineamenti fondamentali e lotta di classe.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em>Lunedì.</em></span></p>
<p><strong>Verdicchio di Matelica Collestefano 2012.</strong> Innamorarsi del Reno, del Riesling e di certe rapaci acidità prima di insediarsi a Castelraimondo potrebbe dare esiti raccapriccianti. Ma qui non è platonico l’innamorato, né pletorico o manieristico il suo intervento. Ne scaturisce un prodotto che rende futili le diatribe tra territorio e manico. Prodotto tecnico e autentico al contempo, con la prima accezione nel suo significato più nobile: elaborazione e non fabbricazione, connotazione giovanile e spigliata, non meccanica. Beva facile e di piena soddisfazione: sapido, agrumato, teso, esalta la sua giovinezza <em>fondendo vegetale e minerale per offrirsi cristallino e rettilineo </em>(citazione da Jean-Marc Gatteron, un altro vino ma la medesima agnizione). Fiori bianchi (robinia, sambuco), pera abate e mandorla amara per finire.</p>
<p><strong>Ghemme Rovellotti 2001.</strong> Di Rovellotti avevo quasi sempre degustato – pardon, deturpato – annate da infanticidio: Alcol di qua, legno di là e marciavano compatti, in fila per due e senza alcun resto. La sorpresa è un vino fatto, incisivo nelle note balsamiche e speziate ma dai dettagli sorprendentemente delicati – i fini tratti floreali, di erbe alpine e sottobosco &#8211; calibrato in quelle tostate (café crème, mousse al caffè, cacao), sgrossato delle rotondità monotone, delle essenze dei vecchi e prematuri assaggi. Il tempo ha restituito equilibrio tra freschezza e stoffa, oltre alla rêverie del sale danese (fumé), il primo dopo l’ultimo viaggio a Billund (Ryanair). <em>La rêverie est la vapeur de la pensée </em>(V. Hugo). O anche di un sorso non scontato (ndr).</p>
<p><strong>Gattinara Antoniolo 2007.</strong> Awful nice è ciò che non penseresti di poter dire su un vino come questo e a quest’età. Invece, cominciando dai profumi intensi di frutti neri su uno sfondo pieno, carnoso, proseguendo con il sorso succulento, fendente e verticale, l’entusiasmo è lecito. Dissetante, facile ma lungi da ogni banalità (e infatti il ferro, l’arancia e gli altri cenni amari ne attestano senza equivoci la cittadinanza. Per ius soli). Sensazioni finali amaricanti, liquirizia dolce, trinciato e genziana.</p>
<p><strong>Brunello di Montalcino Tiezzi Vigna Soccorso 2006 </strong>(magnum). Poco più svolto che all’ultimo assaggio, una variazione sottile sul tema di unità e tensione ancora raccolte. È pieno, concentra frutto succoso, rosso e nero (ciliegia, melagrana, ribes, mora, prugna, rosa canina), ricordi della buccia d’uva, fiori rossi, timo, cenni di terra e spezie. Lo sviluppo al gusto è una piena e lenta cadenza di terra, frutti, cera e ibisco, spessa ma sostenuta da una freschezza organica e vibrante, insieme ai tannini ben temperati.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em>Martedì.</em></span></p>
<p>Secondo Clive Coates è il comune più importante al mondo per i vini bianchi; le espressioni di maggior pregio, sempre secondo Coates, andrebbero assunte genuflettendosi e rendendo grazie. Dalle nostre parti, e segnatamente in occasione del corso sulla Borgogna presso l’AIS-Roma, il docente non prescrive genuflessioni ma gli vanno rese grazie per la selezione di un’altra memorabile batteria.</p>
<p><strong>Puligny-Montrachet Les Levrons 2010 Domaine Huber-Verdereau.</strong> Sotto la nota <em>boisée</em> ancora marcata (il vino matura per 18 mesi in botti nuove per il 75%, con tostature importanti), impressioni gradevoli di fiori bianchi, zucchero a velo, pera, confetto, muschio bianco e melata. Al sorso è fin dall’impatto piuttosto caldo e solido, nello sviluppo dispiega una precisa rispondenza gustativa; freschezza di controcanto, intonata e progressiva, ancorché non dominante. Un’apertura di sostanza.</p>
<p><strong>Puligny-Montrachet 1er Cru Les Referts 2009 Domaine L. Carillon et Fils.</strong> Questo climat rappresenta la parte soda, spessa e robusta di Puligny; le versioni più calibrate vengono forse da produttori di tatto più che di taglia, come François Carillon. Il naso è innanzitutto cava e fonte, pietra bianca calda e acqua nebulizzata, quindi acqua di fiori d’arancia, scorza di cedro, fiori di campo e un curioso riflesso solare e aromatico che rimanda al girasole. La profondità minerale arriva a note marine e qui si contrae, parallelamente allo sviluppo che si stringe in una leggera nota solfitica. Al gusto lo stacco rispetto al primo vino è netto per qualità del sale e nerbo, progressione e persistenza.</p>
<p><strong>Puligny-Montrachet 1er Cru La Quintessence 2010 Thierry Matrot.</strong> A sorpresa, nell’attesa di un nuovo acuto, arriva un suono basso e caldo. Selezione dai due crus Les Chalumaux e Clos de La Garenne e unico vino della Maison maturato con utilizzo di botti nuove (50%). Naso di miele (erica e tarassaco), pasta di nocciole, gelso bianco e frutta sciroppata, sullo sfondo una fuga di temi speziati (il sesamo e finalmente il redivivo! Il pluricitato e quasi sempre a sproposito: <em>le cardamome retrouvé</em>), poi balsamici ed eterei (propoli, sapone di Aleppo, cera, fieno greco). Tratti da vendemmia tardiva. Al palato è <em>onctueux</em>, ampio e stratificato, ma senza sacrificare slancio, né unità gustativa: a estratti e morbidezze fanno da vettori freschezza e sapidità veramente organiche. Finale con cenni di brioche, frutta secca, iodio e lievito.</p>
<p><em><strong>Postilla.</strong> Ancora a proposito di rêverie. Troppo grullo (io) per essere vero – pensavo &#8211; ma gustando questo vino ho fantasticato di una digressione sul Mâconnais. Il Viré-Clessé dei coniugi Verget quando non deborda in versione sabbatica, o quello del Domaine Valette (ad esempio il 2005), o del medesimo domaine il Pouilly-Vinzelles. Troppo grullo. A discolpa: gustai quei tre vini in abbinamento a una poularde trouffée, servita con il suo fondo di cottura rinforzato di Madeira e foie gras. Sontuosa pollastra, rievocata dal vino di Matrot.</em></p>
<p><strong>Bâtard-Montrachet Grand Cru 2009 Domaine Ramonet. </strong>Un’idea dell’impennata arriva già al primo contatto e richiama e ricolloca i tre vini precedenti: pamphlets, pagine di ottima fattura, caratteri chiari e temi svolti tanto bene da risultare subito comprensibili. Pagine facili e per questo belle da assorbire. Qui è un altro leggere. Legatura di prestigio, apri, seconda di copertina, annusi, sfogli, titolo, colophon, sfogli, infine l’indice, e già questo da solo occupa numerosi fogli. Sarà così per questo e per i due vini successivi, in crescendo. Qui, per cominciare: la miglior tostatura, la più leggera e fragrante provata da tempo. Una complessità vertiginosa perché profonda e insinuata, non affiorante: fava di cacao, cappero, fungo, salamoia, gelato di caffè, pula, Vollkornbrot. E subito sotto il bianco: calce, cemento, pietra calda, fiori, un frutto acidulo. Naso – convengono molti dei presenti – da grande Blanc de Blancs. Bocca: indice delle possibilità, ne racconto un paio. L’<em>anabasi</em> <em>del limone</em>: all’inizio è tenue, germinale, cresce in progressione, serra il ritmo, detta la cadenza (e chiude in quintetto con mandorla tostata, anacardo, biancomangiare e sciroppo di sambuco).<em> Il peso falso</em>: al sorso si annuncia caldo, carnoso, pieno di suggestioni morbide (creme, meringa, miele), di polpa di frutti maturi, nocciola e frutta esotica candita. Come lui sparigli le pagine è un mistero, la soluzione è comunque evidente: agilità della progressione, facilità di beva, sovrana potenza e nessuno, proprio nessun peso. La sensazione finale: quello che tutto, proprio tutto sia al posto giusto.</p>
<p><strong>Chevalier-Montrachet Grand Cru 2008 Bouchard Père &amp; Fils (Domaine). </strong>Da una parcella di proprietà del domaine dal 1838 (non è un vino di négoce). Si cresce, sembrerebbe anche nel senso di maggior elevazione: da terreità ad etereità. Naso chiuso e rarefatto, con poche e dosate effusioni, di essenziale finezza: mela verde, verbena, foglia di limone, cedro, pietra bagnata, pioggia, cenni agrumati più intensi nello sviluppo. Bocca più espressiva: al sorso bilancia una freschezza tagliente, non caustica, da grande Chablis, con energia e presenza. Sobrio e distinto, un vino di perfetta postura: <em>charpente </em>e muscolatura lunga, fisiologia ed equilibrio, nessuno sforzo o acrobazia.</p>
<p><strong>Montrachet Grand Cru 2009 Domaine Ramonet. </strong>Provaci, se ci riesci. È come il francese, la lingua che stai apprendendo a fatica. Espressione di concentrazione e intensità aromatica. Impressioni: anice, tiglio, acqua marina, acqua di fiori (sambuco, pesco), gelatina di kiwi, lino, coloreria, pietra focaia, biscotto e lievito. <em>Quel type d’esprit êtes-vous? </em>Al sorso primeggia per energia e grip, senza risolvere il nodo della presenza non evidente, un fondo ampio e teso, denso e non pesante. La progressione è serratissima, fatta di particolari estremamente fini, a tratti veramente delicati, una sequenza di infiniti punti convergenti a un quadro ancora futuribile. Innumerevoli aromi in potenza, tavola periodica degli elementi, una sensazione di linda e intonsa densità in persistenza. <em>Quelle creature surnaturelle es-tu? </em>Nessuna risposta<em>.</em></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em>Giovedì.</em></span></p>
<p><strong>Boca Campo delle Piane 1985 La Meridiana – Antonio Cerri.</strong> Reblochon, Livarot, Munster. Titubavamo. Per accontentarli, per non scialbarli, perché mai dargli un vino di ruggine e marne, fungo e china ed erbe e sale? Pensavamo male. Alternative più caute e disponibili in casa? Guardo la mia metà: take a look at me now / there’s just an empty space. A Boca non c’è niente che richiami l’immagine di croste provenzali, alsaziane e normanne. Pensavamo al troppo sale, ma pensavamo male: <em>against all odds</em> (e solo con l’aiuto di un poco di pane al latte e semi di sesamo per il Munster) siamo usciti vincenti. La degustazione vera e propria l’ha conclusa un <em>cit</em> di 3 anni e un po’:«Fragola, erbette e poca menta. E ferro. E candele. Buono. Papà posso mettere il dito?». Messo, assaggiato. Signor Cerri, se stava guardando quaggiù: scuserà, capirà. Io le sono infinitamente grato.</p>
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		<title>Esiste una pizzeria con una carta dei vini passabile o siamo soli nell&#8217;universo?</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 08:29:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Tomacelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img width="600" height="380" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Immagine-1819-600x380.png" class="attachment-homepage-thumb-grande wp-post-image" alt="Esiste una pizzeria con una carta dei vini passabile o siamo soli nell&#8217;universo?" title="Esiste una pizzeria con una carta dei vini passabile o siamo soli nell&#8217;universo?" style="border:none; margin-right:5px;" /><p>Ci sono ricascato come un pollo. Avevo giurato e spergiurato che non ci avrei più messo piede e invece mi sono fatto trascinare in &#8220;pizzeria&#8221; senza opporre la benchè minima resistenza. Perchè ho messo le virgolette alla parola pizzeria? È &#8230; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/esiste-una-pizzeria-con-una-carta-dei-vini-passabile-o-siamo-soli-nelluniverso/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="600" height="380" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Immagine-1819-600x380.png" class="attachment-homepage-thumb-grande wp-post-image" alt="Esiste una pizzeria con una carta dei vini passabile o siamo soli nell&#8217;universo?" title="Esiste una pizzeria con una carta dei vini passabile o siamo soli nell&#8217;universo?" style="border:none; margin-right:5px;" /><p>Ci sono ricascato come un pollo. Avevo giurato e spergiurato che non ci avrei più messo piede e invece mi sono fatto trascinare in &#8220;pizzeria&#8221; senza opporre la benchè minima resistenza. Perchè ho messo le virgolette alla parola pizzeria? È presto detto: vivo in Puglia e la prima pizza degna di questo nome abita a circa 200 chilometri da casa mia, in quel triangolo delle Bermuda che ha come vertici Gino Sorbillo, Enzo Coccia e Franco Pepe. Dio li benedica comunque, anche se di una filiale da queste parti non se ne parla.</p>
<p>Qui da noi la &#8220;pizza&#8221; ha una consistenza più simile a un cinturato Pirelli che a un disco di acqua, farina e lievito cotto ad alta temperatura. Dramma nel dramma: come lo mandi giù l&#8217;orrendo mappazzone? La scelta, se di scelta si può parlare, è fra il patibolo o la forca, ovvero, birra-barra-cocacola e vista la qualità delle birre, ho più volte tentato il suicidio con le bollicine americane. Non che nelle mie pizzerie preferite ci sia da scialare, ma qualcosina si trova. Intendiamoci, la carta dei beveraggi è poco più di un foglietto, giusto qualche birretta artigianale e un paio di bottiglie di vino ma perlomeno stai mangiando La Pizza di Gino Sorbillo, vuoi mettere? Insomma, per il qui presente enostrippato il sabato in pizzeria equivale a una discesa agli inferi o, peggio, a un ingresso forzoso nel buco nero di un universo parallelo privo di alcolici e felicità.</p>
<p>E voi, cari lettori, avete vissuto la mia stessa esperienza o, fortunelli, la vostra pizzeria di riferimento è adeguatamente fornita di beveraggi? E in caso affermativo, perchè conservare il segreto rinchiuso nel cuoricino? Orsù, sputate il rospo e scrivete nei commenti le coordinate per raggiungerla: oggi compiliamo la Guida alle Pizzerie d&#8217;Italia con La Migliore Carta Dei Vini/Birre, nientemeno.</p>
<p><em>Foto credits: <a href="http://www.sorbillo.it/it/" target="_blank">Gino Sorbillo</a></em></p>
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		<title>Il meglio della settimana in cui siamo finiti su Dagospia</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 12:40:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Morichetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img width="600" height="380" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Gori-e-Romanelli-al-mare1-600x380.jpg" class="attachment-homepage-thumb-grande wp-post-image" alt="Il meglio della settimana in cui siamo finiti su Dagospia" title="Il meglio della settimana in cui siamo finiti su Dagospia" style="border:none; margin-right:5px;" /><p><em>I post più letti degli ultimi sette giorni.</em><br />
1 &#8211; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/7-buoni-motivi-per-non-amare-il-vino-di-massimo-dalema-vignaiolo-in-umbria/" target="_blank">7 buoni motivi per non amare il vino di Massimo D’Alema, vignaiolo in Umbria</a>.<br />
2 &#8211; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/i-vini-di-veronelli-una-fine-che-si-trascina/" target="_blank">I Vini di Veronelli, una fine che si trascina</a>.<br />
3 &#8211; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/il-decalogo-del-perfetto-enologo-che-il-presidente-di-assoenologi-non-leggera-mai-scommettiamo/" target="_blank">Il </a>&#8230; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/il-meglio-di-una-settimana-ancora-molto-bagnata/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="600" height="380" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Gori-e-Romanelli-al-mare1-600x380.jpg" class="attachment-homepage-thumb-grande wp-post-image" alt="Il meglio della settimana in cui siamo finiti su Dagospia" title="Il meglio della settimana in cui siamo finiti su Dagospia" style="border:none; margin-right:5px;" /><p><em>I post più letti degli ultimi sette giorni.</em><br />
1 &#8211; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/7-buoni-motivi-per-non-amare-il-vino-di-massimo-dalema-vignaiolo-in-umbria/" target="_blank">7 buoni motivi per non amare il vino di Massimo D’Alema, vignaiolo in Umbria</a>.<br />
2 &#8211; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/i-vini-di-veronelli-una-fine-che-si-trascina/" target="_blank">I Vini di Veronelli, una fine che si trascina</a>.<br />
3 &#8211; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/il-decalogo-del-perfetto-enologo-che-il-presidente-di-assoenologi-non-leggera-mai-scommettiamo/" target="_blank">Il decalogo del perfetto enologo che il presidente di Assoenologi non leggerà mai. Scommettiamo?</a>.<br />
4 &#8211; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/bettane-e-desseauve-rispondono-alle-polemiche-sul-vino-naturale-dopo-larticolo-sul-gambero-rosso/" target="_blank">Bettane e Desseauve rispondono alle polemiche sul vino naturale dopo l’articolo sul Gambero Rosso</a>.<br />
5 &#8211; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/riesling-tedesco-la-mappa-dei-territori-e-dei-profumi-finalmente/" target="_blank">Riesling tedesco. La mappa dei territori e dei profumi (finalmente)</a>.<br />
6 &#8211; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/elogio-smisurato-del-vino-in-damigiana/" target="_blank">Elogio smisurato del vino in damigiana</a>.<br />
7 &#8211; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/il-meglio-della-settimana-in-cui-ho-visto-un-delegato-ais-commuoversi-occhio-ce-il-post-nascosto/" target="_blank">Il meglio della settimana in cui ho visto un delegato Ais commuoversi* (occhio, c’è il post nascosto)</a>.<br />
8 &#8211; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/esplorando-vosnee-romanee-2009-con-pascal-lachaux/" target="_blank">Esplorando Vosne Romanée 2009 con Pascal Lachaux</a>.<br />
9 &#8211; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/la-birra-in-tavola-e-in-cucina-ecco-che-succede-quando-chiedono-una-recensione-a-intravino/" target="_blank">«La Birra in Tavola e in Cucina». Ecco che succede quando chiedono una recensione a Intravino</a>.<br />
10 &#8211; <a href="http://www.intravino.com/grande-notizia/nebbiolo-prima-retrospettiva-sulla-vendemmia-2003-lanno-dei-tropici-in-langa/" target="_blank">Nebbiolo Prima | Retrospettiva sulla vendemmia 2003, l’anno dei Tropici in Langa</a>.</p>
<p><strong>BONUS</strong>: Antonio Tomacelli <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-fermi-tutti-trattenete-il-respiro-e-in-commercio-sfide-il-vino-prodotto-da-56066.htm" target="_blank">il vino di Massimo D&#8217;Alema su Dagospia</a>. Robe da raccontare ai nipoti.</p>
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