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		<title>Nebbiolo Prima &#124; Barbaresco 2009, tra Neive e Treiso. Impressioni di un deb</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:05:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Corazzol</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="aligncenter size-full wp-image-55527" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Nebbiolo-Prima-day-1-bis.jpg" alt="" width="640" height="436" /></p>
<p>Viene fuori quello che viene fuori, cercate di non fare troppo i sofisticati. Le condizioni logistiche non sono semplici e questo è un post espresso, quasi live, scritto da un semi ubriaco con lo stomaco in subbuglio. Mi trovo sulla collina sopra Alba, seduto su una panchina nel parcheggio dell’Ampelion, struttura polifunzionale che ospita il corso triennale di Enologia e Viticoltura dell’Università di Torino, il Consorzio Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero, il Centro Analisi Ricerche Agroalimentari Enocontrol, la Società di Certificazione Valoritalia, l’Unione Produttori Vini Albesi, il Rifugio della Giovane (scherzo) e questa settimana Nebbiolo Prima, l’anteprima delle nuove annate di Barolo, Barbaresco e Roero. C&#8217;è un sole sgarbatissimo che rende più difficile la già difficile prestidigitazione sul mio iPad e le temperature non sono affatto compatibili con la mia bella giacca di tweed. Sedute sull&#8217;altra panchina due signore bionde, germanofone e occhialate da Tom Ford si godono la vista dei tetti rossi di Alba ed un sole ligure. Le ho notate in hotel, sul pulmino ed in sala degustazione. Fossi più giovane, meno obeso e meno sposato mi convincerei ad azzardare una conversazione piaciona.</p>
<p>Stamattina ho fatto la mia prima degustazione a Nebbiolo Prima: Barbaresco 2009 e riserve 2007 tra Neive e Treiso, oltre a pochi Barolo di Novello.  Sono tra i Buyer, quindi i vini sono palesi; <a href="http://i.minus.com/ibekCrx6zmqEG8.jpg" target="_blank">questo lo stropicciato elenco degli assaggi</a> previsti che per i giornalisti sono invece alla cieca. Mi accomodo nella bella sala. Ci saranno in tutto una cinquantina di persone; i sommelier dell&#8217;AIS si muovono agili tra i tavoli e delle sorridenti signorine multilingua distribuiscono materiale informativo tra cui una bella agenda per le annotazioni. Mi si avvicina un sommelier, dice : &#8220;per avvinare&#8221; e versa una cospicua dose di vino nel primo bicchiere. Io avvino il bicchiere e butto il contenuto. Poi &#8211; sempre <em>poi </em>cazzo, mai quell’attimo prima &#8211; mi rendo conto che quel vino era troppo per un solo bicchiere e che avrei dovuto usarlo per avvinare anche gli altri. Provo a mimetizzarmi, ma a destra Kim  dall&#8217;India e a sinistra Takeshi dal Giappone già mi guardano sghignazzando e comunicando tra loro in una lingua che non è inglese, lo giuro.</p>
<p>Si comincia con i Barbaresco 2009: batterie da cinque. Mi ci metto di buzzo buono e mi prendo il mio tempo. Quando finisco il terzo round Kim, Takeshi e tutti gli altri iniziano il quinto. Mi faccio prendere dal panico e così roteando il bicchiere lascio sfuggire il vino, centrifugandolo in bocca sputacchio vino, cercando di colpire Takeshi che si sganascia alle mie spalle colpisco la sputacchiera e rovescio vino. Io odio il vino. E odio Takeshi. Finisco mostruosamente in ritardo gli assaggi dei Barbaresco.</p>
<p style="text-align: center"><img class="aligncenter size-large wp-image-55515" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/DSC_0316-700x465.jpg" alt="" width="560" height="372" /></p>
<p>In generale la sensazione è quella di una buona annata, nella quale i produttori sono riusciti a trovare la chiave giusta pur in presenza di condizioni metereologiche altalenanti (abbondanti nevicate invernali, un’aprile piovoso, pressoché nulla piovosità estiva unita a gran caldo in agosto). Resta un relativo senso di straniamento generato da alcuni vini completamente sbagliati, difettosi, con evidenti riduzioni. Altro elemento è la bevibilità dei vini assaggiati. Chi più chi meno tutte le bottiglie senza difetti del 2009 mi sono sembrate sorprendentemente pronte o quasi. Per quanto pronte restano comunque bottiglie appena nate, per cui giudizi veri e propri sono assai rischiosi. Mi espongo in positivo su alcuni produttori che mi hanno personalmente incuriosito:</p>
<p><strong>Barale Fratelli “Serraboella” 2009</strong>: al naso è intrigante con note di china e terra bagnata, in bocca i tannini sono decisi, forse un po’ corto. Si farà.</p>
<p><strong>Bricco Grilli “Serragrilli” 2009</strong>: aromi mediterranei molto intensi (rosmarino, origano), leggermente vinoso ha una complessità che si esprime anche al palato con buona freschezza e sapidità. Pronto?</p>
<p><strong>Piero Busso “Borgese” 2009</strong>: profumi finissimi e appena percettibili sui sentori della ciliegia  e ribes, leggermente speziato è elegante in bocca, giustamente tannico. Da aspettare.</p>
<p><strong>Ceretto “Bricco Asili Bernadot” 2009</strong>: complesso nei profumi con riflessi floreali e di frutta rossa, spezie, erba tagliata, tabacco con note minerali. In bocca il tannino si fa sentire, vino potente di gran struttura, ma in equilibrio. Credo sarà un grande vino.</p>
<p><strong>Luisin “Rabajà” 2009</strong>: profumi eleganti e fini di frutta rossa sotto spirito, prugna e sottobosco, terra umida e tabacco. La complessità del naso trova riscontro in un assaggio asciutto e dritto con note salmastre e fresche che accompagnano dei tannini eleganti. Vino tra quelli che più mi ha convinto.</p>
<p><strong>Negro Angelo e Figli “Cascinotta” 2009</strong>: al naso esprime con forza sentori di frutta rossa matura, aromi succosi e dolci, poi terra bagnata, tabacco e spezie. In bocca è fresco e dotato di bella acidità e sapidità spiccata. Piace molto.</p>
<p><strong>Castello di Verduno Riserva “Rabajà” 2007</strong>: vino giocato sull’eleganza e la finezza. Al naso  lievi sentori salmastri, poi fiori gialli, ginestra. In bocca ha buona freschezza e leggera acidità che ne mantengono l’equilibrio. Slurp.</p>
<p>Ora salgo sul torpedone, devo andare dai Marchesi di Gresy a fare una degustazione di Barbaresco “Martinenga” 2008, 2006, 2004, 2003, 1997, 1995, 1992, 1985, 1982 e 1980. Kim e Takeshi chiacchierano con le mie due procaci germanotte; poi si voltano tutti verso di me e ridono. Voglio tornare a casa.</p>
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		<title>Fattoria di Fibbiano e lo strano gemellaggio cistercense tra San Colombano e Peccioli</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 07:31:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gori</dc:creator>
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<p>Cosa significa essere coltivatori custodi? Significa, per esempio, ritrovarsi nel vigneto (12 ettari più 6 in affitto, dal &#8216;97 solo autoctoni italiani) un vitigno come la Colombana. Da quel momento, è come se lo adottassi. E&#8217; un&#8217;idea nata nell&#8217;ex&#8230; <a href="http://www.intravino.com/assaggi/fattoria-di-fibbiano-e-lo-strano-gemellaggio-cistercense-tra-san-colombano-e-peccioli/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-55072" title="Matteo &amp; Nicola Cantoni" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Matteo-Nicola-Cantoni.jpg" alt="" width="640" height="428" /></p>
<p>Cosa significa essere coltivatori custodi? Significa, per esempio, ritrovarsi nel vigneto (12 ettari più 6 in affitto, dal &#8216;97 solo autoctoni italiani) un vitigno come la Colombana. Da quel momento, è come se lo adottassi. E&#8217; un&#8217;idea nata nell&#8217;ex Arsia Toscana per promuovere la responsabilizzazione dei viticoltori nei confronti di certe varietà, sempre più attuale dopo che per molti anni nessuno sembrava curarsene. <a href="http://fattoria-fibbiano.it/" target="_blank">Fattoria di Fibbiano</a>, con sede a Peccioli nelle colline pisane, ha i vigneti al centro di un agriturismo autosufficiente dal punto di vista energetico, grazie al fotovoltaico (30 kW) e completamente bio; citata in documenti storici già dal 1300, rinasce nel 1997 quando la famiglia Cantoni, dal Lodigiano, la acquista per cambiare stile di vita. Il caso vuole che tra gli ettari di vigneto venga trovata uva bianca &#8220;colombana&#8221;, identica a quella che viene coltivata in Lombardia con il nome San Colombano, portata quaggiù, pare, da un monaco cistercense scozzese dalla Certosa di Pavia (vicinissima a San Colombano al Lambro e non lontano da Lodi da dove proviene la famiglia).<img class="alignright size-medium wp-image-55073" title="Ceppatella 2008 Fibbiano" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/ceppatella-2008-fibbiano-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></p>
<p>Ma la colombana non è l&#8217;unico sforzo nella direzione del recupero, come dimostrano i lavori con l&#8217;Università sull&#8217;appassimento del Trebbiano e gli studi su Sangiovese Polveroso, Brunellone e San Forte &#8211; questi vi mancavano, eh? Tutto ciò si ritrova nei vini, dove il tocco enologico è minimo ma appassionato, e Matteo e Nicola (i due fratelli Cantoni che gestiscono la Tenuta) ci mettono il loro entusiasmo per tirar fuori il meglio dai sangiovese e colorino locali, sperimentando tecniche e assemblaggi. Avevamo già assaggiato i vini della Tenuta con Emiliano Falsini nel <a href="http://www.vinodaburde.com/2010/07/08/i_terroir_di_emiliano_falsini_collezione_estate_2010_toscana_romagna_umbria_sicilia/" target="_blank">2008</a> e nel <a href="http://www.vinodaburde.com/2009/08/04/i_terroir_di_emiliano_falsini_dalletna_di_girolamo_russo_al_sagrantino_di_tabarrini_e_perticaia_passando_per_lande_sconosciute_di_toscananon_facciamoci_mancare_niente/" target="_blank">2009</a> ma mai come quest&#8217;anno ci sono sembrati precisi e allineati con le aspettative del pubblico moderno.</p>
<p><strong>Fonte delle donne 2011 Igt</strong><br />
Prende il nome da una fonte antichissima al centro della tenuta, ed è il vino che raccoglie la vinificazione della Colombana (San Colombano) e Vermentino, mentre in precedenza era costituito  anche da trebbiano e malvasia, adesso è prodotto appunto con solo Vermentino che dà corpo e struttura, e Colombana che dà aromi anche molto intensi. Il vino è in effetti pesca, susina, gelso, nota sapida e gessosa, bocca bella integra, di allegra succulenta. <strong>85</strong> (a meno di 9 euro sullo scaffale).</p>
<p><strong>Chianti DOCG Superiore 2010</strong><br />
Sangiovese e Canaiolo, sei mesi di botte grande: viola e ribes rosso, amarena, ricco e scuro ma senza note legnose; bocca delicata all&#8217;inizio, e finale pulito di lamponi e more. Sapido e dissetante, Canaiolo sugli scudi, criomacerato e presente almeno per il 10% nel blend. <strong>83</strong></p>
<p><strong>L&#8217;Aspetto Igt 2008</strong><br />
Canaiolo (anche qui da criomacerazione) e Sangiovese 50 e 50, un anno di legno, barrique e tonneau usati; floreale ampio e dolce, con resina e pigna, ribes nero; bocca molto decisa ma rotonda, finale medio, ematico e originale. <strong>85</strong></p>
<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-55071" title="Fibbiano, gamma completa" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/fibbiano-gamma-completa--300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Ceppatella 2007 Sangiovese</strong><br />
Tonneau e barrique, da uve di una vigna centenaria, con resa minima; guyot. E&#8217; profondo, rigoroso e avvolgente: amarena e tabacco, leggero tocco di legno, resina e noci; bocca fine ma aggraziata. <strong>86</strong><br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Ceppatella 2008 Sangiovese</strong><br />
Arioso floreale, speziato e avvolgente: frutta sotto spirito, intenso, mentolo e timo, finocchio selvatico; bocca compatta decisa e sferzante, ma felpato, con bel finale di classe. <strong>91</strong></p>
<p><strong> </strong>Una gamma di vini moderna e ben attrezzata con belle etichette e aspetto molto invitante. Nel bicchiere sanno dare brividi di piacere, e una vera scossa per il Fonte delle Donne e soprattutto il Ceppatella che sembra maturo per il grande salto: l&#8217;apprezzamento da parte del pubblico dopo anni di successo <em>underground</em>.</p>
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		<title>Romagna mia &#124; Ronchi di Castelluccio, verticali emozioni</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 14:10:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Succi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Nell’immaginario collettivo la Romagna è sinonimo di distese infinite di ombrelloni, piadine, discoteche, vitelloni e sballo. Molti però ignorano che la parte più caratteristica, verace, meno appariscente, è l’entroterra con i suoi bellissimi borghi collinari circondati da vigne e olivi. Il&#8230; <a href="http://www.intravino.com/assaggi/romagna-mia-ronchi-di-castelluccio-verticali-emozioni/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-large wp-image-55459" title="Ronchi di Castelluccio in verticale" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Ronchi-di-Castelluccio-in-verticale-700x411.jpg" alt="" width="700" height="411" />Nell’immaginario collettivo la Romagna è sinonimo di distese infinite di ombrelloni, piadine, discoteche, vitelloni e sballo. Molti però ignorano che la parte più caratteristica, verace, meno appariscente, è l’entroterra con i suoi bellissimi borghi collinari circondati da vigne e olivi. Il noto regista e produttore cinematografico Gian Vittorio Baldi, lughese di nascita, nel 1974 di ritorno da Roma, rimase rapito da quei paesaggi e fondò il “Castelluccio”, nelle colline fra Brisighella e Modigliana, a cavallo fra le province di Forlì e di Ravenna.</p>
<p>L’azienda si trova ad un’altitudine che va dai 250 ai 500 m. slm, con terreni formati da uno strato compatto di marna e calcare dove furono individuate microzone particolari tra macchia e calanchi, adatte alla produzione di uve di altissimo livello qualitativo; queste zone da noi in Romagna sono definite i “Ronchi”, così chiamati perché non erano altro che <em>pezzi di terra strappati al bosco con la roncola</em>. Le  tendenze enologiche anni ’90 erano ben lontane dal condizionare il mondo vinicolo italiano e Gian Vittorio Baldi, con l’aiuto di Gino Veronelli e dell’agronomo Remigio Bordini, capì che il legame tra il Sangiovese e i terreni che avevano a disposizione era e sarebbe stato indissolubile.</p>
<p>Allora il progetto fu considerato visionario, “<em>qvel l’è màtt</em>” dicevano i contadini del luogo. Baldi (presente alla serata insieme al figlio Gian Matteo, oggi direttore generale della Bertani) ci ha raccontato del perché iniziò la sua avventura: non capiva come mai nei ristoranti italiani non ci fossero vini della Romagna in carta, e sugli scaffali delle enoteche. A posteriori la risposta è facile: si pensava a produrre tanto senza badare alla qualità del prodotto finale, cosa che nella maggioranza dei casi avviene anche oggi. Ecco perché lo consideravano “matto” e il suo estro, sommato alla grande determinazione, lo portarono anche ad essere tra i primi in Italia a mettere in pratica il concetto di cru (in questo caso in riferimento al singolo <em>ronco</em>), appreso quando andò a far visita, tanto per essere sicuro di non sbagliare, alle aziende Chateau Haut Brion e Chateau d’Yquem.<img class="alignright size-medium wp-image-55482" title="Foto 007" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Foto-007-300x277.jpg" alt="" width="300" height="277" /></p>
<p>La zonazione lo portò a piantare selezioni clonali diverse di Sangiovese a seconda dell’esposizione e del terreno, in modo da ottenere prodotti unici e distinguibili. Gian Matteo Baldi ci ha confessato che le selezioni scelte da loro erano quelle che a Tebàno (la sezione distaccata della facoltà di agraria dell’Università di Bologna, dove c’era appunto il Dott. Bordini) nessuno si sognava più di piantare perché poco produttive; una di queste selezioni (il biotipo SG 19, quello del Ronco della Simia) è tuttora piantato dagli agricoltori romagnoli e toscani ed è probabilmente una di quelle che offre i migliori risultati qualitativi.</p>
<p>Se le orme dei Baldi fossero state seguite da tutti in Romagna, avremmo oggi una delle migliori zone produttive e rinomate in Italia. Purtroppo, al contrario, a torto o a ragione, è invece considerata il terzo mondo dell’enologia e il termine <em>ronco </em>è ormai per i più sinonimo di vino in cartone (e l’esclamazione <em>“tòt i dè!”</em> nasce spontanea). Sono però un inguaribile ottimista e sono convinto che sotto le ceneri le braci ardano ancora. Prima o poi, i semi piantati nella “terra buona” riusciranno a germogliare e i prodotti di allora ritorneranno in queste terre, richiamando l’attenzione dei consumatori.</p>
<p>Oggi molti ottimi produttori cercano di  raggiungere alti livelli qualitativi, alcuni ci riescono ma non c’è ancora uno stile comune, un filo conduttore che faccia capire agli appassionati il territorio: servono vini veri a base di Sangiovese, possibilmente in purezza per evitare l’ omologazione di cui soffrono molti vini della mia terra, dei miei colleghi. Un’ultimissima cosa: tanto per far contenti i tifosi del bio a tutti i costi, ricordo che Castelluccio fu tra gli antesignani &#8211; senza ovviamente sbandierarlo ai quattro venti come succede oggi &#8211; con concimazioni solo con letame (2/3 di vacca e 1/3 di pecora), in vigna solo rame e zolfo, uso di lieviti indigeni. Insomma cose semplici che oggi sono considerate virtù ma che allora erano la normalità. Ecco i vini bianci in degustazione.</p>
<p><strong>Ronco del re ’81</strong>: Sauvignon blanc; colore giallo paglierino appena carico, alla vista sembra più un 2006 che non un ’81. Naso che apre con note di pera sottospirito che poi evolvono in un floreale di mimosa e poi in miele d’acacia. Bocca freschissima grazie ad una acidità veramente alta e con un finale agrumato, di una persistenza infinita. Per questo vino il tempo non è passato. Fu prodotto originariamente in non tantissimi ettolitri; ma dato che non piacque, venne dato agli operai dell’azienda, prima di essere imbottigliato. Rimasero due damigiane da 54 litri che furono poi imbottigliate. Un vino culto, da non credere. Il miglior bianco italico e non che abbia mai bevuto in vita mia. <strong>98/100</strong></p>
<p><strong>Ronco del re ’90</strong>: colore giallo più carico del precedente. Al naso apre con un leggero sentore di zolfo a coprire il floreale, che viene comunque fuori ad aspettare con fiori di camomilla e miele. Bocca complessa con nespola in evidenza e un finale di caramello. L’acidità più bassa rende la beva appena più difficile per la minor freschezza. Soffre la presenza del fratello maggiore. <strong>91/100</strong></p>
<p>Questi invece i rossi, tutti 100% Sangiovese.</p>
<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-55483" title="Foto 002" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Foto-002-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Ronco delle ginestre ’82</strong>: colore rosso rubino intenso e brillante, senza cedimenti. Naso di pelle conciata al cromo, poi menta, menta e ancora menta. La freschezza è impressionante, vino che sembra di almeno 10 anni più giovane, ci sono note di tabacco e rabarbaro e balsamiche sul finale. Alla cieca sarebbe stato facile confonderselo con un Biondi Santi.  <strong>94/100</strong></p>
<p><strong>Ronco delle ginestre ’86</strong>: colore rosso più scarico e granato del precedente. Appena versato si sente una netta riduzione con odore di tombino, che però scompare nell’arco di neanche un minuto per aprirsi sempre in note mentolate (meno evidenti rispetto al ginestre ’82) poi agrumate ed infine in fiori macerati; veramente complesso. Anche qui acidità altissima, tagliente, che mantiene la beva vivissima grazie anche all’evidente frutto agrumato presentissimo. Anche questo è un Sangiovese di gran classe. <strong>95/100</strong></p>
<p><strong>Ronco delle ginestre ’88</strong>: questo vino a mio avviso è stato contaminato dal tappo difettoso. Apre con una piccola muffetta (non TCA netto, ma quasi) e con glutammato. Bocca evoluta, dove ritorna quella che a mio avviso è la contaminazione del tappo. Peccato. <strong>N.G.</strong></p>
<p><strong>Ronco dei ciliegi ’81</strong>: colore come il ginestre ’86. Olfatto che offre in apertura un thè nero indiano persistente che ritorna anche in bocca accompagnato da un’acidità vibrante e tannini ancora leggermente aggressivi che farebbero pensare ad un vino del ’90 o dopo ancora. Finale incredibile. <strong>93/100</strong></p>
<p><strong>Ronco dei ciliegi ’82</strong>: per me la vera sorpresa della serata. Parte muto, chiuso, ma poi si apre in note torbate e poi iodate; bocca monumentale, assurda per un vino del 1982. Un frutto macerato in mezzo ad un mare di tannini compatti ma levigati fusi in un’acidità da far spavento. Pazzesco, in prospettiva potrebbe durare ancora altri decenni. <strong>97/100</strong></p>
<p><strong>Ronco del casone ’80</strong>: colore scurissimo violaceo (!) sembrerebbe a prima vista un vino fatto da uve a base montepulciano o lambrusco grasparossa; irreale. Qui però la prima delusione, naso evoluto da Porto che ritorna anche nel prospetto gustativo. Non andato, ma veramente troppo evoluto; si potrebbe pensare ad una cattiva conservazione. Oppure andava bevuto prima. <strong>83/100</strong></p>
<p><strong>Ronco del casone ’81</strong>: qui il colore è nettamente più scarico (anche perché sarebbe veramente stato impossibile fare di più). Olfatto anche qua con nespola che rimane in bocca assieme a tannini di una finezza setosa, quasi borgognona, anzi il più borgognone dei vini della serata; sfido chiunque alla cieca a scambiarlo per un Sangiovese. <strong>93/100</strong></p>
<p><strong>Ronco del casone ’86</strong>: Colore rosso rubino brillante, l’acidità volatile che è effettivamente sopra le righe copre tutto lo spettro olfattivo e purtroppo ritorna anche al gusto, anche se poi il finale agrumato va a raddrizzare la situazione, assieme ad un tannino perfettamente integro. Per inciso la volatile è sparita la sera successiva, e il naso è andato ad avvicinarsi ad un frutto chiaro leggermente maturo. La sera della degustazione ho scritto <strong>84/100</strong>; il giorno dopo <strong>87/100</strong>. Non all’altezza però dei migliori della serata.</p>
<p><strong>Ronco del casone ’87</strong>: Seconda sorpresa della serata. All’olfatto è ancora presentissima una ciliegia rossa perfettamente integra, anzi ancora si avvertono note quasi fermentative, pazzesco! Il frutto rosso quasi macerato ritorna anche per la via gustativa con un tannino in progressione che domina sull’allungo finale; il tutto accompagnato dalla freschezza che è evidente ormai essere il marchio di fabbrica della gestione di allora. <strong>96/100<img class="alignright size-medium wp-image-55484" title="Foto 005" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Foto-005-300x259.jpg" alt="" width="300" height="259" /><br />
</strong></p>
<p><strong>Ronco della simia ’90</strong>: uno dei tre vini che chiederei di bere nel caso fossi condannato a morte. Colore di tonalità scurissima, compatto; con unghia appena aranciata. Subito il naso è monolitico, indice già dell’imponente struttura del vino; poi evolve in frutta rossa e nera macerata e poi in liquirizia, poi ancora cioccolata e mallo di noce. Bocca assoluta, struttura alla Chateau Latour; la potenza di Mike Tyson con l’eleganza di Sugar Ray Leonard. Poi ancora frutta nera, liquirizia e alla fine anche il catrame. Il tutto sorretto da una quantità di tannini enorme che non asciugano ma anzi allungano il finale. Che dire? <strong>97/100</strong> pieni, ma in prospettiva… chissà?</p>
<p>Peccato per chi non abbia mai bevuto una cosa simile. Nella mia vita è la seconda volta, posso dire di essere stato fortunato. Riassaggiato dopo un’ora, all’olfatto si è richiuso, come a dire: “avete intravisto chi sono…poi vi farò vedere sul serio chi diventerò”. Chi sarà il fortunato a riberlo? Per inciso, al termine della serata, si è bevuto un vino che è considerato lo “<em>Chateau d’Yquem italiano</em>” annata 1996, di un’altra grande azienda romagnola. Ma questa è un’altra storia.</p>
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		<title>Siamo tutti nel wine porn. E se avesse ragione Courtney Love?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 10:25:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristiana Lauro</dc:creator>
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<p>Ciao Courtney, scusa se ti scrivo da Intravino ma non ho il tuo cellulare in memoria. Anzi, se me lo ridai ti cerco su whatsapp che spendo meno: non so se ti hanno letto i giornali ultimamente,&#8230; <a href="http://www.intravino.com/primo-piano/siamo-tutti-nel-wine-porn-e-se-avesse-ragione-courtney-love/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-55465" title="&quot;Wine Porn&quot;" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Immagine-733.png" alt="" width="559" height="284" /></p>
<p>Ciao Courtney, scusa se ti scrivo da Intravino ma non ho il tuo cellulare in memoria. Anzi, se me lo ridai ti cerco su whatsapp che spendo meno: non so se ti hanno letto i giornali ultimamente, ma qui in Italia tira un’ariaccia che non ti dico. <span id="more-55432"></span>Certo, tu a Los Angeles cadi sempre in piedi. Veniamo a noi: ce l’ho con te dall’ultima volta che ci siamo sentite per Natale: diamine Courtney, la tua ricetta delle polpette di vitello era una fregatura! Hai dimenticato il vitello e io ho fatto una figura tremenda coi miei ospiti. C’hanno messo un attimo a capire che mancava la carne, porca paletta! Ma dico io, hai smesso o no di strafarti come una zucchina? Ti avrei tolto l’amicizia su Facebook se non fosse che l’ho data a cani e porci. L’amicizia, intendo.</p>
<p>L&#8217;altro giorno, poi, <a href="http://newyork.grubstreet.com/2012/05/courtney-love-new-york-diet-includes-babbo-brooklyn-fare.html" target="_blank">ho letto l’intervista</a> dove parlavi di Chateau Petrus fingendo di non sapere cosa fosse, e mi è salita definitivamente la carogna. Anche Bono è incazzato nero: tu lo sai quante copie di “With or without you” ha dovuto vendere per offrirti quella cavolo di bottiglia che tratti come spuma al chinotto imbottigliata da Bulgari? Ma che ti dice la testa, Courtney? E poi paragonarla a un banalissimo oppiaceo, dai! Lasciatelo dire, Courtney, sei una capra! E &#8217;sta storia del vino che sarebbe una roba da vecchi, che significa? Devo leggerla come un’offesa personale? Vuoi che sputtani su Intravino che hai 6 anni più di me che ne ho 42 e che da vicino si vede di brutto? Capperi Courtney, stai un po&#8217; attenta a quello che dici: le parole pesano come pietre, la gente ci rimane male e comincia a ingozzarsi di antidepressivi.</p>
<p>E infine, scusa sai, cosa volevi dire con: ”I’m not into <strong>wine porn</strong> at all”? Che noi invece siamo ossessionati dal vino, maniacali e quindi prendi le distanze? Beh, se è questo che intendi, lasciatelo dire: sei proprio una fottuta snob, non ti facevo così, davvero!  Le tue dichiarazioni su Petrus rischiano di mettere in ginocchio un intero comparto che già non gode di ottima salute. I vecchi (e siamo un fottìo) smetteranno di bere Petrus per sentirsi più giovani e i giovani si faranno di oppio che costa meno e così l’economia andrà a scatafascio. Tutto per colpa tua, Courtney, contenta? Ora ti lascio, ho una verticale di Tavernello che mi attende e non vorrei far tardi. Un bacione dalla tua amica Cri.</p>
<p>P.s.: domanda: l&#8217;ultimo tuo Cd che mi hai spedito va nell&#8217;umido o nella plastica?</p>
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		<title>Pubblicità e Pasolini: innocente candore al tempo di Facebook</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 08:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Corazzol</dc:creator>
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<p>Mentre l’amico Mark se ne va a spasso in felpa per Wall Street generando angosciosi <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/05/10/news/zuckerberg_polemiche_sulla_felpa_wall_street_vuole_un_ceo_ben_vestito-34845238/" target="_blank">interrogativi</a> in economisti, stilisti e monaci proverbializzati, sulla sua creatura ogni giorno si consumano atroci misfatti, veri e propri attacchi all’intelligenza ed&#8230; <a href="http://www.intravino.com/persone/pubblicita-e-pasolini-innocente-candore-al-tempo-di-facebook/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-55373 alignleft" title="Pier Paolo Pasolini" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/P_p_pasolini.jpg" alt="Pier paolo Pasolini" width="251" height="310" /></p>
<p>Mentre l’amico Mark se ne va a spasso in felpa per Wall Street generando angosciosi <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/05/10/news/zuckerberg_polemiche_sulla_felpa_wall_street_vuole_un_ceo_ben_vestito-34845238/" target="_blank">interrogativi</a> in economisti, stilisti e monaci proverbializzati, sulla sua creatura ogni giorno si consumano atroci misfatti, veri e propri attacchi all’intelligenza ed alla sensibilità di noi utenti/consumatori. Per quei due marziani tra voi che non sapessero da cosa dipenda il valore di Facebook (100 miliardi di bei dollaroni) basti una sola parola: pubblicità. Ma non pubblicità qualunque. Pubblicità targettizzata (oddio), insomma filtrata sul vostro profilo utente. Così, se io ho un sacco di amici che tracannano vino e lo dichiarano apertamente, se ho messo un bel po’ di “mi piace” su pagine vinose e se le mie info (maschio quarantenne, laureato, impiegato) dicono che ho una certa potenziale capacità di spesa, vedrò in bella evidenza sulla colonna di destra inserzioni sponsorizzate da soggetti che mi considerano un consumatore per loro interessante. Per questo io ho soprattutto inserzioni di viaggi, enogastronomia e lingerie.</p>
<p>Negli ultimi tempi del meccanismo se ne sono accorti in parecchi anche da noi. Così sulla mia colonnina trovo sempre più inserzioni pertinenti ai miei interessi. Ora queste inserzioni hanno forma di “strilli” contenuti in una foto piccola (50 x 50 pixel) e da un brevissimo testo (15 battute circa). Notoriamente la sintesi è una brutta bestia da domare, e veicolare in poche parole un messaggio commerciale è materia delicata, complessa, che richiede non poco talento e professionalità. Richiede però anche una roba che si chiama cultura generale, merce non facilmente reperibile. Ultimamente, un po’ per diletto personale (ehm) un po’ per lavoro, mi sto annotando le inserzioni della mia pagina FB.</p>
<p>La mia preferita ad oggi è la campagna pubblicitaria di <a href="http://www.pordenonewithlove.it/it/" target="_blank">Pordenonewithlove</a>: PWL è un’iniziativa istituzionale realizzata dalla Camera di Commercio di Pordenone con il supporto di Provincia, Regione ed altri enti locali. E’ di fatto il portale del turismo di città e provincia. In un’ottica evoluta di marketing territoriale PWL ha predisposto dei pacchetti, delle proposte di visita che dovrebbero attirare il turista. Certo non facile allestire un pacchetto per far apparire Casarsa della Delizia, San Vito al Tagliamento e Valvasone la destinazione del mio prossimo fine settimana. Ad ogni modo per riuscirci non si sono demoralizzati; i friulani sono tosti, non cedono facilmente alla prima difficoltà: “ci serve un testimonial d’eccezione” – si son detti tra loro in furlan. L’hanno trovato, purtroppo: Pier Paolo Pasolini.</p>
<blockquote><p>“Scopri l’offerta vacanza a Casarsa: gusta l’ottimo vino nella terra che ispirò Pasolini!”<br />
” Approfitta dell’offerta: 3gg alla scoperta di Casarsa, terra di vini e patria di Pasolini!”.</p></blockquote>
<p>Sorvolando sulle straordinarie proprietà ispiratrici dei vini casarnesi, mi soffermo in particolare sul testo della seconda inserzione per due passaggi che trovo <img class="alignright size-full wp-image-55374" title="inserzioni su Pordenonewithlove" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/inserzioni_ppp.png" alt="" width="259" height="241" />straordinari: il primo è l’invito a soggiornare per 3 giorni a Casarsa della Delizia: una roba, con tutto il rispetto, davvero ardita; il secondo è l’utilizzo del sostantivo “patria”. Ecco, il Friuli Venezia Giulia è terra davvero splendida, una storia millenaria, una cultura meravigliosa, gente dura, storie di emigranti, di fatica e lavoro, di incroci di popoli – lo dico senza retorica o ironia alcuna – però che un comune di 8.600 abitanti venga assurto al livello di “patria” mi pare francamente eccessivo. E poi per assurdo, di chi sarebbe “patria” Casarsa della Delizia? Il concetto non è puramente anagrafico o territoriale ed è innegabile che fino al 1950 Pasolini lì crebbe e lì elaborò la sua prima originalissima poetica, però non vi nacque; il suo primo poetico vagito lo espresse a Bologna mentre dal Friuli dovette andarsene quando,  denunciato per corruzione di minorenne – accusa da cui fu in seguito assolto – venne espulso dal PCI di Udine “per indegnità politica e morale”. A seguito di quei fatti Pasolini  dolorosamente lasciò, con la madre, la <em>patria </em>Casarsa e si  trasferì a Roma.</p>
<p>Ma forse questi sono argomenti pretestuosi, il fatto è che non mi libero del senso di disagio nel vedere utilizzata l’immagine di Pier Paolo Pasolini in un’inserzione pubblicitaria, anche se istituzionale, anche se di un territorio. Sarò ingenuo e falsamente ammantato di candore?</p>
<p><em>[Crediti | Immagini: Wikipedia, Facebook]</em></p>
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		<title>Sigari e Champagne &#124; Primo sole e primo mare con La Flor de Ynclan e Larmandier-Bernier</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 15:32:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-55272" href="http://www.intravino.com/assaggi/sigari-e-champagne-primo-sole-e-primo-mare-con-la-flor-de-ynclan-e-larmandier-bernier/attachment/flor-de-ynclan-cigar-champagne-larmandier-bernier-tradition/"></a>Il primo bagno della stagione non si scorda mai. A maggior ragione se hai a disposizione una gran lista di Champagne da cui scegliere (grazie alla cantina de<a href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/i-ristoranti-dellestate-come-si-sta-a-lo-scoglietto-di-rosignano/" target="_blank"> Lo Scoglietto</a> a Rosignano) e un sigaro da provare su&#8230; <a href="http://www.intravino.com/assaggi/sigari-e-champagne-primo-sole-e-primo-mare-con-la-flor-de-ynclan-e-larmandier-bernier/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-55272" href="http://www.intravino.com/assaggi/sigari-e-champagne-primo-sole-e-primo-mare-con-la-flor-de-ynclan-e-larmandier-bernier/attachment/flor-de-ynclan-cigar-champagne-larmandier-bernier-tradition/"><img class="alignleft size-large wp-image-55272" title="Flor de Ynclan Cigar e Champagne Larmandier Bernier Tradition" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/flor-de-ynclan-cigar-champagne-larmandier-bernier-tradition-450x600.jpg" alt="" width="360" height="480" /></a>Il primo bagno della stagione non si scorda mai. A maggior ragione se hai a disposizione una gran lista di Champagne da cui scegliere (grazie alla cantina de<a href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/i-ristoranti-dellestate-come-si-sta-a-lo-scoglietto-di-rosignano/" target="_blank"> Lo Scoglietto</a> a Rosignano) e un sigaro da provare su strada. L&#8217;abbinamento sigaro-Champagne appare spesso scontato e banale, quasi più di moda che di reale sostanza, ma ogni tanto si riesce ad azzeccarne uno meraviglioso.</p>
<p>Partiamo dal sigaro, abbastanza facile da reperire in Italia. La Flor de Ynclan è un dominicano, con trincia di provenienza principale Repubblica Dominicana e Nicaragua, mentre il resto viene dall&#8217;Indonesia, con la foglia che lo avvolge composta dalla varietà &#8220;desflorado&#8221; coltivata in Equador da semi del Connecticut. La foglia, lasciata sulla pianta e raccolta tardivamente dopo la fioritura, conferisce maggiore complessità e aroma. Costruzione perfetta e tiraggio ottimale durante tutta la fumata, lenta, pacata e senza scosse anche se ci mette un bel po&#8217; ad arrivare al pieno gusto. Sigaro ricco e delicato, non ha molto corpo ma stuzzica bene con un poco di pepe bianco e un floreale allegro.</p>
<p>Non una fumata indimenticabile, intendiamoci, ma l&#8217;accoppiata con il Tradition di Larmandier-Bernier Premier Cru è quello che ci vuole per smorzare il piccante del sigaro, esaltarne la componente floreale e umettare la bocca appena ulcerata dal fumo: questo Champagne ha profumo di brioche appena sfornata, un secco floreale, acacia, cenno di lampone e fragola e lieve fumè, e soprattutto una bocca molto Vertus, ardita, che sa fermarsi un attimo prima della durezza grazie alla buona presenza di vin de reserve che fanno prevalere la cremosità.</p>
<p>Certo il sole, il mare e l&#8217;atmosfera da <em>preseason,</em> e la prospettiva di una cenetta sul bagnasciuga con il cacciucco, hanno giocato la loro parte nel rendere l&#8217;abbinamento così gradito, ma vi sfidiamo a provarlo: bollicine e sigari assieme sono piacevoli almeno quanto il classico rum o cognac, e l&#8217;abbinamento è decisamente più praticabile nella bella stagione. Fateci sapere.</p>
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		<title>Concorsi enologici &#124; L&#8217;Ais tenta lo scippo ai danni dell&#8217;Assoenologi</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 09:50:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Tomacelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-55354" href="http://www.intravino.com/primo-piano/concorsi-enologici-lais-tenta-lo-scippo-ai-danni-dellassoenologi/attachment/franco-maria-ricci-2/"></a>Franco (Maria) Ricci</strong> ne ha combinata un&#8217;altra delle sue. Con una mossa che neanche il Berlusconi dei tempi d&#8217;oro — quello che infilava due paroline in un decreto legge e mandava &#8220;a olgettine&#8221; i processi a suo carico — ha&#8230; <a href="http://www.intravino.com/primo-piano/concorsi-enologici-lais-tenta-lo-scippo-ai-danni-dellassoenologi/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-55354" href="http://www.intravino.com/primo-piano/concorsi-enologici-lais-tenta-lo-scippo-ai-danni-dellassoenologi/attachment/franco-maria-ricci-2/"><img class="alignleft size-full wp-image-55354" title="franco-maria-ricci" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/franco-maria-ricci1.jpg" alt="" width="277" height="309" /></a>Franco (Maria) Ricci</strong> ne ha combinata un&#8217;altra delle sue. Con una mossa che neanche il Berlusconi dei tempi d&#8217;oro — quello che infilava due paroline in un decreto legge e mandava &#8220;a olgettine&#8221; i processi a suo carico — ha tentato uno scippo con destrezza: togliere agli enologi la gestione (e le giurie) di tutti i concorsi vinicoli italiani per passarla nelle mani dell&#8217;Associazione Italiana Sommelier. La mano armata da Ricci ha un nome e un cognome: trattasi della senatrice <a href="http://www.laurabianconi.it/associazioneveronelli-elenco.php" target="_blank">Laura Bianconi</a> (PdL), notevole presidentessa dell&#8217;Associazione Luigi Veronelli, che raggruppa una serie di parlamentari amici del vino. Quello che segue è il <a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emendc&amp;leg=16&amp;id=650040&amp;idoggetto=679668" target="_blank">testo</a> che la senatrice ha fatto mettere ai voti:</p>
<blockquote><p><strong>Art. 41-<em>bis. <em>(Concorsi enologici di vini DOP, IGP e di vini spumanti di qualità)</em></em></strong></p>
<p>1. All&#8217;articolo 21, del decreto legislativo 8 aprile 2010, n. 61, il comma 3 è sostituito dal seguente:</p>
<p>&#8221;3. Le disposizioni per la disciplina del riconoscimento degli organismi di cui al comma 1, della partecipazione al concorso, del regolamento di concorso, nonché del rilascio, gestione e controllo del corretto utilizzo delle distinzioni attribuite, sono stabilite con apposito decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Spetta all&#8217;Associazione italiana <em>sommeliers</em> la nomina, secondo criteri stabiliti nel medesimo decreto, delle Commissioni di degustazione, composte da <em>sommeliers</em>, e l&#8217;organizzazione dei concorsi enologici&#8221;».</p></blockquote>
<p>L&#8217;emendamento non è passato ma il tentato furto ha scatenato l&#8217;ira del presidente di Assoenologi, Giancarlo Prevarin, che, in un articolo apparso sull&#8217;house-organ dell&#8217;associazione, ha parlato apertamente di un &#8220;colpo di stato vinicolo&#8221;. Per chi non è addentro alla questione, va detto che qualunque concorso deve essere autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e che, per legge, le giurie devono essere formate da enologi ed enotecnici.</p>
<p>Sull&#8217;utilità dei concorsi lascio decidere ai produttori e sorvolo anche sulle<a href="http://www.vinoalvino.org/blog/2012/04/enologi-meno-arroganza-per-favore-a-proposito-del-commento-di-un-alto-papavero-dellassoenologi.html" target="_blank"> recenti polemiche</a> che vorrebbero gli enologi come i soli capaci di giudicare un vino, ma c&#8217;è un punto che, secondo me, ha un qualche interesse. Intorno a questi concorsi girano un tot di eurini, scuciti in parte dallo stato e in parte dai produttori che pagano cifre interessanti per l&#8217;iscrizione. Che sia questo il motivo che ha spinto l&#8217;Ais a proporsi come nuovo gestore? Sai com&#8217;è, quando c&#8217;è da fare &#8220;cultura del vino&#8221;, <strong>FMR </strong>è sempre in prima fila.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Anselme Selosse e i suoi discepoli</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 07:56:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristiana Lauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-55341" href="http://www.intravino.com/assaggi/anselme-selosse-e-i-suoi-discepoli/attachment/immagine-29-6/"></a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-55341" href="http://www.intravino.com/assaggi/anselme-selosse-e-i-suoi-discepoli/attachment/immagine-29-6/"><img class="aligncenter size-full wp-image-55341" title="Immagine 29" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/Immagine-296.png" alt="" width="444" height="295" /></a></p>
<p>Secondo molti il mondo è popolato da allievi di Selosse. Secondo me alcuni l’hanno incontrato un paio di volte e solo pochi c’hanno mangiato pasta e fagioli assieme ma, ormai, Anselme è un vincitore sul cui carro vorrebbero salire in molti.  <strong>Anselme Selosse</strong> riprende l’azienda di famiglia nel 1980, finiti gli studi alla scuola di enologia di Beaune, in Borgogna. Otto ettari di vigneti nel cuore della Cote des Blancs. Sviluppa, fin da subito, un suo stile di vinificazione con tecniche innovative per un vigneron, quali l’uso di barriques e del batonnage, <a href="http://www.intravino.com/assaggi/champagne-selosse-un-mito-quasi-inossidabile/" target="_blank">dando vita</a> a champagne dal profilo molto vinoso, di grande struttura e complessità aromatica che hanno fatto discutere a lungo rendendolo famoso in tutto il mondo.</p>
<p>Personalmente l’ho apprezzato fino agli anni ‘90, poi gli ho preferito altri e sono tutt’ora d’accordo con me stessa. Sarà perchè esprime Anselme più che interpretare il terroir e alla lunga mi stanca. In un paio di assaggi recenti ho trovato un fastidioso sentore di marsala all’uovo. In effetti alla cieca avrei detto: Zabov!  E’ comunque indubbio che Selosse abbia fortemente connotato una generazione di vigneron, <em>anselmizzando</em> alcuni aspetti della vinificazione e creando uno stile inimitabile, nel bene e nel male. Per male intendo improbabili derive borgognone di chi preferisce spostarsi qualche chilometro a sud anzichè svolgere correttamente il terroir. Eppure, il nostro eroe, ha tirato su una nidiata di produttori coi controfiocchi che spesso non hanno bisogno di rifarsi all’illustre maestro, tanto sono buoni i loro vini.</p>
<p>I discepoli dichiarati, gli autentici, quelli veri, sono: <strong>Olivier Collin, Jerome Prevost, Michel Fallon</strong>. Gli affini: <strong>Alexandre Chartogne- Taillet, Bertrand Gautherot </strong>e, in qualche modo, <strong>Aurelien Laherte, Vincent Laval.</strong></p>
<p><strong></strong>Li ho provati, con qualche delusione.</p>
<p><strong>Jérome Prévost, La Closerie, Les Béguines:</strong> Per me il migliore fra i selossiani, prodotto in sole 6000 bottiglie e unicamente da uve di pinot meunier. Millesimato non dichiarato, probabilmente per problemi di stoccaggio (ho impiegato un anno a capirlo). Non ha il passo aristocratico dei blanc de blancs ma è un’autentica delizia. Grande freschezza, acidità e agrume piacevolissimo. Affilato ma con ciccia nell’ultima edizione in commercio. Decisamente armonico e persistente. L’eleganza è la sua cifra. Mi piace molto.</p>
<p><strong>Olivier Collin, Blanc de Blancs Extra Brut:</strong> sa di pera e spezie, leggermente fumè. Molto ricco in bocca con un perlage ineccepibile. Lungo e persistente. Mi piace ma senza emozionarmi.</p>
<p><strong>Michel Fallon, Ozanne: Blanc de blancs di Avize:</strong> Leggero sentore di legno ma non invasivo. Il naso è fresco e la bocca, abbastanza ricca, è retta da una buona acidità e salinità. Buccia di arancia e susina. Non è un gigante però, complessivamente, mi è piaciuto.</p>
<p><strong>Aurelien Laherte, Brut Tradition:</strong> Prevalenza di pinot meunier. Al naso è molto fresco e floreale. Minerale, fine e coerente in bocca con una piacevole nota salmastra. Un po’ semplice, quasi inutile.</p>
<p><strong>Alexandre Chartogne-Taillet, Sainte-Anne:</strong> naso molto fruttato, mela cotogna, leggera nota di legno e una tendenza ossidativa. Crosta di pane. Burroso e molto ricco in bocca, persistente con un buon perlage ma decisamente sgraziato. Faticosissimo. D’altra parte il terroir è quello che è.</p>
<p><strong>Bertrand Gautherot, Fidèle. 100% Pinot nero:</strong> Qui, onestamente, ritrovo Selosse. Fa il verso anche a Krug per via di un’ evidente morbidezza ossidativa. Carico sovrabbondante, assai distante dai miei gusti. Più salino che minerale. Questo Champagne per me rompe gli schemi. Non è decisamente il mio stile ma getta il cuore al di là dell’ostacolo e ha personalità da vendere. Mi ha colpita e in qualche modo affascinata.</p>
<p><strong>Vincent Laval, Cumières Brut Nature: </strong>Al naso è pulito e in bocca ampio. Frutti rossi e pesca. E’ complesso e armonico con buona acidità e mineralità. Un blanc d’assemblage dignitoso di cui faccio volentieri a meno.</p>
<p>E per finire un simpaticissimo quiz per grandi e piccini :  Secondo voi <strong>Leclapart</strong> è selossiano oppure no?  In palio, per il vincitore,una bella T- shirt, taglia unica, con stampa del piccolo Anselme nel giorno della sua prima comunione, autografata da Padre Pierre, il monaco benedettino che officiò la santa messa e che ora sputa per terra se lo vede per strada.</p>
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		<title>Il meglio della settimana</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 11:54:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Morichetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[il meglio della settimana]]></category>

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<strong>2</strong> &#8211; <a href="http://www.intravino.com/assaggi/ultimi-desideri-tre-vini-da-bere-prima-della-ghigliottina/" target="_blank">Ultimi desideri &#124; Tre vini da bere prima della</a>&#8230; <a href="http://www.intravino.com/primo-piano/il-meglio-della-settimana-45/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-55281" title="pietro-divieto" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/pietro-divieto.gif" alt="" width="156" height="208" />I post più letti degli ultimi sette giorni.<br />
</em><strong>1</strong> &#8211; <a href="http://www.intravino.com/assaggi/cannare-alla-cieca-barbaresco-asili-2006-roagna-e-pergole-torte-2006-poi-darsi-allippica/" target="_blank">Cannare alla cieca Barbaresco Asili 2006 Roagna e Pergole Torte 2006. Poi darsi all’ippica</a>.<br />
<strong>2</strong> &#8211; <a href="http://www.intravino.com/assaggi/ultimi-desideri-tre-vini-da-bere-prima-della-ghigliottina/" target="_blank">Ultimi desideri | Tre vini da bere prima della ghigliottina</a>.<br />
<strong>3</strong> &#8211; <a href="http://www.intravino.com/primo-piano/appunti-per-nebbiolo-prima-rivedere-seriamente-i-criteri-di-accredito/" target="_blank">Appunti per Nebbiolo Prima: rivedere seriamente i criteri di accredito</a>.<br />
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<strong>5</strong> &#8211; <a href="http://www.intravino.com/vino/dottore-e-grave-mi-piacciono-i-bianchi-col-fondo/" target="_blank">Dottore, è grave? Mi piacciono i bianchi col fondo</a>.<br />
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		<title>Offerta speciale &#124; L&#8217;Amarone Costasera di Masi a 22 euro. Peccato sia in Norvegia</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 09:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fiorenzo Sartore</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-55246" title="Masi al duty free" src="http://www.intravino.com/wp-content/uploads/ops.jpg" alt="" width="348" height="318" /> La parola magica è &#8220;duty free&#8221;:  non c&#8217;è altra spiegazione al fatto che l&#8217;Amarone Costasera 2007 di Masi sia venduto ad un prezzo (circa 22 euro) che è quasi esattamente il prezzo franco cantina praticato agli operatori dal produttore. Peccato che tanta grazia avvenga in Norvegia. Ma se per avere l&#8217;amatissimo prezzo sorgente, croce e delizia di ogni enoqualcosa, servono i duty free, io dico: piantiamone ovunque e facciamola finita.</p>
<p>Nel commentare la foto (<a href="http://www.gamberorosso.it/images/quotidianovino/9_maggio.pdf" target="_blank">in formato PDF</a>) che, con spirito sempre grato, abbiamo preso in prestito dai ragazzi del Gambero Rosso, <a href="http://www.aristide.biz/2012/05/prezzi-amarone-valpolicella.html" target="_blank">Aristide dice che</a> le bottiglie sono &#8220;esposte al prezzo di 169 corone norvegesi, circa €22. Considerati oneri di esportazione e le considerevoli tasse locali (circa €8 a bottiglia, IVA al 25% compresa, per vini con gradazione di 16% vol. &#8211; stima di Aristide), potete immaginare a quale prezzo &#8220;franco cantina&#8221; possano uscire tali bottiglie&#8221;.</p>
<p>Sia come sia, non ci resta che rallegrarci del fatto che, almeno in Norvegia, il prezzo sorgente è realtà. Quanto allo strano sovvertimento del listino di Masi, ci piacerebbe capire cosa è successo, per determinare questo curioso sottocosto: l&#8217;importatore s&#8217;è distratto? L&#8217;addetta al duty free è innamorata? Dateci certezze, per favore.</p>
<p><em>[Crediti: Gambero Rosso, Aristide]</em></p>
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