Tres Joly | Una verticale di Coulée de Serrant

di Intravino

Vincenzo Donatiello è sommelier del ristorante Il Piastrino di Pennabilli e questa verticale non potevamo proprio perdercela.

La crisi c’è e si sente ma la Romagna del vino è in una fase di estremo fermento e non mi riferisco alle sole cantine che sperimentano, esplorano, cercano la propria identità, ma anche alle enoteche, vinerie e similari che si danno da fare con un gran numero di eventi e tasting di vario genere. Tra le realtà di maggior movimento e continuità c’è quella di Filippo Burioli in quel di Longiano, nel cesenate, che periodicamente organizza eventi per tutti i gusti e tutte le tasche.

Tra le ultime degustazioni realizzate vi era una verticale del vino simbolo di Nicolas Joly: io mi ci sono fiondato e proverò a raccontarvela. Prima, però, qualche info veloce veloce: Coulée de Serrant è l’appelation in monopolio della famiglia Joly, 7 ettari di viti ultratrentennali di Chenin Blanc coltivati in biodinamica dal 1984. La vigna è lavorata con il cavallo e a mano e la raccolta si protrae per circa 5 settimane, in differenti tries, per ottenere grappoli ben maturi e, quando vi è la possibilità, attaccati dalla Botrytis. Rese bassissime (20-25 ettolitri per ettaro), vinificazione in tonneau da 500 litri, in minima parte nuovi, e poco più di 20mila bottiglie l’anno di uno dei vini simbolo dell’enologia d’Oltralpe. Ed ora facciamo parlare il bicchiere.

Coulée de Serrant 2009. Il meno “vino” della batteria, un prodotto fatto di tanta materia ma ancora poco equilibrio. Ha una tinta particolarmente intensa, oro carico, di grande limpidezza e lucentezza, dalla consistenza quasi viscosa. L’olfazione si concentra sulle note dell’alcol particolarmente presente (15,5%), per poi lasciare spazio a note fruttate, mela golden matura e pera cotta, di pasticceria nei ricordi di pasta di mandorle e crema bruciata, chiudendo su anice, liquirizia, smalto e un leggerissimo ricordo sulfureo. Al palato apre e chiude sull’alcol, nel mezzo una freschezza di certo presente, ma che fatica a prendere spazio. Da aspettare, decisamente. 82

Coulée de Serrant 2003. La sorpresa della serata, un maratoneta che ha richiesto tempo nel bicchiere, ma alla fine quello che ha stupito e affascinato di più. Il colore è oro antico che inizia a farsi ambra, brilla nel calice, lo guardi e ti affascina sempre di più. Caleidoscopico al naso, ridotto nei primi cinque minuti, si lascia scoprire poco alla volta regalando un bouquet tutt’altro che scontato: riconosci il salmastro dell’ostrica, un ricordo di Calvados, fiori macerati, pesche sotto spirito, resina, il terroso delle radici, miele di castagno, note boisè, il mallo di noce, la cenere ed il fungo disidratato. Appena un passo indietro il palato, caldo d’alcol e di notevole freschezza in rapporto all’annata, morbido il giusto, chiude con una piacevole sapidità di stile ossidativo, se solo durasse qualche secondo in più… 88

Coulée de Serrant 1994. Il campione della serata, molto compatto, il più vicino allo stile Joly. Corriamo indietro con gli anni e i colori si fanno più tenui, qui in una veste paglierina toccata d’oro qua e là nel bicchiere. Naso di pregevole fattura e grande complessità: albicocca e melone maturo, miele di zagara, fieno, lavanda, selce, salsedine, note fumé e di idrocarburi, ricordi di corteccia e tabacco biondo. Sorso decisamente appagante, notevole, ancora di grande freschezza di beva, dalla morbidezza che si fa importante, con un piacevole finale sapido accompagnato da un sensazione pseudocalorica ben presente, ma mai sopra le righe. Tres Joly!! 92

Coulée de Serrant 1990. La pecora nera della famiglia, il vino sottotono della serata. Il colore è carico, giallo oro su tutta la superficie, ma spento e poco lucente. Interdisce al naso, con note metalliche, zolfo, fiammifero spento e un ricordo di piumaggio avicolo. In bocca è corto, manca di freschezza e si concentra su alcolicità e sapidità pressanti. Bottiglia sfortunata. p. 76

Coulée de Serrant 1980. L’altra grande sorpresa della serata. Più di trent’anni e non sentirli. Partiamo dal colore, il più giovane della batteria, giallo paglierino carico, di grande brillantezza, con ancora degli evidenti riflessi verdolini. Il naso va di pari passo con ricordi pirazinici e di leguminose, pesca bianca, cedro, camomilla, erbe amare, cocco, burro di cacao e ricordi sulfurei. In bocca è ancora fresco, sferzante, dall’alcol e morbidezza misurati, chiude sapido e lunghissimo. Da riassaggiare tra altri trent’anni, per vedere l’effetto che fa. 90

5 Commenti

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Luca Miraglia

circa 6 anni fa - Link

Mi sembra di capire che gli assaggi siano stati tutti, anche quelli più "sfortunati", di grande emozione e, in ogni caso, estremamente didattici (nel senso positivo del termine) per capire dove la "naturalità" dell'intero processo di nascita di un vino può condurre. Alla faccia dei grandi "professori" che si sono permessi, in una recentissima occasione presso l'Enoteca La Botte di Caserta, di provare a smontare, spero senza riuscirci, l'intera architettura dell'universo di Nicolas Joly.

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armando trecaffé

circa 6 anni fa - Link

...della Botte, purtroppo, ho senito parlare in termini non lusinghieri...

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Leonardo

circa 6 anni fa - Link

Per chi fosse interessato: siamo nella sulle sponde della Loira, nelle vicinanze di Angers.

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suslov

circa 6 anni fa - Link

media punti totale: 85,6 viene da dire alla sturmstruppen ach che mi stien prendenden per il kulen ? non e' che la coulee de serrant la regalino e poi tutta questa biodinamica per 85 punti a boccia ??? non capisco

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Francesco G

circa 6 anni fa - Link

Costa molto seguire le mode...

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