Trento Doc, i metodo classico trentini sul palcoscenico. Molti applausi, pochi fischi, e pure un bis

di Fiorenzo Sartore

Siete al corrente del fatto che c’è la crisi, immagino. Quindi una bella degu di metodo classico trentini quasi sottocasa ha improvvisamente un appeal tutto particolare: si risparmia in trasferte. Ringrazio il team di GoWine, che ierisera era nella mia città con uno dei suoi show itineranti, questa volta intitolato “Trentodoc sul palcoscenico di Genova”. Tra gli elementi di interesse durante un paio d’ore di assaggi, c’è stata la possibilità di comparare piccole produzioni e grosse realtà industriali, saltando veloci di bicchiere in bicchiere.

Benché il mainstream della bollicina non riesca ad eguagliare i picchi qualitativi di alcuni “piccolo-è-bello”, è comunque confortante vedere che etichette come Ferrari o Cavit (perlomeno con le cuvée presentate) non tirino fuori robe deprimenti, anzi, riescano a contribuire bene all’immagine del Trento Doc. Alle solite, i terroir dovrebbero riuscire ad esprimere oltre ad un artigianato fortemente qualitativo, anche produzioni massive che siano coerenti, e trainanti dell’immagine generale: da questo breve excursus di assaggi direi che il Trento Doc centra l’obbiettivo. E dopo ‘sta bella botta di ragionamento vetero democristiano, ecco un estratto dei miei appunti.

Il primo della lista è Cesarini Sforza. Per colpa di un bicchiere ancora vergine e cartonoso i profumi del Tridentum 2007 mi sembrano imprecisi. Resettato il bicchiere, esce meglio la complessità olfattiva, non banalmente racchiusa nella crosta di pane, anzi, elaborata. Penalizzato forse dall’intensità non esorbitante, in bocca è cremoso, con discreta lunghezza. 84. L’Extra Brut 2004, solo chardonnay, fa un’impressione migliore: scattante, vispo, vivido, finale molto asciutto. 86+. Peccato il Rosé con quel naso un po’ esile, inespresso, ed il finale un po’ troppo duro: 82.

Quelli di Abate Nero ormai si saranno rassegnati alla bruttezza del nome. Vabbe’. Verrò rischiarato (ahem) dal Brut che al naso è veramente profondo, ampio. In bocca evoca la frutta bianca, la pesca, insomma un bel bere. 89. L’Extra Brut è molto più serio e compassato, è una bolla per amatori che bevono cose concettuose e poco giuggiolone. Sarà per questo per me è una spanna sotto? (88). E’ il classico caso “de gustibus”: questo Trento Doc è più austero, quindi se vi piace l’austerità qui si gode. Prezzi in enoteca che sfiorano facile i 30 euro.

Poi tocca a Rotari. Eh be’, non fate quella faccia: non era nemmeno male. Certo, il Cuvée 28 è appena piacevole, ma sconta quel suo essere stretto, piccolo. Insomma non si impone: 79. Il loro Rosé è tecnico/piacione, ci sono andati giù allegri col dosaggio zuccherino, e sempre per la formula “de gustibus” di cui sopra, se amate la morbidezza sfacciata qui andate a nozze. 82. Questo rosé mi pare quasi un’occasione sprecata, con quel mood “voglio piacere a tutti i costi”. Il giovanissimo venditore, un amico (esistono anche giovanissimi venditori, incredibile) mi conferma che è un best seller. Decidete voi chi ha ragione. Se il mercato, o gli enotaleb. Prezzacci aggressivi, 16-18 euro.

Zanotelli fa un figurone col suo ForNeri. Anche se in etichetta non indica la vendemmia è un 2008, 36 mesi di presa di spuma. Floreale intensissimo, poi tanto pane, tanto “forno”, cioè tanta sensazione di farina e lievito. Proprio bello. In bocca si distende molto ampio, quasi morbido (anche qua un dosaggio compiacente, sembra). 86+. Circa 22 euro.

Da Revì assaggio prima il Dosaggio Zero, che apre con un vegetale di carattere, quasi gambo di sedano. In bocca è affilato, elegante, forse un poco duro ma di gran classe. 87. La botta forte arriva col Brut 2007, 46 mesi sui lieviti, che è una roba profondissima, concettuosa, talmente buono che stordisce. Ma poi lungo, vaniglioso, importante. Vogliamo trovarci un difetto? Boh, è un po’ muscolare. 91+. Il Rosé 2008 è altrettanto fenomenale, forse appena chiuso al naso ma in bocca ha stoffa da vendere, e un ritorno di fragolina spettacolare. Applausi. 89+. Riassaggiati due volte (bis). Ottimissimi prezzi, sotto i 20 euro.

Al tavolo di Cavit era rimasto solo Altemasi 2008, ogni altra etichetta era esaurita (e mancava più di un’ora alla fine del road show, cattivelli). Frutta bianca, opulenza, piacevolezza imponente, tecnico senza troppa freddezza, insomma una buona release tutto sommato. 83.

E a proposito di produttori massivi, con Ferrari ho riassaggiato il Perlé (2006) dopo annorum. Bene il naso, floreale sottile e crosta di pane. In bocca una curiosa caramella Charms sparatissima, e l’impressione finale è quella di un altro vino studiato per piacere. Nulla di male, direi. 83+. Bel lavoro il Riserva Lunelli 2004, una cuvée con qualche pretesa, visto che il naso è complesso e vaniglioso, la bocca ha un’intensità vibrante ed un ottimo equilibrio. 86.

Con Maso Martis si ritorna alla beva seria, pure un po’ seriosa. Il Dosaggio Zero spicca per classe, austerità, ma senza asprezze. 86. Il Brut, che ha uno stile simile, si segnala per una beva appagante, direi quasi dissetante, centrando l’obbiettivo della bevibilità senza perdersi in pose ammiccanti. Bel lavoro, 87. Si sale ancora di livello con un Rosé di grande intensità e soddisfazione, elegante e attrattivo: 88. La Riserva 2006, teoricamente un vino più maturo, essendo una cuvée dalle grandi aspettative adesso paradossalmente sconta difetti di gioventù; ha una vena acida ancora irruenta e appare lontano dall’essere compiuto, pure se mostra stoffa potenziale in quantità: 86+. Per ora. Prezzi: tra i 20 e i 30 euro.

Conti Wallenburg presentava il “Cuvée Fondatore”, 5 anni sui lieviti, sostanzialmente un millesimato 2007 senza che sia indicato in etichetta. Penalizzato, credo, dalla sboccatura molto recente, tre mesi fa: il naso appare più chiuso del dovuto. In bocca, in compenso, sorprende per la complessità: è fitto e profondo. 85+. Da riassaggiare.

Cantina Mori si qualifica per la leggiadria, a discapito della possanza: così il suo Brut a base chardonnay è una curiosa ma gradevole interpretazione all’insegna della leggerezza. 84. Leggero anche il prezzo, sotto i 20 euro.

Col “Bouquet” di Pedrotti, solo chardonnay, 20 mesi sui lieviti, abbiamo un altro spumante lieve, delicato, fine, poco imperativo e di buon carattere: 84. Il Rosé appare solo contratto al naso ma ha una beva fragrante. 85. Molto bene, infine, il millesimo 2007: florealità intensa e deliziosa, in bocca gran carattere e finale lungo. 88. Interessante il prezzo del Bouquet, sui 16-18 euro. Oltre i 20, gli altri.

Alla fine di questa allegra cavalcata in mezzo alle bolle, mi resta un unico interrogativo. Avendo trovato maggiori elementi di soddisfazione, comunque, negli assaggi delle piccole cantine, mi chiedo (sinceramente) quanto di questo possa provenire da un pregiudizio. L’ideale, come sempre in questi casi, sarebbe la comparata cieca: forse solo assaggiando senza vedere le etichette, potrei togliermi il dubbio. Tuttavia, dovendo scegliere chi comprare tra Cavit e Revì, ora, non avrei un attimo di esitazione.

[Crediti | Immagini: Abate Nero]

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

8 Commenti

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Marco De Tomasi

circa 7 anni fa - Link

Revì (mai assaggiato) ce l'ho nell'obiettivo da un po'. Diciamo che mi hai convinto ad andare a conoscerli !

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Giovanni Petriliggieri

circa 7 anni fa - Link

Anch'io curioso di assaggiare Revì, sopratutto perché i prezzi sono "ottimissimi".

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blond

circa 7 anni fa - Link

l'ho appena ordinato direttamente dalla cantina...incredibili i prezzi!! non vedo l'ora che arrivi!

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Zakk

circa 7 anni fa - Link

Non c'era Nicola Balter?

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Zakk

circa 7 anni fa - Link

E Zeni?

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Fiorenzo Sartore

circa 7 anni fa - Link

nessuno dei due era presente

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andrea terraneo

circa 7 anni fa - Link

Sono contento per Giacomo visto le tue note su Revi, conosciuto lo scorso anno al vinitaly per caso.. preso e proposto ai clienti.. molto contento, non solo dei buoni prezzi! Sarà certo un incentivo alla voglia di fare sempre meglio di giacomo &c. visto l'ampliamento in atto della cantina e alcune curiosità in evoluzione .... andrea

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