Tasting Lagrein | Le impressioni di un giovine blogger


Elia Cucovaz è uno dei tre lettori che si è aggiudicato l’accesso per Autochtona in cambio di un report sui Lagrein. Diligentemente ci è andato e ha inviato le sue note: il ragazzo ha talento.
Si tasta il Lagrein. Vino altoatesino decisamente autoctono, tanto che ci puoi ritrovare quasi quasi lo spirito dei sudtirolesi. Festoso e di una bella semplicità senza snobismi. Ed allo stesso tempo burbero, di poche parole con chi è solo (e sempre) di passaggio. Troppo orgoglioso per dischiudere la sua anima ad un naso che vuole fiutare tutto e subito. Impenetrabile alla luce, il Lagrein richiede di saper interpretare le sfumature. Si tratta insomma, un precettore inflessibile, per un neofita par mio.

Il tasting prevedeva 21 etichette di Lagrein e Lagrein riserva, provenienti dalle cantine di 16 produttori aderenti a FWS: Freie Weinbauern Sudtirol – I Vignaioli dell’Alto Adige, associazione di piccole aziende agricole indipendenti che hanno scelto di seguire dalla vigna alla bottiglia la filiera produttiva dei propri vini. Quindi niente monasteri blasonati nè cattedrali postmoderne dell’enologia. Tutto territorio.

Ed il territorio in questione nella maggior parte dei casi è la culla del Lagrein, la zona con maggior vocazione e tradizione: la conca di Bolzano, che con temperature elevate, buona escursione termica e un suolo bello ghiaioso-porfirico rappresenta il luogo ideale per fare Lagrein. Con alcune interessanti eccezioni (il vincitore del titolo di miglior Lagrein proviene infatti dalla bassa atesina)

Bla bla bla… Ok. Dei vini in degustazione nessuno mi ha veramente entusiasmato. Sarà un po’ l’effetto-fiera, sarà per il mio gusto ancora tutto da educare, ma tant’è. Interessante invece è stata la possibilità di mettere a confronto ravvicinato diverse interpretazioni di Lagrein. Ecco le mie personalissime (si, mi sto paraculando) impressioni su alcuni assaggi che mi sono rimasti particolarmente impressi.

Biedermannhof – Lagrein 2009: un aroma potente, intenso (le more si possono mettere sotto spirito?) ma senza esuberanze fruttuose. Aggressivo per il palato. Un vino di cattiveria, non senza eleganza.

Glassier Weingut Stefan Vaja – Lagrein Glassier 2009: fruttato di piccoli frutti dall’aroma suadente e penetrante. Il tannino scalpita in bocca, con acidità e sapidità che tengono la briglia mantenendo l’equilibrio nella bocca. Indicato dalla giuria ufficiale come miglior Lagrein in lizza.

Loaker Weinguter – Lagrein 2009: aroma marmellatoso. Prugna e amarena la fanno da padrone. Poi spezie. In bocca morbido, satollo, accogliente. Piacione. Il retrogusto di wafer però è tutta impressione.

Stefan Ramoser Fliederhof – Lagrein 2009: assolutamente non scontato. Aroma complesso, cangiante. In bocca astringenza piacevole, e particolarmente interessante il finale su note di liquirizia.

Erbhof Unterganzner- Sudtiroler Lagrein Riserva 2008: un vinone bello tosto. Profumo denso di frutti neri. Note minerali e di sottobosco. Corpo muscolare, ma senza prepotenza. Al banco degustazione tutti sapevano già che sarebbe stato il vincitore nella categoria riserva. E così è stato.

Weingut Ansitz Waldgries – Lagrein Riserva Mirell 2009: profumi di confettura, di mirtillo. Note floreali. Tannini e struttura sempre robusti, ma qui tutto si gioca sulla sapidità.





27 commenti a “Tasting Lagrein | Le impressioni di un giovine blogger”

  1. BRUNA FERRO BRUNA FERRO commenta:

    Bravo davvero!!!:)
    Quando il giovine avrà il tempo, la fase sucessiva, sarà la visita in azienda, con, ovviamente, altri suoi personali commenti!! Buona settimana!!

  2. lurkerologo lurkerologo commenta:

    in genere sono vinacci anche se eccezioni ce ne sono.
    i lagrein li ho assaggiati quasi tutti e pochissimi mi hanno invogliato a riprovarci
    da quelle parti sono altri i vini buoni (bianchi e NON rossi) e sapete di cosa parlo.
    forse un paio di loro merlot riserva possono bersi senza rimpiangere i soldi spesi.

    amen

    • Nic Marsèl Nic Marsèl risponde:

      vinacci?

      Grandi vini slow wine
      Tiefenbrunner – Castel Turmhof A.A. Lagrein Linticlarus Ris. 2008
      Vini Slow
      Loacker Schwarhof A.A. Lagrein Gran Lareyn 2009
      Eccellenze espresso
      Alto Adige Lagrein Riserva 2008 Mayr Josephus – Unterganzner
      3 bicchieri 2012
      A.A. Lagrein Grafenleiten Ris. 2009 – Obermoser
      A.A. Lagrein Mirell 2009 – Waldgries
      A.A. Lagrein Taber Ris. 2009 – Cantina di Bolzano
      A.A. Lagrein Gries 2009 – Gummerhof

      ma certo sono solo eccezioni per questo vitigno autoctono coltivato solo in AA

      • Elia Cucovaz Elia Cucovaz risponde:

        Alcuni già sulla drinklist che ormai si espande alla stessa velocità dell’universo.
        altri ci finiscono subito.

        Nel mio piccolo mi permetterei di aggiungere

        Lagrein Riserva Tor di Lupo 2009 – cantina Andriano

        un’interssante interpretazione, fuori dal coro. Ed ecco “il coro”:

        http://www.youtube.com/watch?v=q6EzPkqt2Rk&sns=em

        • lurkerologo lurkerologo risponde:

          forse sono io che non ho il palato adatto.
          ma davvero mi piacciono poco.

          cmq cento km più sotto fanno il vino giusto, quello buono buono.

          • Nic Marsèl Nic Marsèl risponde:

            Secondo me i Lagrein (riserva e no – discorso a parte per i rosati) vengono messi in commercio troppo presto. Andrebbero aspettati qualche anno in bottiglia per smussarne quel carattere un po’ scontroso che possiedono in gioventù.

          • lurkerologo lurkerologo risponde:

            sai che la pensiamo allo stesso modo?
            credo che certi vini debbano si debbano aspettare.
            mi è già successo con l’amarone che appena comprato sembrava una ciofeca e 4 anni dopo un nettare.
            anche il barolo che ho acquistato l’anno scorso credo venga buono tra due o tre anni minimo.
            farò esperimenti con un paio di bottiglie di lagrein che ho ancora in cantina e che sono di Muri-Gries e datano 2007
            ne avevo aperta una tempo fa non mi è piaciuto per nulla

      • Franklin Franklin risponde:

        Personalmente di Tiefenbrunner ho trovato gustoso il Lagrein non riserva(Castel Turmhof), provato poco tempo fa, in visita in loco, il 2010 appena imbottigliato. Sarà stata la suggestione del paesaggio?

  3. Sara Montemaggi Sara Montemaggi commenta:

    Bravo e pieno di sano entusiasmo. Il chè fa bene. Una cosa però non mi torna, se questo è un neofita io allora sono Candice Bergen in Soldato Blù. Sul lagrein che sia “cit:Troppo orgoglioso per dischiudere la sua anima ad un naso che vuole fiutare tutto e subito.” non ci metto la firma. a me sembrano molto “concessivi” sul piano del naso.

    • Elia Cucovaz Elia Cucovaz risponde:

      @ Sara Montemaggi
      Concessivi si. ruspanti anche. ma trovo che qualche minuto nel bicchiere non guasti per far emergere il profilo olfattivo più complesso del (buon) Lagrein.
      E ho sempre trovato interessanti sorprese in mezze bottiglie lasciate per un giorno o due sulla mensola della cucina.

      Ma in fondo è vero: mi lascio trasportare dalle parole.
      Per fortuna che ho tanto tempo davanti per imparare a bere.
      E a sopravvivere raccontarlo.
      (ecco, mi è successo di nuovo)

      @lukerologo
      hai gusti strani.

        • Elia Cucovaz Elia Cucovaz risponde:

          però adesso che hai abbandonato la linea generalista del “tutto…pupu” (si, mi sto auto moderando) scopro in te posizioni se non del tutto condivisibili almeno discutibili.

          se vogliamo qualche volta c’è anche un ricorso al legno piccolo troppo spinto, IMHO
          (classica frase fatta, ma tant’è)
          però non generalizziamo!

          • lurkerologo lurkerologo risponde:

            e chi generalizza.

            se il lagrain non è un vino che gradisco al pari del lambro e dello champagne (salvo rare eccezioni) ci può stare.
            ho anche detto, e sono d’accordo con Nic marsel, che forse lo bevo troppo giovane e che mi riprometo di farlo invecchiare di più.
            ma con quello che l’ho pagato mi aspettavo un gran vino che a mio avviso non è e non sarà, forse, mai.

            giuro che trascorsi tre anni quando riaprirò una bottiglia di Lagrein vi dirò cosa ne penso.

            (mai detto che sono pupu ma che sono dei vinacci)
            tra l’altro che ho acquistato a caro prezzo.

            sono cosmopolita, cittadino del mondo, assaggiatore curioso e critico, a volte severo ma solo perchè IO i vini li pago, TUTTI e mi sento in diritto di farlo.

          • Nic Marsèl Nic Marsèl risponde:

            ancora Kenray ???

  4. twineb twineb commenta:

    Mi deve scusare il Lagrein ma faccio una domanda che non ha niente a che vedere con l’articolo di oggi. Esiste un sito specifico per la ricerca di lavoro nel settore vitivinicolo? Non sarebbe interessante per Intravino figliare un blog per avvicinare domanda e offerta?
    Il settore è tremendamente chiuso e le ricerche di personale funzionano solo per conoscenze. Credo che sarebbe un vantaggio per tutti, per le aziende e per i disoccupati se ci fosse una diffusione più ampia delle informazioni.

  5. sono piuttosto d’accordo, visto che sarei uno pseudo-tecnico o comunque uno pseudo-addetto al settore.
    Però il messaggio è giusto giusto un tantino off topic ;-)

  6. Marossi Marossi commenta:

    Innanzitutto faccio i miei complimenti a questo Cucovaz.
    Ha saputo scrivere un post in puro stile Intravino (beh, sì: è un complimento).
    Del merito delle degustazioni non dico, ovviamente, per mancanza di riscontri personali su quei vini.
    Però la mia sul lagrein, sì.
    Da appassionato dei vitigni autoctoni (sto preparando una campagna di stampa di cui i giornali parleranno per secoli), da sempre apprezzo il Lagrein e faccio una profezia.
    Questo vino sta solo aspettando il giusto produttore. Se lo trova, nel giro di pochi anni non ho dubbi che un Lagrein verrà recensito dal Gambero Rosso come vino dell’anno.
    A mio avviso è uno di quei vitigni che non darà mai vita a vini articolati nel registro espressivo come sangiovese e nebbiolo, ma può essere un gagliardo, gagliardissimo vino bomba: concentrazione e frutto. Perché è inutile fare gli snob: anche quelli ci vogliono.
    E voglio sfatare il mito che chi apprezza gli uni detesti gli altri: a me, a seconda dell’uzzolo o dell’ubbia, può punger vaghezza d’Es o di Monfortino.

    • Elia Cucovaz Elia Cucovaz risponde:

      Noooo i complimenti da Marossi…
      il commentatore chiave di intravino e mio eroe personale

      Oggi è un giorno da segnare sul calendario.

      Per quanto riguarda il lagrein bomba, aspetto (con ansia) l’avverarsi della profezia per poi allineare la mia opinione con la maggioranza dei blogger di settore.

      Intanto si potrebbe organizzare un pulmino per una visita alle cantine dei Conti Della Fornace per cercare di carpire il segreto della loro follatura carpiata a dx come fosse antani a beneficio, ovviamente, dei produttori di lagrein.

      Se ci sono biglietti omaggio, io mi offro volontario. Anche a rischio della vita.

      • Marossi Marossi risponde:

        Ah, Cucovaz, tu tocchi il tasto del mitico Fumigante, e io lacrimo al ricordo di quel vino.
        Ho appena finito l’ultima ramsete III (il formato di bottiglia creato ad hoc, di 52,3 litri) di quel meraviglioso vino.
        L’ho riordinato chiamando direttamente Eduardo della Fornace (andiamo a caccia di cuccioli di foche insieme, una volta all’anno, e le mangiamo al casino della caccia innaffiandole di Fumigante).
        Ma l’ amico conte mi ha detto che commercializza le sue bottiglie un anno si e uno no, quindi mi tocca aspettare il 2013 e sono disperato.
        Se qualcuno ne avesse anche solo una, la pago a peso (e tutti sanno che il Fumigante ha il peso specifico del piombo).
        Continua così, Cucovaz.

        • Elia Cucovaz Elia Cucovaz risponde:

          Che vogliamo farci: una bella tazza di Fumigante (bollente, ovviamente, anzi fumigante) e un paio di morbide babbucce di cucciolo di foca… Nel caminetto crepita Intravino… Piccole cose che rendono sopportabile l’inferno. Ehm, volevo dire, l’inverno… #priceless

    • Nic Marsèl Nic Marsèl risponde:

      @ Marossi
      il Gambero Rosso è la guida che da sempre (ogni anno) assegna gli ambiti tre bicchieri al più alto numero di cantine altoatesine. A me sembra invece (impressione mia, posso sbagliare) che l’interesse attorno a questo vitigno sia in calo. Eppure, nonostante la fitta concentrazione dei riserva, rimane originale, caratteristico, acido, spigoloso e nervoso come vogliono gli enosnob-radical-chic di oggi. Vai a capire …

  7. rampavia rampavia commenta:

    Bello (l’articolo) e bravo (l’autore). Sono contento perchè in altra parte avevo espresso il mio disappunto per la mancanza di commenti sul lagrein.
    Una sola considerazione. Qualcuno dice che altri sono i vini che danno gloria all’A.A.. Sono sempre stato di quest’avviso anch’io sino a due, tre anni fa. Adesso (e posso dire di conoscere di diverse annate solo il Lagrein di Vaja, se non sbaglio biodinamico non dichiarato) mi sono ricreduto, fortemente ricreduto. Invito gli scettici a riprovare.
    @ Kenray o similia: quali Lagrein (nome e cognome) hai assaggiato recentemente e cosa intendi per caro prezzo? Thanks!

    • lurkerologo lurkerologo risponde:

      Muri-Gries 2007 Lagrein Grafenleiten e ovviamente Elena Walch settimana scorsa in un noto ristorante di Parma

      sono i più recenti dei quali mi ricordo l’azienda produttrice

      ne ho bevuto in altre occasioni ma non ricordo di chi fossero.
      mi ricordo però i prezzi. cari. non mi hanno soddisfatto

      • Marossi Marossi risponde:

        Però non sottaciamo che i Lago di Caldaro sono vini abbordabilissimi e dalla beva suadente e setosa come pochi altri.

      • rampavia rampavia risponde:

        Grazie. Devo dire che i due produttori citati da te non mi hanno mai entusiasmato, anche se molte guide sono concordi nei giudizi più che positivi. In particolare il lagrein dei frati benedettini che ho bevuto con particolare attenzione soprattutto nelle annate 2000/2007 mi ha sempre un poco deluso. Non conosco le annate più recenti. Quanto al Castel Ringberg ricordo di averlo bevuto parecchi anni fa e, anch’io, l’avevo trovato caro e non del tutto soddisfacente.
        Nuovi e giovani produttori danno però, se ben capisco, una interpretazione diversa del Lagrei e ti dico che il più volte ripetuto Glassier di Vaja è davvero diverso ed entusiasmante. Difficile però trovarlo fuori dai confini sud tirolesi (piccola produzione).

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  • rampavia: Grazie. Devo dire che i due produttori citati
  • Marossi: Però non sottaciamo che i Lago di Caldaro
  • Marossi: Aspettiamo. Tra poco salterà fuori un Joannes Frank von
  • Elia Cucovaz: Che vogliamo farci: una bella tazza di Fumigante
  • lurkerologo: Muri-Gries 2007 Lagrein Grafenleiten e ovviamente Elena