Se potessi ordinare un vino per la cena della vita, quale sceglieresti? Perché noi l’abbiamo fatto

di Cristiana Lauro

Se potessi ordinare un vino per la cena della tua vita, senza limite di prezzo e reperibilità, quale sceglieresti? Bella domanda, sarebbe un sogno. È successo a me e a Maurizio Paparello, sommelier di Roscioli a Roma, fra i più grandi palati in circolazione. Per reperire le bottiglie prescelte il nostro ospite si è affidato a Gabriele Speziale, che non definisco restaurant manager perché è un maître sommelier della vecchia scuola, quella che preferisco e, purtroppo, in estinzione. Speziale lavora a Lugano al ristorante Principe Leopoldo – ottimo locale che non tradisce le promesse della buona cultura gastronomica ticinese tradizionalmente nota fin dal Medioevo – dove il sogno mio e di Maurizio si è avverato.

Ho detto cena della vita, non “vino quotidiano”, buono, pulito e giusto, perché il semplice giochino organizzato dal nostro amico e misterioso ospite era: scegliamo tre vini, i migliori per i nostri palati, e beviamoli. Maurizio ed io non abbiamo battuto ciglio; ricordo solo che il mio pensiero si è rivolto dritto a un grande filosofo contemporaneo di cui ora mi sfuggono opere e omissioni (probabilmente perché il numero di opere coincideva con quello delle omissioni) il quale, avveduto e saggio affermava: “piatto ricco, mi ci ficco!”.

Ed ecco per quali etichette abbiamo scomodato da Roma le regali chiappe, ben consci che la barriera di accesso a certi ristoranti, e ai vini prescelti, non sia per tutti.

Henri Jayer, Vosne-Romanée  Cros Parantoux 1978, magnum.
Tappo. Sì, avete letto bene, ho detto tappo. Attenzione, quella bottiglia, che costa una cifra a diversi zeri, è insostituibile, introvabile, perché Jayer è morto nel 2006 e suo nipote Emmanuel Rouget ne ricorda ben poco la classe. Non so se quel brav’uomo di Giorgio Pinchiorri (che capì e acquistò Jayer quando nessuno se lo filava) ne conservi un esemplare nella sua cantina, mi informerò.

Ora, la domanda è: come ci si comporta davanti a una boccia del genere che sa di tappo? O ti suicidi, o la prendi con filosofia; più vicino a Seneca che a Platone, però! Insomma, dopo quel tappo, un tuffo nel vuoto, a cufaniello, mirando il lago di Lugano, ci stava tutto.

Gabriele Speziale ha reagito con composto dolore, d’altra parte ne ha viste di tutti i colori in una lunga carriera iniziata quand’era ancora ragazzino imbarcato sulla Costa Line come “piccolo di camera”, livello più basso, una sorta di commis dèbarasseur. Sono passati parecchi anni e svariate bottiglie da allora, ma Gabriele ha ancora una passione così potente che confessa di non aver dormito per l’emozione la sera precedente. Che bello l’amore che non fa dormire!

Chateau Mouton Rothschild 1959, magnum
Non era ancora premier cru ai tempi, lo divenne una quindicina d’anni dopo. Un vino con la dolcezza dei grandi Porto, per dirla con quel birichino di Robert Parker. Grande struttura tannica con frutto vivo, prugna ma anche cassis, leggermente erbaceo con un’acidità ad oggi ineccepibile. Grande annata la ’59, anche se Mouton-Rothshild, per come si comporta nell’invecchiamento, pare, talvolta, non averne bisogno.

Domaine Leflaive, Montrachet Grand Cru 1992
Questa bottiglia rappresenta la perfezione. Non ha sentori evolutivi e la bocca è piena, armonica, formata. Vino che definirei pastoso ma con ha un’eleganza unica. Molto più vicino a Romanée-Conti che a Coche-Dury, se vogliamo fare accostamenti e, comunque sia, i vini bianchi per piacermi devono somigliare a questo Montrachet 1992, annata particolarmente felice per una  bottiglia che ci ha regalato la vera, grande gioia della giornata.

Champagne Bollinger RD 1996, magnum
Sicuramente ancora giovane, da bere ora consiglierei il formato da 0,75, decisamente più pronto. Grandissima annata in Champagne, si sente, e poi la magnum fa la differenza. Naso ampio, grandissimo carattere. Ottima acidità, in bocca è cremoso e ricco di agrume, cedro e spezie, con un perlage impeccabile. Insomma questo vino è un capolavoro anche se si deve ancora accomodare. Qui lo dico e qui lo nego, per me batte anche Oenoteque dello stesso millesimo.

Irrinunciabile conclave fumante sul finale a base di Cohiba Behike e una bottiglia di Florio, Marsala Superiore Riserva 1870 che, purtroppo, non s’è rivelata una chiusura memorabile, o forse avevamo solo la pancia piena, chi lo sa! Nel dubbio abbiamo aperto una magnum di Dom Perignon Oenoteque Rosé 1993, che qui lo dico e non lo nego: è proprio una meraviglia, porco tappo!

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Cristiana Lauro

Cantante e attrice di formazione ma fortemente a disagio nell’ambiente dello spettacolo, che ha abbandonato per dedicarsi al vino, sua più grande passione dopo la musica. Lauro è una delle degustatrici più esperte d’Italia e con fierezza si dichiara allieva di palati eccellenti, Daniele Cernilli su tutti. Il suo sogno è un blog monotematico su Christian Louboutin e Renèe Caovilla, benchè una rubrica foodies dal titolo “Uomini e camion” sarebbe più nelle sue corde. Specialista di marketing e comunicazione per aziende di vino è, in pratica, una venditrice di sogni (dice).

20 Commenti

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musigny

circa 6 anni fa - Link

La mia scelta cade su un vino che oggi è ancora in fasce, ma visto che si tratta della cena della vita posso aspettare e immaginarla per molto tempo ancora. Quindi Montrachet 2010 di Dominique Lafon, un fuoriclasse cristallino, incarnazione della meglio gioventù. L’eleganza mai eguagliata di Carl Lewis, l’allungo mostruoso di Usain Bolt, la poesia in bianco e nero di Jesse Owen. Sognare fa bene al cuore.

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Sir Panzy

circa 6 anni fa - Link

beccare un tappo così è una sfiga indelebile, un incubo! Cristiana e Maurizio vi sono vicino... Diciamo che per un paio di anni siete in credito con il karma dei tappi delle bottiglie ;) Sognare per sognare, per la cena della vita, avrei proprio voglia di assaggiare una delle 600 bt di Romanèe Conti 1945. Annata che iniziò con tremende gelate e raccolto più che dimezzato, la seconda guerra mondiale che volgeva al termine e nessuna possibilità di acquisto coadiuvanti (vedi zucchero). Non so perchè ma, IMHO, c'è qualcosa di esoterico in quella annata..

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Cristiana Lauro

circa 6 anni fa - Link

Caro Sir Panzy, Romanèe Conti 45 era una possibilità. Sono stata io a preferirgli Cros Parantoux di Jayer in fase di ricerca. Sei sempre in linea coi miei gusti Panzy ;-)

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Andrea Pagliantini

circa 6 anni fa - Link

Io con modestia sceglierei la vita con le sue innumerevoli nervature fatte di sportellate nel muso, ali di gioia, solchi di lacrime, grandine, gemme a frutto, angoli rotti e tenere carezze al posto di un'effimera e breve ruota di pavone. Si è felici anche con il vino della casa quando si ha la semplicità e l'amore per le piccole cose che messe insieme riempiono degnamente un'andare che alla fine difficilmente potrà sapere di tappo.

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Gabriele

circa 6 anni fa - Link

Ma io avrei bevuto anche la boccia tappata!!! :-D Così, per curiosità: Cohiba Behike 52, 54 o 56?

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Cristiana Lauro

circa 6 anni fa - Link

Behike 52. Il tappo è indigesto, ti si ripropone per tutta la notte. :-) @Andrea Pagliantini e perchè noi non abbiamo le innumerevoli nervature? Fin troppe. A maggior ragione abbiamo apprezzato questo regalo. Comunque la domanda era: scegli il vino della vita, non la vita che vorresti. :-)

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Andrea Pagliantini

circa 6 anni fa - Link

Per restare sul vino preferisco qualche liquido abbia qualcosa da raccontare. Una storia di persone vere che sappia raspare emozioni e idee. Non ci siamo capiti Cristiana, ma non è importante sia chiaro quanto dicevo.

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Cristiana Lauro

circa 6 anni fa - Link

Andrea, perdonami ma Henri Jayer non ha storia da raccontare o tu, semplicemente, rifiuti ciò che non conosci? Infatti quel tappo brucia e chi conosce Jayer sa quanto. Perdonami ma nel tuo intervento non leggo argomenti ma abuso di luogo comune. Absit iniuria verbo :-)

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Gianni Ruggiero

circa 6 anni fa - Link

Che categoria!

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Andrea Pagliantini

circa 6 anni fa - Link

Si Cristiana, hai ragione, abbondo di luoghi comuni e spesso li dico e li scrivo. Ma ancora mi sa che non ci siamo capiti e non importa, fate vobis.

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Adriano Aiello

circa 6 anni fa - Link

Io avrei preso un bel succo di frutta. Fermentato e affinato in cemento però

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Vittorio

circa 6 anni fa - Link

Io mi farei sboccare una magnum del vintage 1970, il mio anno di nascita, di un grande champagne. Magari proprio di RD.

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OsteRobi

circa 6 anni fa - Link

Quello che a mio avviso è il taglio bordolese nostrano che nn ha nulla da invidiare ai vicini franzosi: Fiorano 1988 Botte 30 Da stramazzo!!!

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Armando Castagno

circa 6 anni fa - Link

Osterobi, si faccia vivo magari in privato su facebook, hai visto mai: i sogni si sa, son desideri. Grande degustazione, complimenti ai presenti. Sul tappo di Cros Parantoux 1978 Jayer, alla fin fine poteva andar peggio. Non so come, però. Non mi viene in mente come. Io mi sarei dato fuoco come un bonzo urlando una canzone di Mino Reitano, credo.

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Cristiana Lauro

circa 6 anni fa - Link

Ustia, ghéte l'otantoto? Lo voglio io! Armando: il brano di Reitano che dovresti cantare dopo quel tappo, mentre bruci come un bonzo è: "la sveglia birichina". Tieni conto che l'ha cantata anche Topo Gigio prima di te e solo per aver avuto a che fare con Memo Remigi...Morichetti per una citazione del genere va giù di testa :D

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Nelle Nuvole

circa 6 anni fa - Link

Questi post sono sempre una sfida e Cristiana Lauro li sa condurre con una maestria senza pari. Infatti, chi noi, enodipendenti avrebbe il coraggio di confessare che alla cena della vita l'importante non è la presenza di un vino, ma di una persona, quella persona? Allora per tuffarsi nel gioco turandosi il naso, ma non troppo, io vorrei trovarmi di fronte ad un vino dei tanti benedetti dalla mano fatata di Lalou Bize Leroy, o da quella del misterioso cantiniere di Marsala, o da quella geniale di Tancredi Biondi Santi. L'importante è che si tratti del 1958, l'anno in cui iniziò la MIA vita.

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Cristiana Lauro

circa 6 anni fa - Link

Ehi Nelle Nuvole, ma una persona, quella persona, se non s'è vista fino ad ora, dico io, ma proprio per la cena della mia vita deve venì a rompe li cojoni???:D P.s la maestria proclamata dalla maestra vale doppio. Grazie!!! ;-)

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Massimiliano Montes

circa 6 anni fa - Link

mmhh... il vino dei tuoi sogni un biodinamico. E che biodinamico, Leflaive. Che ti si stiano schiarendo le idee...

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Cristiana Lauro

circa 6 anni fa - Link

Non è mica l'unico biodinamico fra i miei vini preferiti al mondo. Leroy, Romanèe- Conti...mica ce l'ho coi biodinamici, semplicemente detesto l'idea di farmi piacere un difetto per sposare un metodo e io difetti in questi biodinamici non ne ho trovati. Piuttosto forse dovremmo aprire un discorso sul fatto che la biodinamica dia risultati migliori in Francia che in Italia....ma immagino di non trovarti in accordo. ;-)

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Massimiliano Montes

circa 6 anni fa - Link

..si, lo possiamo aprire il discorso, su gustodivino.it Anche se sono d'accordo con te

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