Roccia liquida a Chichée: Domaine Gilbert Picq e il suo Chablis

di Mauro Mattei

L’inverno a Chablis non è mite. L’aria è dura, il paesaggio alterna case grigie, colline brulle, vigne nude, e spazi di un verde acceso, acido. La strada per arrivare a Chichée guarda spesso il Serein che incede tumultuoso, scuro. La pioggia va e viene, e il vento arriva a premerla sul volto. Lo sguardo salta da un elemento all’altro, diluito nel clima continentale. Tramortiti dal fluire crudo dello sfondo, arriviamo di fronte alla casa-cantina di Didier Picq, vignaiolo.

E’ lui ad accoglierci: volto asciutto, acuto, come il territorio e – lo scopriremo in seguito – come i suoi vini. “Prima di tutto le vigne” – gracchia Picq – e si parte di nuovo. Questa volta il viaggio dura pochi minuti. Giriamo in tondo per un tratto – almeno pare – inerpicandoci subito dopo lungo il dorso di una collina. Raggiungiamo così il piccolo altopiano che abbraccia il Vosgros, un appezzamento classificato premier cru. L’impatto è forte: un manto di pietre bianche copre tutto.

L’impianto, a dir poco suggestivo, è costellato da ceppi larghi, piegati dal vento e dal tempo. Camminare su un simile acciottolato naturale, a ridosso della vigna, significa produrre un suono sordo e rilassante; si è cullati quasi, e il freddo sembra andar via, e il vento diventa un complemento gradito, dovuto. Frastornati dalla litanìa delle rocce ci spostiamo ancora, questa volta per raggiungere una vigna ancora più vecchia, ricchissima di detriti fossili, ed è come muoversi sul fondo di un mare vuoto. Ancora pochi minuti ed intravediamo il Vacoupin – altro premier cru – vigna gioiello segnata da una pendenza impossibile e per questo inaccessibile ad ogni mezzo meccanico. “Sudore e sassi” – sembrano recitare le pieghe del volto e le mani callose di Didier.

Si torna, ed è la volta della cantina: sobria, minimale, dominata dall’acciaio, è una perfetta overture ai vini. Nessuna concessione al calore, alle comodità, si assaggia in piedi e si rischia di cadere, folgorati da quello che c’è nel bicchiere. Abbiamo trovato vini più lunghi che larghi (non è una novità a Chablis), un susseguirsi di liquidi luminosi, capaci di fondere un’anima essenziale ad uno sviluppo scevro da magrezze eccessive. Tutta la produzione stupisce, segnata com’è da un sorso dinamico e tagliente che pare un marchio di fabbrica.

I nostri assaggi:

Chablis Village “Vieilles Vignes” 2010
Uscito sul mercato da un nonnulla, è il vero vino-manifesto dell’azienda. Pulito profondo, minerale, integra note agrumate e floreali ad un fondo estremamente minerale.

Chablis 1er Cru “Vosgros” 2010
Pur essendo un’anteprima (il vino uscirà fra qualche mese) il vino appare già compiuto. Complice un’annata che sembra sulla carta (e nel bicchiere) di pregio assoluto. Vosgros ’10 si distende in maniera ottimale, senza eccedere, trovando spazio a centro bocca e progredendo con un finale salato e acuto. Da capogiro.

Chablis 1er Cru “Vacoupin” 2010
Meno ricco del precedente, non perde di sicuro la scia in termini di lunghezza. Ancora più teso, appare meno risolto e più spigoloso. Una scheggia impazzita, diremmo. Roccia distillata, può essere aspettato tranquillamente per un ventennio.

Chablis Village 2000
Frutto di un millesimo più orizzontale (e di una selezione “base”) al momento si chiude a riccio dietro una nota matura e vagamente ossidativa. Didier, che conosce l’andamento dei suoi vini meglio di noi, sostiene con forza che la stanchezza ostentata è un momento di chiusura passeggero. Da riassaggiare fra qualche anno (gulp!)

Chablis Village 1994
Quasi a sostenere la tesi precedente, questo  Village (ribadisco: Village) alla benemerità età di 17 anni ci strizza l’occhio con assoluto impeto giovanile. Nonostante l’annata non sia presa come punto di riferimento in zona, ci incontriamo con un vino integro e piacevole, frutto di un’interpretazione ottimale del millesimo; susina matura, roccia bianca e bergamotto, corredano un’olfazione estremamente articolata e piacevole. Finale, neanche a dirlo, freschissimo e corroborante.

Chablis 1er Cru “Vosgros” 1996
E’ un vino sfaccettato e granitico, frutto di un’annata pazzesca che non smette mai di stupire. Pesca gialla, ginestra, accenni di zafferano e limone candito si sbriciolano in un bicchiere segnato da un’acidità dirompente. Torneremmo a piedi scalzi fino a Chichée se Didier ci promettesse un secondo giro di giostra.

Chablis 1er Cru “Vosgros” 1997
Nonostante il 1997 sia considerata un’annata “difficile”, Didier ci confessa un amore senza quartiere per questo vino. Al momento della degustazione si apre leggermente ridotto, su note di polvere pirica e nocciola, per poi distendersi con l’ossigenazione su sensazioni di fiori gialli, pesche sciroppate e cedro. Acidità presentissima anche se meno dirompente rispetto agli esempi precedenti. Un vino goloso e mutevole, bella espressione di territorio e savoir-faire tecnico.

Vini mostruosamente longevi, segnati da un’espressione non univoca: succulenti, sapidi e drammaticamente bevibili da giovani, diventano spessi e complessi – ma non meno verticali – se bevuti dopo alcuni anni di affinamento. Una goduria a tutti i livelli, insomma.

Mauro Mattei

Sommelier multitasking (quasi ciociaro, piemontese d'adozione, siculo acquisito), si muove in rete con lo stesso tasso alcolico della vita reale.

6 Commenti

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Gabriele

circa 9 anni fa - Link

Quesito n.1: in Italia è possibile trovarli? Quesito n.2: qualche prezzo indicativo? Grassie!

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Mauro Mattei

circa 9 anni fa - Link

Allora, i vini sono importati in Italia da Terroirs (non pensate subito al conflitto d'interesse, eh!). I prezzi per operatore (senza iva) partono da 12,9 euro per lo Chablis V.V. per arrivare fino ai 15/18 euro dei Premier Cru.

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Francesca ciancio

circa 9 anni fa - Link

Meno male che sei tornato. Bello leggerti

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Giulio Cantatore

circa 9 anni fa - Link

Confermo sulla grande longevità dei vari Chablis Gilbert Picq. Del Vieilles Vignes ho ancora un paio di magnum del 07 ancora in forma smagliante,un vino che secondo me sarà in evoluzione per altri 5 o 6 anni.

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Danilo Ingannamorte

circa 9 anni fa - Link

Mauro's back. E si va subito al sodo con classe. Finalmente qualcuno che argina le derive gossippare di Tomacelli e Moricchia:)

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Antonio Tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Danilo, questa me la segno! :-)

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