Verticale | Radikon e la ribolla gialla definitiva

di Jacopo Cossater

Lo confesso: pochi altri vini mi mettono in soggezione come quelli di Stanko Radikon. Faccio fatica, se sono degustazioni le vivo come una scalata senza l’aiuto dell’ossigeno. I miei ottomila. Solo alla fine, assimilate certe complessità e con l’impressione di aver superato l’ostacolo, riesco a liberarmi di tutte le esitazioni e mi trovo a riassaggiare i vini con la serenità di chi crede di avercela fatta. E me li godo da matti.

Radikon quindi: dalla cantina di Tre Buchi, poche case che formano una piccola frazione nei pressi Oslavia (Gorizia), escono uno straordinario vino rosso, il merlot, e tre vini bianchi vinificati con una lunga macerazione sulle bucce. L’Oslavje, blend di pinot grigio, di sauvignon, di chardonnay, è assaggio pieno, sempre articolato e capace di coniugare profondità ed eleganza. Lo Jakot, da uve di tocai friulano, è fitto e polposo, quello di maggior spessore. E poi la Ribolla gialla, tra questi il più intimamente legato al territorio che lo vede nascere, il Collio Goriziano. Era il 1977 e il padre di Stanko diceva che sì, il figlio era libero di piantare pinot grigio e sauvignon ma non poteva prescindere dalla ribolla, da quel vitigno che apparteneva da sempre a quei pendii. E così fu. Due ettari i cui frutti oggi vengono vinificati in purezza, che vengono messi in commercio a sei anni dalla vendemmia e che come forse nessun’altra ribolla gialla rappresentano l’unione tra il vitigno, il terroir, il lavoro dell’uomo.

Poi, elemento centrale, non è possibile scrivere di Radikon senza approfondire quella sua curiosità e quel suo spirito indagatore che sono il leitmotiv di questi ultimi trent’anni. Quello che Stanko ha portato avanti è infatti un vero e proprio cantiere aperto, un percorso fatto di poche certezze, di coraggio, di confronto. Un percorso fatto di convinzioni abbandonate lungo la strada a favore di un approccio molto empirico, di vendemmia in vendemmia. Un percorso, a voler scrivere della sola Ribolla gialla, iniziato con la vinificazione in bianco e che è continuato con la (ri)scoperta delle macerazioni, prima brevi e via via più lunghe fino ad arrivare ai tuttora insuperati quattro mesi del millesimo 2005. La botte grande, l’acciaio, la barrique, i tini tronco-conici da 25 e 35 ettolitri. I lieviti indigeni e la rinuncia all’anidride solforosa. L’innovativo formato delle bottiglie da litro e da mezzo litro. L’abbandono dal 1995 di ogni prodotto chimico e l’approccio definito dallo stesso Stanko come “naturale senza compromessi“. Dice del figlio Saša, oggi sono in due a portare avanti la cantina (con Suzana, la moglie, dietro le quinte): “ha studiato enologia, ne sono felice: ha imparato cosa non fare“.

Le uve di ribolla gialla sono carnose ed hanno una buccia molto spessa, non è un caso si prestino a macerazioni così lunghe. È l’unico modo, dice Stanko, “per estrarre l’enorme quantità di sostanze presenti nella ribolla, le stesse che poi permettono al vino di conservarsi e di durare“. Avere la fortuna di assaggiare dieci annate che attraversano l’ultimo ventennio permette di guardare da vicino quel percorso, di toccare con mano le piccole variazioni che stagione dopo stagione hanno portato alla Ribolla gialla che conosciamo oggi.

1991lieviti indigeni, vinificazione in bianco, affinamento in barrique usate, piccola quantità di SO2 in fase di imbottigliamento.
Giallo dorato non particolarmente intenso. Nonostante una certa ossidazione, subito evidente, c’è vita: il naso regala note di di funghi, di eucalipto, in generale di sottobosco e di albicocca disidratata. In bocca è largo e piuttosto magro, c’è acidità ma poca persistenza per un finale particolarmente asciugante. 83

1994lieviti indigeni, vinificazione in bianco, affinamento in barrique usate, piccola quantità di SO2 in fase di imbottigliamento.
Giallo dorato caldo. Naso ampio ed elegante, di grande respiro. C’è mineralità e sapidità, subito sembra ricordare la terrosità del tocai ma poi con il passare dei minuti si apre a sensazioni di pesca, di limone, di arancia. Meno ficcante sul finale ma di grande luminosità e leggerezza, un assaggio dinamico e puntuale. Una sorpresa. 88

1995lieviti indigeni, vinificazione in rosso con circa 7 giorni di macerazione sulle bucce, affinamento in barrique usate, piccola quantità di SO2 in fase di imbottigliamento.
Giallo ambrato. Tanta, tanta complessità che vuole il suo tempo. Inizialmente infatti è compatto, solo dopo diverse decine di minuti regala uno spettro di grande ampiezza, mai lieve ed anzi inserito in un contesto particolarmente cupo. Ci sono spezie dal sapore orientale, sensazioni salmastre, liquirizia, rabarbaro ed un affascinante aspetto officinale. E poi una florealità crepuscolare, vero filo conduttore dell’assaggio. La cosa più bella è il finale, dove si avverte la forza espressiva della ribolla in un continuo rincorrersi tra il frutto, più compatto, e una certa acidità impreziosita da sensazioni saline. Ora o mai più. 92

1997 Riserva Ivanalieviti indigeni, vinificazione in rosso con circa 15 giorni di macerazione sulle bucce, affinamento in barrique usate, piccola quantità di SO2 in fase di imbottigliamento.
Giallo ambrato carico. Naso che stupisce per forza e per nobiltà dei profumi. Il frutto, pesca ed albicocca, è disteso e trova nel sottobosco la sua naturale profondità. Ma anche sensazioni minerali, di benzina e di silice. In bocca è vitale, di gran corpo, particolarmente equilibrato nel coniugare l’acidità ed un tannino appena accennato. Grande, anche se forse meno imprevedibile di altri millesimi. 91

1999lieviti indigeni, vinificazione in rosso con circa 25 giorni di macerazione sulle bucce, affinamento in barrique usate, piccola quantità di SO2 in fase di imbottigliamento.
Giallo ambrato. Naso struggente, che dal miele e dalla noce moscata porta ad un’inaspettata nota di rosmarino. E poi menta, formaggio, salsa di pomodoro. Bocca di grande tattilità, tanto compatta all’inizio quanto distesa sul finale. Stupisce la grande corrispondenza con gli aromi e una bellissima vena sapida. 86

2000lieviti indigeni, vinificazione in rosso con circa 1 mese di macerazione sulle bucce, affinamento in botti di rovere da 25-35 hl, piccola quantità di SO2 in fase di imbottigliamento.
Giallo ambrato più chiaro al centro. Naso avvolgente che spazia dal miele al taleggio, dalla frutta gialla all’aneto con un filo conduttore preciso, la balsamicità. In bocca è armonioso, è tutto un rincorrersi tra un’anima floreale, minerale ed un’acidità mai doma. Bel finale, pulito e lineare nella sua distensione. 90

2001lieviti indigeni, vinificazione in rosso con circa 40 giorni di macerazione sulle bucce, affinamento in botti di rovere da 25-35 hl, piccola quantità di SO2 in fase di imbottigliamento.
Giallo ambrato. Al naso è magnifico, forse paradigmatico per la tipologia. Ci sono gli agrumi, la frutta candita e le spezie, una florealità diffusa e l’erba medicinale. In bocca è equilibratissimo, secco, severo, teso. Tannino ed acidità vanno a braccetto fino ad un finale di media persistenza ma di grande eleganza, quando inaspettatamente ritorna il sapore del sale. Marino. 88

2002lieviti indigeni, vinificazione in rosso con circa 40 giorni di macerazione sulle bucce, affinamento in botti di rovere da 25-35 hl, nessuna quantità di SO2 in fase di imbottigliamento, introduzione delle bottiglie da litro e da mezzo litro.
Giallo ambrato, vivo ed invitante. Il naso apre a note bagnate, quasi temporalesche, di terra e di humus. Con il tempo ecco rivelarsi un profilo olfattivo pazzesco per definizione ed ampiezza: eucalipto, bergamotto, zafferano, miele, albicocca matura in un crescendo di rara profondità. In bocca è sorprendente per leggiadria pur con tutta quella polpa e quel tannino. E poi una grande acidità, quella che invita a riassaggiarlo, ancora ed ancora. Dinamico, ogni piccolo sorso svela una nuova dimensione rivelando sfaccettature sempre diverse. Sul finale, lunghissimo, l’unirsi della terra e del mare. Vibrante. 93

2004 lieviti indigeni, vinificazione in rosso con circa 3 mesi di macerazione sulle bucce, affinamento in botti di rovere da 25-35 hl, nessuna quantità di SO2 in fase di imbottigliamento.
Giallo ambrato con una nuance che ricorda l’aranciato. Al naso è avvolgente, l’impatto è quello dell’olio d’oliva seguito dalla frutta gialla e dall’erba medicinale. In bocca è disteso, di grande bevibilità grazie anche ad una leggera nota volatile che alleggerisce l’assaggio. Acidità e componente tannica vanno d’intesa e creano un bell’equilibrio prima di un bel finale che ritorna sul frutto. 88

2005lieviti indigeni, vinificazione in rosso con circa 4 mesi di macerazione sulle bucce, affinamento in botti di rovere da 25-35 hl, nessuna quantità di SO2 in fase di imbottigliamento. La 2005 è l’annata attualmente in commercio per tutti i vini bianchi di casa Radikon. A scaffale la bottiglia da litro costa 35/40 euro (meno in cantina, dove è possibile trovare anche altre annate).
Giallo ambrato scuro, quasi aranciato al centro. Al naso è cupo, la componente fruttata sembra imprigionata in una gabbia ricoperta di terra bagnata e, sensazione inusuale, di lieviti. Con il tempo emergono, piano piano, una sensazione floreale ed una nota mentolata. In bocca tuttavia grazie ad un’acidità trascinante non perde in autorevolezza, anzi. Un assaggio severo, che probabilmente crescerà con il tempo. 86

Chiudo riprendendo una frase da Porthos 7 del 2001, la scheda era quella di Radikon in un articolo dedicato al Friuli, la trovo particolarmente calzante: “è naturale che il produttore sia convinto che l’ultima scelta sia la migliore possibile, ma la degustazione verticale ci fa capire come attraverso le interpretazioni e i diversi sentimenti nulla del passato può essere rinnegato, anzi i passaggi precedenti danno valore all’ultimo compiuto, sapendo soprattutto che non sarà mai quello definitivo“.

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, per motivi diversi ha un debole per NYC e per Stoccolma ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Su Intravino dal 2009.

32 Commenti

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Fabio Cagnetti

circa 6 anni fa - Link

Vino difficile, che impone attenzione e ascolto; ma che, mai uguale a se stesso, racchiude in sè ed è pronto a svelare un modello di aderenza territoriale e varietale che dovrebbe essere sempre di esempio a chi si cimenta con la vinificazione dei "bianchi non bianchi". Scelte diverse negli anni ma coerenti con l'obiettivo che a parlare sia il vino, e che l'uomo si limiti a reggergli il microfono. Complimenti, gran bella verticale.

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gionni1979

circa 6 anni fa - Link

Una verticale alla quale avrei voluto partecipare... Non impazzisco per i bianchi macerati, ma penso che con la ribolla di Radikon siamo ai vertici della tipologia!!!

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GiacomoPevere

circa 6 anni fa - Link

Bella verticale, ho assaggiato alcune di queste annate ma senza mai poterle "aspettare". Certo che mi potevi invitare, 20 minuti ed ero lì! Ti aiutavo a svuotare i bicchieri... :)

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SAVERIO rossi

circa 3 mesi fa - Link

Ciao Giacomo noi non ci conosciamo mi chiamo Saverio Rossi ed ho letto che ti sei perso la verticale di RADIKON credo un po’ di tempo fa. Se ti vuoi rifare io ne faccio una il 9 marzo nella mia CANTINA CONDOMINIALE CLANDESTINA insieme al SASA RADIKON il mio numero è 3319112469 mi sono permesso di scriverti perché credo che tu sia un appassionato come me ciao e ti auguro una buona serata

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MonOncleDeGéorgie

circa 6 anni fa - Link

Robbba seria! Anche se rimango un aficionado dell'Oslavje...

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Lorenzo Rondinelli

circa 6 anni fa - Link

Bella jacopo! Devo dire che mi ha incuriosito parecchio!

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michelangelo tagliente

circa 6 anni fa - Link

Ho assaggiato di recente assieme ad altre Ribolla di Oslavia la 2004 di Radikon Radikon e ne avevo scritto così: Ribolla Gialla di Oslavia 2004: La macerazione è di tre mesi abbondanti; il vino viene lasciato a riposare per tre anni e mezzo in legno e poi un altro anno in bottiglia. Anche qui l’acidità volatile è piuttosto alta, ma sembra convogliare meglio i profumi. Foglia di te in evidenza, propoli e una bella mineralità dovuta alla composizione del terreno di Oslavia ovvero l’argilla compressa che qui è chiamata Ponca. Continuo a pensare che questi vini se pur "difficili" possano regalari grandi emozioni in abbinamento con il cibo! Comunque Jacopo grande invidia!

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Tommaso Farina

circa 6 anni fa - Link

Non posso che sposare le considerazioni di Michelangelo, aggiungendo, di mio, che questa Ribolla non l'ho mai trovata davvero "difficile". Si è sempre fatta capire benissimo.

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giacomo

circa 6 anni fa - Link

straquoto....si fa capire bene e non vedi l'ora di poterci parlare di nuovo

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Alessandro

circa 6 anni fa - Link

Personalmente faccio grande fatica ad apprezzare vini con un ossidazione cosi spinta. Non a caso sono alla ricerca disperata dei nuovi bianchi 2011, senza dubbio più floreali/fruttati. Rispetto però il produttore, insieme alla sua nicchia di consumatori.

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zakk

circa 6 anni fa - Link

grandissimo produttore che con Gravner e (il sottovalutatissimo) Podversic per me rappresenta il meglio del vino bianco in italia. Peccato sia andato a finre con Velier, per cui smetterò di comprarlo.

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GianMarco

circa 6 anni fa - Link

ma perchè?:I

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zakk

circa 6 anni fa - Link

perchè non mi piace che si pongano come i possessori della verità enologica e poi mandano in giro agenti (ne ho conosciuti diversi) che son sicuramente bravi venditori, ma non bravi conoscitori di vino, soprattutto quello che vendono. Insomma, puoi avere il miglior vino dell'universo, ma devi chiudere il cerchio con una rete distributiva che sia (o almeno tenda ad essere) la migliore dell'universo.

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GianMarco

circa 6 anni fa - Link

cavolo mi spiace il rappresentante di Piemonte e Valle d' Aosta è molto bravo e competente... e credo d' altronde che Velier abbia un bellisimo catalogo con prodotti di qualità cui Radikon secondo me fa parte. E cmq se Radikon fosse rappresentato da chiunque altro, lo comprerei a prescindere, conosco il prodotto, so com è fatto, mi piace, perchè non dovrei?

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giacomo

circa 6 anni fa - Link

straquoto podversic. Il kaplja e' un'opera. Cito anche Vodopivez che fa delle cose notevoli e di grande potenzialità. Mi è capitato di bere un Gravner 93 qualche mese fa...pura poesia, lo ricordo ancora. Colori gialli paglierini intensi, profumi marcati di miele e fiori. Grandioso. Ancora in evoluzione.

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GianMarco

circa 6 anni fa - Link

vitovska vodopivec forse il migliore in assoluto a mio parere personale.

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marco tombini

circa 6 anni fa - Link

scusatemi, ma se mi venite a dire che il 2004 , 2005 di radikon non è ossidato allora cè un problema!!!??!?! e non è il mio, visto che io amo e bevo solo i vini con lunghe macerazioni

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Francesco Fabbretti

circa 6 anni fa - Link

quoto... bisognerebbe fare un bel corso per neofiti attizzati dalle acidità perchè troppo spesso scambiano la volatile (che nel tempo si disperde... vedi Tuderi 2006) con la fissa. Se poi si è in cerca di aceto per insalata una cassa da 6 va più che bene: una boccia andata la trovate di sicuro. Io vado sul conservativo con Kante (che finalmente si è deciso a fare le bocce da 0,75) e i suoi esperimenti da "allegro chirurgo": vedi Extrò 2002 e Terranum '91 usciti quest'anno. Non perdo di vista i rossi con quel mostro di Bressan e do uno sguardo oltre confine al merlot Opocka di Marian Simcic... p.s. Se posso permettermi di dare un consiglio ai molti intervenuti li inviterei a smetterla di parlare dei soli 4 nomi noti del feticismo enologico.... aprite gli occhi e assaggiate un po' di più

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ribollomanonmollo

circa 6 anni fa - Link

Allora visto che dobbiamo nominare i meno noti, e meno male, ricorderei Maurizio Princic dell'azienda Ronco di Zegla, che produce tra gli altri una Ribolla da macerazione direi eccellente e che non ha nulla da invidiare ai suddetti e aggiungerei un Tocai edizione 2001 semplicemente strepitoso......

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GianMarco

circa 6 anni fa - Link

mmm... commento giusto e pertinente... ...ne ho bevuto tanto, ma tanto di Radikon negli ultimi 2 anni :) Io non li trovo ossidati per esempio... sento evidentemente che c' è assenza di sulfiti. Che siano due sensazioni diverse?

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Nic Marsèl

circa 6 anni fa - Link

Solo di recente ho assaggiato il Merlot (2001 se non ricordo male) preferendolo di gran lunga ai bianchi.

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dylan doc

circa 6 anni fa - Link

Uno ancora poco conosciuto,sebbene molto apprezzato all' estero è proprio Bressan. Di Radikon ho assaggiato un Merlot 2006 di assoluta e incomparabile bontà.

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GIGLIOLA

circa 6 anni fa - Link

Conosco molto bene i vini di Radikon e so per certo che il Merlot 2006 non è ancora uscito, anzi deve uscire ancora il 1999 I vini di Bressan sono effettivamente buoni. Forse il Merlot era un 2002?

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Sasa Radikon

circa 6 anni fa - Link

Buongiorno a tutti, Innanzitutto ringrazio Jacopo per la bella testimonianza della verticale di Ribolla Gialla. Poi vorrei rispondere a Francesco Fabbretti che secondo me non ha proprio capito la filosofia dei vini macerati e quindi probabilmente non li apprezzerà mai (mi dispiace). Lavorare senza aggiunta di SO2 non è proprio uno scherzo e inevitabilmente le volatili si alzano, ma non è mai una volatile negativa e secondo me dando tempo al vino nel bicchiere poi svanisce tirando fuori un'infinità di profumi che in un vino senza volatile non setiremmo mai. Pensiamo poi che possiamo bere vino senza avere problemi di mal di testa il giorno dopo in quanto non ci sono solfiti. Vi ringrazio per i commenti e continuerò a leggerli. Sasa

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GianMarco

circa 6 anni fa - Link

Esatto, è quello che volevo fare intuire io... che chi non è abituato ai vini macerativi confonde l' assenza di sulfiti con l' ossidazione, due sensazioni ben differenti...

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eros

circa 6 anni fa - Link

Una domanda banale: perchè la scelta di una macerazione così proungata e di grande e cesellata cura in cantina è caduta sulla Rebula? La malvasia istriana è già per sè troppo aromatica? grazie

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Sasa Radikon

circa 6 anni fa - Link

La Ribolla è il precursore delle macerazioni, l'idea della rinascita delle macerazioni parte proprio da questo vitigno in quanto ha una buccia molto spessa e com la pressatura diretta non si riesce ad estrarre tutto quello l'uva puù dare. La macerazione sulla ribolla secondo me è quasi un obbligo per quanto riguarda la durata è molto personale e ognuno sceglie i tempi che preferisce. la macerazione di 3-4 mesi che noi facciamo è secondo la nostra opinione la migliore per la Ribolla, ma anche nella nostra cantina ci adattiamo all'annata e quindi i tempi non somo mai decisi a priori. Per quanto riguarda la malvasia non abbiamo alcuna esperienza in merito e quindi non posso risponderti. Ciao e grazie della domanda

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stefano

circa 6 anni fa - Link

fantastica, Jac complimenti...mi è venuta una voglia matta di aprirne una bottiglia

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eros

circa 6 anni fa - Link

grazie sig. Sasa per l'attenzione e la risposta. Quando torno a casa magari passerò a salutarla in cantina, se non disturbo. Cordiali saluti, Eros Antonutti

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Flachi10

circa 6 anni fa - Link

Scusate l'ignoranza in primis, magari non essendo un esperto ma un comune amante del buon vino certe cose non riesco a capirle adeguatamente. Per questo chiedo a tutti voi! Settimana scorsa ho preso un paio di bottiglie di Ribolla 2005 di Radikon (ovviamente curioso dopo il post e gia' curioso per tutti i racconti incredibili sentiti su questo produttore). Ieri ne ho aperta una da mezzo litro, tutto contento, rimanendo pero' molto dubbioso dal primo sorso all'ultimo. Mi spiego meglio, non ho trovato nulla di cio' che veniva descritto nel post, imbattendomi in un vino dal colore pesantemente aranciato, con profumo e primo impatto in bocca molto marsalato. Solo dopo usciva qualche nota di frutto tropicale (non so di che tipo ad esser onesto) e spezie. Niente tannino. Acidita' presente. Tutto cio' e' normale o la bottiglia e' stata conservata male prima del mio acquisto? P.S. Effettivamente e' stato meravigliosamente digeribile e senza alcun tipo di mal di testa post bevuta. Per questo vorrei capire meglio se ho bevuto una buona bottiglia percio' il vino e' proprio cosi' oppure devo riprovare!!

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Jacopo Cossater

circa 6 anni fa - Link

Non saprei. Da una parte sensazioni quale la grande acidità e la mancanza di tannino sono sicuramente riconducibili alla Ribolla 2005. Dall'altra quella nota definita come "marsalata" mi fa invece venire qualche dubbio. Solo la seconda bottiglia potrà darti una conferma od una smentita. ;)

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