di | mer 08 mag 2013 ore 17:23
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Barolo 1996
baroliadi

Racconto impegnato dei Mondiali di Barolo 1996, partendo dal prevedibilissimo podio

Che da una possibile collaborazione tra Dante Scaglione (enologo di Bruno Giacosa dal 1996 al 2007, poi tornato come consulente nel 2010, ndr) e l’azienda Vigna Rionda-Massolino si sia poi arrivati alle Baroliadi 1996 è uno di quei fenomeni antropologici da Forum del Gambero Rosso in cui grossissima parte del merito va ad Alessandro “Wineduck” Parisi e Francesco “Baroloonline” Oddenino.

Eccoci quindi in pista: Magliano Alfieri, 13-14 aprile, Campionato del Mondo dei Barolo 1996. In campo praticamente tutti i top della denominazione, pronti ad una bevuta così memorabile che è stato necessario spezzarla in due sessioni. Cena e pranzo tra grandi appassionati per giudicare un’annata certamente grande ma anche discussa, soprattutto a causa di certe durezze (alte acidità e tannini scontrosi) che tendono a non riassorbirsi nel tempo. Per evitare influenze, tutti i vini sono stati degustati alla cieca.

Potrei menarvi il torrone con altri 10 paragrafi di contorno ma stavolta vorrei andare subito al dunque. I vincitori sono stati quelli che ci si aspettava. Rocche del Falletto Riserva di Giacosa e Barolo Riserva Monfortino di Conterno: due diverse forme di estrema eleganza, più aperto e solare il primo, più algido e severo il secondo. Falletto ’96 si porge con estrema grazia, senza però perdere in carattere. Monfortino invece ha un profilo più freddo, basato su classiche note balsamiche e minerali scure. Anche quella che generalmente viene catalogata come buccia di anguria fa parte di una famiglia di riconoscimenti vegetali chiari (cetriolo, melanzana, zucchina…) che concorrono alla definizione di profilo “freddo”. In bocca, Monfortino gioca su una potenza decisa ed infiltrante, Falletto su un disegno perfetto in cui tannino e acidità sono domati ed hanno integrazione da manuale con struttura ed alcol.

Per il mio gusto ci sono state anche alcune delusioni: Granbussia di Aldo Conterno, un vino con cui non ho trovato alcuna sintonia, Bricco Boschis Ris. Vigna S. Giuseppe di Cavallotto, detentore di un profilo olfattivo davvero spiazzante, e Cà d’Morissio di Mascarello, che nel complesso è un bel vino, ma con alcune lacune a mio avviso imperdonabili. Ma ecco una carrellata dei vini più significativi.

Falletto Riserva Giacosa: un vino altamente emozionante, un’interpretazione magistrale dell’annata, finezza ed eleganza da vendere, naso aperto, delicato, floreale, speziatura e delicato fruttino si rincorrono con grazia. La bocca è perfetta, l’acidità ed il tannino duro dell’annata sono stati plasmati per porgersi con una vitalità garbata. Finale lunghissimo. Si colloca tra le migliori bevute della mia vita. Non meno di 98 punti.

Monfortino Conterno: un altro vino magnifico. Davvero tosto questo Monfortino, ha meno grazia di Falletto ma tanta energia, olfatto di arancia, grafite, liquirizia, balsamico, note vegetali chiare. In bocca ha viva acidità, pulsa ed è di grande impatto. 96

Monprivato Mascarello: proprio un gran bel vino, a differenza del fratello maggiore Cà d’Morissio gioca sulla delicatezza, un naso fine di nocciola, fiori e foglie secchi, rosa appassita, graziose folate balsamiche. Un Barolo molto classico che anche in bocca dà lezioni di equilibrio e piacevolezza, con tannino è fine e ben disegnato, lungo finale. 94

Vigneto Arborina Altare: in primo piano si avverte la speziatura dolce, ben calibrata, poi sbuca il frutto rosso, anche in confettura, liquirizia, il tannino è smussato, la bocca è morbida ed avvolgente ma non seduta, il finale ha frutto leggermente surmaturo. L’impronta è moderna ma molto ben fatta. 93

Runcot Grasso: l’assaggio è stato difficoltoso perché il mio bicchiere proveniva da una bottiglia tappata, ho perciò degustato ciò che era rimasto nell’altra bottiglia. La quantità era poca e con parecchio fondo, è stata però sufficiente per vedere un vino davvero notevole, con un buon frutto, ciliegia, lampone, anche mora, confettura, ma nessuna sgradevole surmaturazione, il profilo olfattivo è a fuoco e ben definito. Speziatura, noce moscata, caffè, liquirizia, anche qui il timbro è moderno ma ben dosato. La bocca è potente, ma il tannino fine e in armonia. 92

Vigna Rionda Massolino: Apre con un naso classico di fiori secchi, poi passa al frutto rosso, ai funghi, per virare verso una mineralità scura, verso le radici e la liquirizia, non mancano alcune folate salmastre e balsamiche. La bocca è decisa ma non aggressiva. Bello. 91

La Serra Marcarini: apre con nota balsamica, poi grafite e liquirizia, un bel floreale di rosa, mix ben riuscito di chiaro-scuro. In bocca ha una bella trama tannico-acida a sostenere il tutto, ha buona definizione, sapore e personalità. 90

Cannubi Boschis Sandrone: fruttini rossi, in particolare fragolina e ribes, speziatura dolce, un filo di vaniglia, viola secca, definito e senza sbavature. La bocca è vellutata, precisa, manca solo un po’ di grip, ma nel complesso è un bel vino. 89

Cà d’Morissio Mascarello: a molti è piaciuto parecchio, ma per me ha alcuni “difetti”. È un vino con naso/bocca a due velocità: l’olfatto è in linea con la naturale evoluzione di quasi vent’anni, la bocca invece ha un tannino aggressivo, per niente ammorbidito dal tempo ed a mio avviso rimarrà sempre irrisolto. Considerata la grande aspettativa, un po’ mi delude. Rispetto al Monprivato “classico” ha un naso più scuro, salmastro, radicoso. È ampio, ha un frutto rosso definito, una bella speziatura e mineralità, ma in bocca si avverte una componente tannica davvero fuori controllo. Per gli amanti del tannino duro, puro e feroce. 87

Infine, alcune “delusioni”:

Cascina Francia Conterno: forse bottiglia non a posto, olfatto un po’ ossidato, non c’è grande complessità, parecchio tabacco, qualcosa di radicoso, qualche sbuffo balsamico. In bocca si difende, ma siamo lontani dal grande vino.

Granbussia: un vino per me incomprensibile. Non è la prima volta che lo assaggio e le impressioni che mi ha dato sono più o meno sempre le stesse. Il frutto è troppo maturo, dolciastro, la parte vanigliata è eccessiva, si avvertono note spinte di confettura e il profilo è marcato da una nota che definirei sintetica, qualsiasi cosa voglia dire. In bocca migliora, è morbido ma ha discreto corpo, però finisce su frutto surmaturo monocorde. Da tale blasone mi aspetterei tanto di più.

Bricco Boschis Vigna S. Giuseppe Ris. Cavallotto: ha un olfatto che lascia quantomeno perplessi, sa di caramella mou, cocco, banana caramellata. In bocca è un po’ meglio, ma il nebbiolo dovrebbe essere un’altra cosa. Bottiglia sfortunata?

Queste le mie note, ma devo dire che in sala abbiamo discusso parecchio. Forumisti (e non) di tutto il mondo, unitevi. Chi sa qualcosa dei Barolo 1996 parli ora o taccia per sempre.

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13 commenti a Racconto impegnato dei Mondiali di Barolo 1996, partendo dal prevedibilissimo podio

  1. avatar Rossano Ferrazzano

    In foto vedo ritratti anche Voerzio, Vietti, Azelia. Non sono stati degustati?

    • Nel pezzo ho descritto solo i vini che ho ritenuto più interessanti.
      Voerzio tappato, Azelia discreto sul mio taccuino 83 pti, Vietti naso dolce, caramella d’orzo, erbe aromatiche, liquirizia, bocca abbastanza aggraziata, un po’ di surmaturazione, finale di frutta cotta, ma gradevole 85/86 pti.

  2. avatar Rossano Ferrazzano

    Sarei poi curioso di sapere anche se anche questa volta a qualcuno è piaciuto il Granbussia 1996, un tormentone è un tormentone, diamine! :-D

    • Rossano, ad alcune persone, almeno un paio, Granbussia è piaciuto ed anche parecchio, incredibile, ma vero…!
      PS Non erano nè palma nè johnnythefly…! ;-) E neanche geo….

      • avatar Gabriele Sala

        Faccio outing:

        1) Monfortino 97
        2) Granbussia 96
        3) Cannubi Boschis 94
        4) Arborina 93
        5) Rionda 92

        • avatar Gabriele Sala

          per la cronaca la bottiglia di Falletto che mi è capitata in sorte non era performante.

        • Gabriele, il tuo falletto era fallato, vero…? ;-)

          • avatar Gabriele Sala

            Alla fine sono riuscito a recuperare un dito pieno di fondo della bottiglia giusta, sembrava meraviglioso! :-(

            Spero che l’outing sul Granbussia non comporti la squalifica per le prossime Baroliadi! :-)

        • avatar Rossano Ferrazzano

          Grazie per la risposta Gabriele, mi farebbe piacere sapere come l’hai trovato, se la descrizione risponde più o meno a quella di Andrea oppure no, visto che leggo di diverse bottiglie per ogni vino.

          • avatar Gabriele Sala

            Rossano, premetto che non ho sicuramente il patrimonio di bevute degli AVR, di Francesco e degli altri presenti alle Baroliadi, pertanto il mio giudizio vale quello che vale, però io ho trovato che il Granbussia avesse un naso ammaliante, luminoso, femminile, i descrittori delle mie note: cioccolato bianco, agrume, spezie orientali. La bocca mi è sembrata avere un buon equilibrio fra freschezza e morbidezza.

            Comprendo che a chi ama Baroli “più maschi” un vino del genere possa non piacere, a me ha incantato così come, di carattere opposto, mi è piaciuto tantissimo il VR.

      • avatar Fabrizio

        Come no Andrea, a me ha quasi entusiasmato ::)
        Avendolo già bevuto sapevo cosa mi attendeva, ma qui si è davvero superato.

        • avatar Fabrizio

          Il povero Enzo Tortora avrebbe potuto descriverlo al meglio.
          Invece a me Cà d’Morissio è piaciuto parecchio, l’ho messo terzo, ma si sa che il tannino scorbutico non mi spaventa

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