Raccomandazioni: mele verdi a San Valentino


sanct-valentin-sauvignonDire sauvignon, in Italia, significa partire dal paradigma Sanct Valentin della Cantina Produttori di San Michele Appiano, declinato per il nostro assaggio nella versione 2007. Celebrato, famoso, pluri-premiato, non costosissimo; sarà pure buono? Sì, garantito.
Gli appassionati lo conoscono certamente e il nostro consiglio è rivolto oggi ai curiosi non-adepti per muovere un passo tra i vini bianchi “importanti”. Ottima bottiglia al prezzo di un buon cinema per due (sui 19 euro), emblematica di come il sauvignon si sia acclimatato in Alto Adige. Giallo paglierino scarico al limite del verdolino, esprime in maniera nitida il varietale nei toni vegetali ingentiliti da lime, pesca bianca, sambuco ed erbe aromatiche. In bocca è scattante ed esplosivo, i 14° alcolici sono perfettamente integrati in una struttura saporosa e ronco-delle-melevibrante. Il finale agrumato e fresco pulisce il palato. 89 punti di gran carriera.

A bottiglie coperte la spunta di un’incollatura sul coetaneo Ronco delle Mele di Venica & Venica, grande sauvignon del Collio friulano. Paglierino misuratamente più intenso, naso fresco su toni vegetali lievemente peperonati, di fiori, albicocca e pesca. In bocca entra morbido e vivacizzato da un’inattesa carbonica, buona la distensione gustativa prima di un finale in cui verticalità e sapidità se la giocano in una persistenza verdognola da sauvignon. A conti fatti, il Ronco delle Mele avvicina questa varietà ai palati curiosi in maniera più immediata ed affabile, Sanct Valentin richiede forse una partecipazione maggiore al suo gusto citrino di una verticalità mai banale.

Qualche consiglio su vecchie annate uscite particolarmente bene da verticali in giro per l’Italia? Vini da consumare entro i 10 anni? E visto che abbiamo preso gusto alla competizione, quali altri sauvignon potremmo consigliare in enoteca, noti e non?





12 commenti a “Raccomandazioni: mele verdi a San Valentino”

  1. Jacopo Cossater Jacopo Cossater commenta:

    Velocemente penso che mi aveva stupito il sauvignon maremmano (!!) ‘Alture’ di Antonio Camillo, che costa poco ed è bevuta vibrante.

  2. Confesso che il Ronco delle Mele non mi ha mai entusiasmato. Fatto di un quadro aromatico varietale molto spinto.
    In Alto-Adige sono diversi i Sauvignon di carattere e molto vicino al Sanct Valentin si potrebbe posizionare anche il Gfill Hof Exclusiv di St. Pauls.
    Poi, in Friuli il Picol di Lis Neris e in Piemonte il Langhe Bianco di Correggia.
    Tutti buoni ma le migliori espressioni della Loira sono irraggiungibili.

  3. stefania stefania commenta:

    Credo che uno dei migliori Sauvignon italiani sia quello di Rosa Bosco. Nel Sanct Valentin, per i miei gusti, si sente troppo il legno.

  4. stefania stefania commenta:

    No aspetta non ho detto che il Rosa Bosco non fa legno. Comunque, io ricordo bene dove e quando ho bevuto il SV, due volte e precisamente: All’Enea’s Landing di Gaeta e Al Baby qui a Roma. Io ricordo legno legno legno. Forse ero ubriaca. Strano perché domenica scorsa, al Ristorante da Fausto a Sperlonga, stavo per riprovarlo. Prima però, abbiamo chiesto alla sommelier se non fosse meglio, per noi che non amiamo i barricati, quello di Vie di Romans (che adoro). E lei ci ha confermato che allora era meglio prendere il secondo. Con questo, non voglio mettere in dubbio le tue affermazioni, ma solo dire che non sono l’unica ad averci sentito il legno… Ovviamente ora, devo assolutamente riprovarlo al più presto:)

  5. Rinaldo Rinaldo commenta:

    Ricordo di aver assaggiato mesi fa il Sauvignon Quarz di Cantina di Terlano e il Sauvignon di Villa Russiz; non ricordo le annate; mi è restata però l’impressione di due vini importanti e in qualche modo affini per l’interpretazione piuttosto spinta dei caratteri aromatici varietali.

  6. [...] parlava Alessandro su Intravino proprio ieri, lanciando un dado e cercando sauvignon italici all’altezza della declinazione [...]

  7. mugellesi ivano mugellesi ivano commenta:

    il sauvignon di ignaz niedrist è quello che a mio parere si avvicina di più al s.v sia per profumi che per polpa.Anche questo fa solo inox. Non mi ha soddisfatto il Volgar di dipoli,forse bevuto troppo presto.

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