Perda Pintà | La pietra di paragone che arriva dalla Sardegna

di Antonio Tomacelli

Un colore. Insolito quel tanto che attira l’attenzione e costringe a fermarti al banco d’assaggio. Mentalmente ripassi le categorie “colori del vino” ma sulle caselle assegnate quell’arancio così carico non c’è. Curioso come una scimmia, chiedi subito informazioni: è un vino da uve bianche, ti dicono, macerato venti giorni sulle bucce di un vitigno chiamato granazza. Mentre riempiono il bicchiere, alzo il muro che mi difende dal facile entusiasmo che in genere mi assale quando scopro qualcosa di nuovo. “Ne hai già bevuti di vini simili e anche questo, vedrai, sarà l’ennesima esagerazione per stupire i borghesi” ma mentre recito il mantra, il Perda Pintà Sulle Bucce mi attacca a distanza con bordate di arancia candita degne di un cognac. Mi sforzo, resto calmo e porto il bicchiere al naso: l’arancia vira veloce verso l’albicocca, tocca i sentori di anice e poi via dritti verso una macchia che più mediterranea non si può (resina, cisto). L’attacco al palato poi, è netto e secco come l’accento sardo di chi mi ha servito il vino: 16 gradi alcolici e, incredibile, tracce di zuccheri non pervenute nonstante la vendemmia tardiva!

Restiamo calmi e ragioniamo: un vino bianco macerato 20 giorni sulle bucce e con sedici gradi alcolici DEVE essere pesante e magari stucchevole, com’è scritto su tutte le bibbie enologiche del pianeta. E invece no, il Perda Pintà è agile, succoso e perdipiù tannico, quel tanto che serve per resettare il palato e desiderarne un altro bicchiere. Il finale poi è strepitoso, lunghissimo e asciutto come, appunto, certi Cognac della mia infanzia.

Il muro è crollato da un pezzo, mancherebbe solo il colpo di grazia ma, neanche a dirlo, arriva anche quello: è un vino da vigneto-biodinamico-coltivato-ad-alberello, prodotto da Giuseppe Sedilesu, viticoltore in Mamoiada, Sardegna. Mi arrendo all’evidenza e riordino le idee: possibile mi sia piaciuto un vino bianco color arancio di 16 gradi, macerato sulle bucce e fermentato con lieviti autoctoni, secco e affilato come una selce ma facile da bere nonostante sia complesso e, perdipiù, biodinamico? Si, mi rispondo, è possibile: succede raramente, ma quando succede è perchè hai di fronte qualcosa di definitivo come una pietra di paragone. O come un Perda Pintà, appunto.

Perda Pintà Sulle Bucce 2008 – Giuseppe Sedilesu, Mamoiada (Nu). p. 89

prezzo in enoteca: 28,00 euro 20,00 euro

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

46 Commenti

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fabio_duff

circa 8 anni fa - Link

bella recenza Antonio, davvero. Vino interessantissimo, anche io sono rimasto folgorato. Solo Sedilesu, con la sua carica di "follia" e testardaggine barbaricina poteva avventurarsi così in fondo sulla strada della macerazione. bellissimo bicchiere.

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simone sedilesu

circa 8 anni fa - Link

confermo in pieno.....solo un pazzo con molta creatività poteva fare un vino del genere, che poi è fatto in modo tradizionale come si faceva prima, ed è stata una vera e propria scommessa. Alcuni dicono che sia meglio addirittura della malvasia di columbu..... MA SONO SOLO CHIACCHERE riguardo al prezzo...... io me lo bevo gratis

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fabio_duff

circa 8 anni fa - Link
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Marco

circa 8 anni fa - Link

poi guardi il prezzo e lo lasci lì!

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luigi fracchia

circa 8 anni fa - Link

Carissimo Antonio Tomacelli, è un po' di tempo che mi dedico ai vini bianchi di macerazione (perdonatemi la manichea suddivisione)e sono pervenuto alle sue medesime perplessità riguardo le qualità organolettiche. Credevo di trovarmi davanti a dei mostri densi di alcool e glicerina e zuccheri. Invece. Sono sempre affilati, salati, amaricanti, corpi magri, delle lame gustative anomale e intriganti, con tannini inconsueti che sferzano e sgrassano il palato. profumi intensi complessi talvolta indecifrabili, cimiteriali forse (fiori appassiti, bucce di arance stramature, cassetto di vernici) sospinti da una volatile che pare abbastanza alta se non bruciante. Mentre scrivo mi ritorna in mente un passo di Vainer Salati il quale diceva che la glicerina è un prodotto dei lieviti in sofferenza. Sofferenza indotta dal controllo delle temperature e dalla presenza di solforosa. La fermentazione spontanea, protetta dall'effetto antiossidante delle bucce/fecce, lascia libera di esprimersi la natura e per essa, evidentemente, questi sono i suoi vini. Comunque siamo in buona compagnia, scrive cose simili Giovanni Bietti. Si stemperano i tannini un po' amari con temperature di servizio alte 15/16°C. Bonne degustation

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luigi fracchia

circa 8 anni fa - Link

Caro Marco, meglio spenderli per cannonau/grenache/garnacha fatti con lo stampino in sardegna, francia e spagna. Tutti con un po' di Cabernet (che non fà mai male) tanto rovere nuovo bello tostato, qualche additivo e un enologo super star che li segue? PS ho detto cannonau solo per esempio territorialmente congruo con sedilesu, se volete si può sostiutire con Merlot, cabernet, barbera etc.

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Marco

circa 8 anni fa - Link

cosa centra, sono 28 euro... ora non scherziamo per favore!!!! con 32 compro il Barolo di Rinaldi!!!!

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luigi fracchia

circa 8 anni fa - Link

Caro Marco, ognuno alloca le proprie risorse dove vuole. Tu ci fai notare che non le useresti per il vino in questione. Noi ne prendiamo atto. Questo però non vuol dire che non sia un buon vino. Ti consiglierei di cominciare ad assaggiare dei bianchi di macerazione così che ti possa fare un'idea del prodotto.

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Marco

circa 8 anni fa - Link

Luigi se vuoi ti insegno anche a produrli i bianchi da macerazione!

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luigi fracchia

circa 8 anni fa - Link

Caro Marco, non credo che il mio intervento fosse volto a mortificarti, anzi. Non conoscendoti, poi vista l'acredine che esalava il tuo intervento, che sembrava un po' aprioristicamente rivolta verso chi stà sperimentando nuove (in realtà antiche) tecniche, ti consigliavo di assaggiare vini bianchi di macerazione più semplici e più serbevoli (almeno secondo quelle che sono le attuali categorie di piacere)e anche meno cari. Io ho trovato delizioso il coste di Riavolo di Nicoletta Bocca, 15 euro, poca macerazione a freddo, lieviti spontanei. Tu però mi dici che sei un esperto quindi resto in trepida attesa di un tuo commento edificante che innalzi il mio livello di conoscenza.

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antonio tomacelli

circa 8 anni fa - Link

E chi ti dice niente! :-)

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Roberta

circa 8 anni fa - Link

28 €??? Caro Marco non mi risulta in cantina il Perda Pintà si vende a 17 €!!!! Saluti

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Marco

circa 8 anni fa - Link

non ho scritto io 28 li sopra :-D

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kenray

circa 8 anni fa - Link

15,25 su internet se penso cosa ho pagato un ice wine (inniskillin) canadese sti prezzi mi fan sorridere.

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antonio tomacelli

circa 8 anni fa - Link

Esistono due versioni del Perda Pintà: una "normale" e questa "sulle bucce" Può essere che il prezzo più basso si riferisca alla versione base. Il prezzo mi è stato comunicato dalla cantina.

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

Guarda che Sedilesu usa Barrique per il cannonau Carnevale (14-16 mesi), Tonneaux per il suo Ballu Tundu (24 mesi!!!), e anche il Perda Pintà fermenta in barrique per 8 mesi.... Conclusione Alla fine la presa di posizione ideologica aprioristica perde e il tanto bistrattato gusto vince: a Antonio è piaciuto come a me (sulle sue riserve di cannonau preferisco Dettori)

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luigi fracchia

circa 8 anni fa - Link

Caro Francesco Fabbretti, il cannonau era solo un esempio come ho specificato nel post. Se poi avessi dato un'occhiata ai miei interventi avresti visto che ho posizioni molto tolleranti. Il vino è buono quando piace e l'eccesso di tecnicisimi anzi dell'esaltazione degustatoria che ne deriva mi lasciano molto perplesso. E' comunque innegabile che i vini messi in barrique nuove e tostate, magari con un po' di arabica, per il gusto che si sta formando in questi tempi assomiglino più a dei vermout che a vini. Un esempio all'opposto me lo citi tu il Tenores di Dettori. Altro vino comunque difficile da proporre a non professionisti.

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Antonio tomacelli

circa 8 anni fa - Link

Obiezione plausibile ma c'è da tener presente la bassissima resa per ettaro (40 quintali) e almeno 12 mesi in barrique. E comunque quei soldi li vale tutti

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Marco

circa 8 anni fa - Link

40 quintali e 12 mesi di barrique... allora uno Chateauneuf du Pape dovrei pagarlo almeno 70 euro !!!

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andrea

circa 8 anni fa - Link

continuamoci a farci prendere in giro!

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Giulio Cantatore

circa 8 anni fa - Link

Non ho mai provato i vini di Sedilesu,ora più che mai sono curioso e vedrò se riesco ad assaggiare quanto prima questo Perda Pintà,magari accostandolo al Gorgonzola cremificato al cucchiaio che stiamo proponedo ai nostri ospiti in questo periodo.

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kenray

circa 8 anni fa - Link

parliamone, del gorgonzola cremificato..

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luigi fracchia

circa 8 anni fa - Link

Caro Giulio, provalo bene prima, perchè il tannino un po'amaro dei bianchi macerati potrebbe esaltare quello dei formagi erborinati. Vanno benissimo su preparazioni grasse (magari delle trippe bianche) tipo baccala mantecato o addirittura fondute di formaggi.

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Sergio Goni

circa 8 anni fa - Link

voglio provarlo......poi si giudica

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francesco piantoni

circa 8 anni fa - Link

Come siamo messi per quanto riguarda l'affidabilita'? Con questi vini mi capita che alcune bocce siano molto buone, altre semplicemente rifermentano e sono a mio avviso da buttare, con conseguente incazzatura cosmica. Merci,

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antonio tomacelli

circa 8 anni fa - Link

Rifermentare non credo proprio. Te lo ripeto: sono 16 gradi secchi da paura ma l'alcol è praticamente "invisibile" così come il legno della barrique. È una bottiglia che ha in sè tutte le estremizzazioni possibili, risolte però con grande classe.

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francesco piantoni

circa 8 anni fa - Link

Grazie Antonio, la provero'!

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Eugenio

circa 8 anni fa - Link

Giusto per inserire qualche spunto. 20 giorni di macerazione sono una cifra relativamente "bassa" per gli orange wine. Radikon fa 6 mesi (dopo averne provati anche 9). Giulio Armani nei vari Ageno, Dinavolo o Don Chisciotte passa dai 30 giorni a diversi mesi. La Malvasia di Candia Vej del parmense Podere Pradarolo fa circa 3 mesi. Per non dire di Gravner. E quella delle volatili e puzze varie mi pare sia una storia da riscrivere davanti alle ultime annate di questi e tanti altri produttori.

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luigi fracchia

circa 8 anni fa - Link

Caro Eugenio, i vini sono buoni se piacciono, il n° di gg. di macerazione sono ininfluenti e sono frutto delle sensibilità dei singoli produttori e delle annate, De Battè preferisce macerazioni brevi anche se dice che le bucce sono il territorio. Quindi non estremizziamo "non è tutto oro quello che macera". Comunque è normale che le volatili siano un po' più alte in vini a fermentazione spontanea perchè i lieviti indigeni (che sono un consorzio di lieviti piuttosto anarchico e non uno solo ceppo)sono meno efficienti nel metabolizzare gli zuccheri e si sà che l'acido acetico come la glicerina e altre sostanze sono un prodotto inevitabile della vita dei lieviti. Ovviamente quelli industriali sono ceppi selezionati per minimizzare l'acetico e massimizzare la glicerina e i terpeni. Delle puzze nessuno qui mi pare abbia parlato. Tutt'al più qualcuno potrebbe avere difficoltà nel riconoscere lo spettro aromatico, di vini comunque difficili che si staccano dalle sensazioni fiori frutto setosità degli attuali e che ripropongono una tannicità un po' particolare da capire e gestire.

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Giulio Cantatore

circa 8 anni fa - Link

Effettivamente devo dare ragione a Luigi Fracchia,per l'abbinamento bisogna prima assaggiarlo il vino e poi decidere se và bene con un piatto o un determinato prodotto. Però spero questo non me lo potete contestare,anche se non c'entra niente con il vino in questione,parlo dell'abbinamento del Gorgonzola cremificato con fichi caramellati ,prodotti a pochi km da noi. Per Kenray, immagino tu lo conosca meglio di me ,io posso solo dire che questo resta un grande prodotto della tradizione casearia d'eccellenza proveniente dalla provincia di Novara,io lo ritiro nella forma originale da 12 kg,a volte lo serviamo su crostini di pane caldo cotto in forno a legna di Altamura,insieme a nocciole tostate da noi e poi tritate del Viterbese.

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luigi fracchia

circa 8 anni fa - Link

Giulio dove sei che ho fame.

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michele malavasi

circa 8 anni fa - Link

Per dare nuovi spunti al dibattito che si è creato, posto la recensione del vino in oggetto, fatta dal bravo Mario Plazio sull'ottimo blog Internet Gourmet di Angelo Peretti, dopo che l'ha degustato a Vin Natur a Taranto: Perda Pintà sulle bucce 2008:Da uva locale simile alla grenache. Venti giorni di macerazione per un bianco travestito da rosso. La tannicità è quasi eccessiva e lo rende di difficile beva. Da risentire forse tra qualche anno(aggiungo inoltre che di solito viene dato come "punteggio" da uno a tre faccini al vino recensito, in questo caso Mario si è astenuto da dare alcun faccino) A parte l'evidente convergenza sulla tannicità del vino in oggetto, le note sulla beva sono talmente all'antitesi che viene da pensare che uno tra Mario o Antonio abbia preso una cantonata. A chi l'ha già bevuto, tocca l'ardua sentenza.

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antonio tomacelli

circa 8 anni fa - Link

Al "bravo Mario Plazio sull’ottimo blog Internet Gourmet" posso opporre solo una bottiglia (quasi) finita durante una cena con mia moglie. P.s.: l'espressione "bianco travestito da rosso" è una battuta, vero?

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Eugenio

circa 8 anni fa - Link

D'accordo su quasi tutto quello che dici. Solo delle puntualizzazioni. Come consumatore posso fregarmene dei giorni di macerazione etc etc. Vado nel bicchiere e dico "Mi piace, non mi piace". Però come "maniaco", come anche solo rapporto critico verso un prodotto, cerco di capire cosa succede alle uve, in che modo la tecnica interviene. E delle lunghe macerazioni, per me, hanno prodotto dei grandi vini. Il che non è una "conditio sine qua non" ma mi incuriosisce. Radikon lascia a macerare 9 mesi. E i suoi vini (specialmente i 2004) sono puliti, densi, freschi, assolutamente comprensibili a chiunque. Il Fiano Don Chisciotte sta qualche mese sulle bucce ed è un vino subliminarmente strepitoso(nel senso che anche fatto bere ad un Mr. X senza specifica preparazione viene ingollato senza sosta). Questo anche per rispondere a quello che dicevi sulla difficoltà di percezione di un "degustatore medio": difficoltà che esiste certamente, che in certi prodotti può richiedere un surplus di conoscenza/coscienza, ma che nelle (tante) eccellenze attuali viene brillantemente superato dalla vivida potenza del prodotto. PS: Giulio Armani interrogato sulle volatili alzò le spalle e disse alzando il sopracciglio: "Ma voi l'aceto non lo mettete sull'insalata?". Insomma, c'è volatile e volatile.

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Gabriele

circa 8 anni fa - Link

La macerazione nei bianchi, che amo a prescindere, è da prendere con le pinze, mi spiego: i vini di Radikon o di Gravner sono riconoscibili in quanto tali, e la loro bontà, indiscussa, è figlia più della tecnica che del vitigno. Lo stesso Don Chisciotte è si strepitoso ma poco "fiano", almeno per come sono abituato ad intenderlo io. Credo che sia fondamentale la sensibilità del produttore verso il vitigno e, soprattutto, l'idea di vino che ha in mente (vedi il cinqueterre dei De Battè).

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luigi fracchia

circa 8 anni fa - Link

Caro Eugenio, sono contento di essere stato chiaro sul fatto che la ricerca ossessiva e un po' massimalista della macerazione può fuorviare e accecare. La francia produce bianchi zolfo free, bio, in vasi vinari perlo meno discutibili, con fermentazioni spontanee, con macerazioni brevi, con con permanenza del vino/mosto sur lie di estrema freschezza senza quella tannicità invasiva degli italiani. Certi giorni giorni preferisco la francia altri l'italia. Però a pensarci bene una seppur lieve preferenza per i cugini ce l'ho.

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Eugenio

circa 8 anni fa - Link

Caro Luigi, la mia esperienza sui francesi è più limitata (giuro, non per mia volontà ma per reperibilità e/o prezzi). Quando capito in Francia faccio scorta, compro qualcosa su internet, assaggio nelle fiere. E tendenzialmente mi piacciono meno degli italiani (soprattutto nelle zone cosiddette "storiche"). Parlando con qualche enotecario e produttore di macerazioni e orange wines, ho sempre trovato in loro una grande ammirazione per certi prodotti italiani quasi unici, prodotti non riscontrabili oltralpe a parte rare eccezioni (es. il "Numero 1" di Eric Texier che si può sentire a Villa favorita). Da loro al limite si lavora più sull'ossidazione per una ricerca di complessità e tensione (es. del genere possono essere Henri Milan o Didier Barral o alcune cose della Loira). Oppure, come dici, su prodotti "freschi" che possono essere di grande piacevolezza ma di cui non ho ancora trovato qualcosa che mi abbia fatto scattare la scintilla dell'innamoramento. Per me, al momento, Italia 1 Francia 0 (ma siamo ancora solo al 1° tempo).

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luigi fracchia

circa 8 anni fa - Link

Sai Eugenio, io non riesco a coltivare certezze per cui la curiosità mi porta ad esplorare nuovi lidi ma il richiamo del passato prossimo è comunque forte. Certi vini francesi è come se indicassero una via altra, forse più semplice, ma comunque affascinante. Faccio fatica a pensare ad uno Champagne di macerazione.

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Eugenio

circa 8 anni fa - Link

Oddio, stavo rispondendo a Luigi Fracchia ed è partito qualcosa dalla tastiera.

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Flachi10

circa 8 anni fa - Link

Bravissimo Sedilesu! avevamo già in programma con colleghi un ordine dei suoi cannonau, ora dopo aver letto questo post viene chiaramente la voglia di provare il Perda Pintà! Confermo che nel listino inviatomi il base costa 16€! Sempre per la serie "vini bianchi travestiti da rossi" consiglio la serie di pigato "Spigau" prodotti dalle Rocche del Gatto nelle vicinanze della mia Albenga. Lì si rimane veramente stupefatti soprattutto da un vitigno che molti sanno mal interpretare!

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Giulio Cantatore

circa 8 anni fa - Link

Per Luigi Fracchia ,sono al centro della Puglia.

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Antonio Tomacelli

circa 8 anni fa - Link

Vabbeh lo dico io, Giulio è troppo signore per approffittare di Intravino :-) Giulio Cantatore è il proprietario dell'Angolo Divino in quel di Ruvo di Puglia. Lui ha avuto il coraggio di aprire un'enoteca con cucina quando ancora il vino non esisteva :-) Forse la prima ad aprire in Puglia P.s.: oltre che per Giulio, Ruvo va visitata per la stupenda Cattedrale e per il Museo Jatta che considero UNICO al mondo. Semplicemente.

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Antonio Tomacelli

circa 8 anni fa - Link

Poteva succedere ed è successo: il prezzo comunicato dalla segretaria è sbagliato (è un nuovo prodotto, la scusiamo). Mi ha scritto la cantina per dirmi che il prezzo reale è di c.ca 20,00 euro in enoteca.

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NICOLA MAZZELLA

circa 8 anni fa - Link

buonasera, mi sono imbattuto in questa bottiglia 2 sere fa, ed e' stata la stessa sorpresa. un bianco che tiene testa ad un rosso e che siamo riusciti a bere dopo rosso senza problemi. per la cronaca prezzo pagato euro 19.50. salut

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giampiero

circa 8 anni fa - Link

Buongiorno ragazzi, io ho comprato il vino in questione, quello affinato sulle bucce per pura curiosità, dalle vostre discussioni si evince che è un buon vino, rapporto prezzo qualità? non so sino a che non lo ho assaggiato, ma so bene quanto mi è costato 18,20 euro. Non credo sia una cifra da capogiro, ma sicuramente per capire se merita devo prima assaggiarlo, e.... de gustibus, ognuno giudica in base al proprio gusto. Lo ho comperato perchè chi me lo ha consigliato mi ha trasmesso entusiasmo vedremo :)))

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