Olek Bondonio | L’anello mancante tra Angelo Gaja e lo skateboard di Tony Hawk

di Mauro Mattei

Il produttore col pallino dello skateboard mancava e l’associazione di idee half pipe-nebbiolo è intrigante mica da ridere. Lasciando alle spalle il piccolo borgo di Pertinace, verso Tre Stelle, si passa in mezzo a vigne da sballo. Solo un paio di tornanti in salita ed ecco, alla destra, le Roncaglie. Paesaggio delle Langhe, of course. Un passo ancora e non ci credi: sei in mezzo ai mitologici filari di Sorì Tildin e Costa Russi. Sulla sinistra si intravede il Roccalini, ora vinificato dai Veglio – storici proprietari del cru – fino al 2004 conferitori di uve a quel monumento di piemontesità chiamato Bruno Giacosa. Ancora qualche metro e si inciampa nella stradina che porta dritto alla Cascina Berchialla, sistemata proprio sopra le Roncagliette. Entrando nella viuzza, in un minuto sei al cospetto di Olek Bondonio. Di fronte all’ingresso della tenuta, la striscia di vigna che lambisce quella di Angelo Gaja. Avere come dirimpettaio Mr Barbaresco potrebbe essere frustrante per tutti, non per Olek. Per lui è normale essere lì, la sua famiglia è da sempre proprietaria di quello stralcio di collina. L’appeal commerciale di quel lembo di Roncagliette non lo interessa più di tanto. Per questo, tra i filari di nebbiolo ecco spuntare ceppi di grignolino e pelaverga: la prima varietà retaggio familiare, la seconda un esperimento divenuto “must” aziendale, tutte e due elementi fondanti di una presa di posizione, espressioni oggettive di chi ha personalità da vendere.

E’ facile essere sereni se sei avvolto dalla bellezza e il caseggiato dove Olek vive e lavora, aperto a 360° sulle vigne circostanti, ha una posizione meravigliosa: non è difficile perdersi a guardare intorno e incappando con lo sguardo nei cru Asili e Rabaja, nel Faset e nel Martinenga, si scivola nell’emozione. Bondonio è giovane e stupisce per entusiasmo torrenziale, piglio moderno e socievolezza. Dopo un’adolescenza spesa a gigioneggiare su skateboard e snowboard vari (anche con buoni risultati agonistici), ha girato il globo, collezionando esperienze professionali nel nuovo e vecchio mondo, arricchendosi di input enoici ma conservando un look che lo fa assomigliare più a Tony Hawk che a Dante Scaglione: particolare non secondario per chi è cresciuto con il bicchiere in mano e le Vans ai piedi. Al momento, Olek è un tipico “garagista”, produce poche bottiglie e segue il verbo della naturalità senza isterismi: rame, zolfo ed erba sotto il filare, per intenderci. Un rapido tour nella piccola cantina ha ribadito le sensazioni “umorali” che hanno accompagnato la nostra visita: in prima linea è il terroir, coadiuvato da acciaio, legni grandi e qualche barrique usata. Nota a margine: quasi tutti gli assaggi che vi proponiamo provengono dalle vasche d’acciaio o dalle botti (Gamba e Stockinger, per i feticisti del particolare). Ottimo e “nerboruto” il Dolcetto d’Alba 2010: un vino ricco di struttura, tannino e colore, corredato da un naso accattivante segnato da un frutto integro e polputo. Assolutamente maschile è l’accezione che le Roncagliette regala al Grignolino 2011, capace di esordire nel bicchiere con sensazioni apparentemente fuori scala, per la varietà: esuberante ma non atipico. La Barbera 2010, da barrique di  terzo passaggio è apparsa a dir poco esplosiva, pur penalizzata da una forte riduzione iniziale, con un finale appena dolce dettato dal legno (evidentemente non così “esausto”). Il Nebbiolo 2009, tocca immediatamente la nostra sensibilità con profumi floreali intensi, frutto fresco ed elegante, grande succulenza. Un vino che tradisce la vocazione nebbiolista dei terreni a disposizione. Il Langhe Rosso “Giulietta” 2008 (pelaverga piccolo in purezza) gioca un altro campionato, la categoria è “vino da sete”. Colore scarico, naso agilissimo e pepato, bocca fresca e segnata da un tannino giustamente moderato.

La batteria dei Barbaresco è naturalmente quella da leggere con più cautela, visti i margini d’evoluzione e miglioramento. Il Barbaresco 2010 (frutto dell’assemblaggio dei due appezzamenti Starderi e Roncaglie), deve ancora completare la malolattica, ma nonostante un tannino graffiante riesce a spostare l’attenzione sulla grande concentrazione e sulla splendida qualità del frutto. Il Barbaresco 2009 mostra un profilo olfattivo tipico, giocato sull’eleganza. La bocca è più indietro del naso, un briciolo penalizzata dall’utilizzo di botti pressoché nuove (anche se grandi); solo il tempo avrà modo di cancellare queste micro-sbavature, se vogliamo considerarle tali. Stesso discorso per il Barbaresco 2009 “Roncagliette” – prima prova per questo cru in purezza – reso peculiare da naso e bocca più serrati e scuri. Il Barbaresco 2008, unico campione in bottiglia fra quelli degustati, segue i canoni di un’annata promettente, meno esplosiva della precedente, forse più regolare. Allo stato attuale il vino appare largo senza eccedere, mostrando muscoli e una buona dose di profumi. Nel bicchiere ti viene incontro senza particolari ammiccamenti, sfoggiando un atteggiamento appena austero. Una bottiglia sostanzialmente convincente, con un finale giocato a metà fra sensazioni tanniche e sfumature dolci dettate dal legno.

[Riprese e montaggio di Cecilia Maggio]

Mauro Mattei

Sommelier multitasking (quasi ciociaro, piemontese d'adozione, siculo acquisito), si muove in rete con lo stesso tasso alcolico della vita reale.

4 Commenti

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Lido Vannucchi

circa 9 anni fa - Link

Ciao Mauro, Finalmente questo sconosciuto, molto interessante la Barbera, e veramente bella il Barbaresco, gli darei ancora alcuni anni ma il 2008 lo trovato veramente elegante con una vena acida di tutto rispetto, scovato in loco in viaggio enoturisticosbronzè e mai più rintracciato eccola qua in bella evidenza. Come al solito bei Post e grandi Vini Grazie Mauro. Ciao Lido

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Francesca ciancio

circa 9 anni fa - Link

Grazie anche a Cecilia bel video

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Fabiana

circa 8 anni fa - Link

Ho avuto il piacere di visitare l'azienda di Olek Bondonio e posso dire che nella sua tenuta si respira aria di storia passata e di entusiasmo per il futuro... Spero proprio che il suo lavoro venga premiato dalla critica, a me, i suoi vini, sono piaciuti e spero presto di poterli avere in Carta.

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Fabio Spada

circa 6 anni fa - Link

Io invece i vini c'è li ho in carta e a parte una tipa di Roma che si vanta di essere stata la prima ad andare ovunque, e che magari ha già scritto in questo post, l'anno scorso non ne aveva ancora visti tanti di romani in azienda. Ma questo solo perché Bondonio é all'inizio della sua storia e alla sua cantina non ci si finisce per caso, incastrato com'é tra filari che attraggono l'attenzione. Il posto é bello e, come dice Mauro, é la serenità l'aspetto che più colpisce di quel piccolo lembo di terra. Il barbaresco 2009 che ho riassaggiato da poco si sta evolvendo in maniera interessante e pur confermando le impressioni di Mauro, di quelli che ho in carta é il vino migliore per comprendere le potenzialità di Bondonio e la strada che sembra percorrere. Un'unica accortezza, se volete andare da lui passate i direttamente. L'ultima volta ho tentato invano di contattarlo via mail senza fortuna, ma l'atmosfera é così particolare che é un peccato perdersela.

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