Nebbiolo Prima | Barbaresco 2009, tra Neive e Treiso. Impressioni di un deb

di Giovanni Corazzol

Viene fuori quello che viene fuori, cercate di non fare troppo i sofisticati. Le condizioni logistiche non sono semplici e questo è un post espresso, quasi live, scritto da un semi ubriaco con lo stomaco in subbuglio. Mi trovo sulla collina sopra Alba, seduto su una panchina nel parcheggio dell’Ampelion, struttura polifunzionale che ospita il corso triennale di Enologia e Viticoltura dell’Università di Torino, il Consorzio Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero, il Centro Analisi Ricerche Agroalimentari Enocontrol, la Società di Certificazione Valoritalia, l’Unione Produttori Vini Albesi, il Rifugio della Giovane (scherzo) e questa settimana Nebbiolo Prima, l’anteprima delle nuove annate di Barolo, Barbaresco e Roero. C’è un sole sgarbatissimo che rende più difficile la già difficile prestidigitazione sul mio iPad e le temperature non sono affatto compatibili con la mia bella giacca di tweed. Sedute sull’altra panchina due signore bionde, germanofone e occhialate da Tom Ford si godono la vista dei tetti rossi di Alba ed un sole ligure. Le ho notate in hotel, sul pulmino ed in sala degustazione. Fossi più giovane, meno obeso e meno sposato mi convincerei ad azzardare una conversazione piaciona.

Stamattina ho fatto la mia prima degustazione a Nebbiolo Prima: Barbaresco 2009 e riserve 2007 tra Neive e Treiso, oltre a pochi Barolo di Novello. Sono tra i Buyer, quindi i vini sono palesi; questo lo stropicciato elenco degli assaggi previsti che per i giornalisti sono invece alla cieca. Mi accomodo nella bella sala. Ci saranno in tutto una cinquantina di persone; i sommelier dell’AIS si muovono agili tra i tavoli e delle sorridenti signorine multilingua distribuiscono materiale informativo tra cui una bella agenda per le annotazioni. Mi si avvicina un sommelier, dice : “per avvinare” e versa una cospicua dose di vino nel primo bicchiere. Io avvino il bicchiere e butto il contenuto. Poi – sempre poi cazzo, mai quell’attimo prima – mi rendo conto che quel vino era troppo per un solo bicchiere e che avrei dovuto usarlo per avvinare anche gli altri. Provo a mimetizzarmi, ma a destra Kim dall’India e a sinistra Takeshi dal Giappone già mi guardano sghignazzando e comunicando tra loro in una lingua che non è inglese, lo giuro.

Si comincia con i Barbaresco 2009: batterie da cinque. Mi ci metto di buzzo buono e mi prendo il mio tempo. Quando finisco il terzo round Kim, Takeshi e tutti gli altri iniziano il quinto. Mi faccio prendere dal panico e così roteando il bicchiere lascio sfuggire il vino, centrifugandolo in bocca sputacchio vino, cercando di colpire Takeshi che si sganascia alle mie spalle colpisco la sputacchiera e rovescio vino. Io odio il vino. E odio Takeshi. Finisco mostruosamente in ritardo gli assaggi dei Barbaresco.

In generale la sensazione è quella di una buona annata, nella quale i produttori sono riusciti a trovare la chiave giusta pur in presenza di condizioni metereologiche altalenanti (abbondanti nevicate invernali, un’aprile piovoso, pressoché nulla piovosità estiva unita a gran caldo in agosto). Resta un relativo senso di straniamento generato da alcuni vini completamente sbagliati, difettosi, con evidenti riduzioni. Altro elemento è la bevibilità dei vini assaggiati. Chi più chi meno tutte le bottiglie senza difetti del 2009 mi sono sembrate sorprendentemente pronte o quasi. Per quanto pronte restano comunque bottiglie appena nate, per cui giudizi veri e propri sono assai rischiosi. Mi espongo in positivo su alcuni produttori che mi hanno personalmente incuriosito:

Barale Fratelli “Serraboella” 2009: al naso è intrigante con note di china e terra bagnata, in bocca i tannini sono decisi, forse un po’ corto. Si farà.

Bricco Grilli “Serragrilli” 2009: aromi mediterranei molto intensi (rosmarino, origano), leggermente vinoso ha una complessità che si esprime anche al palato con buona freschezza e sapidità. Pronto?

Piero Busso “Borgese” 2009: profumi finissimi e appena percettibili sui sentori della ciliegia e ribes, leggermente speziato è elegante in bocca, giustamente tannico. Da aspettare.

Ceretto “Bricco Asili Bernadot” 2009: complesso nei profumi con riflessi floreali e di frutta rossa, spezie, erba tagliata, tabacco con note minerali. In bocca il tannino si fa sentire, vino potente di gran struttura, ma in equilibrio. Credo sarà un grande vino.

Luisin “Rabajà” 2009: profumi eleganti e fini di frutta rossa sotto spirito, prugna e sottobosco, terra umida e tabacco. La complessità del naso trova riscontro in un assaggio asciutto e dritto con note salmastre e fresche che accompagnano dei tannini eleganti. Vino tra quelli che più mi ha convinto.

Negro Angelo e Figli “Cascinotta” 2009: al naso esprime con forza sentori di frutta rossa matura, aromi succosi e dolci, poi terra bagnata, tabacco e spezie. In bocca è fresco e dotato di bella acidità e sapidità spiccata. Piace molto.

Castello di Verduno Riserva “Rabajà” 2007: vino giocato sull’eleganza e la finezza. Al naso lievi sentori salmastri, poi fiori gialli, ginestra. In bocca ha buona freschezza e leggera acidità che ne mantengono l’equilibrio. Slurp.

Ora salgo sul torpedone, devo andare dai Marchesi di Gresy a fare una degustazione di Barbaresco “Martinenga” 2008, 2006, 2004, 2003, 1997, 1995, 1992, 1985, 1982 e 1980. Kim e Takeshi chiacchierano con le mie due procaci germanotte; poi si voltano tutti verso di me e ridono. Voglio tornare a casa.

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Giovanni Corazzol

Membro del Partito del progresso moderato nei limiti della legge sostiene da tempo che il radicalismo è dannoso e che il sano progresso si può raggiungere solo nell'obbedienza.

7 Commenti

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Luca Cravanzola

circa 8 anni fa - Link

Castello di Verduno Rabajá Riserva '07 assaggiato in altra occasione mi era piaciuto come non mai. Bravissimi!

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Alessandro

circa 8 anni fa - Link

ma scusate a Ba&ba a Venaria organizzatto dall'AIS il 07/05/2012 non c'era già la nuova annata? A questo punto questo non sarebbe un nebbiolo Seconda?

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Emanuele

circa 8 anni fa - Link

Stupendo. Hai pensato mai di scrivere il sequel di Tre Uomini in Barca?

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maurizio gily

circa 8 anni fa - Link

non ho letto subito la firma, ho capito che non era Morichetti alla frase "giacca di tweed". E' abbastanza sorprendente che a questo evento e in una zona come le Langhe ci siano ancora vini sbagliati (spero pochi), come dici, e come ho riscontrato anch'io l'anno scorso. Incidenti in cantina possono capitare, ma è curioso che i vini vengano ugualmente presentati alla stampa, come se il produttore e/o l'enologo non si rendessero conto che qualcosa non va. Qual è il motivo secondo te, secondo voi?

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Giovanni Corazzol

circa 8 anni fa - Link

Non so Maurizio, confesso che anch'io mi sono posto la stessa domanda, soprattutto valutando il cospicuo numero di buyer stranieri presenti che, in un'occasione così, di un territorio intero, non solo di un determinato produttore, si fanno un'idea. ad ogni modo sui barolo la situazione è decisamente migliorata.

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Marco Turati

circa 2 anni fa - Link

Ho assaggiato il Vs brut GRETEL potete farmi sapere come approvvigionarmene e cosa mi costa?

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